#Salviamolaricerca Investiamo il 2% del PIL in ricerca e innovazione in 5 anni

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La spesa italiana in ricerca e sviluppo e' pari all'1,3% del prodotto interno lordo, in Francia e' del 2,2%, in Germania del 2,9% (http://uis.unesco.org/apps/visualisations/research-and-development-spending/). Questo semplice dato spiega la difficoltà cronica del nostro paese di costruire una crescita robusta basata sull'innovazione. L'innovazione di un paese deriva dalla capacità del sistema universitario, dei centri di ricerca pubblici e privati, delle aziende e delle istituzioni culturali di finanziare idee e progetti in maniera meritocratica. L'investimento in ricerca e sviluppo genera crescita, opportunità' e attrae capitali e ulteriori investimenti.

In un paese dove l'emergenza più grave è offrire opportunità di lavoro qualificato per i più giovani, la priorità del governo deve essere di portare l'Italia a investire almeno il 2% del prodotto interno lordo in ricerca e innovazione entro 5 anni. Per questo motivo ho iniziato una campagna di raccolta firme su change.org

Nel silenzio di questa campagna elettorale sui temi fondamentali dello sviluppo e della crescita, spero che questa proposta possa diventare patrimonio comune: patrimonio della politica che ha voglia di guardare al futuro e decidere di consegnare alle future generazioni un Paese moderno, patrimonio dei genitori e nonni che a piccole elemosine elettorali preferiscono sapere che il loro figli e nipoti avranno modo di costruirsi un futuro migliore del loro senza dover emigrare, patrimonio dei giovani che chiedono di poter esprimere i loro talenti e hanno energie per cambiare il mondo.

A chi sostiene che l'Italia dovrebbe risolvere a monte il problema di come vengono spesi i soldi - ad esempio agendo su corruzione e nepotismo - mi sento di rispondere che hanno ragione, ma solo in parte. E' infatti difficile, se non impossibile creare un sistema meritocratico quando le opportunità nel pubblico e nel privato sono poche e le possibilità di esprimere i propri talenti scarseggiano. E' impossibile dimostrare il proprio valore nella ricerca, cultura e innovazione quando non esistono schemi competitivi di finanziamento che siano adeguati alle differenti fasi della carriera. E' impossibile sostenere la crescita personale e del proprio team quando i bandi che dovrebbero finanziare la ricerca di un intero gruppo sono discontinui e imprevedibili, perché nel momento in cui un gruppo ottiene risultati promettenti non può permettersi di stare ad aspettare: nell'incertezza chi può' parte e va via e chi resta vede svanire l'originalità' delle proprie idee e il vantaggio di tempo che aveva guadagnato con tanto lavoro. Rispondo anche che bisogna avere fiducia nel nostro Paese, perché un sistema sanamente competitivo e' capace di darsi regole e nel tempo emargina i corrotti, i meno competenti, i fannulloni.

C'è un legame noto e ben studiato tra livello di istruzione, fiducia e crescita; le tre cose si alimentano a vicenda: sono più' alti nei paesi più' ricchi. Non possiamo comprare la crescita, non possiamo convincerci alla fiducia, ma possiamo partire dall'istruzione per innescare un processo virtuoso, un nuovo umanesimo delle arti e delle scienze a beneficio dell'Italia e delle future generazioni.



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