Anzitutto un caro saluto a tutte le persone interessate e che sostengono questa petizione, notevolmente aumentate in queste ultime settimane.
Come risaputo la situazione in atto a livello internazionale, sia dal punto di vista sanitario che economico/finanziario, è di estrema gravità. Da un lato tale da dare a tanti -giocoforza- più tempo per osservare e riflettere sugli accadimenti, dall’altro essa ha anche l’effetto di far passare in secondo piano altre problematiche che però a loro volta purtroppo non si risolveranno da sole.
Lo ha rammentato in più occasioni recenti anche Papa Francesco, riproponendo i temi paradossali di quella da lui definita “cultura dello scarto”. Le gravi implicazioni sono a livello sia umano, che sociale che ambientale.
Come penso si sia capito, anche questa petizione intende dare un piccolo contributo nello stesso solco.
Oggi vi propongo un aggiornamento legato ad un recentissimo studio, condotto anche da studiosi italiani, di cui fornisco sia un link al testo in Inglese che, per comodità di qualcuno, una traduzione automatica; non il massimo ma lo stesso comprensibile.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32101431
Rilascio di microfibre in acqua, tramite lavaggio e in aria, tramite uso quotidiano: un confronto tra indumenti in poliestere con parametri tessili diversi.
Autori: De Falco F., Cocca M., Avella M., Thompson R.C.
I tessuti sono una delle principali fonti di inquinamento da microplastica negli ambienti acquatici e sono stati segnalati anche in deposizione atmosferica secca e umida. Mancano ancora informazioni sul rilascio diretto di microfibre dagli indumenti all'aria e sull'influenza delle caratteristiche tessili tra cui struttura, tipo di filato e torsione. Il presente studio esamina le emissioni di microfibra direttamente nell'aria e nell'acqua come conseguenza del riciclaggio. Sono stati esaminati capi in poliestere con diverse caratteristiche tessili, tra cui varie composizioni di materiali, struttura del tessuto, binatura del filo, tipo di fibra e pelosità. L'ampliamento dei nostri dati indica che il rilascio di microfibre per persona all'anno nell'aria è di un ordine di grandezza simile a quello rilasciato nelle acque reflue mediante il riciclaggio. I rilasci più bassi sia nell'aria che nell'acqua sono stati registrati per un indumento con una struttura tessuta molto compatta e filati altamente ritorti fatti di filamenti continui, rispetto a quelli con una struttura più libera (maglia, fibre corte in fiocco, torsione inferiore). I nostri risultati dimostrano per la prima volta che il rilascio diretto di microfibre dai capi all'aria come conseguenza dell'usura è di pari importanza per i rilasci in acqua. Attualmente esiste un notevole interesse per gli interventi incentrati sulla cattura dalle acque reflue. Tuttavia, i nostri risultati suggeriscono che interventi più efficaci potrebbero derivare da cambiamenti nella progettazione tessile che potrebbero ridurre le emissioni sia nell'aria che nell'acqua. I nostri risultati dimostrano per la prima volta che il rilascio diretto di microfibre dai capi all'aria come conseguenza dell'usura è di pari importanza per i rilasci in acqua. Attualmente esiste un notevole interesse per gli interventi incentrati sulla cattura dalle acque reflue. Tuttavia, i nostri risultati suggeriscono che interventi più efficaci potrebbero derivare da cambiamenti nella progettazione tessile che potrebbero ridurre le emissioni sia nell'aria che nell'acqua. I nostri risultati dimostrano per la prima volta che il rilascio diretto di microfibre dai capi all'aria come conseguenza dell'usura è di pari importanza per i rilasci in acqua. Attualmente esiste un notevole interesse per gli interventi incentrati sulla cattura dalle acque reflue. Tuttavia, i nostri risultati suggeriscono che interventi più efficaci potrebbero derivare da cambiamenti nella progettazione tessile che potrebbero ridurre le emissioni sia nell'aria che nell'acqua.
Per chi non avesse avuto la pazienza di leggere: i ricercatori segnalano oltre a quello nelle acque di lavaggio, il sensibile rilascio di microfibre alias microplastiche in aria. Ciò è dovuto all'uso quotidiano di indumenti in fibre sintetiche.
Proprio dalle pagine web di questa petizione si sono in precedenza richiamati più studi scientifici che attestano come tra i tanti grossi problemi causati dalle microplastiche in acqua c’è pure quello di essere potenziali vettori di agenti patogeni di varia natura. Ora scopriamo invece che c’è appunto anche un rilascio di microplastiche in aria legato all’uso quotidiano di tessuti a base poliestere. Esse inevitabilmente aumentano l’inquinamento atmosferico da particelle, anche a livello di PM10 e più piccole. A questo punto è quasi “inevitabile” incrociare questa informazione con quella per cui il <<Coronavirus, lo smog accelera il contagio? Non è vero, anzi sì>>:
Lascio a ciascuno le proprie personali riflessioni dopo aver eventualmente letto anche di ciò.
Non è certo mia intenzione nascondere il fatto per cui dallo stesso studio suddetto risulti come, rispetto alla possibilità di intervenire filtrando i reflui domestici, i “risultati suggeriscono che interventi più efficaci potrebbero derivare da cambiamenti nella progettazione tessile che potrebbero ridurre le emissioni sia nell'aria che nell'acqua”.
Per quanto a questo punto auspichi a mia volta la riprogettazione dei filati sintetici nei termini indicati dai ricercatori, immaginando però quali potrebbero essere i tempi legislativi e tecnici per arrivare ai primi risultati in termini di effettiva produzione e messa in commercio di nuovi tessuti tecnici, mi pare inevitabile si debba comunque intanto procedere con la soluzione dell’obbligo dei filtri sugli scarichi delle lavatrici.
Per dare più forza a questa richiesta sono infine a chiedervi la cortesia di provare a condividere la nostra petizione con i vostri contatti, su più piattaforme e gruppi possibili.
Grazie.