
Una delle prime cose che mi ha shockato quando sono entrato in prigione, è stato che non ci sono orologi. Nel laboratorio, non ho modo di sapere quanto ancora dovrò lavorare prima di poter mangiare. Sebbene mi senta stanco, non mi è consentito di stendermi giù sulle panche della mensa, né mi è dato sapere quanto ancora dovrò aspettare prima di poter tornare nella mia cella a riposare.
Nella cella mi addormento, e mi sveglio da un sogno non essendo sicuro di che anno sia. Molte volte mi rinfresco, faccio i miei esercizi mattutini, solo per poi rendermi conto che i miei compagni di cella sono ancora giù. Così mi rendo conto che dev'essere ancora notte fonda, e torno a dormire.
Chiedo ai miei compagni come mai non c'è nessun orologio in prigione. Alcuni dicono che è per torturare mentalmente i detenuti; altri dicono che è per ragioni di sicurezza - per prevenire che i carcerati organizzino un evasione con gente che si trova all'esterno. Mi consulto con un "prigioniero anziano" e lui mormora "Il tempo nelle celle della prigione passa velocement, eppure i giorni passano lentamente". Mi dice ti assaporare il tempo lentamente.
Prima della metà del 16° Secolo, gli europei non erano del tutto familiari con il concetto dei numeri. Le persone erano di solito incerte circa la propria età. Non si aspettavano nessuna accuratezza a livello temporale. Alla fine del 19° Secolo Max Weber osservò che l'industrializzazione aveva profondamente e fondamentalmente cambiato l'etica del lavoro in Germania. Secondo lui, la famosa frase di Benjamin Franklin “Il tempo è denaro” riflette al meglio lo spirito di quest'era. Ciò sarebbe a dire che, prima della modernizzazione, il tempo poteva essere liberamente sperperato.
La mia giovinezza l'ho spesa a correre in giro per l'area di nuovo insediamento, contemplando le nuvole che volavano via. I giorni erano lenti. Dopo essere diventato professore e direttore di due centri di ricerca, i doveri di insegnamento e ricerca mi hanno riempito la vita. Oltre al mio lavoro in università, organizzavo seminari e discussioni, scrivevo progetti e pubblicavo dichiarazioni per la promozione di riforme politiche. La mia pausa pranzo si divideva fra mangiare e scrivere articoli su questioni di attualità e politica.
Fuori da Hong Kong, ho viaggiato in lungo e in largo nella Cina continentale per tenere comizi, pubblicare articoli ed organizzare fondi fiduciari per la promozione della società civile.
Ero docente in visita all'università di Canton e mi ritrovavo spesso sul treno diretto verso la Cina dopo aver tenuto lezione all'Università Cinese di Hong Kong. Passavo attraverso la dogana di Lo Wu e prendevo il treno ad alta velocità per Canton, mandando giù un boccone veloce per pranzo durante la corsa in treno. Poi scendevo dal treno, prendevo al volo un taxi e andavo dritto in classe ad insegnare fino alle 9 di sera.
Di solito gli studenti rimanevano in classe a discutere di argomenti venuti fuori durante la lezione; erano quasi le 10 quando mi trascinavo esausto fino alla guest house dell'università. Lì ad aspettarmi c'erano spesso amici di diverse ONG con cui passavamo il resto della nottata in lunghe e schiette discussioni.
Facendo a gara con il tempo, mi ritrovavo spesso a leggere e scrivere in aereo. Una volta, realizzando di non aver portato nessun libro con me sul treno, mi sono ritrovato semplicemente ad oziare sulla mia poltrona. Era un'esperienza non voluta. Ho provato a contare ogni secondo che passava e mi sono reso conto che la lunghezza di ogni secondo era molto diversa da come mi ricordavo.
Un'altra volta, mi trovavo a Taipei per una conferenza e un buon amico mi portò in una sala da tè. Appena ci eravamo sistemati al nostro tavolo, lui era passato al tavolo successivo e si era messo a chiacchierare con qualcun altro. Dopo aver aspettato un po' mi ero sentito a disagio ed avevo iniziato a passeggiare per la sala da tè. In molti non stavano facendo nulla di particolare, guardavano i bambini che giocavano e basta. Il proprietario della sala da tè, un professore in pensione, dissotterrando dei germogli di bambù. Ho sempre apprezzato la grazia del bambù, e la dolcezza dei suoi germogli, così mi ero fermato a guardarlo mentre ammorbidiva il terreno con attenzione e tagliava i germogli. Ne avevo preso uno e lo avevo esaminato da vicino, e avevo sentito anche il tempo addolcirsi.
Ad alcuni giorni dall'inizio della conferenza, l'organizzatore ci aveva portato alla fondazione Dharma Drum Mountain. Camminando a fianco dei ruscelli che conducono alla cima della montagna, con il suono degli uccelli che cinguettavano e dell'acqua che scorreva, siamo arrivati alla vasca di fronte al tempio. Là, i miei pensieri randagi sono scomparsi non appena ho visto la sagoma di centinaia di ciottoli turchesi scintillare nell'acqua.
Una volta raggiunta la cima, una ricercatrice che aveva continuato a discutere faccende accademiche con gli altri durante la salita, venne a pormi alcune domandi sulla società civile. Le suggerri, invece, di lanciare lo sguardo fino alla linea della costa e respirare l'aria incontaminata da problematiche erudite.
Ho una grande ammirazione per questo sentiero che va sù alla Dharma Drum Mountain; mi ha insegnato a vivere nel momento. Negli ultimi dieci anni, solo svuotando la mente in questo modo, lasciando che ci fossero dei vuoti nella mia frenetica vita di tutti i giorni, sono stato in grado di dedicarmi a lottare per la democrazia usando come la pace come arma.
All'inizio la vita in prigione non è stata facile. Mi sono dovuto abituare a un regolamento rigido, ad un ambiente sporco, al cibo di scarsa qualità. Il tempo sembrava fermarsi mentre stavo a fissare il mio calendario in attesa che la mia famiglia mi facesse visita. Era particolarmente tragico notare le tacche che un detenuto precedente aveva istoriato sul letto contando i suoi giorni. Ora ho imparato ad ignorare il calendario e a concentrarmi sulla soddisfazione delle mie letture quotidiane; ho imparato ad essere cosciente di quali muscoli sto allenando mentre sto lì a spostare tavole di legno.
Ho imparato, esaminando ogni nuvola che passa durante il mio tempo in cortile, a ricordarmi dei giorni della mia gioventù; a sentirmi fortunato ad ascoltare musica classica alla radio finché mi addormento. In un istante, ho capito che il tempo può davvero volare se si vive nel momento. Al contrario, procede a rilento se conto i giorni e mi fisso sulla fine.
So come capire che ore sono, ma le ore sono diventate immateriali una volta che ho compreso il motto del detenuto anziano. Sto galleggiando sull'oceano del tempo. Se lotto furiosamente, sarà la corrente ad avere la meglio. Piuttosto, mi sono risolto a vedere la mia sentenza di prigionìa come un "punto di bianco" nel dipinto della mia vita. Rendendomi più umile, sono diventato una zattera senza ancora, che ondeggia in su e in giù e che permette al flusso di trasportarla sulla spiaggia costa dall'altro lato.
Scritta il 21 Luglio, 2019