Il 12 febbraio 2019 è iniziato a Madrid il processo contro dodici importanti catalani. Le sentenze sono probabilmente già state pronunciate in anticipo.
In uno Stato di diritto normale, il procedimento si svolge dinanzi al tribunale competente. Non è così in Spagna. Il leader del Partido Popular, Pablo Casado, in parte estremista di destra, ha detto che è stato grazie al suo partito che questo processo non è stato portato davanti al Tribunal Superior de Justícia de Catalunya (TSJC), che in realtà ha giurisdizione, ma davanti al Tribunal Supremo di Madrid, che ha giurisdizione solo in seconda istanza, in prima istanza e poi probabilmente nell'unica istanza. Questo da solo dimostra quanto gravemente la magistratura spagnola, in parte partigiana e in parte corrotta, stia distorcendo e infrangendo in modo intollerabile il diritto spagnolo e internazionale nella questione catalana.
Uno Stato che viola gravemente una legge organica e la propria costituzione, depositando un governo democraticamente eletto senza una base giuridica praticabile per far sì che i politici depositati siano poi perseguiti da un tribunale incompetente come dissidenti politici per mezzo del diritto penale senza una base reale nel proprio codice penale, uno Stato che viola massicciamente i diritti umani, uno Stato che viola la propria costituzione, uno Stato che governa un popolo che vive nella sua giurisdizione sotto l'abuso dell'articolo 155 della Costituzione spagnola, che non lo ha legittimato, dittatorialmente e cerca con manganelli di impedirgli il voto democratico, uno Stato che non riconosce il diritto umano fondamentale dei popoli che vi abitano all'autodeterminazione con la stupida argomentazione che tale diritto umano non si applica in una «democrazia», non è né uno Stato democratico né uno Stato costituzionale. E' uno stato di vergogna, per le cui violazioni dei diritti umani i cittadini spagnoli dovranno vergognarsi per i decenni a venire.
Se la Spagna, che è andata fuori dai binari, non raccoglie rapidamente qualcosa di meglio, rilascia i prigionieri politici detenuti dalla Catalogna e riconosce il diritto all'autodeterminazione della nazione catalana in Catalogna, nel paese di València e nelle Isole Baleari, lo ‘Spexit’ volontario o involontario sarà solo questione di tempo. Una Spagna che rispetta i diritti umani ed è pronta a trasformarsi in una democrazia basata sullo Stato di diritto, cosa che attualmente non è, continuerà ad essere la benvenuta in Europa. Una Spagna, tuttavia, che imprigiona i dissidenti politici, li perseguita legalmente e non riconosce i diritti umani, ma li viola costantemente e massicciamente, non ha posto nell'Unione europea. Minaccia di ricadere nella barbarie dei decenni passati.