Noi siamo Farm Cultural Park

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Dal 2010 a Favara (AG) una comunità stimolata dall'iniziativa di Andrea Bartoli e Florinda Saieva ha rigenerato a proprie spese uno dei tanti spazi di degrado del paese (detto "i sette cortili"), come ce ne sono tanti purtroppo in ognuna delle nostre città. Ospitando artisti e architetti, artigiani e creativi, bambini e turisti, Farm Cultural Park ha contribuito a fare di Favara un centro di eccellenza internazionale di arte e rigenerazione urbana, un luogo visitato da decine di migliaia di persone ogni anno provenienti da ogni parte del mondo, che partecipano attivamente alle iniziative proposte da quella comunità, e scoprendo che ciò che nelle nostre martoriate città sembrava impossibile può invece essere fattibile, seppur con grandi sforzi. Ogni anno Farm ospita nuovi artisti, chiedendo l'autorizzazione per le installazioni che riguardano gli spazi pubblici. Quest'anno, mentre un ufficio del Comune stava lavorando la consuetudinaria pratica delle installazioni regolarmente presentata (con importo richiesto per l'occupazione del suolo pubblico già corrisposto da Farm), un altro della stessa Amministrazione rilevava l'abusività delle installazioni ordinandone lo sgombero e somministrando una sanzione amministrativa pecuniaria.


Quanto sta accadendo a Farm Cultural Park, a Favara - luogo simbolo di un nuovo modo di ripensare comunità e luoghi dell’abitare - non è un problema locale, ma è una questione di tutte e tutti noi che quotidianamente si muovono nel mondo sempre più dirompente delle imprese culturali e creative, di chi sa che solo attraverso la cultura siamo in grado di uscire dalle molteplici crisi che ci affliggono.Basta l’ordinanza di un dirigente dell’ufficio comunale per smontare l’incredibile processo che tutto il gruppo che si raccoglie intorno a Florinda Saieva e Andrea Bartoli da tempo svolge a Favara: un atto compiuto secondo i vecchi stili del burocratese, con gesti antichi chiusi fra le pareti stanche di uffici dediti a gestire il passato, non una visione del futuro.
Dobbiamo sapere dire basta a tutto questo: in un mondo in rapido cambiamento, in cui sempre più siamo al lavoro per capire come la cultura sappia rigenerare il nostro abitare, le nostre comunità, e sappia essere fondamento nell’immaginarci oltre le pareti stanche del ‘900, quanto ha colpito Farm Cultural Park è battaglia comune. Favara rappresenta tutte quelle centinaia di muri di gomma crepata contro cui confliggiamo quotidianamente: un mondo teso a conservare la cartografia antica, a mantenere triste forme di potere per la propria preservazione.
Ecco, noi, che sempre più ci poniamo a disegnare, immaginare, creare il futuro, ad abitare ciò che altri non vogliono più vivere, a prenderci cura del ‘noi’, diciamo basta.

Basta alle parole sorde, al silenzio delle carte, alla cecità di chi guarda al passato e non vuole sentire il fragore gentile dei passi che ritornano, uno dopo l’altro, a tracciare sentieri.

Noi tutte e tutti siamo Farm Cultural Park

#noisiamofarmculturalpark

Firmiamo per chiedere l’immediato ritiro dell'ordinanza del comune (e le dovute scuse), per far sentire la voce delle tante Farm di tutta Italia, in nome di un profondo cambiamento. Ma firmiamo anche perché questo è un atto al quale siamo sottoposti quotidianamente e, superato spero in positivo il caso di Favara, dobbiamo saper ripartire, insieme, tutte e tutti noi, a ricostruire il concetto di bene comune per uscire dalle vecchie paludi e lavorare su di un nuovo equilibrio che lo governi.

Primi firmatari: Fondazione Matera-Basilicata 2019, CAOS. Centro Arti Opificio Siri - Terni, CLAC - Palermo, Officine Culturali - Catania



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