Spostiamo la statua di Carlo Felice: un “pretesto” per studiare la storia della Sardegna.

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È indetta una petizione popolare con la raccolta di firme che, partendo dalle conoscenze per lungo tempo tenute nascoste e riservate ai più, possa permettere al popolo sardo e a chiunque sia interessato alla conoscenza dei fatti che hanno caratterizzato il periodo di dominazione sabauda, di acquisire consapevolezza su questo periodo storico che, ancora oggi, produce i suoi effetti peggiori. Pertanto, invitiamo tutti coloro che vogliono colmare questa lacuna a leggere quanto segue e sottoscrivere la seguente petizione rivolta rispettivamente:

-          Al Presidente del Consiglio regionale della Sardegna e a tutto il Consiglio Regionale 

-          All''ANCI Sardegna in rappresentanza di tutte le municipalità della Sardegna

 

 

Premessa storica

Lo studio della storia della Sardegna così come si evince dagli scritti di Pietro Martini (Cagliari 1800 – 1866), ripreso poi da altri studiosi […] evidenzia “i limiti, i gravi difetti" di questo regnante di casa Savoia, rispetto al quale “Imbarazzo, prudenza, moderazione non riescono comunque ad attutire la durezza di un ritratto in cui Carlo Felice appare un pigro imbecille che <inclinato ai diletti … aborrì dalle cure che affaticandogli la mente gli turbassero per poco il lieto suo vivere>. Testardo, feroce, <un principe così fatto doveva per necessità diventare … servo dei ministri ma, ancora più, dei cortigiani”.

Sempre lo storico Pietro Martini documenta che, Carlo Felice, divenuto re con l’abdicazione del fratello Vittorio Emanuele I, mirò a conservare e restaurare in Sardegna lo stato di brutale sfruttamento e di spaventosa arretratezza “con le decime, coi feudi, coi privilegi, col foro clericale, col dispotismo viceregio, con l’iniquo sistema tributario, col terribile potere economico e coll’enorme codazzo degli abusi, delle ingiustizie, delle ineguaglianze e delle oppressioni intrinseche ad ordini di governo nati nel medioevo”.

Di uguale giudizio è quanto racconta lo storico sardo Raimondo Carta Raspi: “Ai feudatari, da viceré, diede carta bianca per dissanguare i vassalli. Mentre a personaggi come Giuseppe Valentino affidò il governo: questi svolse il suo compito ricorrendo al terrore, innalzando forche soprattutto contro i seguaci di Giovanni Maria Angioy, tanto da meritarsi, da parte di Giovanni Siotto-Pintor, l’epiteto di carnefice e giudice dei suoi concittadini".

 

I simboli contano e raccontano chi siamo e vogliamo essere.

Noi viviamo di simboli che sono portatori di significati. Non a caso vogliamo quella “marca” di automobile, piuttosto che di abbigliamento, di compagnia aerea o navale, ecc. In politica scegliamo i “simboli” che meglio pensiamo possano rappresentare il nostro sistema di valori e convincimenti.

Analogamente anche gli spazi pubblici contengono simboli, i principali dei quali sono rappresentati dalla denominazione delle strade che di norma indicano personaggi e/o eventi che si ritiene meritino di essere ricordati per la storia di quel popolo e di quei territori. In tale ambito non esiste Paese al mondo in cui i tiranni, una volta deposti, trovino spazio nelle piazze e nella toponomastica delle città, eppure in molte città della Sardegna e, in particolare, nella sua capitale Cagliari, ancora oggi non si capisce come sia possibile che vi siano spazi pubblici “simboleggiati” con i nomi dei regnanti sabaudi e di tanti loro accoliti che ne hanno messo in pratica le decisioni più sciagurate per il popolo.

Scandalose, in modo particolare, appaiono a sempre più persone le strade intitolate a Carlo Felice al quale, soprattutto a Cagliari, è dedicata una delle principali arterie della città, all’inizio della quale campeggia dal 1860 una statua bronzea che lo riproduce alto, slanciato e in abiti da centurione romano, da lui stesso voluta, senza peraltro che vi sia alcuna didascalia o targa informativa idonea a rendere riconoscibile la storia dello stesso.

