RIAPRIAMO INSIEME L'ORTO SOCIALE PIU' GRANDE DELLA CAMPANIA


RIAPRIAMO INSIEME L'ORTO SOCIALE PIU' GRANDE DELLA CAMPANIA
Il problema
RIAPRIAMO INSIEME L'ORTO SOCIALE PIU' GRANDE DELLA CAMPANIA
CHIEDIAMO
al Presidente della Camera dei Deputati, ai Ministri sopra indicati, al Governatore della Regione Campania, al Sindaco della Città Metropolitana di Napoli e al Sindaco del Comune di Afragola
DI CONSENTIRE
e persuadere chi gestisce il bene confiscato alla criminalità denominato Masseria Antonio Esposito Ferraioli:
- a ripristinare, ad horam, l’accesso agli orti, invitando tutte e tutti i legittimi assegnatari (già documentati nei registri di gestione) accompagnati da un convivente che possa fornire aiuto nel lavoro della terra e fornendo loro un certificato che specifichi la necessità di riprendere le attività, strategiche e indifferibili, di produzione alimentare;
- a mettere in produzione tutti gli altri lotti di terra incolti (stimiamo in difetto almeno altri 7/9 ettari considerando la possibilità di coltivare anche tra i filari dei frutteti) avviando fin da subito una campagna di assegnazione e reclutamento di nuovi ortolani e ortolane;
- a privilegiare nelle nuove assegnazioni chi è in condizioni di indigenza, a cominciare dal vicino campo rom sul confine con Casoria, per fornire uno strumento di autodeterminazione alla sussistenza in questo momento così difficile per tutte e tutti;
- a destinare una zona sufficientemente ampia alle attività didattiche all'aperto contattando direttamente i/le dirigenti degli istituti scolastici del territorio metropolitano per manifestare disponibilità e apertura e verificando nell'interesse collettivo che la comunicazione arrivi fino ai destinatari diretti (le famiglie) e che produca una efficace cooperazione sociale;
- a certificare la presenza necessaria per attività strategiche e indifferibili di ogni operatore (volontario e non) prevedendo la possibilità di essere accompagnato da un convivente anche diverso in ogni turno assegnato e a organizzare turni efficienti che permettano lo svolgimento in sicurezza delle attività;
- a mobilitare tutte le risorse economiche disponibili per l’acquisto di piantine da mettere a dimora, degli attrezzi sufficienti e necessari a lavorare la terra e dei dispositivi di irrigazione indispensabili per il vicino arrivo delle giornate di calura e di aprire contestualmente una campagna di raccolta fondi e donazioni per dare possibilità di partecipazione e continuità all’iniziativa;
- a aprirsi alle richieste anche di altri soggetti, oltre alle chiese del territorio, che durante questa crisi stanno provvedendo alla distribuzione gratuita di generi alimentari e di prima necessità permettendo agli ortolani di esprimere l'autonoma iniziativa in solidarietà a chi è in condizioni di indigenza;
- a mantenere questo regime straordinario di organizzazione e mutuo aiuto fin quando gli strascichi di questa epidemia saranno passati, per ridiscutere, al termine e in maniera orizzontale, nuove modalità di gestione condivisa del bene che prevedano il coinvolgimento attivo degli abitanti e delle comunità di riferimento anche e soprattutto nelle fasi decisionali, come già previsto dagli articoli 3 e 118 della Costituzione Italiana e dal Codice del Terzo Settore.
