Bazooka da 100 miliardi per sostenere l'economia italiana senza lacrime e sangue

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Le modalità discusse sul tavolo europeo a causa della crisi pandemica, che ormai di fatto è crisi economica, sono essenzialmente tre:

la prima è quella dei cosidetti coronabond; la seconda sarebbe quella relativa all’emissione di eurobond e la terza il ricorso al MES.

Un’altra soluzione per l’Italia, anche grazie alla sospensione del patto di stabilità, sarebbe quella di ricorrere ad un incremento del debito pubblico.

Dobbiamo ricordare che eventuali Eurobond o Mes anche senza condizionalità, sono comunque debito pubblico, che andrà rimborsato e che peserà sulle spalle delle future generazioni. Di contro, bisogna fare presto, altrimenti il paziente Italia muore e anche l’Ue sarà finita. E’ ora di misure non convenzionali, è l’ora dell’helicopter money, dei soldi direttamente nelle tasche dei cittadini per salvare il paese, come teorizzato nel lontano 1969 dall’economista Milton Friedman.

Esiste una ulteriore ipotesi che non è stata presa in considerazione da nessuno degli addetti ai lavori.

E’ quella relativa all’utilizzo della liquidità parcheggiata dalle famiglie italiane sui conti correnti. A ben guardare l’Italia è un paese a due facce: da un lato mostra una ricchezza privata unica al mondo, dall’altro un debito pubblico tra i più elevati rispetto al PIL. E’ proprio la composizione della ricchezza privata e del debito pubblico a rendere il Nostro Bel Paese “Too rich to fail”. La liquidità parcheggiata dalle famiglie sui conti correnti e conti deposito ha raggiunto la cifra di 1.577,3 miliardi a novembre 2019, a cui vanno aggiunti 240 miliardi destinati ad obbligazioni i cui rendimenti risultano ridotti all’osso. Anziché pensare alle patrimoniali, così come qualcuno comincia ad ipotizzare, la svolta potrebbe essere una offerta di rendimenti che possa fare entrare una buona parte della liquidità stessa nel circuito economico. Basterebbe utilizzare per esempio soltanto un quarto di questa liquidità per avere a disposizione circa 400 miliardi. Siamo in guerra, quindi in momenti straordinari sono opportuni provvedimenti straordinari.

Come fare?

In Italia abbiamo, alla data del 26 marzo 2020, 25.526.128 di lavoratori a tempo indeterminato, oltre 3.834.441 di lavoratori precari. Con un decreto legge il Governo dovrebbe autorizzare l’erogazione di un finanziamento di euro 15.000, per ogni lavoratore, rimborsabile in 10 anni mediante cessione del credito del TFR di pari importo e con ammortamento italiano. Questo finanziamento deve essere considerato un acconto sul TFR e non una anticipazione (dal momento che l’istituto dell’anticipazione esiste ed è sottoposto a determinate condizioni). Su questo acconto il lavoratore dovrebbe pagare a titolo definitivo di imposta soltanto il 15%, mediante ritenuta operata al momento della erogazione del finanziamento stesso. Il 15% di ritenuta è di gran lunga inferiore alla ritenuta che il lavoratore subirebbe al momento della risoluzione del rapporto di lavoro, quindi si tratta di una misura agevolativa. E’ appena il caso di precisare che ai sensi dell’articolo 52 co 2 del DPR n.180 del 15/1/1950, alla cessione del credito dei lavoratori pubblici e privati non si applica il limite del quinto (Cass, Civ. Sez Lavoro n. 3913 del 17/02/2020).

Gli effetti che si produrrebbero nei confronti dei vari attori sarebbero i seguenti:

- i finanziatori immetterebbero nel circuito economico 375 miliardi (25 milioni di lavoratori per 15.000 euro)(che rappresentano quasi 20 punti di PIL) e di contro otterrebbero 7,5 miliardi di interessi, riconoscendo loro un tasso medio del 2% annuo, che risulterebbe maggiore rispetto a quanto rende un BTP decennale. I finanziatori avrebbero doppia garanzia e, se del caso, anche quella dello stato e della CC.DD.PP., per quanto di seguito verrà detto. I finanziatori poi, dal momento che i lavoratori dovrebbero rimborsare il prestito in 10 anni con rate di ammortamento italiano, ogni anno, oltre agli interessi, percepirebbero il rimborso di una quota capitale annua di circa 37 miliardi. (Questo sarebbe un ulteriore vantaggio, considerato il fatto che i BTP vengono rimborsati totalmente alla scadenza);

