Basta donne*-oggetto: più equità e dignità nella rappresentazione mediatica e negli show

Firmatari recenti
Silvia Calcagno Spadaro e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

*e (delle) persone socializzate come tali

La televisione e il mondo dello spettacolo dovrebbero smettere di proporre rappresentazioni sessiste e promuovere un’immagine delle donne e socializzate come tali libera, dignitosa e paritaria, nonché dare spazio ad altri corpi e generi.

La Rai ha recentemente rimosso dai propri canali social un contenuto relativo all’esibizione di Martina Miliddi nella puntata dell’8 marzo di Affari Tuoi, dopo le polemiche suscitate dalla didascalia che accompagnava il video. Il testo, ritenuto ammiccante e sessista, ha generato forti critiche, anche per la sua pubblicazione all’indomani della Giornata Internazionale della Donna, spingendo l’emittente a cancellare il post. Questo episodio, tuttavia, non appare come un caso isolato, ma si inserisce in un problema più ampio e strutturale: la persistente sessualizzazione e oggettivazione del corpo femminile* nei contenuti televisivi.

In molte occasioni, infatti, il corpo delle donne* viene impiegato come elemento decorativo ed erotizzato, anche in contesti di prima serata accessibili a un pubblico giovane e di minori, attraverso performance percepite come inadeguate. Tali rappresentazioni contribuiscono a rafforzare l’idea della donna* come oggetto del desiderio, funzionale a uno sguardo prevalentemente maschile.

Questa dinamica affonda le sue radici in una lunga storia di disuguaglianze e sfruttamento, che continua a influenzare l’immaginario collettivo e a normalizzare rapporti di subordinazione attraverso modelli culturali e simbolici. 

Adottando una prospettiva intersezionale, riconosciamo che la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere sono fenomeni complessi, che comprendono tutte le forme di discriminazione legate al genere, all’identità e all’espressione di sé. Quando parliamo di donne, ci riferiamo quindi a tutte le persone che si riconoscono in tale identità. I media non sono neutri: svolgono un ruolo centrale nel costruire immaginari che possono perpetuare disuguaglianze oppure favorire rappresentazioni più libere, inclusive e rispettose.

L’iniziativa è promossa dall’associazione Inclusiv3 e da coloro che hanno deciso di aderire singolarmente o come realtà associativa o collettiva, con il supporto della Dott.ssa Beatrice D’Abbicco, scrittrice ed esperta in parità di genere*. L’obiettivo è portare l’attenzione su questo fenomeno e favorire una maggiore consapevolezza sul tema delle pari opportunità. Intendiamo promuovere un dialogo costruttivo con gli enti televisivi, con l’obiettivo di contribuire alla prevenzione della violenza di genere e al rafforzamento del principio di uguaglianza, attraverso un impegno concreto fondato su responsabilità, rispetto e parità. 

Non si tratta di censurare l’erotismo in sé, ma di interrogarsi sulle modalità della sua rappresentazione: oggi, infatti, questi contenuti appaiono spesso sbilanciati, poiché ricorrono prevalentemente al corpo femminile* come oggetto visivo, mentre quello maschile è raramente esposto in modo analogo. È proprio questa asimmetria a rendere tali rappresentazioni problematiche.

La presente petizione è rivolta alla RAI, quale servizio pubblico con un ruolo centrale nella formazione dell’immaginario collettivo, nonché alle altre emittenti televisive e agli organizzatori di eventi, affinché adottino pratiche coerenti con i principi di uguaglianza e non discriminazione sanciti dalla normativa vigente, tra cui l’art. 3 della Costituzione, il Codice etico del gruppo Rai, Codice pari opportunità e il Testo unico dei servizi di media audiovisivi.

In particolare, si richiede di:

  • garantire una rappresentazione rispettosa della dignità e della parità tra donne* e uomini*, evitando stereotipi e trattamenti differenziati, nonché garantire rappresentazioni di altri corpi e generi;
  • progettare un fanservice che tenga in considerazione anche l’esistenza del pubblico femminile* e di un pubblico maschile non eterosessuale, con il suo punto di vista, i suoi gusti e desideri, senza ricondurli a stereotipi di genere;
  • assicurare condizioni di lavoro libere da pressioni o richieste di natura sessualizzante come requisito implicito per l’impiego di figure femminili*;
  • contrastare modelli comunicativi che contribuiscono a normalizzare rappresentazioni degradanti o discriminatorie, in linea con i principi del “Codice Rosso” e dell’autodisciplina pubblicitaria;
  • promuovere una rappresentazione più equilibrata anche nei contenuti di intrattenimento, evitando l’uso prevalente del corpo femminile* come oggetto (ad esempio nei balletti o negli stacchetti) e favorendo una maggiore varietà di corpi e generi, ruoli, sguardi e dinamiche;
  • impegnarsi attivamente, anche a livello organizzativo e produttivo, per sostenere una cultura mediatica e pubblica più equa, inclusiva e rispettosa della dignità di tutte le persone.

Chiediamo che questo impegno si traduca in azioni concrete e verificabili, affinché i media diventino uno spazio realmente inclusivo, capace di rappresentare la complessità e la dignità della società contemporanea.