CONSIDERATO CHE:
- la Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo, del 1948 sancisce all'art.25 che “ognuno ha il diritto ad uno standard di vita adeguato per la salute e benessere propri e della propria famiglia, incluso il cibo...”;
- il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, del 1966 decreta all'art 11 che “i Paesi facenti parte del Patto riconoscono il diritto di ognuno ad un adeguato standard di vita ... incluso il cibo adeguato ...” e convengono di intraprendere azioni appropriate per realizzare questo diritto;
- la Dichiarazione di Roma sulla sicurezza alimentare mondiale, del 1996 esplicita che “Noi, Capi di Stato e di Governo… riaffermiamo il diritto di ogni persona ad avere accesso ad alimenti sani e nutrienti, in accordo con il diritto ad una alimentazione appropriata e con il diritto fondamentale di ogni essere umano di non soffrire la fame”;
- il Ministero della Sanità specifica chiaramente che “la capacità di produzione alimentare è strategica e indifferibile”;
- il Governo chiarisce nelle FAQ ai vari decreti #iorestoacasa che "devono essere assicurati i servizi sociali che rispondono a necessità primarie”;
- il DPCM del 22 marzo 2020 nulla dispone in merito alle attività agricole non professionali;
- nella Circolare di Precisazione sugli Spostamenti del 31 marzo il Ministero dell’Interno chiarisce “che la finalità dei divieti e delle limitazioni imposti dalle disposizioni adottate risiede nell’esigenza di prevenire e ridurre la propagazione del contagio. In tale ottica, si inseriscono il divieto di ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico, le restrizioni agli spostamenti sia intercomunali che infracomunali, nonché le prescrizioni che vanno dal rispetto della distanza interpersonale di un metro fino alle limitazioni riguardanti l’attività motoria. Al riguardo, appare peraltro evidente come il perseguimento della predetta esigenza implichi valutazioni ponderate rispetto alla specificità delle situazioni concrete”;
- il DPCM del 10 aprile 2020 ha espressamente autorizzato "la cura e manutenzione di parchi e giardini pubblici e privati, di ogni altra area verde pubblica o privata, del paesaggio agrario e rurale, comprese le superfici agricole di limitate dimensioni adibite alle produzioni per autoconsumo";
- in nessun decreto regionale è prevista l'interruzione delle attività legate alla produzione alimentare;
- con il Chiarimento n. 20 del 20 aprile 2020 all'ordinanza n. 23 del 25 marzo 2020 – Attività di coltivazione, cura degli orti e tutela animali da cortile, la Regione Campania specifica che "non risultano dettate disposizioni specifiche in materia";
- non esiste nessuna ordinanza del Sindaco di Afragola circa la sospensione delle attività in oggetto;
- l'Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda con regolarità la necessità di svolgere attività motoria, anche in questo periodo a scopo preventivo, ma anche per evitare il peggioramento di patologie già in essere;
- il Ministero della Salute, definisce il giardinaggio come attività fisica e motoria e non sportiva o ludico ricreativa;
- le decisioni del Consiglio di Stato (Sez. V, 14/4/2006, n. 2087 - conformi: Sez. VI, 20/5/2011, n. 3013; Sez. VI, 17/4/2007, n. 1736) chiariscono che la Pubblica Amministrazione ha l'onere di assumere i provvedimenti di propria competenza nel rispetto del principio di proporzionalità, il quale implica che la stessa P.A. «debba adottare la soluzione idonea ed adeguata, comportante il minor sacrificio possibile per gli interessi compresenti. (…) le autorità comunitarie e nazionali non possono imporre, sia con atti normativi, sia con atti amministrativi, obblighi e restrizioni alle libertà del cittadino, tutelate dal diritto comunitario, in misura superiore, cioè sproporzionata, a quella strettamente necessaria nel pubblico interesse per il raggiungimento dello scopo (…) nel senso che nessun altro strumento ugualmente efficace, ma meno negativamente incidente, sia disponibile».
