

OPPOSIZIONE AL PROGETTO FILLE


OPPOSIZIONE AL PROGETTO FILLE
Il problema
I sottoscritti cittadini, residenti, agricoltori e portatori di interesse del territorio della valle elvo, con il presente documento intendono presentare formale opposizione e presentare le seguenti osservazioni in merito alla richiesta di permesso di ricerca idrica in oggetto, la cui area si estende per oltre 642 ettari.
Esprimiamo la nostra netta contrarietà al progetto di ricerca e potenziale sfruttamento dell'acquifero profondo, basata sui seguenti punti critici:
1. Incoerenza tra la vocazione agricola del territorio e lo sfruttamento privato delle risorse Le aree coinvolte dalla richiesta di estensione del permesso di ricerca ricadono in gran parte in zone classificate dal Piano Regolatore (PRGC) come "Aree Agricole". Esiste una palese e profonda incoerenza tra le politiche di sponsorizzazione e tutela del territorio rurale e paesaggistico e la concessione di un'area così vasta per lo sfruttamento intensivo di un bene comune a fini di profitto privato. La tutela della risorsa idrica deve avere priorità pubblica e collettiva, non industriale.
2. Destinazione d'uso e alternative per la produzione di bevande Il progetto della LEFIL S.R.L. prevede, oltre all'imbottigliamento di acqua minerale, la produzione complementare di bevande e/o birra. Considerando che il fabbisogno idrico stimato dall'azienda è estremamente elevato (10-12 L/s, pari a circa 45.000 L/h), chiediamo che non vengano autorizzate perforazioni profonde per tali volumi. Per la produzione di bevande e birra, la tecnologia e la normativa attuale permette di utilizzare e potabilizzare acque di superficie (es. derivazioni dal bacino dell'Ingagna o acquedotto locale). Non è giustificabile depauperare un acquifero profondo montano, dall'equilibrio fragile, per processi industriali che potrebbero impiegare risorse alternative già disponibili.
3. Rischio di espansione incontrollata e vincolo indissolubile con l'azienda L'azienda necessita di portate molto elevate (45.000 L/h) per rendere economicamente sostenibile il proprio impianto (Contiflow). I pozzi attualmente esistenti nell'area (P1 e P2) si sono già dimostrati del tutto insufficienti (portate ottimali di appena 0,5 L/s e 0,05 L/s). Vi è il fondato timore che, qualora le indagini iniziali non individuassero portate sufficienti in un singolo punto, l'azienda cercherà inevitabilmente di espandere le perforazioni e le captazioni sull'intera area di 642 ettari, creando un reticolo di sfruttamento che modificherà per sempre l'assetto idrogeologico del territorio.
4. Il "precedente biellese": rischio di dipendenza e concessioni irreversibili L'esperienza storica di altre aziende del settore nel biellese (es. Lauretana, Guizza) insegna che tali progetti iniziano regolarmente con un singolo punto di prelievo, per poi espandersi inevitabilmente. Una volta avviato l'impianto e creati posti di lavoro in un'area caratterizzata da elevata disoccupazione, si instaura un "patto indissolubile" tra l'azienda e l'amministrazione. In tale scenario, per la Provincia diventerà politicamente e socialmente impossibile negare future concessioni o l'ampliamento dei prelievi, anche a fronte di un evidente depauperamento della falda. Non possiamo accettare che la necessità occupazionale diventi il grimaldello per un'estrazione idrica senza ritorno, che trasformerebbe il territorio in distretto industriale idro-dipendente.
5. Fragilità del territorio e tutela di pascoli e pastorizia L'area di ricerca coinvolge versanti boscati, fasce di rispetto dei corsi d'acqua (tra cui il Torrente Ingagna) e aree classificate a rischio idrogeologico (frane attive e quiescenti rilevate dal PAI). La ruralità del nostro territorio si basa sulla pastorizia, sui pascoli e sull'agricoltura locale, per i quali l'acqua superficiale è un bene vitale. Gli stessi studi geologici allegati al progetto confermano che l'attuale pozzo superficiale P1 è idraulicamente connesso al Torrente Ingagna. Modificare gli equilibri profondi o superficiali tramite trivellazioni ed emungimenti intensivi mette a repentaglio l'approvvigionamento idrico naturale necessario per il mantenimento delle nostre attività rurali.
6. Carenza di dati sul bilancio idrico complessivo della Valle dell'Elvo integrazione all’opposizione riferita alla richiesta dei cittadini di una mappatura trasparente: Si sostiene che non sia possibile autorizzare nuove captazioni senza sapere quanta acqua sia effettivamente disponibile e necessaria per usi civili, industriali, agricoli e zootecnici provenienti dallo stesso potenziale bacino idrico. La mancanza di trasparenza e chiarezza su questo punto fa pensare ad un ipersfruttamento delle falde, tale da gravare sulle disponibilità/ fabbisogni futuri per il territorio.
