Un cordiale saluto a tutti quelli che si apprestano a leggere questo aggiornamento.
Compreso nella schiera di quanti sono convinti che l'emergenza ambientale/climatica sia in prospettiva potenzialmente ben più catastrofica rispetto alla pandemia da COVID-19 in atto, un paio di settimane fa mi ero ripromesso di dare spazio a questa ricorrenza annuale purtroppo non ben compresa e considerata:
Associando alla suddetta notizia anche le fondamentali riflessioni su tale tema, da lui sviluppate nell'enciclica "Laudato si' " di cui è ricorso pochi giorni fa il quinto anniversario, tengo a segnalarvi anche questa iniziativa di papa Francesco che si svilupperà nell'arco dei prossimi dodici mesi:
https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2020-05/papa-francesco-regina-coeli-5-anni-laudato-si.html
Dopo questo preambolo a mio parere sia doveroso che "inevitabile", riallacciandomi al precedente aggiornamento della nostra petizione, con il presente ritengo utile segnalare agli interessati le risultanze di un nuovo studio internazionale, coordinato da un'università del Regno Unito. Esso attesta una volta di più che quanto il genere umano stoltamente si illude di disperdere nel mare (visto forse come un’enorme pattumiera praticamente impossibile da “riempire”) resta solo in parte ivi accumulato. Infatti una frazione affatto trascurabile viene in realtà "rispedita al mittente", sostanzialmente in tempo reale. Nell'articolo di cui vi fornisco il link
potete infatti leggere che:
“Secondo i dati delle stesse industrie della plastica, in tutto il mondo nel 2018 sono state prodotte circa 359 milioni di tonnellate di plastica e alcune stime ipotizzano che ogni anno circa il 10% di tutta la plastica prodotta finisca in mare. Se negli ultimi anni oceani è cresciuta la consapevolezza dei rischio per il mare e la sua biodiversità che costituisce l’inquinamento da plastica, finora si era convinti che la plastica che finisce negli oceani rimanga lì. Ma lo studio “Examination of the ocean as a source for atmospheric microplastics”, pubblicato su PLOS ONE ha scoperto che ogni anno centinaia di migliaia di tonnellate di microplastiche potrebbero essere risoffiate a terra dalla brezza marina.”
Insomma i risultati dello studio dell’università di Strathclyde dimostrano che “Le microplastiche nell'oceano potrebbero essere trasferite nell’aria attraverso il processo di espulsione delle bolle e di azione delle onde, ad esempio da forti venti o mari turbolenti. Precedenti studi avevano già dimostrato che le microplastiche possono essere trasportate dal vento per lunghe distanze nell'atmosfera, come “Atmospheric transport and deposition of microplastics in a remote mountain catchment”, pubblicato su Nature Geoscience nell'aprile 2019 da un team che comprendeva molti degli stessi ricercatori del nuovo studio e che rivelava l’inquinamento da microplastica in una remota regione montana dei Pirenei.”
La stessa notizia viene data anche da un altro sito tramite questa pagina:
https://www.rinnovabili.it/ambiente/inquinamento/microplastica-brezza-marina/
Oltre ad informazioni complementari, su di essa troverete altri due link molto interessanti che vi invito caldamente a visionare.
Nel primo [https://www.rinnovabili.it/ambiente/inquinamento-da-microplastiche-kings-college/] troverete un’ulteriore conferma dei contenuti presentati nel precedente aggiornamento in quanto si attesta che “La maggior parte delle microplastiche (ndr: è stata raccolta e misurata la sola microplastica proveniente dall’atmosfera. Nei campioni raccolti, sono stati trovati tassi compresi tra 575 e 1.008 pezzi di microplastica per mq al giorno) era costituita da fibre di acrilico, molto probabilmente provenienti dai vestiti. Solo l’8% delle microplastiche era costituito da polistirene e polietilene, entrambi comunemente utilizzati negli imballaggi per alimenti.”
Nel secondo invece [https://www.rinnovabili.it/ambiente/microplastiche-isasi-cnr/] viene presentata un’interessantissima metodologia elaborata in Italia dai ricercatori dell’Istituto di scienze applicate e sistemi intelligenti del Cnr (Isasi-Cnr) che hanno individuato un nuovo metodo in grado di distinguere le microplastiche dal microplankton o dalle microalghe all'interno dei campioni marini.
La ritengo una scoperta per nulla “accademica”, anzi con risvolti in prospettiva decisamente concreti se valutata assieme a quest’altra informazione riguardante una metodologia di eliminazione delle microplastiche dalle acque mediante una tecnologia “geniale” ideata da un giovanissimo studente irlandese:
https://www.rinnovabili.it/ambiente/recuperare-microplastiche-fionn-ferreira/
Ne avevamo a suo tempo parlato anche noi qui: https://www.change.org/p/al-presidente-del-consiglio-dei-ministri-stop-all-immissione-di-microplastiche-nei-corsi-d-acqua-superficiali-e-nel-mare/u/24927050
Prima di congedarmi, rinnovo il mio ringraziamento a quanti oltre a firmare la petizione provano a promuoverla, condividendola con i loro contatti, su più piattaforme e gruppi possibili.