Topic

diritti delle donne

14 petitions

Update posted 4 months ago

Petition to Consiglio comunale di Padova

Una statua per Elena Cornaro in Prato della Valle

Firmiamo per la realizzazione di una nuova scultura raffigurante Elena Lucrezia Cornaro Piscopia da installare in Prato della Valle. Lo scorso 21 dicembre è stata depositata una mozione per richiedere al Comune di Padova l’impegno a realizzare, in una posizione centrale della città, una statua dedicata ad una illustre donna padovana, proponendo però nel particolare la prima donna laureata al mondo, proprio nella nostra Università, e Prato della Valle come ambientazione. Nei giorni successivi questa richiesta è diventata un dibattito che ha superato i confini nazionali https://www.theguardian.com/world/2022/jan/03/italy-proposal-statue-elena-cornaro-piscopia-first-woman-phd-debatehttps://www.nytimes.com/2022/01/05/world/europe/italy-female-statue-padua-prato-della-valle.html anche se con alcune imprecisioni: non si vogliono rimuovere o spostare statue attualmente esistenti (come quella presente all’interno del Palazzo del Bo), bensì realizzare una nuova statua, proposta e finanziata dai cittadini. È proprio questo, infatti, lo spirito che ha guidato la realizzazione di tutte le altre statue di questa piazza, spirito che questa proposta ha intenzione di omaggiare e rispettare. Nel 1775 Andrea Memmo, illuminista amante del progresso, ebbe la brillante intuizione di bonificare una zona paludosa e malsana della città, convogliando le acque nella canaletta che cinge la porzione ellittica centrale, e adornandola di statue. Memmo avviò un vero e proprio fundraising per finanziare il suo progetto, invitando i padovani a scegliere e farsi promotori dei personaggi da rappresentare. Con qualche restrizione: il Regolamento proibiva che fossero ritratti Santi e persone ancora in vita, imponendo inoltre che tutti i personaggi ritratti avessero avuto un legame con la città. Secondo il progetto originario di Memmo le statue dovevano essere 88. Oggi, tuttavia, possiamo osservarne solo 78. Dopo il passaggio di Napoleone infatti sei statue di Dogi furono abbattute, altre spostate e in parte sostituite dagli otto obelischi, e due piedistalli infine rimasero vuoti. Fino ad oggi. Firmiamo quindi per la realizzazione e l’installazione di una scultura raffigurante Elena Lucrezia Cornaro Piscopia*: per secoli questo genere di rappresentazione è stata negata alle donne, seppure partecipi e protagoniste della Storia delle nostre città. Le statue di Prato della Valle raccontano oggi una storia tutta al maschile, come d’altronde quasi tutti i monumenti del nostro Paese: non sono nemmeno 110, infatti, le statue in tutta Italia dedicate a donne realmente vissute (dati raccolti da Mi Riconosci*). La nostra speranza è che questo progetto coinvolga altre figure e altre città, e vogliamo cominciare restituendo alla cittadinanza di Padova un esempio di donna che, proprio nello spirito del Memmo, sappia ispirare le future generazioni. Superiamo il “noi, adesso” e guardiamo oltre. Chissà che, tra cent’anni, quei due piedistalli ora vuoti assumano per la Storia della nostra Città un nuovo significato a cui guardare con orgoglio.   *Per approfondimenti:https://www.toponomasticafemminile.com/sito/index.php/padovahttps://www.miriconosci.it/mappa-dei-monumenti-femminili-italiani/  

