NESSUNO TOCCHI L’APPENNINO!

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Il problema

Il progetto dell'Impianto Industriale Eolico Monte Tolagna, promosso dall'Unione Montana Marca di Camerino, prevede l'installazione di 20 torri, inoltre è previsto un secondo progetto; di Wind Energy Monte Cavallo, che prevede l'istallazione di altre 12 torri. 

Purtroppo in data 28 febbraio 2025 è stato depositato un terzo progetto di un impianto industriale eolico denominato "Energia della Comunanza", costituito da 16 aerogeneratori per una potenza complessiva di 90 MW, integrato con un sistema di accumulo della potenza di 25 MW e delle relative opere di connessione alla RTN, promosso da FRED.OLSEN RENEWABLES ITALY S.R.L.

In data 09 dicembre 2025 è stato depositato un quarto progetto denominato "Foligno" costituito da 7 aerogeneratori con potenza complessiva di 50,4 MW da realizzare nel Comune di Foligno (PG) con un sistema di accumulo da 20 MW e relative opere di connessione nel Comune di Serravalle di Chienti (MC), promosso da Sorgenia Renewables S.r.l.

Arriviamo così ad un totale di ben 55 mega torri eoliche nell'area compresa tra i Comuni di Serravalle di Chienti, Pievetorina e Montecavallo. Praticamente una foresta!

Come se non bastasse e stato depositato un quinto progetto al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, presentato da Energia Ecosostenibile S.r.l. che prevede un impianto industriale eolico di potenza nominale pari a 60 MW e sistema di storage da 15 MW sito nei Comuni di Foligno e Nocera Umbra (PG) e relative opere di connessione alla RTN nel Comune di Serravalle di Chienti (MC).

Purtroppo un sesto progetto "Impianto eolico denominato Volperino di potenza nominale 30 MW ubicato nei Comuni di Foligno (PG) e Serravalle di Chienti (MC) - (03-118-2024) "Proponente Società Fri-El S.p.A.
attualmente in valutazione V.I.A. interregionale art.30, comma 1 nell'ambito del Procedimento di Autorizzazione Unica ai sensi dell'art.12 del D.Lgs. 387/2003 presso la Regione Umbria, il progetto prevede l'installazione di sei aerogeneratori che insisteranno tra Volperino, Popola e Civitella, andando così, unitamente agli altri impianti, a completare tutte le montagne dei nostri meravigliosi altopiani.

 

Questi progetti comportano una delle più profonde trasformazioni antropiche che abbiano mai interessato il nostro Appennino umbro-marchigiano. Le torri saranno alte ciascuna più di un palazzo di 40 piani e ben visibili da ogni parte dell’Appennino Centrale.

L’area dove sorgeranno i grandi impianti, colpisce per l’armonia del tipico paesaggio con praterie solitarie e silenziose che si aprono su orizzonti capaci ancora oggi di evocare l’illusione di un pezzo d’Italia incontaminata. Nonostante il diniego iniziale della Sovrintendenza e la vittoria al TAR da parte dell'associazione Italia Nostra, il Consiglio di Stato ha purtroppo dato via libera ai progetti.

L’area è incastonata tra aree protette, (SIC e ZPS, Riserva di Torricchio, Il Parco Regionale di Colfiorito, Parco Nazionale dei Monti Sibillini).

E’ luogo di migrazione di molti uccelli e habitat prioritario dell’aquila reale, del biancone, di molti altri uccelli di importanza comunitaria e del grifone, che molte segnalazioni ci fanno sperare che possa presto tornare a riprodursi anche da noi. E’ ormai ben noto che molti uccelli vengono uccisi per collisione con le pale rotanti delle torri. Gli impianti interromperanno questo miracolo, l’illusione di una vasta continuità ecologica e percettiva nel cuore dell’Italia svanirà e per decine di chilometri, voltando lo sguardo verso questi monti, giganti d’acciaio ci ricorderanno che le montagne non sono altro che supporti in attesa di essere “vantaggiosamente” sfruttati.

Trasformare qualcosa che riconosciamo come valore significa perdere quel valore, per sostituirlo con qualcosa che è valore per qualcun altro. Di per se questo non scandalizza, fa parte del gioco della democrazia, dove dovrebbero prevalere quei valori che la collettività riconosce di interesse generale prevalente. Ma non è una partita che si gioca ad armi pari e chi detiene il potere economico e politico (fiancheggiato da colluse pseudo associazioni “ambientaliste”) ha più mezzi per promuovere i propri interessi nell’opinione pubblica.

