No. Non ci stiamo! Vogliamo ripartire con garanzie di sostegno.

No. Non ci stiamo! Vogliamo ripartire con garanzie di sostegno.

Il problema

Buongiorno parrucchieri, estetisti e partite iva.

No. Non ci stiamo!

Alla luce del nuovo decreto di ieri sera, una profonda riflessione. Abbiamo chiuso i nostri saloni e centri estetici prima del decreto di marzo, gesto di sensibilità e responsabilità nei confronti della clientela e dei nostri collaboratori, nonostante una grande preoccupazione e incertezza sul prossimo futuro. Le nostre realtà vanno dal salone /centro estetico con 1 collaboratore a realtà con più di 30 collaboratori. Stiamo impegnando le nostre giornate per studiare strategie, ricercare nuovi stimoli ed opportunità, certi che ogni periodo difficile (e questo in particolar modo) lasci una porta aperta a nuove possibilità.

Ma a queste nuove norme no, non ci stiamo. Abbiamo colleghi in Germania che hanno percepito a fondo perduto da 9000 a 15.000 euro (mese) per far fronte alle spese vive ed essere pronti a ripartire con competitività. Una grande parte di imprenditori non ha ricevuto ad oggi neanche i 600,00 euro dall’INPS (che tra l’altro servono appena a pagare l’energia elettrica.) e un’attenzione da parte del governo ci è dovuta! Chi ha un’impresa sa cosa vogliamo dire, e chi disegna le leggi ha il dovere di conoscere la realtà, qualche volta distorta come non mai in questi tempi (abbiamo archiviato i giornali più rappresentativi degli ultimi 9 mesi), da considerazioni di politici che vedono in noi, bar, ristoranti, piccoli commercianti solo categorie di incalliti evasori. Oltre a tanto lavoro, tanto tempo tolto a famiglia, affetti e investito per la crescita professionale non vediamo grandi ricchezze. La stragrande maggioranza dei piccoli imprenditori vive con quanto produce in giornata, famiglie comprese. Chi decide oggi, non ha idea di cosa voglia dire vivere da artigiano, piccolo imprenditore, barista o ristoratore. D'altronde chi percepisce uno stipendio importante con regolarità non si pone questi problemi. Non è vero che per tutti andrà bene, per tanti sarà difficile rialzarsi ma d’altronde questo governo non comprende le difficoltà di chi sta scrivendo, altrimenti le azioni sarebbero diverse.

Chiediamo un po’ di rispetto per noi e per i nostri collaboratori. Chiediamo di aprire perché è l’unico modo per non fallire. A meno che il governo non intervenga, paghi tutte le spese (e sono parecchie migliaia di euro al mese) e garantisca puntualmente la cassa integrazione ai nostri collaboratori.

Ma non domani! Subito! I soldi sono finiti! E anche la pazienza. Le Partite iva non pesano su nessuno e non sono tutelate. COME MAI OSPEDALI E CENTRI DI MEDICINA PIUTTOSTO CHE ASSUMERE UN INFERMIERE GLI FANNO APRIRE LA PARTITA IVA?
PERCHE’ COSTA MENO DI UNO ALLE DIPENDENZE E HA MENO DIRITTI.

Chiediamo solo di lavorare ma, se per il bene di tutti dobbiamo chiudere ancora, ci venga versato quanto serve a tenere in vita le nostre attività.

In alternativa ci saranno licenziamenti per almeno 60/70.000 dipendenti, con conseguente aumento dell’abusivismo.

Se questo è l’obiettivo il governo è nella strada giusta.

 

Abbiamo cercato di individuare alcune tematiche generali e comuni a tutti, considerando le esigenze delle piccole realtà a quelle più strutturate. Abbiamo la necessità di essere ascoltati dalle istituzioni per poter permettere la sopravvivenza dei nostri saloni/centri estetici.

1. APERTURA DEI SALONI/CENTRI ESTETICI CHE GARANTISCA LA SOPRAVVIVENZA

Consideriamo essenziale poter aprire rispettando le norme di sicurezza cercando di impiegare il maggior numero di operatori attualmente alle dipendenze. Quello che chiediamo è il permesso di poter seguire anche due clienti per volta, nel caso specifico dove uno dei due clienti serviti sia in fase tecnica (tempo di posa) sempre nel rispetto delle distanze. Questo ci permette di poter aprire sfruttando maggiormente i nostri tempi di lavoro, gli spazi, i collaboratori e in linea generale poter coprire i costi fissi/variabili a cui i saloni/centri dovranno far fronte. Gli ultimi anni hanno visto un costante aumento dei costi con un conseguente calo di presenze e utile aziendale.

