DECURTAZIONE STIPENDIO PERSONALE EX EELL

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Al governo Italiano
Al Parlamento Italiano
e.p.c. al Parlamento Europeo

PER DARE DIGNITA'E LEGALITA'
Ai lavoratori Ata -Itp ex enti locali defraudati della anzianità al paesaggio ruoli dello stato nel 2000

ATA – ITP ex Enti locali: breve storia di ingiustizia

Il personale ATA-I.T.P ex Enti Locale che nell’anno duemila fu costretto a “transitare” allo Stato, ai sensi   della legge 124/1999  sta ancora aspettando  da  18 anni e più i  giusti diritti sanciti da una legge dello Stato (l.124/1999) oltre che  dalla Costituzione Italiana, e ,  nonostante ben  4 sentenze emesse dalle Corti di Giustizia Europee di condanna  dello Stato Italiano.

In breve la storia:

Al fine di unificare tutto il personale delle scuole pubbliche alle sole dipendenze dello Stato (diviso fino ad allora tra dipendenti dello Stato ed Enti Locali) alle sole dipendenze del Ministero P.I., il governo Prodi –D’Alema con la legge 124/99, legifera e norma il passaggio riconoscendo  a tutti i dipendenti transitati l’anzianità maturata presso gli Enti Locali (art- 8);
A luglio 2000, a passaggio effettuato, con un dietrofront  incredibile si pone uno stop al riconoscimento dell’anzianità maturata con un accordo Sindacati (CGIL CISL UIL SNALS) ed ARAN si rettificava e si imponeva invece il passaggio e l’inquadramento alle dipendenze dello Stato del personale, in questione, con la sola voce stipendiale, privata però di tutte le indennità accessorie quali produttività, Livello Differenziale, indennità mensa, etc., procurando danni economici consistentie comunque modificandoil senso e lo spirito dell’art. 8 (L.124/99);
Partono migliaia di ricorsi dei lavoratori che li vedono vittoriosi, in quando , la maggioranza dei giudici nei vari gradi di giudizi ritengono nullo l’accordo Sindacati (CGIL-CISL-UIL-SNALS) – ARAN;
A settembre 2006 ci prova il governo Berlusconi, che con una interpretazione autentica”…sic!, relatrice l’on Santanchè,  inserita nella Legge Finanziaria 2006, modifica e stravolge il senso dell’art. 8  124/99, causando, da quel momento in poi, di fatto,  il capovolgimento  di migliaia di procedimenti  dei lavoratori ancora in atto, in quel tempo,  nei vari gradi di giudizi.
L’operazione Sindacati –Governo finalmente aveva avuto così l’effetto della strategia messa in atto contro 70.000 lavoratori ex EE.LL. (bidelli, amministrativi, Tecnici, Insegnanti tecnico-Pratici) , i quali si vedono fregati proprio dai Sindacati che dovevano difenderli e pretendere al loro fianco il rispetto della legge che li aveva fatti passare allo Stato.
La strategia dei sindacati da quel momento in poi è stata quella di continuare a girare le spalle ai lavoratori interessati, che nella disperazione totale, si vedono costretti a restituire allo Stato varie decine di migliaia di euro con riconoscimento delle anzianità lavorative dimezzate e, quindi, effetti disastrosi sulle liquidazioni e sugli assegni pensionistici-
Ma, per fortuna dei lavoratori interessati, come recitava il famoso mugnaio di Potsdam nell’opera  Brechtiana  c’era e c’è ’” ancora un giudice a Berlino” ..che in senso metaforico è interpretato dalla  Corte  Di Giustizia Europea e dalla  Corte Europea dei Diritti dell’Uomo  le quali con ben quattro sentenze distinte non hanno esitato a dare  ragione ai lavoratori condannando  pesantemente lo Stato Italiano per indebita e scorretta ingerenza nei processi in atto che lo vedevano coinvolto come parte in causa ed il pieno riconoscimento di tutta l’anzianità maturata nell’Ente Locale.

 L’assurdità è che si sta ancora continuando a giocare sporco sulle spalle di questi lavoratori, ai quali, bene farebbero i sindacati ed i politici a recitare un “mea culpa”,   ed intavolare una  discussione seria e responsabile per trovare un accordo politico sindacale ponendo fine ad una clamorosa ingiustizia, che rischia, con la ripresa di  migliaia di ricorsi e forti delle sentenze europee, determinare un default colossale per le casse dello Stato Italiano.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
(Cedu-Sentenza Agrati)   

il calcolo dell’anzianità di servizio per i  dipendenti ATA e itp , modificato retroattivamente a seguito della legge n. 266 del 2005 nel caso Agrati è in violazione del diritto ad un processo equo e del diritto di proprietà

Con sentenza dell’8 novembre 2012, la C.E.D.U. ha quantificato il danno subito dai 125 ricorrenti nel caso Agrati e altri c. Italia.