CONSTATANDO CHE:
- la crisi attuale dovuta alla pandemia da Covid-19 sta mettendo in seria difficoltà il sistema economico globale incidendo già in queste prime battute su economie familiari già precarie e di fatto aumentando le diseguaglianze sociali e la concentrazione delle ricchezze nella mani di pochi;
- le misure di sostegno al reddito non potranno bastare da sole a compensare il divario sociale né a rimarginare le ferite inferte dal lockdown che presumibilmente si protrarrà ancora per i mesi a venire;
- l'ISTAT ratifica che a marzo è provato l’aumento dei prezzi dei beni alimentari e secondo la Coldiretti l’aumento dei prezzi nei supermercati è registrato con percentuali che vanno dal +14% della frutta al +24% degli ortaggi;
- il Piano Territoriale di Coordinamento della Città Metropolitana di Napoli ci ricorda che nella piana campana, grazie anche ai benefici effetti delle eruzioni vesuviane, un moggio di terra (circa 3mila mq) bastava storicamente per il fabbisogno alimentare annuale di una famiglia tradizionale che, per intenderci, era molto più affollata della media delle odierne famiglie mononucleari;
- la Masseria Antonio Esposito Ferraioli con i suoi 120mila metri quadri (12 ettari) confiscati alla camorra rappresenta l’esperienza del bene strategico destinato alla produzione alimentare in chiave sociale più grande della Campania e forse di tutto il Sud Italia;
- la Masseria è un luogo prevalentemente destinato alla produzione alimentare, quindi non propriamente può essere definito parco pubblico e pertanto nel rispetto dei decreti regionali sarebbe dovuta essere la Pubblica Amministrazione e non il gestore privato, retribuito o meno per assicurare un servizio pubblico, a decidere della sua eventuale interruzione;
- i 120 orti già assegnati a altrettante famiglie del territorio metropolitano, per una media di 100 metri quadrati l’uno, in approssimazione per difetto e senza contare nemmeno la superficie dei viali di accesso agli orti, fanno circa un ettaro (10mila mq) nel quale, se anche 6 per volta dei legittimi e documentati (donne e uomini) assegnatari degli orti potessero autogestire le operazioni in campo, ognuno esclusivamente nell’orto che ha in affido, in 2 turni di mattina e pomeriggio, avremmo 12persone/giorno in un area di più di 1500mq liberi a testa e con una distanza di più di 21metri di raggio volendo disegnare un cerchio vuoto attorno ad ognuno dei 6 ortolani eventualmente presenti per turno. Risulterebbero quindi circa 42metri tra una persona e l’altra, il che garantirebbe abbondantemente la possibilità di essere aiutati anche da un convivente (genitore, figlio, ecc..) e in maniera molto più sicura e controllata che da soli in fila all’edicola, al tabaccaio o al supermercato e forse anche del balcone e consentendo in soli 10 giorni, o magari qualcuno in più data la pioggia o altre condizioni meteorologiche avverse, a tutti i 120 assegnatari di svolgere attività presso l'orto in gestione e al turno di poter ricominciare;
- la decisione di requisire i raccolti dagli orti in affido e destinarli in beneficenza, come riportano le pagine social di comunicazione dell'ente, è stata presa in maniera unilaterale da chi gestisce il bene, senza dare ascolto a chi chiedeva dal basso un confronto interno in modalità telematica per decidere insieme sul da farsi e senza permettere, a chi ha realmente coltivato quella terra, di scegliere se, come e a chi donare i frutti del proprio lavoro;
- nessun nessun seme e nessuna piantina è stata più messa a dimora su quei terreni dopo la decisione del soggetto gestore di chiudere gli orti senza l'avallo di nessun atto ufficiale e interpretando la legge in un eccesso di prudenza o per manifesta incapacità di gestione, forse comprensibile nell'emergenza, ma non al punto da giustificare la negazione di diritti essenziali;
- il rapporto con la terra nella regione Campania (di probabile legame etimologico con "campagna") va più che mai valorizzato anche in considerazione dei disastri ambientali degli ultimi decenni;
