
Andrea MeleItaly

Feb 3, 2018
Nel precedente aggiornamento di gennaio (vi invitiamo a darci un’occhiata se non lo avete ancora fatto) si era accennato come la Torre dell’Ovo, oltre ad essere candidata come un potenziale albergo diffuso secondo il progetto slowscape, può ben ambire anche al ruolo di centro museale ed espositivo.
Tale considerazione deriva da una serie di fattori presenti nell’area al centro della quale la torre svetta; in questo aggiornamento parleremo del primo di essi: la tonnara.
L’area è così chiamata in quanto, fino al 1966, a Torre Ovo era praticata la pesca dei tonni. Di tale attività sono tutt’oggi visibili le ancore utilizzate come zavorre durante le battute di pesca e le strutture di lavorazione.
Tuttavia tale zona non è stata interessata solo da questa attività. Da qualche anno in quest’area la storia ha iniziato a riaffiorare sotto forma di pavimentazioni mosaiche (in “opus spicatum”) di quella che sembrerebbe essere un’antica villa romana e di diverse tracce comprovanti l’esistenza di un insediamento costiero databile tra la metà del I° secolo a.C. ed il I° secolo d.C. Interessante inoltre menzionare come si siano rinvenuti alcuni canali e vasche, scolpiti nella scogliera, per attività di lavorazione del pesce e del sale.
La Sopraintendenza per i beni Archeologici della Puglia, a seguito degli opportuni rilievi, ha giudicato l’area come “sito senza alcun dubbio […] di grande interesse archeologico”. A fronte di questa affermazione è evidente che delle attività di scavo, da parte di archeologi qualificati, porterebbero alla luce un ingente numero di reperti ancora gelosamente custoditi dalla tonnara.
Appare dunque fuor di dubbio come la torre dia ancora oggi prova del valore strategico della sua posizione: essa infatti ben potrebbe prestarsi a centro museale a supporto dell’area archeologica, potendo accogliere nei suoi ambienti un’esposizione permanente dei manufatti ritrovati; da tale funzione può derivare anche un servizio di visita guidata direttamente al sito archeologico. Tutto questo senza dimenticare che sarebbe possibile integrare e potenziare tale tipo di offerta culturale dedicando parte degli spazi anche alla storia più moderna della tonnara. Tali aspetti porterebbero risvolti certamente positivi nel settore turistico che potrebbe ambire ad essere operativo oltre la finestra estiva per mezzo dell’archeologia.
Tonnare e storia sono un binomio già collaudato e di successo in altre aree. Un esempio è il MUT – MUseo della Tonnara di Stintino, il quale accoglie anche reperti archeologici ritrovati nella zona negli anni ‘70 e riconsegnati alla collettività da chi li deteneva. Due servizi giornalistici relativi al MUT sono consultabili ai seguenti link:
https://www.youtube.com/watch?v=J2y9RSSeIxg
https://www.youtube.com/watch?v=ZSk_NvSXGtM
Questa è soltanto la prima di una serie di risorse territoriali che la torre può cogliere per una sua rinascita come centro museale e che sottolineano l’importanza di un suo celere ed adeguato recupero.
Delle ulteriori ricchezze di cui la torre è circondata si continuerà a trattare negli aggiornamenti seguenti.
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