Se si ipotizza un’apertura che riduce del 70/80 % le nostre potenzialità, ed aumentano i costi di produzione dei servizi (adeguamenti sanitari, DPI, apparecchiature sanificazione…), si prospettano 2 possibilità:

a) messa in atto della nostra proposta:
effetto: una corretta programmazione dei turni e degli orari di lavoro permetteranno il mantenimento del personale e della clientela.

b) mancata accoglienza della nostra proposta:
effetto: difficoltà di assorbire i costi fissi, perdita clientela, licenziamento di almeno il 50% del personale.

N.B.: è essenziale una certificazione che dia la possibilità di spostamento nei comuni vicini per accedere al proprio parrucchiere di fiducia.

2. URGENTE STANDARDIZZAZIONE DELLE PROCEDURE

È fondamentale conoscere con largo anticipo tutte le procedure di sicurezza da adottare (sia per l’acconciatura sia per l’estetica), in modo da potersi attrezzare e predisporre tutto il necessario per la riapertura in totale sicurezza per noi, i nostri collaboratori e clienti. Il ritardo nella comunicazione si trasforma in difficoltà di reperimento DPI e aumento (già pesante) del prezzo degli stessi.
Dobbiamo avere il tempo necessario per organizzare al meglio l’apertura e per non andare incontro, oltretutto, a sanzioni pesanti.
Sottolineiamo l’importanza si conoscere le procedure di sicurezza da adottare, tenendo conto delle due categorie (acconciatura ed estetica) in maniera distinta, in quanto realtà vicine ma con procedure e organizzazione di lavoro differenti.


3. ESTENSIONE CASSA INTEGRAZIONE

Per dare garanzia di occupazione ai nostri collaboratori, in un periodo di forte incertezza, chiediamo l’estensione della cassa integrazione fino al 31/12/2020 all’occorrenza. Infatti, nonostante l’ampliato degli orari di lavoro, le aziende si troveranno a non poter impegnare tutti i collaboratori.
La cassa integrazione dovrà essere ampliata per evitare licenziamenti durante questo periodo; oltre al fatto, che i licenziamenti di massa potrebbero comportare un forte aumento dell’abusivismo.

4. ANNULLAMENTO TOTALE DELLE IMPOSTE FINO AL 31/12/2020

Come categoria siamo chiusi dal 10 Marzo 2020, pertanto, viste le previsioni, alla riapertura saranno passati più di 2 mesi senza incasso.

L’utile aziendale (il nostro stipendio) sarà pari a zero, se non in perdita e la maggior parte di noi dovrà ricorrere a prestiti bancari per far fronte ai soli costi di gestione o per pagare i dipendenti nel breve termine. Ricordo che gli enti preposti ad erogare la cassa integrazione devono ancora dare risposta.

Rinunciare al nostro stipendio ci sembra già pesantissimo. Questa richiesta è lecita per non far morire numerose realtà presenti non solo sul nostro territorio ma a livello nazionale. In vista soprattutto di una ripresa del lavoro graduale e molto lenta che non ci permetterà di incassare a sufficienza per sostenere l’attività.

5. CREDITO D’IMPOSTA DEL 100% SUI DISPOSITIVI E PRECAUZIONI COVID-19

Crediamo lecito richiedere il credito d’imposta del 100% per acquistare tutti gli strumenti, dispositivi, attrezzature utili per affrontare l’emergenza Covid-19 almeno fino al 31-12-2020 (ad oggi il credito d’imposta è del 50%).
Chiediamo un sollecito alle banche per rispondere alle richieste di accredito nell’immediato perché le nostre imprese possano sopravvivere e affrontare la ripartenza.

6. ADEGUAMENTO ALIQUOTA IVA

In questa situazione di alta criticità, torniamo a far presente che il nostro lavoro è principalmente basato sulla manodopera e l’incidenza del costo del personale, che è già tassato, si aggira attorno al 50% dei costi d’azienda e ci viene applicata l’IVA al 22%. Per la nostra attività l’IVA non è una partita di giro e rende pesante lo scontrino della clientela, riducendo al minimo i nostri margini.
A fronte di quanto esposto nell’introduzione, riteniamo che l’adeguamento dell’aliquota IVA sia prioritario e non più rinviabile.

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Beauty FashionPromotore della petizione
Questa petizione aveva 790 sostenitori

Il problema

Buongiorno parrucchieri, estetisti e partite iva.