Anna Piva
5,762 supporters
Update posted 7 months ago

Petition to Instagram, Facebook, Mark Zuckerberg

Bisogna poter parlare di sesso e fare educazione sessuale su Instagram

ITA (ENG below) PETIZIONE CREATA E SUPPORTATA DALLE PAGINE INSTAGRAM: @avgmenteen, @mysecretcase, @kimberlin_seba, @preliminari, @tidisagio, @medmaki -------- Ciao, siamo Alessandro, admin della pagina Instagram "Avgmenteen". Nella mia pagina cerco di sdoganare il tabù del sesso tra le ragazze e di fare educazione sessuale. Non voglio soffermarmi su quanto io lo faccia bene o male, non è questo il punto. Il problema è che, nel 2021, il sesso ad Instagram non piace. Creo questa petizione per uno scopo ben preciso: cambiare le linee guide e normative di Instagram. È assolutamente anacronistico, assurdo e sbagliato che il parlare di sesso sia equiparato, sui social network, alla pornografia. Non chiedo di poter mettere dei contenuti porno espliciti sui social, nessuno lo vuole. Per quello ci sono già altri siti ben conosciuti. Ma non è giusto che pagine come la mia (e tantissime altre) si vedano costantemente eliminare i propri contenuti solo perché si parla di un tema sessuale. Ed è altrettanto ingiusto pensare che si possa parlare di sesso solo in maniera scientifica. È importantissimo farlo ma il sesso non è SOLO parlare di malattie e gravidanza. Bisogna anche poterne parlare in modo più "terra terra", come faresti con dei tuoi amici, proprio per normalizzare il tutto e togliere quel velo di tabù e ipocrisia. Comunque è fondamentale, visto la scarsa educazione sessuale nelle scuole, poterne parlare liberamente sui social ALMENO nei suoi aspetti più seri ed educazionali. La soluzione sarebbe facilissima: la pagina/persona che sa di trattare certe argomenti si auto identifica come "contenuto esplicito" e Instagram mostra questo avviso a chiunque non la segua e capiti su quella pagina. Se l'utente accetta la possibilità di vedere del contenuti esplicito allora potrà vedere la pagina e in caso seguirla.Questa petizione è rivolta a tutte le pagine che parlano di sesso su Instagram e in generale a tutte le persone che, magari, ci lavorano anche. A tutte le pagine che vendono Sex Toys, a tutte le persone che lavorano con la propria immagine, che fanno video, che hanno OnlyFans. A qualsiasi illustratore o fumettista, scrittore o in generale creatore di contenuti che si vede eliminare storie e post da Instagram per un generico "violazione delle norme sul nudo e atti sessuali" solo per aver scritto la parola "pompino" in un post. Perché siamo nel 2021, viva la libertà di esprimersi, ma guai a dire che fai sesso. ENG: Hi, I'm Alessandro, admin of the "Avgmenteen" Instagram page. On my page I try to clear the taboo of sex between girls and to do sex education. I don't want to dwell on how good or bad I do it, that's not the point. The problem is that, in 2021, Instagram doesn't like sex. I create this petition for a very specific purpose: to change Instagram's guidelines and regulations. It is absolutely anachronistic, absurd and wrong that the talk of sex is equated, on social networks, with pornography. I'm not asking to be able to put explicit porn content on social media, nobody wants that. For that there are already other well-known sites. But it's not fair that pages like mine (and many others) are constantly eliminated just because they are talking about a sexual theme. And it is equally unfair to think that we can only talk about sex in a scientific way. It is very important to do this but sex is not ONLY talking about illness and pregnancy. You also need to be able to talk about it in a more "down to earth" way, as you would with your friends, just to normalize everything and remove that veil of taboo and hypocrisy. However, given the scarce sex education in schools, it is essential to be able to talk about it freely on social media AT LEAST in its most serious and educational aspects. The solution would be very easy: the page / person who knows how to deal with certain topics identifies himself as "explicit content" and Instagram shows this warning to anyone who does not follow and understand on that page. If the user accepts the possibility of seeing explicit content then he will be able to see the page and, if necessary, follow it. This petition is addressed to all the pages that talk about sex on Instagram and in general to all the people who, perhaps, also work there. To all the pages that sell Sex Toys, to all the people who work with their image, who make videos, who have OnlyFans. To any illustrator or cartoonist, writer or content creator in general who gets deleted stories and posts from Instagram for a generic "violation of the rules on nudity and sexual acts" just for having written the word "blowjob" in a post. Because we are in 2021, long live the freedom to express yourself, but woe to say that you have sex.

Alessandro Carlino
3,449 supporters
Started 1 year ago

Petition to media, giornalisti, politica, Societá

Femminicidio. Si dice così.