È pur vero che la recente entrata in vigore della L.R. 22 del 3 luglio 2018 (Disciplina della politica linguistica regionale) costituisce un passo in avanti significativo rispetto alla possibilità di insegnare il sardo e la storia della Sardegna nelle scuole di ogni ordine e grado ma si tratta di una possibilità che rimane nella sfera di singoli progetti portati avanti con la buona volontà dei singoli insegnanti mentre è fondamentale che tali materie diventino discipline “curriculari” al pari delle altre. Nello stesso tempo anche la importante previsione contenuta nell’articolo 13 della citata legge se da un lato permette di intervenire per ripristinare la toponomastica preesistente al periodo sabaudo in lingua sarda, nulla dice rispetto alla necessità di rimettere ordine negli spazi pubblici evitando di dedicarli a personaggi che si sono distinti per le azioni oppressive verso il popolo sardo.  

 

Le richieste-proposte

Per le ragioni sopra esposte si chiede al Consiglio Regionale della Sardegna:

-         di rendere operativa nel più breve tempo possibile la Legge n. 22 del 3 luglio 2018 (Disciplina della politica linguistica regionale) per quanto riguarda l’insegnamento in ogni scuola di ordine e grado della storia e della lingua della Sardegna nonché il ripristino di tutti i toponimi sardi cambiati maldestramente quando i regnanti sabaudi imposero l’italianizzazione della nostra Isola per cancellare ogni nostra radice;

-         di avviare un tavolo negoziale con lo Stato italiano per una modifica dello Statuto di autonomia così da prevedere lo studio della storia e della lingua sarda come discipline curriculari;

-         di subordinare ogni finanziamento in essere e futuro, in qualsiasi forma esso esista, alla modifica delle finalità oggi perseguite dalle istituzioni di derivazione sabauda che annichiliscono la valorizzazione dell’identità sarda. In particolare, si chiede che tale azione di verifica venga fatta nei confronti della Deputazione di Storia Patria della Sardegna (http://www.deputazionestoriapatriasardegna.it che, a tutt’oggi, opera a tutela della storia sabauda e non di quella della Sardegna e del popolo sardo, come dimostra il caso del Comune di Lanusei che deliberò il cambiamento della denominazione di alcune strade intitolate ai Savoia e il Prefetto di Nuoro negò tale decisione in base al parere negativo di questa istituzione.

Per tutte le ragioni di cui sopra si chiede altresì a tutti i Consigli e Amministrazioni comunali della Sardegna:

a)     di concordare, attraverso accordi con le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado delle città sarde, iniziative di informazione e formazione degli studenti sulla storia della Sardegna e di ogni centro abitato, così da favorire la conoscenza e la crescita del senso di identità che oggi appare debole, effimero e non consapevole;

b)     di rivedere la toponomastica cittadina dedicando le strade oggi intitolate ai Savoia a personaggi che hanno fatto in positivo la storia di quei luoghi. In particolare, si suggerisce, di dedicare almeno una delle strade principali della città alla giornata in cui si celebra, per Legge della Regione Sardegna, “sa Die”. A Cagliari si suggerisce in particolare di cambiare il “Largo Carlo Felice” in “Largo 28 aprile 1794 – Die de sa Sardigna”;

c)      di modificare, ove necessario, per rimettere ordine nella gerarchia dei simboli che qualificano ogni spazio urbano, il posizionamento dei monumenti dedicati ai Savoia (in particolare a Cagliari la statua di Carlo Felice), spostandoli, anche attraverso contributi di privati interessati a concorrere alle spese, in spazi consoni a tali monumenti (a Cagliari, per esempio, la statua di Carlo Felice potrebbe essere posizionata in piazza Palazzo all’interno di quella che era casa sua, il palazzo regio), corredandoli di adeguate ed esaustive didascalie che, con richiami bibliografici, permettano ad ogni visitatore di quegli spazi, di prendere coscienza della storia dei personaggi che hanno caratterizzato questa dinastia;

d)    di sostituire le statue dedicate ai sovrani sabaudi con altri monumenti idonei a ricordare invece qualche eroe della lotta per la liberazione del popolo sardo dalle vessazioni dei dominatori succedutisi nei secoli, quali, per esempio, Giovanni Maria Angioy (i cui seguaci furono perseguitati da Carlo Felice), Francesco Cilocco, Francesco Sanna Corda, i Martiri di Palabanda, ecc..

 

 



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