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Associazione Inclusiv3 APS ETSPromotore della petizioneLa nostra associazione si fonda su un approccio intersezionale, ovvero il credere che ogni lotta contro una singola discriminazione sia collegata alle lotte contro le altre discriminazioni.

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Silvia Calcagno Spadaro e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

*e (delle) persone socializzate come tali

La televisione e il mondo dello spettacolo dovrebbero smettere di proporre rappresentazioni sessiste e promuovere un’immagine delle donne e socializzate come tali libera, dignitosa e paritaria, nonché dare spazio ad altri corpi e generi.

La Rai ha recentemente rimosso dai propri canali social un contenuto relativo all’esibizione di Martina Miliddi nella puntata dell’8 marzo di Affari Tuoi, dopo le polemiche suscitate dalla didascalia che accompagnava il video. Il testo, ritenuto ammiccante e sessista, ha generato forti critiche, anche per la sua pubblicazione all’indomani della Giornata Internazionale della Donna, spingendo l’emittente a cancellare il post. Questo episodio, tuttavia, non appare come un caso isolato, ma si inserisce in un problema più ampio e strutturale: la persistente sessualizzazione e oggettivazione del corpo femminile* nei contenuti televisivi.

In molte occasioni, infatti, il corpo delle donne* viene impiegato come elemento decorativo ed erotizzato, anche in contesti di prima serata accessibili a un pubblico giovane e di minori, attraverso performance percepite come inadeguate. Tali rappresentazioni contribuiscono a rafforzare l’idea della donna* come oggetto del desiderio, funzionale a uno sguardo prevalentemente maschile.

Questa dinamica affonda le sue radici in una lunga storia di disuguaglianze e sfruttamento, che continua a influenzare l’immaginario collettivo e a normalizzare rapporti di subordinazione attraverso modelli culturali e simbolici. 

Adottando una prospettiva intersezionale, riconosciamo che la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere sono fenomeni complessi, che comprendono tutte le forme di discriminazione legate al genere, all’identità e all’espressione di sé. Quando parliamo di donne, ci riferiamo quindi a tutte le persone che si riconoscono in tale identità. I media non sono neutri: svolgono un ruolo centrale nel costruire immaginari che possono perpetuare disuguaglianze oppure favorire rappresentazioni più libere, inclusive e rispettose.

L’iniziativa è promossa dall’associazione Inclusiv3 e da coloro che hanno deciso di aderire singolarmente o come realtà associativa o collettiva, con il supporto della Dott.ssa Beatrice D’Abbicco, scrittrice ed esperta in parità di genere*. L’obiettivo è portare l’attenzione su questo fenomeno e favorire una maggiore consapevolezza sul tema delle pari opportunità. Intendiamo promuovere un dialogo costruttivo con gli enti televisivi, con l’obiettivo di contribuire alla prevenzione della violenza di genere e al rafforzamento del principio di uguaglianza, attraverso un impegno concreto fondato su responsabilità, rispetto e parità. 

Non si tratta di censurare l’erotismo in sé, ma di interrogarsi sulle modalità della sua rappresentazione: oggi, infatti, questi contenuti appaiono spesso sbilanciati, poiché ricorrono prevalentemente al corpo femminile* come oggetto visivo, mentre quello maschile è raramente esposto in modo analogo. È proprio questa asimmetria a rendere tali rappresentazioni problematiche.

La presente petizione è rivolta alla RAI, quale servizio pubblico con un ruolo centrale nella formazione dell’immaginario collettivo, nonché alle altre emittenti televisive e agli organizzatori di eventi, affinché adottino pratiche coerenti con i principi di uguaglianza e non discriminazione sanciti dalla normativa vigente, tra cui l’art. 3 della Costituzione, il Codice etico del gruppo Rai, Codice pari opportunità e il Testo unico dei servizi di media audiovisivi.

In particolare, si richiede di:

  • garantire una rappresentazione rispettosa della dignità e della parità tra donne* e uomini*, evitando stereotipi e trattamenti differenziati, nonché garantire rappresentazioni di altri corpi e generi;
  • progettare un fanservice che tenga in considerazione anche l’esistenza del pubblico femminile* e di un pubblico maschile non eterosessuale, con il suo punto di vista, i suoi gusti e desideri, senza ricondurli a stereotipi di genere;
  • assicurare condizioni di lavoro libere da pressioni o richieste di natura sessualizzante come requisito implicito per l’impiego di figure femminili*;
  • contrastare modelli comunicativi che contribuiscono a normalizzare rappresentazioni degradanti o discriminatorie, in linea con i principi del “Codice Rosso” e dell’autodisciplina pubblicitaria;
  • promuovere una rappresentazione più equilibrata anche nei contenuti di intrattenimento, evitando l’uso prevalente del corpo femminile* come oggetto (ad esempio nei balletti o negli stacchetti) e favorendo una maggiore varietà di corpi e generi, ruoli, sguardi e dinamiche;
  • impegnarsi attivamente, anche a livello organizzativo e produttivo, per sostenere una cultura mediatica e pubblica più equa, inclusiva e rispettosa della dignità di tutte le persone.

Chiediamo che questo impegno si traduca in azioni concrete e verificabili, affinché i media diventino uno spazio realmente inclusivo, capace di rappresentare la complessità e la dignità della società contemporanea.

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