- la capacita di produzione diretta del cibo da parte della popolazione offre notevoli vantaggi ecosistemici, ambientali, economici e sociali nella riduzione dell'impronta ecologica complessiva e nello sviluppo di pratiche resilienti che proprio di fronte a crisi come quella che viviamo servono a ridurre i relativi impatti;
DICHIARIAMO CHE:
- abbiamo conoscenze e saperi, possiamo aiutare con la nostra attività, siamo parte di una realtà sociale e vogliamo la libertà di renderci utili nell'interesse collettivo per noi, i nostri cari e nei confronti di chi è in condizione di sofferenza anche maggiore;
- abbiamo bisogno di restituire al popolo la sovranità a partire da quella alimentare, come ricorda Papa Francesco nella sua "Lettera ai fratelli e alle sorelle dei movimenti e delle organizzazioni popolari" e di difendere e costruire il diritto alla salute, il rispetto dell’ambiente, l’autodeterminazione economica, la capacità di riproduzione della vita e le relazioni sociali pur nella distanza fisica necessaria;
- abbiamo la volontà di tornare prima di subito a produrre alimenti genuini e col rifiuto di attendere a-criticamente il ritorno ad una normalità che ha prodotto le degenerazioni che subiamo in questi giorni;
- anche questa crisi la stiamo già pagando, ma non abbiamo intenzione di subire più del dovuto e nessuna paura a rimboccarci le maniche nell'interesse della collettività;
FACCIAMO APPELLO
a tutte e a tutti i solidali, contadine e contadini, a chiunque consumi verdure e ortaggi nella Metropoli Partenopea e oltre, perché - insieme e in sicurezza - si apra al popolo come mai è stato aperto e si rimetta in produzione da subito l’orto sociale più grande della Campania in questo momento di grande crisi.
La foto di copertina è scattata durante alcune attività organizzate con le scuole del territorio dai primi firmatari di questo appello durante lo scorso anno scolastico proprio alla Masseria, scelta nella triste consapevolezza che la vicinanza fisica di quel momento non sarà possibile per molto tempo ma più che mai abbiamo bisogno di ristabilire relazioni sociali proprio a partire dai più piccoli, semi del nostro futuro. Anche da qui la necessità di questo tentativo.
La decisione di pubblicare la presente viene presa il 17 aprile 2020 - Giornata Internazionale delle Lotte Contadine.
“Questa Terra è tua, amala e difendila”
“Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno.” - Enrico Berlinguer
Comitato Orti Storti
rEsistenze Contadine Campane
Assemblea Telematica Campana
Napoli emergenza COVID-19
Santa Fede Liberata
Sgarrupato
Spazio DAMM
Scugnizzo Liberato
Giardino Liberato di Materdei
289
Il problema
RIAPRIAMO INSIEME L'ORTO SOCIALE PIU' GRANDE DELLA CAMPANIA
CHIEDIAMO
al Presidente della Camera dei Deputati, ai Ministri sopra indicati, al Governatore della Regione Campania, al Sindaco della Città Metropolitana di Napoli e al Sindaco del Comune di Afragola
DI CONSENTIRE
e persuadere chi gestisce il bene confiscato alla criminalità denominato Masseria Antonio Esposito Ferraioli:
- a ripristinare, ad horam, l’accesso agli orti, invitando tutte e tutti i legittimi assegnatari (già documentati nei registri di gestione) accompagnati da un convivente che possa fornire aiuto nel lavoro della terra e fornendo loro un certificato che specifichi la necessità di riprendere le attività, strategiche e indifferibili, di produzione alimentare;
- a mettere in produzione tutti gli altri lotti di terra incolti (stimiamo in difetto almeno altri 7/9 ettari considerando la possibilità di coltivare anche tra i filari dei frutteti) avviando fin da subito una campagna di assegnazione e reclutamento di nuovi ortolani e ortolane;
- a privilegiare nelle nuove assegnazioni chi è in condizioni di indigenza, a cominciare dal vicino campo rom sul confine con Casoria, per fornire uno strumento di autodeterminazione alla sussistenza in questo momento così difficile per tutte e tutti;
- a destinare una zona sufficientemente ampia alle attività didattiche all'aperto contattando direttamente i/le dirigenti degli istituti scolastici del territorio metropolitano per manifestare disponibilità e apertura e verificando nell'interesse collettivo che la comunicazione arrivi fino ai destinatari diretti (le famiglie) e che produca una efficace cooperazione sociale;
