

Patente: sicurezza sì, automatismi no. Una seconda possibilità responsabile dopo la revoca
Il problema
Chiediamo di modificare il divieto fisso di tre anni per conseguire una nuova patente dopo la revoca, introducendo una valutazione individuale rigorosa per chi non ha causato morti o lesioni gravi, non è recidivo e ha dimostrato nel tempo piena idoneità alla guida.
Non chiediamo impunità. Chiediamo sicurezza, responsabilità e proporzionalità.
Una condotta pericolosa alla guida deve avere conseguenze serie. Chi provoca la morte o lesioni gravi a un’altra persona deve rispondere pienamente delle proprie azioni. Questa petizione non vuole in alcun modo ridurre la gravità dell’omicidio stradale, delle lesioni stradali o il dolore delle vittime e dei loro familiari.
Proprio per rispetto delle vittime, però, riteniamo necessario distinguere situazioni profondamente diverse.
Oggi l’articolo 219, comma 3-ter, del Codice della strada prevede, in determinati casi di revoca, un divieto fisso di tre anni prima di poter conseguire una nuova patente. Questo periodo opera in modo sostanzialmente automatico e lascia pochissimo spazio alla valutazione concreta della persona, del tempo trascorso, delle conseguenze effettive del fatto e del comportamento mantenuto negli anni successivi.
Non chiediamo di cancellare le sanzioni. Non chiediamo la restituzione automatica della patente. Non chiediamo impunità.
Chiediamo che, nei casi in cui non siano state causate la morte o lesioni gravi a terzi, la legge consenta una valutazione individuale rigorosa dopo un periodo minimo effettivamente trascorso senza patente.
Una persona che ha commesso un errore grave deve assumersene la responsabilità. Ma una sanzione giusta dovrebbe anche verificare se quella persona, dopo anni, rappresenti ancora realmente un pericolo per la collettività.
L’idoneità alla guida non dovrebbe dipendere soltanto dal trascorrere automatico del tempo. Dovrebbe poter essere accertata attraverso controlli medici e tossicologici rigorosi, valutazioni della Commissione medica locale, verifica dell’assenza di recidiva, nuovi esami teorici e pratici, corsi obbligatori di educazione e sicurezza stradale ed eventuale installazione temporanea dell’alcolock.
Un sistema di questo tipo non sarebbe più permissivo. Sarebbe più serio, più controllato e più capace di distinguere chi continua a rappresentare un rischio da chi ha realmente intrapreso un percorso di responsabilizzazione.
In molte zone d’Italia l’automobile non è un lusso. È spesso indispensabile per raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i figli, mantenere rapporti familiari quando i genitori vivono lontani, assistere persone anziane o con problemi di salute e accedere a opportunità lavorative non servite dai mezzi pubblici.
Un divieto fisso e non individualizzato può quindi produrre conseguenze che vanno ben oltre la sicurezza stradale, causando disoccupazione, difficoltà economiche, isolamento e impossibilità concreta di esercitare pienamente i propri doveri familiari.
Queste difficoltà non cancellano l’errore commesso e non devono diventare un modo per sottrarsi alle proprie responsabilità. Devono però poter essere considerate insieme al periodo di sospensione già eseguito, al tempo trascorso, all’assenza di nuovi episodi, agli accertamenti medici superati e al comportamento successivo.
La mia esperienza personale mi ha portato a comprendere quanto questa norma possa incidere sulla vita di una persona e della sua famiglia.
Ho già trascorso un anno intero senza patente. Negli anni successivi mi sono sottoposto ai controlli richiesti dalla Commissione medica, superandoli positivamente. Non ho avuto nuovi episodi e la mia vita personale e familiare è profondamente cambiata.
Vivo in una zona nella quale molte opportunità di lavoro non sono raggiungibili con i mezzi pubblici. Le mie figlie vivono a circa quaranta chilometri da me e la mancanza della patente rende molto difficile garantire loro una presenza regolare e concreta.