No. Non ci stiamo!

Alla luce del nuovo decreto di ieri sera, una profonda riflessione. Abbiamo chiuso i nostri saloni e centri estetici prima del decreto di marzo, gesto di sensibilità e responsabilità nei confronti della clientela e dei nostri collaboratori, nonostante una grande preoccupazione e incertezza sul prossimo futuro. Le nostre realtà vanno dal salone /centro estetico con 1 collaboratore a realtà con più di 30 collaboratori. Stiamo impegnando le nostre giornate per studiare strategie, ricercare nuovi stimoli ed opportunità, certi che ogni periodo difficile (e questo in particolar modo) lasci una porta aperta a nuove possibilità.

Ma a queste nuove norme no, non ci stiamo. Abbiamo colleghi in Germania che hanno percepito a fondo perduto da 9000 a 15.000 euro (mese) per far fronte alle spese vive ed essere pronti a ripartire con competitività. Una grande parte di imprenditori non ha ricevuto ad oggi neanche i 600,00 euro dall’INPS (che tra l’altro servono appena a pagare l’energia elettrica.) e un’attenzione da parte del governo ci è dovuta! Chi ha un’impresa sa cosa vogliamo dire, e chi disegna le leggi ha il dovere di conoscere la realtà, qualche volta distorta come non mai in questi tempi (abbiamo archiviato i giornali più rappresentativi degli ultimi 9 mesi), da considerazioni di politici che vedono in noi, bar, ristoranti, piccoli commercianti solo categorie di incalliti evasori. Oltre a tanto lavoro, tanto tempo tolto a famiglia, affetti e investito per la crescita professionale non vediamo grandi ricchezze. La stragrande maggioranza dei piccoli imprenditori vive con quanto produce in giornata, famiglie comprese. Chi decide oggi, non ha idea di cosa voglia dire vivere da artigiano, piccolo imprenditore, barista o ristoratore. D'altronde chi percepisce uno stipendio importante con regolarità non si pone questi problemi. Non è vero che per tutti andrà bene, per tanti sarà difficile rialzarsi ma d’altronde questo governo non comprende le difficoltà di chi sta scrivendo, altrimenti le azioni sarebbero diverse.

Chiediamo un po’ di rispetto per noi e per i nostri collaboratori. Chiediamo di aprire perché è l’unico modo per non fallire. A meno che il governo non intervenga, paghi tutte le spese (e sono parecchie migliaia di euro al mese) e garantisca puntualmente la cassa integrazione ai nostri collaboratori.

Ma non domani! Subito! I soldi sono finiti! E anche la pazienza. Le Partite iva non pesano su nessuno e non sono tutelate. COME MAI OSPEDALI E CENTRI DI MEDICINA PIUTTOSTO CHE ASSUMERE UN INFERMIERE GLI FANNO APRIRE LA PARTITA IVA?
PERCHE’ COSTA MENO DI UNO ALLE DIPENDENZE E HA MENO DIRITTI.

Chiediamo solo di lavorare ma, se per il bene di tutti dobbiamo chiudere ancora, ci venga versato quanto serve a tenere in vita le nostre attività.

In alternativa ci saranno licenziamenti per almeno 60/70.000 dipendenti, con conseguente aumento dell’abusivismo.

Se questo è l’obiettivo il governo è nella strada giusta.

 

Abbiamo cercato di individuare alcune tematiche generali e comuni a tutti, considerando le esigenze delle piccole realtà a quelle più strutturate. Abbiamo la necessità di essere ascoltati dalle istituzioni per poter permettere la sopravvivenza dei nostri saloni/centri estetici.

1. APERTURA DEI SALONI/CENTRI ESTETICI CHE GARANTISCA LA SOPRAVVIVENZA

Consideriamo essenziale poter aprire rispettando le norme di sicurezza cercando di impiegare il maggior numero di operatori attualmente alle dipendenze. Quello che chiediamo è il permesso di poter seguire anche due clienti per volta, nel caso specifico dove uno dei due clienti serviti sia in fase tecnica (tempo di posa) sempre nel rispetto delle distanze. Questo ci permette di poter aprire sfruttando maggiormente i nostri tempi di lavoro, gli spazi, i collaboratori e in linea generale poter coprire i costi fissi/variabili a cui i saloni/centri dovranno far fronte. Gli ultimi anni hanno visto un costante aumento dei costi con un conseguente calo di presenze e utile aziendale.