- a certificare la presenza necessaria per attività strategiche e indifferibili di ogni operatore (volontario e non) prevedendo la possibilità di essere accompagnato da un convivente anche diverso in ogni turno assegnato e a organizzare turni efficienti che permettano lo svolgimento in sicurezza delle attività;
- a mobilitare tutte le risorse economiche disponibili per l’acquisto di piantine da mettere a dimora, degli attrezzi sufficienti e necessari a lavorare la terra e dei dispositivi di irrigazione indispensabili per il vicino arrivo delle giornate di calura e di aprire contestualmente una campagna di raccolta fondi e donazioni per dare possibilità di partecipazione e continuità all’iniziativa;
- a aprirsi alle richieste anche di altri soggetti, oltre alle chiese del territorio, che durante questa crisi stanno provvedendo alla distribuzione gratuita di generi alimentari e di prima necessità permettendo agli ortolani di esprimere l'autonoma iniziativa in solidarietà a chi è in condizioni di indigenza;
- a mantenere questo regime straordinario di organizzazione e mutuo aiuto fin quando gli strascichi di questa epidemia saranno passati, per ridiscutere, al termine e in maniera orizzontale, nuove modalità di gestione condivisa del bene che prevedano il coinvolgimento attivo degli abitanti e delle comunità di riferimento anche e soprattutto nelle fasi decisionali, come già previsto dagli articoli 3 e 118 della Costituzione Italiana e dal Codice del Terzo Settore.
CONSIDERATO CHE:
- la Dichiarazione universale sui diritti dell’uomo, del 1948 sancisce all'art.25 che “ognuno ha il diritto ad uno standard di vita adeguato per la salute e benessere propri e della propria famiglia, incluso il cibo...”;
- il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, del 1966 decreta all'art 11 che “i Paesi facenti parte del Patto riconoscono il diritto di ognuno ad un adeguato standard di vita ... incluso il cibo adeguato ...” e convengono di intraprendere azioni appropriate per realizzare questo diritto;
- la Dichiarazione di Roma sulla sicurezza alimentare mondiale, del 1996 esplicita che “Noi, Capi di Stato e di Governo… riaffermiamo il diritto di ogni persona ad avere accesso ad alimenti sani e nutrienti, in accordo con il diritto ad una alimentazione appropriata e con il diritto fondamentale di ogni essere umano di non soffrire la fame”;
- il Ministero della Sanità specifica chiaramente che “la capacità di produzione alimentare è strategica e indifferibile”;
- il Governo chiarisce nelle FAQ ai vari decreti #iorestoacasa che "devono essere assicurati i servizi sociali che rispondono a necessità primarie”;
- il DPCM del 22 marzo 2020 nulla dispone in merito alle attività agricole non professionali;
- nella Circolare di Precisazione sugli Spostamenti del 31 marzo il Ministero dell’Interno chiarisce “che la finalità dei divieti e delle limitazioni imposti dalle disposizioni adottate risiede nell’esigenza di prevenire e ridurre la propagazione del contagio. In tale ottica, si inseriscono il divieto di ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico, le restrizioni agli spostamenti sia intercomunali che infracomunali, nonché le prescrizioni che vanno dal rispetto della distanza interpersonale di un metro fino alle limitazioni riguardanti l’attività motoria. Al riguardo, appare peraltro evidente come il perseguimento della predetta esigenza implichi valutazioni ponderate rispetto alla specificità delle situazioni concrete”;
- il DPCM del 10 aprile 2020 ha espressamente autorizzato "la cura e manutenzione di parchi e giardini pubblici e privati, di ogni altra area verde pubblica o privata, del paesaggio agrario e rurale, comprese le superfici agricole di limitate dimensioni adibite alle produzioni per autoconsumo";
- in nessun decreto regionale è prevista l'interruzione delle attività legate alla produzione alimentare;