Per i motivi sopra esposti, i sottoscritti cittadini chiedono formalmente alla Provincia di Biella di NON concedere il Permesso di Ricerca denominato "FILLE" o, in subordine, di limitarlo rigidamente, escludendo l'autorizzazione a future trivellazioni (Fase 2) che possano intaccare le falde profonde necessarie all'equilibrio ecologico e rurale della valle.
Chiedendo formalmente alla Provincia i dati esatti sui volumi d'acqua attualmente concessi ed estratti nella Valle dell'Elvo o di non concedere nuove captazioni senza aver chiaro il volume complessivo degli usufrutti.
Qualora l'amministrazione ritenesse fondatamente inevitabile la concessione, chiediamo che vengano imposti i seguenti vincoli stringenti:
Priorità alle aree boschive: le eventuali opere di captazione devono essere localizzate esclusivamente in aree coperte da foreste e boschi e mai in aree destinate a pascolo, vitali per la pastorizia locale.
Distanza dalle residenze: deve essere garantito il rispetto di distanze significative dai centri edificati e dalle aree residenziali esistenti, per evitare impatti diretti sulla vivibilità.
Esclusione di opere accessorie non necessarie: si richiede di non considerare rotonde o parcheggi come giustificazione per il rilascio del permesso, dando priorità assoluta alla tutela idrica, paesaggistica e rurale.
Si precisa, infine, che data l'importanza vitale della risorsa idrica e paesaggistica per il nostro territorio, la comunità manterrà un livello di attenzione e vigilanza costante sull'intero iter autorizzativo. Qualora le presenti e fondate osservazioni non dovessero trovare un riscontro formale, puntuale e concretamente motivato nelle decisioni di codesto Ente, i sottoscritti si riservano fin d'ora di promuovere ogni più ampia azione di mobilitazione e sensibilizzazione. A tal fine, ci si attiverà per coinvolgere sistematicamente gli organi di stampa, i media e l'opinione pubblica a livello locale e nazionale, affinché ogni passaggio di questa procedura avvenga sotto la massima trasparenza e lo stretto vaglio della collettività.

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Il problema
I sottoscritti cittadini, residenti, agricoltori e portatori di interesse del territorio della valle elvo, con il presente documento intendono presentare formale opposizione e presentare le seguenti osservazioni in merito alla richiesta di permesso di ricerca idrica in oggetto, la cui area si estende per oltre 642 ettari.
Esprimiamo la nostra netta contrarietà al progetto di ricerca e potenziale sfruttamento dell'acquifero profondo, basata sui seguenti punti critici:
1. Incoerenza tra la vocazione agricola del territorio e lo sfruttamento privato delle risorse Le aree coinvolte dalla richiesta di estensione del permesso di ricerca ricadono in gran parte in zone classificate dal Piano Regolatore (PRGC) come "Aree Agricole". Esiste una palese e profonda incoerenza tra le politiche di sponsorizzazione e tutela del territorio rurale e paesaggistico e la concessione di un'area così vasta per lo sfruttamento intensivo di un bene comune a fini di profitto privato. La tutela della risorsa idrica deve avere priorità pubblica e collettiva, non industriale.
2. Destinazione d'uso e alternative per la produzione di bevande Il progetto della LEFIL S.R.L. prevede, oltre all'imbottigliamento di acqua minerale, la produzione complementare di bevande e/o birra. Considerando che il fabbisogno idrico stimato dall'azienda è estremamente elevato (10-12 L/s, pari a circa 45.000 L/h), chiediamo che non vengano autorizzate perforazioni profonde per tali volumi. Per la produzione di bevande e birra, la tecnologia e la normativa attuale permette di utilizzare e potabilizzare acque di superficie (es. derivazioni dal bacino dell'Ingagna o acquedotto locale). Non è giustificabile depauperare un acquifero profondo montano, dall'equilibrio fragile, per processi industriali che potrebbero impiegare risorse alternative già disponibili.
3. Rischio di espansione incontrollata e vincolo indissolubile con l'azienda L'azienda necessita di portate molto elevate (45.000 L/h) per rendere economicamente sostenibile il proprio impianto (Contiflow). I pozzi attualmente esistenti nell'area (P1 e P2) si sono già dimostrati del tutto insufficienti (portate ottimali di appena 0,5 L/s e 0,05 L/s). Vi è il fondato timore che, qualora le indagini iniziali non individuassero portate sufficienti in un singolo punto, l'azienda cercherà inevitabilmente di espandere le perforazioni e le captazioni sull'intera area di 642 ettari, creando un reticolo di sfruttamento che modificherà per sempre l'assetto idrogeologico del territorio.