Se si ipotizza un’apertura che riduce del 70/80 % le nostre potenzialità, ed aumentano i costi di produzione dei servizi (adeguamenti sanitari, DPI, apparecchiature sanificazione…), si prospettano 2 possibilità:

a) messa in atto della nostra proposta:
effetto: una corretta programmazione dei turni e degli orari di lavoro permetteranno il mantenimento del personale e della clientela.

b) mancata accoglienza della nostra proposta:
effetto: difficoltà di assorbire i costi fissi, perdita clientela, licenziamento di almeno il 50% del personale.

N.B.: è essenziale una certificazione che dia la possibilità di spostamento nei comuni vicini per accedere al proprio parrucchiere di fiducia.

2. URGENTE STANDARDIZZAZIONE DELLE PROCEDURE

È fondamentale conoscere con largo anticipo tutte le procedure di sicurezza da adottare (sia per l’acconciatura sia per l’estetica), in modo da potersi attrezzare e predisporre tutto il necessario per la riapertura in totale sicurezza per noi, i nostri collaboratori e clienti. Il ritardo nella comunicazione si trasforma in difficoltà di reperimento DPI e aumento (già pesante) del prezzo degli stessi.
Dobbiamo avere il tempo necessario per organizzare al meglio l’apertura e per non andare incontro, oltretutto, a sanzioni pesanti.
Sottolineiamo l’importanza si conoscere le procedure di sicurezza da adottare, tenendo conto delle due categorie (acconciatura ed estetica) in maniera distinta, in quanto realtà vicine ma con procedure e organizzazione di lavoro differenti.


3. ESTENSIONE CASSA INTEGRAZIONE

Per dare garanzia di occupazione ai nostri collaboratori, in un periodo di forte incertezza, chiediamo l’estensione della cassa integrazione fino al 31/12/2020 all’occorrenza. Infatti, nonostante l’ampliato degli orari di lavoro, le aziende si troveranno a non poter impegnare tutti i collaboratori.
La cassa integrazione dovrà essere ampliata per evitare licenziamenti durante questo periodo; oltre al fatto, che i licenziamenti di massa potrebbero comportare un forte aumento dell’abusivismo.

4. ANNULLAMENTO TOTALE DELLE IMPOSTE FINO AL 31/12/2020

Come categoria siamo chiusi dal 10 Marzo 2020, pertanto, viste le previsioni, alla riapertura saranno passati più di 2 mesi senza incasso.

L’utile aziendale (il nostro stipendio) sarà pari a zero, se non in perdita e la maggior parte di noi dovrà ricorrere a prestiti bancari per far fronte ai soli costi di gestione o per pagare i dipendenti nel breve termine. Ricordo che gli enti preposti ad erogare la cassa integrazione devono ancora dare risposta.

Rinunciare al nostro stipendio ci sembra già pesantissimo. Questa richiesta è lecita per non far morire numerose realtà presenti non solo sul nostro territorio ma a livello nazionale. In vista soprattutto di una ripresa del lavoro graduale e molto lenta che non ci permetterà di incassare a sufficienza per sostenere l’attività.

5. CREDITO D’IMPOSTA DEL 100% SUI DISPOSITIVI E PRECAUZIONI COVID-19

Crediamo lecito richiedere il credito d’imposta del 100% per acquistare tutti gli strumenti, dispositivi, attrezzature utili per affrontare l’emergenza Covid-19 almeno fino al 31-12-2020 (ad oggi il credito d’imposta è del 50%).
Chiediamo un sollecito alle banche per rispondere alle richieste di accredito nell’immediato perché le nostre imprese possano sopravvivere e affrontare la ripartenza.

6. ADEGUAMENTO ALIQUOTA IVA

In questa situazione di alta criticità, torniamo a far presente che il nostro lavoro è principalmente basato sulla manodopera e l’incidenza del costo del personale, che è già tassato, si aggira attorno al 50% dei costi d’azienda e ci viene applicata l’IVA al 22%. Per la nostra attività l’IVA non è una partita di giro e rende pesante lo scontrino della clientela, riducendo al minimo i nostri margini.
A fronte di quanto esposto nell’introduzione, riteniamo che l’adeguamento dell’aliquota IVA sia prioritario e non più rinviabile.

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I decisori

Luca Zaia
Presidente Regione Veneto
Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano
Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano
Mario Draghi
Mario Draghi
Presidente del Consiglio dei Ministri
Governatori delle regioni d'Italia
Governatori delle regioni d'Italia
Sindaci dei comuni d'Italia
Sindaci dei comuni d'Italia

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Petizione creata in data 28 aprile 2020