- con il Chiarimento n. 20 del 20 aprile 2020 all'ordinanza n. 23 del 25 marzo 2020 – Attività di coltivazione, cura degli orti e tutela animali da cortile, la Regione Campania specifica che "non risultano dettate disposizioni specifiche in materia";
- non esiste nessuna ordinanza del Sindaco di Afragola circa la sospensione delle attività in oggetto;
- l'Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda con regolarità la necessità di svolgere attività motoria, anche in questo periodo a scopo preventivo, ma anche per evitare il peggioramento di patologie già in essere;
- il Ministero della Salute, definisce il giardinaggio come attività fisica e motoria e non sportiva o ludico ricreativa;
- le decisioni del Consiglio di Stato (Sez. V, 14/4/2006, n. 2087 - conformi: Sez. VI, 20/5/2011, n. 3013; Sez. VI, 17/4/2007, n. 1736) chiariscono che la Pubblica Amministrazione ha l'onere di assumere i provvedimenti di propria competenza nel rispetto del principio di proporzionalità, il quale implica che la stessa P.A. «debba adottare la soluzione idonea ed adeguata, comportante il minor sacrificio possibile per gli interessi compresenti. (…) le autorità comunitarie e nazionali non possono imporre, sia con atti normativi, sia con atti amministrativi, obblighi e restrizioni alle libertà del cittadino, tutelate dal diritto comunitario, in misura superiore, cioè sproporzionata, a quella strettamente necessaria nel pubblico interesse per il raggiungimento dello scopo (…) nel senso che nessun altro strumento ugualmente efficace, ma meno negativamente incidente, sia disponibile».
CONSTATANDO CHE:
- la crisi attuale dovuta alla pandemia da Covid-19 sta mettendo in seria difficoltà il sistema economico globale incidendo già in queste prime battute su economie familiari già precarie e di fatto aumentando le diseguaglianze sociali e la concentrazione delle ricchezze nella mani di pochi;
- le misure di sostegno al reddito non potranno bastare da sole a compensare il divario sociale né a rimarginare le ferite inferte dal lockdown che presumibilmente si protrarrà ancora per i mesi a venire;
- l'ISTAT ratifica che a marzo è provato l’aumento dei prezzi dei beni alimentari e secondo la Coldiretti l’aumento dei prezzi nei supermercati è registrato con percentuali che vanno dal +14% della frutta al +24% degli ortaggi;
- il Piano Territoriale di Coordinamento della Città Metropolitana di Napoli ci ricorda che nella piana campana, grazie anche ai benefici effetti delle eruzioni vesuviane, un moggio di terra (circa 3mila mq) bastava storicamente per il fabbisogno alimentare annuale di una famiglia tradizionale che, per intenderci, era molto più affollata della media delle odierne famiglie mononucleari;
- la Masseria Antonio Esposito Ferraioli con i suoi 120mila metri quadri (12 ettari) confiscati alla camorra rappresenta l’esperienza del bene strategico destinato alla produzione alimentare in chiave sociale più grande della Campania e forse di tutto il Sud Italia;
- la Masseria è un luogo prevalentemente destinato alla produzione alimentare, quindi non propriamente può essere definito parco pubblico e pertanto nel rispetto dei decreti regionali sarebbe dovuta essere la Pubblica Amministrazione e non il gestore privato, retribuito o meno per assicurare un servizio pubblico, a decidere della sua eventuale interruzione;
- i 120 orti già assegnati a altrettante famiglie del territorio metropolitano, per una media di 100 metri quadrati l’uno, in approssimazione per difetto e senza contare nemmeno la superficie dei viali di accesso agli orti, fanno circa un ettaro (10mila mq) nel quale, se anche 6 per volta dei legittimi e documentati (donne e uomini) assegnatari degli orti potessero autogestire le operazioni in campo, ognuno esclusivamente nell’orto che ha in affido, in 2 turni di mattina e pomeriggio, avremmo 12persone/giorno in un area di più di 1500mq liberi a testa e con una distanza di più di 21metri di raggio volendo disegnare un cerchio vuoto attorno ad ognuno dei 6 ortolani eventualmente presenti per turno. Risulterebbero quindi circa 42metri tra una persona e l’altra, il che garantirebbe abbondantemente la possibilità di essere aiutati anche da un convivente (genitore, figlio, ecc..) e in maniera molto più sicura e controllata che da soli in fila all’edicola, al tabaccaio o al supermercato e forse anche del balcone e consentendo in soli 10 giorni, o magari qualcuno in più data la pioggia o altre condizioni meteorologiche avverse, a tutti i 120 assegnatari di svolgere attività presso l'orto in gestione e al turno di poter ricominciare;