- lo Stato otterrebbe immediatamente (entro il 15 del mese successivo a quello della erogazione) 56 miliardi di maggiore gettito per irpef  (375 miliardi per il 15%); entro un anno, due al massimo, sulla differenza pari a 319 mld, considerando il 15% di imposte sui consumi (Iva), otterrebbe un ulteriore gettito di  47 miliardi per un totale complessivo di 103 miliardi (quattro manovre di ieri).

- il lavoratore dovrebbe restituire nell’arco di 10 anni il prestito ricevuto, pagando una rata mensile di 150 euro a scalare in diminuzione. In questo caso alla scadenza avrà di nuovo diritto alla corresponsione del TFR per euro 15.000, chiaramente senza dover pagare nuovamente le imposte sullo stesso importo.

La gestione dell’operazione potrebbe essere affidata al sistema bancario con provvedimento governativo.

Il Decreto “Cura Italia”, all’art. 49, ha previsto il potenziamento, per 1,5 miliardi, del fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese, anche per la rinegoziazione dei prestiti esistenti. Il meccanismo di funzionamento del fondo genera un importante effetto leva, in grado di agire da moltiplicatore delle risorse pubbliche, configurandosi come un efficace strumento di politica industriale che presenta un rapporto costi-benefici inferiore a qualsiasi altra agevolazione: per ogni euro del fondo, si attivano circa 16 euro di finanziamento, per cui nel caso sopra prospettato, destinando 25 miliardi dei 103 reperiti al fondo di garanzia si possono ottenere ulteriori finanziamenti per circa 400 miliardi.

Da quanto precede, emerge in maniera inequivocabile che non possiamo aspettare l‘Europa e che prima di pensare di effettuare manovre in deficit e quindi a debito, bisogna sforzarsi di trovare provvedimenti che mirino alla soluzione del problema col minore sacrificio possibile per gli italiani. Il maggior debito infatti andrebbe ancor di più a gravare sulle spalle dei nostri figli e delle future generazioni, per non parlare degli effetti estremamente negativi per i giudizi delle società di rating, che provocherebbero a loro volta danni per i maggiori interessi da corrispondere sul debito pubblico. Il ricorso al deficit e quindi al debito deve essere l’estrema ratio.

Care amiche e cari amici, tiriamo fuori l’orgoglio che ci ha sempre contraddistinti di essere ITALIANI, più che mai in questo momento particolarmente difficile per il NOSTRO BEL PAESE. Per rispetto dei morti, per l’amore e la abnegazione profusi nell’espletamento del loro dovere da parte di tutto il personale medico e paramedico, per l’instancabile operato del Governo e della Protezione Civile, per l’encomiabile operato di tutte le forze dell’ordine e dei vigili del fuoco, se siete d’accordo con quanto da me sostenuto e proposto, SBRACCIAMOCI, chiediamo in tanti, anzi in tantissimi, sotto forma di petizione (articolo 50 della Costituzione: “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle camere per chiedere provvedimenti  legislativi o esporre comuni necessità”), che venga immediatamente approvata la nostra proposta e si proceda quindi al più presto ad immettere soldi direttamente sui conti correnti bancari delle persone, senza altri enti o istituti che facciano da tramite. Manifestatemi i Vs suggerimenti per il miglioramento della proposta.

Rivolgo un appello particolare a tutti i rappresentanti ed esponenti politici della nostra Città, al Sig. Sindaco, agli esponenti politici della nostra Regione, ai Ministri e Vice Ministri della nostra Regione, a tutte le categorie professionali ed imprenditoriali, a tutti gli insegnanti, agli alunni, a tutti i lavoratori dipendenti ed a tutti i pensionati, affinché, ciascuno, per la propria parte, si prodighi per far pervenire la nostra proposta agli organi interessati.

V        I        V        A         L’       I        T        A        L         I        A

Alessandro Pilato

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