Non chiedo che venga ignorato ciò che è accaduto. Chiedo che una persona possa essere valutata anche per ciò che ha dimostrato negli anni successivi: il rispetto delle prescrizioni, gli accertamenti superati, l’assenza di recidiva e il percorso di responsabilizzazione.
Chiediamo quindi al Governo e al Parlamento di modificare l’articolo 219, comma 3-ter, del Codice della strada, prevedendo che, nei casi in cui non siano state causate la morte o lesioni gravi a terzi, l’interessato possa chiedere di essere ammesso anticipatamente al conseguimento di una nuova patente dopo un periodo minimo effettivo senza patente.
L’accesso anticipato non dovrebbe essere automatico, ma subordinato all’assenza di recidiva, all’idoneità psicofisica certificata dalla Commissione medica locale, al superamento di nuovi esami teorici e pratici, alla frequenza di corsi obbligatori di sicurezza stradale e, quando necessario, all’utilizzo temporaneo dell’alcolock.
Chiediamo inoltre che il periodo di sospensione già effettivamente eseguito venga sempre considerato nel calcolo e che l’autorità competente possa valutare la gravità concreta del fatto, il comportamento successivo e l’eventuale presenza di vittime o persone lesionate.
Nei casi di omicidio stradale, lesioni gravi o gravissime, recidiva, persistente inidoneità medica o reiterazione di condotte pericolose devono restare conseguenze particolarmente severe.
La sicurezza stradale non si tutela soltanto con automatismi temporali. Si tutela attraverso prevenzione, responsabilità, controlli rigorosi e valutazioni serie.
Una seconda possibilità non deve essere regalata. Deve essere meritata, documentata e conquistata attraverso un percorso concreto.
Firmare questa petizione non significa giustificare la guida in stato di ebbrezza. Significa chiedere una legge capace di distinguere tra casi diversi, proteggere realmente la collettività e riconoscere il valore della responsabilizzazione personale.
Sicurezza sì. Impunità no. Automatismi ciechi nemmeno.
Firmiamo per strade più sicure, controlli più rigorosi e regole più giuste.

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Il problema
Chiediamo di modificare il divieto fisso di tre anni per conseguire una nuova patente dopo la revoca, introducendo una valutazione individuale rigorosa per chi non ha causato morti o lesioni gravi, non è recidivo e ha dimostrato nel tempo piena idoneità alla guida.
Non chiediamo impunità. Chiediamo sicurezza, responsabilità e proporzionalità.
Una condotta pericolosa alla guida deve avere conseguenze serie. Chi provoca la morte o lesioni gravi a un’altra persona deve rispondere pienamente delle proprie azioni. Questa petizione non vuole in alcun modo ridurre la gravità dell’omicidio stradale, delle lesioni stradali o il dolore delle vittime e dei loro familiari.
Proprio per rispetto delle vittime, però, riteniamo necessario distinguere situazioni profondamente diverse.
Oggi l’articolo 219, comma 3-ter, del Codice della strada prevede, in determinati casi di revoca, un divieto fisso di tre anni prima di poter conseguire una nuova patente. Questo periodo opera in modo sostanzialmente automatico e lascia pochissimo spazio alla valutazione concreta della persona, del tempo trascorso, delle conseguenze effettive del fatto e del comportamento mantenuto negli anni successivi.
Non chiediamo di cancellare le sanzioni. Non chiediamo la restituzione automatica della patente. Non chiediamo impunità.
Chiediamo che, nei casi in cui non siano state causate la morte o lesioni gravi a terzi, la legge consenta una valutazione individuale rigorosa dopo un periodo minimo effettivamente trascorso senza patente.
Una persona che ha commesso un errore grave deve assumersene la responsabilità. Ma una sanzione giusta dovrebbe anche verificare se quella persona, dopo anni, rappresenti ancora realmente un pericolo per la collettività.
L’idoneità alla guida non dovrebbe dipendere soltanto dal trascorrere automatico del tempo. Dovrebbe poter essere accertata attraverso controlli medici e tossicologici rigorosi, valutazioni della Commissione medica locale, verifica dell’assenza di recidiva, nuovi esami teorici e pratici, corsi obbligatori di educazione e sicurezza stradale ed eventuale installazione temporanea dell’alcolock.
