PER UNA SCELTA LOGICA: COMMISSIONI INTERNE AGLI ESAMI DI STATO

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Il 16 gennaio il Governo ha trasmesso al Parlamento, per i pareri di competenza, lo schema di decreto legislativo che, tra le altre cose, modificherà sotto diversi profili la struttura dell’Esame di Stato al termine della scuola secondaria di II grado. Tale provvedimento dovrà essere adottato in via definitiva entro la metà del mese di marzo.

Nello schema (art. 18 c. 4) non sono tuttavia previste modifiche alla composizione della Commissione d’esame: tre commissari interni e tre esterni, cui si aggiunge un presidente esterno.

Tale composizione:

  1. non contribuisce ad aumentare la “credibilità” di un esame sprovvisto da molto tempo di ogni finalità selettiva (è promosso il 99% dei candidati e spesso i docenti, provenienti da scuole limitrofe, si scambiano i ruoli esterno/interno da un anno con l’altro e da una scuola all’altra);
  2. viene talora invocata come necessaria per controllare l’operato delle scuole paritarie non statali, laddove queste, proprio in quanto riconosciute paritarie con atto dell’Amministrazione, soddisfano agli stessi requisiti delle scuole statali nell’ambito del Sistema Nazionale di Istruzione previsto dall’art. 1 della L. 62/00: non esiste quindi alcuna necessità giuridica di particolari regimi di controllo non previsti dall’ordinamento;
  3. grava sulle casse dello Stato per la considerevole cifra di circa 200 milioni di euro l’anno, importo che potrebbe essere ben più proficuamente impiegato a vantaggio di quegli ampi strati di cittadinanza cui da anni lo Stato italiano impone a vario titolo onerosi sacrifici economici.

Per le ragioni sopra accennate i sottoscritti chiedono che le commissioni di esame tornino a essere costituite (come peraltro già avvenuto senza problemi nel periodo 2003-2006) da soli commissari interni alla scuola, oltre che da un presidente esterno.

Tale soluzione, già prevista dalla bozza della legge di stabilità 2015 e già in vigore per gli esami di Stato conclusivi del I ciclo (“esame di terza media”), non solo ridurrebbe gli oneri a carico del bilancio statale, ma garantirebbe anche il vantaggio pedagogico-didattico di una maggiore equità di giudizio nei confronti degli stessi studenti. 



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