4. Il "precedente biellese": rischio di dipendenza e concessioni irreversibili L'esperienza storica di altre aziende del settore nel biellese (es. Lauretana, Guizza) insegna che tali progetti iniziano regolarmente con un singolo punto di prelievo, per poi espandersi inevitabilmente. Una volta avviato l'impianto e creati posti di lavoro in un'area caratterizzata da elevata disoccupazione, si instaura un "patto indissolubile" tra l'azienda e l'amministrazione. In tale scenario, per la Provincia diventerà politicamente e socialmente impossibile negare future concessioni o l'ampliamento dei prelievi, anche a fronte di un evidente depauperamento della falda. Non possiamo accettare che la necessità occupazionale diventi il grimaldello per un'estrazione idrica senza ritorno, che trasformerebbe il territorio in distretto industriale idro-dipendente.
5. Fragilità del territorio e tutela di pascoli e pastorizia L'area di ricerca coinvolge versanti boscati, fasce di rispetto dei corsi d'acqua (tra cui il Torrente Ingagna) e aree classificate a rischio idrogeologico (frane attive e quiescenti rilevate dal PAI). La ruralità del nostro territorio si basa sulla pastorizia, sui pascoli e sull'agricoltura locale, per i quali l'acqua superficiale è un bene vitale. Gli stessi studi geologici allegati al progetto confermano che l'attuale pozzo superficiale P1 è idraulicamente connesso al Torrente Ingagna. Modificare gli equilibri profondi o superficiali tramite trivellazioni ed emungimenti intensivi mette a repentaglio l'approvvigionamento idrico naturale necessario per il mantenimento delle nostre attività rurali.
6. Carenza di dati sul bilancio idrico complessivo della Valle dell'Elvo integrazione all’opposizione riferita alla richiesta dei cittadini di una mappatura trasparente: Si sostiene che non sia possibile autorizzare nuove captazioni senza sapere quanta acqua sia effettivamente disponibile e necessaria per usi civili, industriali, agricoli e zootecnici provenienti dallo stesso potenziale bacino idrico. La mancanza di trasparenza e chiarezza su questo punto fa pensare ad un ipersfruttamento delle falde, tale da gravare sulle disponibilità/ fabbisogni futuri per il territorio.
Per i motivi sopra esposti, i sottoscritti cittadini chiedono formalmente alla Provincia di Biella di NON concedere il Permesso di Ricerca denominato "FILLE" o, in subordine, di limitarlo rigidamente, escludendo l'autorizzazione a future trivellazioni (Fase 2) che possano intaccare le falde profonde necessarie all'equilibrio ecologico e rurale della valle.
Chiedendo formalmente alla Provincia i dati esatti sui volumi d'acqua attualmente concessi ed estratti nella Valle dell'Elvo o di non concedere nuove captazioni senza aver chiaro il volume complessivo degli usufrutti.
Qualora l'amministrazione ritenesse fondatamente inevitabile la concessione, chiediamo che vengano imposti i seguenti vincoli stringenti:
Priorità alle aree boschive: le eventuali opere di captazione devono essere localizzate esclusivamente in aree coperte da foreste e boschi e mai in aree destinate a pascolo, vitali per la pastorizia locale.
Distanza dalle residenze: deve essere garantito il rispetto di distanze significative dai centri edificati e dalle aree residenziali esistenti, per evitare impatti diretti sulla vivibilità.
Esclusione di opere accessorie non necessarie: si richiede di non considerare rotonde o parcheggi come giustificazione per il rilascio del permesso, dando priorità assoluta alla tutela idrica, paesaggistica e rurale.
Si precisa, infine, che data l'importanza vitale della risorsa idrica e paesaggistica per il nostro territorio, la comunità manterrà un livello di attenzione e vigilanza costante sull'intero iter autorizzativo. Qualora le presenti e fondate osservazioni non dovessero trovare un riscontro formale, puntuale e concretamente motivato nelle decisioni di codesto Ente, i sottoscritti si riservano fin d'ora di promuovere ogni più ampia azione di mobilitazione e sensibilizzazione. A tal fine, ci si attiverà per coinvolgere sistematicamente gli organi di stampa, i media e l'opinione pubblica a livello locale e nazionale, affinché ogni passaggio di questa procedura avvenga sotto la massima trasparenza e lo stretto vaglio della collettività.

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Petizione creata in data 5 giugno 2026