Il caso riguarda la posizione del personale Ata e itp provenienti dagli enti locali  , i quali avevano iniziato una causa per ottenere l’esatta quantificazione dell’anzianità di servizio. 
Nel corso della procedura é entrata in vigore la legge n. 266 del 2005 relativa alla legge finanziaria per il 2006, che aveva applicato in via retroattiva, e quindi una posizione e un nuovo metodo di calcolo più sfavorevole chiamata temporizzazione ultimo stipendio percepito .

In merito la C.E.D.U., con sentenza del 7 giugno 2011, ha accertato, all’unanimità, la violazione dell’articolo 6 § 1 della Convenzione (diritto ad un processo equo) e dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 (diritto alla tutela dei propri beni).

Con la sentenza dell’8 novembre 2012, pronunciandosi sulla quantificazione dei danni subiti ai sensi dell’articolo 41 della Convenzione, la C.E.D.U. ha riconosciuto ai ricorrenti, a titolo di danni materiali danni una somma compresa tra 551 e 82.761 euro, oltre alle competenze legali fissate nella complessiva somma di 6.120 euro.

Quindi  l’applicazione retroattiva della legge di interpretazione autentica, pur legittima in linea di principio, contrasta con l’articolo 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che garantisce il diritto a un processo equo, tale articolo dice chiaramente (l’art. 6 della Convenzione non consente allo Stato, di emanare leggi “interpretative – retroattive” per ottenere delle sentenze favorevoli nei processi in cui l’amministrazione statale sia parte in causa.

La Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha affermato che questo comportamento degli Stati viola il principio dell’equo processo e della parità delle armi nel processo: proprio come è successo al personale ATA ex EE.LL.) condannando l’italia a liquidare con un milione e ottocento mila euro 125 colleghi.(Sentenza della CEDU sull’equa soddisfazione (AGRATI e altri).

 Scettici i giudici di Strasburgo anche sul vero scopo della manovra che, a loro avviso, non era quello di colmare la lacuna legislativa per evitare una disparità di trattamento tra impiegati, ma era in realtà quello di salvaguardare l’interesse finanziario dello Stato minacciato dai ricorsi pendenti.

Tre mesi dopo – il 6 settembre 2011 – è giunta un’altra sentenza (Scattolon )favorevole per gli Ata e Itp ex enti locali.

Stavolta è la Corte di Giustizia Europea (LUSSEMBURGO)che stigmatizza il peggioramento delle condizioni retributive dei lavoratori trasferiti.

La tutela nel caso è assicurata dalla direttiva 77/187/

CEE del 14/02/1977 varata per impedire che i dipendenti coinvolti in un trasferimento d’azienda (così la Corte di giustizia considera il passaggio dagli enti locali allo Stato) “siano collocati in una posizione meno favorevole per il solo fatto del trasferimento”.

Detto questo, la Corte di Giustizia invita il giudice italiano a verificare se questo é avvenuto quando la legge finanziaria 2006, interpretando la legge 124/1999, ha considerato applicabile, dalla data del trasferimento, il Ccnl scuola, senza tuttavia assicurare ai lavoratori un trattamento retributivo corrispondente all’anzianità lavorativa maturata presso il “cedente”.

Inoltre La II Sezione della Corte europea dei diritti dell’uomo nella recentissima sentenza del 14 gennaio 2014 nella causa “Montalto e a. v. Italy” sul ricorso n.38180/08 (più altri 16 ricorsi riuniti), ancora una volta intervenendo sulla norma interpretativa retroattiva dell’art.1, comma 218, della legge finanziaria n.266/2005 dopo la sentenza Agrati della Corte di Strasburgo del 7 giugno 2011.Con la sentenza Montalto la Cedu ha rafforzato quanto già enunciato nella sentenza Agrati sulla violazione dell’art.6 della Convenzione, rigettando tutti gli argomenti del Governo italiano.

Secondo la Corte europea non vi era alcuna necessità di una norma interpretativa che andasse a ridurre il contenzioso, che anzi è stato alimentato, non vi erano ragioni imperiose di carattere generale per giustificare a distanza di oltre cinque anni la modifica dell’art.8 della legge n.124/1999 che riconosceva la piena anzianità di servizio e professionale al personale ata transeunte, perché non vi era alcun vide juridique, nessun vuoto normativo da colmare, ma solo gli interessi “egoistici” dello Stato (e dell’Avvocatura erariale) da tutelare.

Come si vede, lo stato  italiano è stato condannato da diverse sentenze  di ambito europeo e, poiché le sentenze sono vincolanti per gli Stati, l’esecutivo dovrà trovare in brevissimo tempo una soluzione.

Siamo fiduciosi che il nuovo governo ne prenda atto e che risolvi questa ingiustizia che prosegue da 18 anni trovando con il personale interessato che rappresentiamo una soluzione definitiva a questa ingiustizia .

COMITATO NAZIONALE ATA -ITP EX EELL


EmaiL : comitatoexentilocali@gmail. com 

comitatoexentilocali@tim.it

Pec : comitatoexentilocali@pec.it

 




 

 

 



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