Ciò che denunciamo e che indigna maggiormente è la scarsa trasparenza nei confronti dei cittadini da parte della Regione Marche. Essa, infatti, ha sempre promosso pubblicamente, anche nelle passate legislazioni, uno sviluppo dell’eolico compatibile con la salvaguardia del paesaggio e della fauna, assicurando che tutti i progetti sarebbero stati valutati attentamente per escludere impatti significativi. Coerentemente e conseguentemente avrebbe quindi dovuto tener conto dei vincoli previsti nel proprio Piano Paesistico Ambientale Regionale (PPAR) e dei pareri forniti dalle massime Autorità in materia di tutela del paesaggio (Soprintendenza) e della fauna di interesse comunitario (Servizio ambiente della stessa Regione).

Così non è stato e, anzi, la Regione ha subito provveduto ad estendere a tutti i progetti di energia eolica, in maniera giuridicamente discutibile, le deroghe nelle aree vincolate paesaggisticamente del PPAR e ad approvare un Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) che non dava sufficienti garanzie nella tutela del paesaggio e della fauna.

A chi sollevava dubbi sulla adeguatezza di questi strumenti la Regione rispondeva che le procedure di VIA e, all’interno dei Siti Natura 2000, di Valutazione di incidenza, avrebbero comunque fornito la garanzia per uno sviluppo dell’eolico rispettoso dei valori paesaggistici e della fauna.

Con buona pace dei diritti delle popolazioni e della democrazia partecipata, nel caso del progetto della Comunità Montana di Camerino, invece, la Regione ha voluto addirittura portare avanti una battaglia contro la Soprintendenza che in fase di VIA aveva espresso il proprio motivato dissenso alla realizzazione del progetto e si è avvalsa del Consiglio dei Ministri per superare tale “ostacolo”. La decisione è stata del governo nazionale (dicastero monti) ed il ministro proponente è stato Passera.

La sentenza costituisce la prova, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la Regione ha ritenuto preminente l’interesse economico e che, quindi, intende realizzare impianti eolici anche se incompatibili con la tutela del paesaggio; in altri casi, come per l’impianto di Serrapetrona situato all’interno di una ZPS, ha fatto prevalere lo stesso interesse preminente nonostante l’esito della Valutazione di incidenza fosse negativo.

In tutti questi casi sono scelte politiche “legittime” e consentite dalle norme, ma non dal buon senso e dal rispetto per la storia, la cultura, l’ambiente di quelle aree, e deve venire fuori apertamente la verità:

– per Regione Marche la tutela del paesaggio e della biodiversità non sono interessi prevalenti

– non è vero che i progetti di impianti eolici approvati dalla Regione Marche sono compatibili con la tutela del paesaggio e della fauna

- le procedure di VIA e di Valutazione di incidenza non sono di per se’ garanzia di uno sviluppo dell’eolico e, più in generale, di tutti gli altri impianti, compatibile con la salvaguardia ambientale;

La sentenza autorizzativa del Consiglio di Stato (da sottolineare che pur di far cassa si scomodano i livelli piu’ alti dello Stato, dichiarando con cio’ la propria lontananza come Istituzione dalle popolazioni e dal territorio) mette a nudo la verità e pone la Regione Marche, senza più veli, di fronte alla responsabilità di decidere il futuro del suo paesaggio e del suo Appennino, non solo scrigno di biodiversità regionale, ma punto cruciale dell’intero ecosistema dell’Appennino Centrale.

Interrompere qui i flussi migratori, provocare l’estinzione a livello locale di diverse specie di uccelli rari e di importanza comunitaria, alterare il territorio con impressionanti gettate di cemento (ogni torre per stare in piedi ne ha bisogno di tanto quanto un campo di calcio); creare nuove infrastrutture viarie (ogni troncone di pala trasportata da tir, ha bisogno di 5 metri di larghezza di strada in rettilineo e 7 in curva); rumorosita’ costante dei rotori che spaventerebbero e caccerebbero qualsiasi animale terrestre, intercettazione di falde acquifere per gli scavi…tutto questo altererebbe PER SEMPRE una parte importante dell’Appennino Centrale nella sua cultura e nel suo ambiente.

La Regione Marche deve assumersi la responsabilità’ morale, civile e politica di questo immane scempio di fronte alle Comunità’ Locali, ma anche alle regioni confinanti che pure si erano espresse contro tali impianti.

Non sono i ‘padroni’ del territorio, uccelli, animali, corsi d’acqua, fili d’erba non sono di loro proprietà’. Neppure il vento!

Proteggiamo questo prezioso patrimonio naturale ed evitiamo una trasformazione irreversibile del nostro amato Appennino! Firma questa petizione per fermare la costruzione delle torri eoliche sul Monte Tolagna!

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paola lattanziPromotore della petizione

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Petizione creata in data 12 giugno 2024