Trasformiamo le Scuole in Rifugi Climatici

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Il problema

Il caldo estremo nelle scuole non è più un’emergenza occasionale. È una condizione sempre più frequente, sempre più lunga e sempre più grave.

Le ondate di calore arrivano prima, durano di più e si protraggono oltre l’estate. Molti edifici scolastici diventano invivibili già da aprile e restano critici fino a ottobre. Questo riguarda bambine e bambini dei nidi e delle scuole dell’infanzia, studentesse e studenti delle scuole primarie e secondarie, ragazze e ragazzi impegnati negli esami, insegnanti e personale scolastico.

Non possiamo più trattare tutto questo come una fatalità.

Il caldo nelle scuole è la conseguenza di anni di sottovalutazione del riscaldamento globale e di sottofinanziamento strutturale della scuola pubblica. Molti edifici sono climaticamente vecchi e inadeguati: cortili pavimentati e senza ombra, pochi alberi, tetti piani con superfici scure che accumulano calore, assenza di schermature solari esterne, ventilazione insufficiente, mancanza di sistemi di raffrescamento efficienti e di impianti fotovoltaici che potrebbero alimentarli.

In troppi casi, anche le riqualificazioni energetiche più recenti hanno guardato quasi esclusivamente al risparmio invernale, trascurando il comfort estivo. Un cappotto termico, se non accompagnato da schermature, ventilazione, ombreggiamento, controllo dell’irraggiamento e corretto smaltimento del calore, può non risolvere il problema del surriscaldamento interno.

La crisi climatica non colpisce tutte e tutti allo stesso modo. Aumenta le diseguaglianze tra chi può permettersi strumenti privati di protezione e chi resta esposto al caldo. Questo vale anche per le famiglie, per i bambini, per gli adolescenti, per le persone fragili e per chi non ha case adeguatamente raffrescate.

La risposta non può essere chiudere le scuole prima, aprirle più tardi o allungare ulteriormente la pausa estiva.

Già oggi la chiusura estiva di tre mesi e mezzo mette molte famiglie in seria difficoltà. Produce povertà educativa, costi elevati per centri estivi e attività, impoverimento economico, rinunce lavorative e un ulteriore carico di cura sulle donne. Estendere le chiusure a causa del caldo significherebbe scaricare ancora una volta il problema sulle famiglie e sulle persone più vulnerabili.

Chiediamo di capovolgere la prospettiva.

Le scuole devono diventare presìdi climatici pubblici: edifici freschi, sicuri, accessibili e aperti alla comunità. Luoghi in cui sia possibile apprendere in condizioni dignitose durante tutto il calendario scolastico e che, nei mesi estivi, possano ospitare attività educative, ricreative, culturali e sociali. Luoghi capaci di offrire rifugio climatico anche ad altre fasce della popolazione, come anziani e persone fragili.

Un edificio pubblico ben progettato, ombreggiato, ventilato, alimentato da fonti rinnovabili e climatizzato in modo efficiente può proteggere molte persone con un impatto ambientale ed economico inferiore rispetto alla moltiplicazione di soluzioni private e individuali.

Per questo chiediamo:

1.     alla Regione di farsi portavoce presso il Governo per lo stanziamento di risorse adeguate all’adeguamento climatico degli edifici scolastici;

2.     al Comune e alla Provincia di riconoscere questa come una priorità urgente, programmando interventi su tutti gli edifici scolastici di propria competenza;

3.     alle strutture tecniche degli enti pubblici di rivedere i progetti presenti e futuri secondo criteri di resilienza climatica, comfort estivo, sicurezza e sostenibilità;

4.     agli Ordini professionali degli Ingegneri e degli Architetti e alle Università di promuovere formazione specifica sulla progettazione bioclimatica, sostenibile e resiliente ai cambiamenti climatici;

5.     al personale della scuola di contribuire, insieme a studenti e famiglie, a portare questa richiesta nei luoghi sindacali, istituzionali e scolastici;

6.     a studentesse e studenti di far sentire la propria voce nelle assemblee, nei consigli e nel confronto con le istituzioni;

7.     alle famiglie di non cedere alla stanchezza o all’indifferenza, ma di informarsi, organizzarsi, fare rete e pretendere soluzioni giuste per tutte e tutti.

Chiediamo un piano concreto per trasformare le scuole in rifugi climatici: con ombreggiamenti, alberature, schermature solari, ventilazione, pompe di calore, raffrescamento efficiente, vetri performanti, impianti fotovoltaici, materiali adeguati e spazi esterni finalmente vivibili.

La buona notizia è che si può fare.

La cattiva notizia è che non abbiamo alternative.

Se non interveniamo ora, avremo scuole sempre più calde, chiusure sempre più frequenti, famiglie sempre più sole, diseguaglianze sempre più profonde e comunità scolastiche costrette a vivere in ambienti indecenti.

Il silenzio, anche quando nasce dalla stanchezza o dalla paura, viene letto come accettazione.

Noi non accettiamo che la scuola pubblica diventi un luogo invivibile.

Firmiamo per chiedere scuole fresche, sicure, aperte, giuste.  Firmiamo per trasformare gli edifici scolastici in presìdi climatici per tutta la comunità.

CGD - Ancona

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Laura TrucchiaPromotore della petizione

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