ISTAT - Abrogazione dell'obbligo di risposta

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Nelle ultime settimane, 28.000 cittadini Italiani hanno ricevuto una comunicazione da parte dell'Istituto Nazionale di Statistica con la quale gli si comunica di essere stati "estratti a sorte" per partecipare ad una attività di rilevazione (PSN).

Una lettura disattenta della comunicazione potrebbe far credere che si tratti solo di un invito a partecipare, al pari di altrettante campagne statistiche condotte da istituti privati.
In realtà si tratta di una notifica coattiva, che ricorda lo stile del precetto militare, con obbligo dei contattati di partecipare secondo modalità e tempi dettati dall'Istituto. Pena, per chi non collabora, altera o non fornisce tutte le informazioni obbligatorie, di subire sanzioni pecuniarie in applicazione dell'art. 7 del D.Lgs 322/1989 (obbligo di risposta).

L'indagine da cui prendo spunto (che ha oggetto la rilevazione di viaggi, vacanze e di tutte le spese sostenute dalle famiglie campione) prevede la consegna, da parte di un funzionario dell'Istituto, di un diario su cui annotare, quotidianamente, per 2 settimane (per tutti i membri della famiglia) tutte le spese sostenute.
Funzionario che si recherà presso il domicilio degli interessati per almeno due volte e, nel primo incontro, “schederà” tutti i membri della famiglia ed eseguirà la raccolta di una serie di informazioni sulla stessa.
Il tutto imposto con pratica vessatoria, con la “minaccia normativa” che, chi non collabora, verrà segnalato dal funzionario (secondo quanto prevede l’art. 11 dello stesso D.Lgs) al Comune di residenza, che lo comunicherà all’ISTAT regionale il quale redigerà un rapporto che trasmetterà al Prefetto di competenza che, a sua volta, notificherà del procedimento l’Istituto di Statistica Nazionale che, in virtù del sopracitato articolo del D.Lgs 322/89, si riserverà il diritto di applicare le sanzioni (fino a €2.065,83 per i privati).

Pratiche assurde e fuori dal tempo, che rievocano sistemi autoritari tutt'altro che democratici e ricordano laconicamente - per l’ennesima volta - come lo Stato solo idealmente si dichiari al servizio dei cittadini, ma nella praticità di tutti i giorni ribadisca coi fatti che è vero il contrario.

Naturalmente io sono uno dei “sorteggiati. E di conseguenza la mia famiglia.
Ero a conoscenza di queste comunicazioni dell’Istat rivolte alle aziende, con “minaccia di sanzione” (fino a €5.164,57), perché le avevo viste nella ditta per cui lavoro.
Ma ignoravo che queste pratiche coercitive si applicassero anche ai privati cittadini.

Ritengo che tutto questo sia oggigiorno inconcepibile e, preso atto dell’obbligo dell’Istituto di condurre queste indagini, ritengo comunque che le leggi in vigore vadano riviste, lasciando all'insindacabile giudizio delle famiglie contattate la libertà di partecipare o declinare.
Come in uno Stato di Diritto dovrebbe accadere per ogni libero cittadino.

E credo sia giusto concedere eguali diritti anche alle Aziende private di questo paese, colonna portante dell’economia italiana, già oberate di burocrazia, moduli e scadenze fiscali e che farebbero tranquillamente a meno dell’ennesima noia da disbrigare.

Con questa raccolta firme, quindi, si richiede l'abrogazione degli artt. 7 e 11 del D.Lgs n. 322/1989 e successive modificazioni, ovvero l'obbligo di risposta - da parte di Aziende e Cittadini privati - ad indagini, rilevazioni ed affini ricerche statistiche condotte dall'Istituto Nazionale di Statistica.



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