- la decisione di requisire i raccolti dagli orti in affido e destinarli in beneficenza, come riportano le pagine social di comunicazione dell'ente, è stata presa in maniera unilaterale da chi gestisce il bene, senza dare ascolto a chi chiedeva dal basso un confronto interno in modalità telematica per decidere insieme sul da farsi e senza permettere, a chi ha realmente coltivato quella terra, di scegliere se, come e a chi donare i frutti del proprio lavoro;
- nessun nessun seme e nessuna piantina è stata più messa a dimora su quei terreni dopo la decisione del soggetto gestore di chiudere gli orti senza l'avallo di nessun atto ufficiale e interpretando la legge in un eccesso di prudenza o per manifesta incapacità di gestione, forse comprensibile nell'emergenza, ma non al punto da giustificare la negazione di diritti essenziali;
- il rapporto con la terra nella regione Campania (di probabile legame etimologico con "campagna") va più che mai valorizzato anche in considerazione dei disastri ambientali degli ultimi decenni;
- la capacita di produzione diretta del cibo da parte della popolazione offre notevoli vantaggi ecosistemici, ambientali, economici e sociali nella riduzione dell'impronta ecologica complessiva e nello sviluppo di pratiche resilienti che proprio di fronte a crisi come quella che viviamo servono a ridurre i relativi impatti;
DICHIARIAMO CHE:
- abbiamo conoscenze e saperi, possiamo aiutare con la nostra attività, siamo parte di una realtà sociale e vogliamo la libertà di renderci utili nell'interesse collettivo per noi, i nostri cari e nei confronti di chi è in condizione di sofferenza anche maggiore;
- abbiamo bisogno di restituire al popolo la sovranità a partire da quella alimentare, come ricorda Papa Francesco nella sua "Lettera ai fratelli e alle sorelle dei movimenti e delle organizzazioni popolari" e di difendere e costruire il diritto alla salute, il rispetto dell’ambiente, l’autodeterminazione economica, la capacità di riproduzione della vita e le relazioni sociali pur nella distanza fisica necessaria;
- abbiamo la volontà di tornare prima di subito a produrre alimenti genuini e col rifiuto di attendere a-criticamente il ritorno ad una normalità che ha prodotto le degenerazioni che subiamo in questi giorni;
- anche questa crisi la stiamo già pagando, ma non abbiamo intenzione di subire più del dovuto e nessuna paura a rimboccarci le maniche nell'interesse della collettività;
FACCIAMO APPELLO
a tutte e a tutti i solidali, contadine e contadini, a chiunque consumi verdure e ortaggi nella Metropoli Partenopea e oltre, perché - insieme e in sicurezza - si apra al popolo come mai è stato aperto e si rimetta in produzione da subito l’orto sociale più grande della Campania in questo momento di grande crisi.
La foto di copertina è scattata durante alcune attività organizzate con le scuole del territorio dai primi firmatari di questo appello durante lo scorso anno scolastico proprio alla Masseria, scelta nella triste consapevolezza che la vicinanza fisica di quel momento non sarà possibile per molto tempo ma più che mai abbiamo bisogno di ristabilire relazioni sociali proprio a partire dai più piccoli, semi del nostro futuro. Anche da qui la necessità di questo tentativo.
La decisione di pubblicare la presente viene presa il 17 aprile 2020 - Giornata Internazionale delle Lotte Contadine.
“Questa Terra è tua, amala e difendila”
“Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno.” - Enrico Berlinguer
Comitato Orti Storti
rEsistenze Contadine Campane
Assemblea Telematica Campana
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Petizione creata in data 18 aprile 2020