I liberi professionisti NON SONO IL SALVADANAIO DELL'INPS !

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Alla c.a. Del Presidente del Consiglio europeo

Alla c.a. Del Presidente del Parlamento europeo

Alla c.a. Del Presidente della Corte dei Conti europea

Alla c.a. Del Presidente della Repubblica italiana

Alla c.a. Del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore

Alla c.a. Del Ministro del Lavoro, delle politiche e della Previdenza sociale pro tempore

Premesso che:

Nel 2011 l’ I.N.P.S., ente previdenziale nazionale dello Stato italiano, avvia una operazione, in concerto con l’Agenzia delle Entrate italiana, definita “Poseidone” per il recupero di oltre 6 milioni di euro di contributi PRESUNTIVAMENTE sommersi attraverso l'iscrizione d'ufficio alla propria gestione separata, di professionisti già iscritti ad un albo dotato di cassa previdenziale, come ingegneri, architetti, dottori commercialisti, ragionieri, geometri, medici, soci amministratori di società semplici e avvocati;

l'operazione, contestuale ALLA INCORPORAZIONE dell’INPDAP e quindi all’aggravamento del buco di bilancio dell’ente summenzionato, porta all'invio di centinaia di migliaia di raccomandate con richieste di pagamento per somme relative al 2005 e 2006, la maggior parte delle quali già prescritte, causando, quindi, uno SPRECO DI DENARO PUBBLICO;

i soggetti coinvolti intraprendono azioni giudiziali in tutta Italia e l'Inps risulta soccombente nel 99% dei casi;

a febbraio 2012, il Governo pro tempore blocca l'operazione;

tra giugno e luglio 2015, quando il buco di bilancio dell'Inps arriva ad oltre 40 miliardi di euro, l'Istituto riprende l'operazione, questa volta denominandola «Poseidone 2»;

 le richieste sono pari ad 2.500/3.000 euro ad avviso, ma arrivano anche fino a 30.000, garantendo una sostanziosa iniezione di liquidità all’ente suindicato;

non solo tali versamenti non concorrono ad assicurare e produrre una pensione (al contrario di ciò che lo Stato italiano ha provato a fare, per raddrizzare il tiro, con l’emendamento alla finanziaria 2017 ove si prevede il cumulo gratuito, inapplicabile tra ente pubblico e privato se non in maniera eccessivamente sfavorevole), ma l’ I.N.P.S. ha applicato e continua ad applicare alle proprie richieste sanzioni pari a quasi il 100% dell'importo richiesto, sanzioni che entrano per legge nel bilancio ordinario dell’ente e non invece nel montante previdenziale dei contribuenti;

a partire da gennaio 2017, l'Inps, in violazione dell'articolo 24, comma 3 del decreto legislativo n. 46 del 1999, ha dato persino seguito alla procedura di riscossione coatta, emettendo e notificando avvisi di addebito e fermi di veicoli e conti correnti, ma non avendone assolutamente titolo;

per il 2017 l’ente si è giustificato asserendo che si fosse trattato di un “errore tecnico dovuto al malfunzionamento dei terminali”, ma nel 2018 ha reiterato il medesimo comportamento illegittimo, anche per il quale, in tutta Italia, e per tutti i soggetti coinvolti, sono pendenti azioni giudiziarie, con ulteriore SPRECO DI RISORSE DELLA COLLETTIVITÀ;

il comportamento è evidentemente illegittimo posto che l’ I.N.P.S. reinterpreta una norma di legge, ovvero l’art 18 L.111/2011 (di interpretazione autentica dell’art 2 c. 26 L.335/95, legge “Dini”), in senso difforme e contrario a quello della lettera della NORMA stessa (tentando quindi di trovare una soluzione per sé, pur essendo perfettamente consapevole della “forzatura” operata nel proprio esclusivo interesse);

Riprova ne è il fatto che la RELAZIONE accompagnatoria del Senato della Repubblica XVI legislatura, n. 2814, per la conversione in legge del D. L. 6/7/2011 n. 98 art. 18, dopo aver sancito che la necessità dell'approvazione di una norma di interpretazione autentica rileva dal conflitto derivato da enti previdenziali pubblici e privati a causa della Operazione Poseidone iniziata dall’INPS, recita che “sono soggetti alla iscrizione alla Gestione Separata Inps coloro che svolgono attività il cui esercizio NON È SUBORDINATO ALL’ISCRIZIONE AD APPOSITI ALBI O ELENCHI”;

Non tutti gli 800.000 professionisti coinvolti (fascia giovane - 30/40 anni - e di basso reddito - entro i 5000 euro, nella maggior parte dei casi) saranno in futuro in grado di corrispondere i pagamenti ILLEGITTIMI o di continuare nelle azioni giudiziarie che l’ I.N.P.S. non interrompe, e quindi molti di loro si troveranno (se già non si trovano) costretti a cessare le loro attività cancellandosi dagli albi (e AUMENTANDO LA PERCENTUALE DI DISOCCUPAZIONE), o a ipotecare le loro abitazioni, se non a rischiare addirittura di perderle; sono state già fatte negli anni (da ultimo ad ottobre 2017) diverse interrogazioni parlamentari nazionali, che non hanno sortito alcun effetto.

Tanto premesso, Si chiede alle autorità cui la presente petizione è indirizzata, a voler effettuare tutte le azioni necessarie per BLOCCARE ED ANNULLARE IN MANIERA DEFINITIVA l’operazione suddescritta onde evitare danni di natura economica e di conflitto giudiziario e normativo in Italia.

Con osservanza.

https://www.avvocatirandogurrieri.it/Ilaria-Gadaleta-e-l-esercito-dei-100000-Avvocati-contro-l-operazione-Poseidone-dell-INPS.htm

 

 



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