Un sistema di questo tipo non sarebbe più permissivo. Sarebbe più serio, più controllato e più capace di distinguere chi continua a rappresentare un rischio da chi ha realmente intrapreso un percorso di responsabilizzazione.
In molte zone d’Italia l’automobile non è un lusso. È spesso indispensabile per raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i figli, mantenere rapporti familiari quando i genitori vivono lontani, assistere persone anziane o con problemi di salute e accedere a opportunità lavorative non servite dai mezzi pubblici.
Un divieto fisso e non individualizzato può quindi produrre conseguenze che vanno ben oltre la sicurezza stradale, causando disoccupazione, difficoltà economiche, isolamento e impossibilità concreta di esercitare pienamente i propri doveri familiari.
Queste difficoltà non cancellano l’errore commesso e non devono diventare un modo per sottrarsi alle proprie responsabilità. Devono però poter essere considerate insieme al periodo di sospensione già eseguito, al tempo trascorso, all’assenza di nuovi episodi, agli accertamenti medici superati e al comportamento successivo.
La mia esperienza personale mi ha portato a comprendere quanto questa norma possa incidere sulla vita di una persona e della sua famiglia.
Ho già trascorso un anno intero senza patente. Negli anni successivi mi sono sottoposto ai controlli richiesti dalla Commissione medica, superandoli positivamente. Non ho avuto nuovi episodi e la mia vita personale e familiare è profondamente cambiata.
Vivo in una zona nella quale molte opportunità di lavoro non sono raggiungibili con i mezzi pubblici. Le mie figlie vivono a circa quaranta chilometri da me e la mancanza della patente rende molto difficile garantire loro una presenza regolare e concreta.
Non chiedo che venga ignorato ciò che è accaduto. Chiedo che una persona possa essere valutata anche per ciò che ha dimostrato negli anni successivi: il rispetto delle prescrizioni, gli accertamenti superati, l’assenza di recidiva e il percorso di responsabilizzazione.
Chiediamo quindi al Governo e al Parlamento di modificare l’articolo 219, comma 3-ter, del Codice della strada, prevedendo che, nei casi in cui non siano state causate la morte o lesioni gravi a terzi, l’interessato possa chiedere di essere ammesso anticipatamente al conseguimento di una nuova patente dopo un periodo minimo effettivo senza patente.
L’accesso anticipato non dovrebbe essere automatico, ma subordinato all’assenza di recidiva, all’idoneità psicofisica certificata dalla Commissione medica locale, al superamento di nuovi esami teorici e pratici, alla frequenza di corsi obbligatori di sicurezza stradale e, quando necessario, all’utilizzo temporaneo dell’alcolock.
Chiediamo inoltre che il periodo di sospensione già effettivamente eseguito venga sempre considerato nel calcolo e che l’autorità competente possa valutare la gravità concreta del fatto, il comportamento successivo e l’eventuale presenza di vittime o persone lesionate.
Nei casi di omicidio stradale, lesioni gravi o gravissime, recidiva, persistente inidoneità medica o reiterazione di condotte pericolose devono restare conseguenze particolarmente severe.
La sicurezza stradale non si tutela soltanto con automatismi temporali. Si tutela attraverso prevenzione, responsabilità, controlli rigorosi e valutazioni serie.
Una seconda possibilità non deve essere regalata. Deve essere meritata, documentata e conquistata attraverso un percorso concreto.
Firmare questa petizione non significa giustificare la guida in stato di ebbrezza. Significa chiedere una legge capace di distinguere tra casi diversi, proteggere realmente la collettività e riconoscere il valore della responsabilizzazione personale.
Sicurezza sì. Impunità no. Automatismi ciechi nemmeno.
Firmiamo per strade più sicure, controlli più rigorosi e regole più giuste.

I decisori


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Petizione creata in data 30 luglio 2026