Al presente fallato, con la speranza che queste parole vengano lette da un futuro migliore. I tristi fatti di Monte Carasso hanno scosso l’opinione pubblica creando un senso di cordoglio in tutto il Cantone. Insieme allo sconcerto, però, si è fatta strada l’indignazione per come i media ticinesi hanno riportato i fatti, guardandosene bene (salvo rarissime eccezioni!) dall’usare il termine preciso per parlarne e questo termine, piaccia o no, è “femminicidio”. È come se non si riuscisse a far venir fuori dalla gola (o dalla tastiera) questa parola, morsi dal timore inconscio di infrangere qualcosa di malsanamente radicato nella nostra società. Evidentemente, nominando il fatto non come femminicidio bensì come un generico caso di omicidio-suicidio, o un ancor più generico dramma famigliare, ci si mette al riparo dall’ eventualità che il mandante si senta, forse, offeso? Smascherato? E chi è mai questo mandante, se non il patriarcato imperante che governa a piene mani la nostra società che insiste nel considerare le donne come esseri subalterni agli uomini? Ebbene, il termine “femminicidio” lo afferma; tutto il resto sono parole per fare un titolo che una volta ancora neghi l’esistenza di un fenomeno orribile, da curare e da prevenire.  La  parola femminicidio non è stata inventata da poche ore.  Sulla  “Treccani”  si legge tra l’ altro che femminicidio “…è  un termine forte ma che rende l’idea: è l’olocausto patito dalle donne che subiscono violenza: da Nord a Sud, per aggressioni domestiche o fuori di casa, finendo all’ospedale quando non al cimitero. Per mano di famigliari, compagni, congiunti, per lo più”. Come riporta anche l’Accademia della Crusca, “con femminicidio s’intende non solo l’uccisione di una donna o di una ragazza, ma anche qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”. I giornalisti e le persone in genere fanno una scelta etica, buona o cattiva, quando comunicano e quando decidono di tacere, censurare, di non servire la verità dei fatti. E comunque, anche quando tacciono, comunicano - se non altro la loro scarsa aderenza alla verità. Vogliamo attirare l’attenzione sull’uso di una terminologia vecchia, fuorviante e ingiusta nei confronti delle vittime. È necessario portare un cambiamento nel lessico perché le parole contano, le parole hanno un peso. Basta parlare di “dramma”, “raptus di gelosia”, “omicidio passionale”! Per risolvere un problema, per sradicarlo dalla nostra società, bisogna prima nominarlo e riconoscerlo, definirlo. Altrimenti come lo si può combattere e prevenire?  A proposito delle responsabilità dei media, Francesco Pellegrinelli sul Corriere del Ticino del 29 marzo 2021, cita Alessia Di Dio  del Collettivo “Io l’8 ogni giorno”, secondo cui “femminicidio” è un termine che costringe a guardare l’accaduto oltre il singolo episodio, inquadrando la violenza di genere come un fenomeno strutturale; in questo caso, sul banco degli imputati ci sarebbe tutta la società con i suoi retaggi culturali e non solamente il carnefice e questo inevitabilmente fa paura. Potrebbe essere l’inizio della volontà di prevenzione chiedersi infine se il femminicidio sia conseguenza solo del patriarcato, oppure anche di altri fenomeni come un certo maschilismo arrogante, la cattiva educazione, il “machismo”, come una "cultura" nutrita solo di violenza e prevaricazione, come l'immaturità di certi uomini (si può chiamarli così?) che si illudono di imporre la forza e invece smascherano la propria incapacità di controllare i propri sentimenti e le proprie azioni. Usiamole, le parole che conducono ad un principio di cambiamento. Smettiamola di tentennare per non infastidire, perché la società intera è colpevole di omertà, non facendolo. E in primis i media. Femminicidio. Nominalo. Combattilo. ********************************************************************************************************** To this flawed present, with the hope that these words will be read from a better future. The sad events in Monte Carasso have shaken public opinion and created a sense of sorrow throughout the canton. However, along with the bewilderment, resentment about how the Ticino media have reported the facts has risen. The story has in fact been divulged by carefully avoiding (with sporadic exceptions) the use of the correct term to define it. And this term, like it or not, is "Femicide". It seems as if we could not get this word out of our throat (or keyboard), worn out by the unconscious fear of breaking something awfully rooted in our society. It appears that by merely naming this as a murder-suicide or as an even more general "family drama", we could be protecting ourselves from offending or exposing the instigator. And who might this instigator be, if not the prevailing patriarchy that governs our society with both hands and insists on considering women as subordinate to men? The word 'Femicide' precisely states this; everything else is just words to create a headline that once again denies the existence of a horrible phenomenon that needs to be cured and prevented. “Femicide” is not a new term.  On  "Merriam-Webster",  it is defined as "the gender-based murder of a woman or girl by a man". A Dictionary of Gender Studies (Oxford University Press), considers it "the deliberate killing of a woman [...] a sex-based hate crime." Also the World Health Organization shares its accurate definition, by stating that "Femicide is generally understood to involve intentional murder of women because they are women, but broader definitions include any killings of women or girls. [...] Femicide is usually perpetrated by men, but sometimes female family members may be involved. Femicide differs from male homicide in specific ways. For example, most cases of Femicide are committed by partners or ex-partners, and involve ongoing abuse in the home, threats or intimidation, sexual violence or situations where women have less power or fewer resources than their partner." Journalists and people generally need to make an ethical choice, either good or bad, both when they communicate and when they decide to remain silent, to censor, or not serve the truth of the facts. And by the way, even when they do remain silent, they tend to communicate something – their poor adherence to the truth, for example. Today we want to draw attention to the use of old, misleading and unfair terminology towards victims. It is necessary to bring about a change in the lexicon because words matter; words have weight. Enough about "drama", "jealousy rage", "crime of passion"! To solve a problem, to eradicate it from our society, this must first be named and recognized; it must be defined. Otherwise it could neither be fought nor prevented. On the responsibility of media, Francesco Pellegrinelli in the "Corriere del Ticino" issue of March 29, 2021 quotes Alessia Di Dio from the "Io l'8 ogni giorno" Collective. According to Alessia, "femicide" is a term that forces us to look at what happens beyond the single episode, setting gender-related violence as a structural problem. In this case, the whole society with its cultural heritage would be on the dock instead of the sole perpetrator. And this is inevitably scary. The beginning of our quest for prevention may come from asking ourselves whether Femicide is only a consequence of patriarchy or a set of other phenomena: a rather arrogant male chauvinism; a bad education; "machismo" as a "culture" that feeds itself only on violence and prevarication; the immaturity of certain men (if we can call them that) who think they can impose themselves and instead reveal their inability to control their feelings and actions... Finally, let's use the words that lead to change. It's time to stop hesitating because we are too scared to annoy others. The whole society is responsible for the "culture of silence" that surrounds us, starting with the media. Femicide. Name it. Fight it.

Femminicidio e Omertà
2,812 supporters