Ministro POLETTI, i diritti sono per tutti, non li decide lei!

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Il Ministro del Lavoro Giuliano POLETTI con l'APE SOCIAL introdotta dal Parlamento Italiano vuole escludere dal diritto i lavoratori che hanno chiuso con un rapporto di lavoro a TEMPO DETERMINATO e includere solo quelli a TEMPO INDETERMINATO.

Questo è in contrasto con la Costituzione, che sancisce l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. (art. 3 cost.it.).

Nel merito, l'articolo 1, commi da 179 a 186, della L. 232/2016 ha introdotto, in via sperimentale dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018, l'istituto dell'APE sociale consistente in una indennità, corrisposta fino al conseguimento dei requisiti pensionistici, a favore di soggetti che si trovino in particolari condizioni.

Possono accedere all'APE sociale i soggetti in possesso di un'età anagrafica minima di 63 anni e in possesso, alternativamente, di uno dei seguenti requisiti (comma 179):

  • soggetti in stato di disoccupazione che abbiano concluso integralmente la prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi e siano in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • soggetti che assistono da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave e sono in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • soggetti che hanno una riduzione della capacità lavorativa uguale o superiore al 74%  e sono in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 30 anni;
  • lavoratori dipendenti al momento della decorrenza dell'APE sociale, che svolgono specifiche attività lavorative "gravose" da almeno sei anni in via continuativa, e sono in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 36 anni.

Il Ministro POLETTI vuole escludere dall'APE SOCIAL quei lavoratori (punto 1) che hanno chiuso con un contratto di lavoro a TEMPO DETERMINATO e includere invece solo i lavoratori che hanno chiuso con un contratto a TEMPO INDETERMINATO.

Aver chiuso l'ultimo rapporto di lavoro a TEMPO DETERMINATO o a TEMPO INDETERMINATO, modalità previste dal nostro ordinamento giuridico, non può produrre differenze sul piano giuridico, riconoscendo diritti a taluni, negandoli ad altri.

Come può una tipologia di rapporto di lavoro essere una ragione per differenziare un trattamento nei diritti tra persone con gli stessi requisiti richiesti dalla legge?

I Lavoratori a TEMPO DETERMINATO hanno gli stessi DOVERI dei lavoratori a TEMPO INDETERMINATO.

E allora perchè non devono avere gli stessi DIRITTI?

E’ questa una logica perniciosa dalle conseguenze devastanti sul piano giuridico, politico, etico e morale, che porta in se il germe della discriminazione.

Semmai, sono proprio quei lavoratori con contratti a termine, a progetto, tirocini, stage, contratti di inserimento, apprendistato, etc., ad aver bisogno di maggior tutela, dal momento che l’assenza di continuità del rapporto di lavoro (e spesso di adeguate condizioni lavorative), ha portato e porta all'insicurezza economico-sociale e all'impossibilità di poter progettare un futuro.

Invece con l’APE SOCIAL voluta dal Ministro POLETTI, si vedono “PUNITI” una seconda volta. La prima, per aver vissuto anni di precarietà, e adesso per giunta, si ritrovano ad essere “PENALIZZATI” e “DISCRIMINATI”.

Per questo è necessario scongiurare tale DISCRIMINAZIONE e PENALIZZAZIONE di lavoratori e ripristinare lo stato di diritto, che presuppone l’uguaglianza giuridica di tutti i cittadini di fronte alla legge.

Chiediamo

al Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo GENTILONI, al Ministro Giuliano POLETTI e a al Governo Italiano affinchè nell'apposito DPCM vengano inclusi nell'APE SOCIAL, anche i lavoratori che hanno chiuso con un rapporto di lavoro a TEMPO DETERMINATO!



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