No ai licenziamenti delle 70 donne e uomini della Voss Fluid di Osnago (Lecco)

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FIM CISL Monza Brianza Lecco e FIOM CGIL Lecco stanno sostenendo le lavoratrici e i lavoratori della Voss Fluid di Osnago nella lotta per la difesa del lavoro dopo che l’azienda, multinazionale tedesca, ha annunciato la chiusura della produzione nel sito di Osnago (Lecco).

Il 4 dicembre scorso la Direzione Aziendale ha infatti comunicato alle Organizzazioni Sindacali e ai rappresentanti sindacali interni l’intenzione di chiudere la produzione. Una decisione che comporta il licenziamento di 70 lavoratrici e lavoratori.

UN PO’ DI STORIA

L’azienda nasce nel 1954 col nome  LARGA (Lavorazione Artigianale Raccorderia Giuseppe Arlati), fondata da Giuseppe Arlati. Per anni ha prodotto raccordi oleo dinamici. Successivamente, titolare diventa Cazzaniga, ma è nel 2016 che la ditta viene acquisita dalla multinazionale tedesca VOSS.

L’acquisizione da parte di una multinazionale ha creato inizialmente delle preoccupazioni tra le lavoratrici e tra i lavoratori; preoccupazioni poi fugate dalla consapevolezza di aver superato la dura crisi del 2009 e di poter quindi resistere a eventuali altre turbolenze. Negli ultimi anni si è lavorato anche la notte, a volte i sabati e le domeniche, giornate in cui non si aveva mai lavorato prima. Dalla acquisizione, non ci sono mai stati problemi salvo l’utilizzo di un po’ di cassa integrazione nel 2019. Purtroppo, però, Voss non ha mai fatto investimenti utili a rafforzare competitività e presenza sul mercato.

L’ANNUNCIO DELLA CHIUSURA

L’annuncio da parte dei manager italiani è stato quindi un fulmine a ciel sereno: il 4 dicembre scorso i manager comunicano la decisione di chiudere con effetto immediato, senza discussioni ne prospettive per le persone.

Le produzioni verrebbero trasferite non si sa bene dove, si parla di Germania e Polonia. L’Azienda comunica ai 70 dipendenti interessati, via mail o telefono, l’invito a partecipare a un’assemblea sindacale in cui sarebbero state comunicate novità importanti. Una modalità del tutto discutibile che scarica sui delegati sindacali di fabbrica la responsabilità di un annuncio drammatico. I due delegati sindacali, sostenuti dalle organizzazioni sindacali, hanno quindi comunicato a tutti i colleghi e colleghe del licenziamento conseguente alla chiusura della ditta. Inizia subito la cassa integrazione che prima coinvolge diversi lavoratori e, poi, dal 21 dicembre interessa tutti.

LA REAZIONE DELLE PERSONE E DEL SINDACATO

Dopo l’annuncio della chiusura si tiene un’altra assemblea per decidere quali azioni mettere in campo per contrastare la scelta aziendale. Si decide quindi di istituire un presidio permanente, organizzandosi giorno e notte, comprese le festività natalizie. Stupenda la gara di solidarietà che ha abbracciato le lavoratrici e i lavoratori, partita spontaneamente e che ha visto protagonisti il Sindaco e l’amministrazione, le istituzioni locali, le associazioni di zona e i semplici cittadini; i pensionati del paese hanno dato la disponibilità a partecipare al presidio. La solidarietà è fatta da chi porta viveri, caffè caldo, chi fornisce legna per scaldarsi, chi porta gazebi e unità mobili, chi presta il camper e chi porta la propria vicinanza.

Un presidio fermo e determinato, ma sempre composto, educato e civile, nonostante l’atteggiamento spesso fuori dalle righe da parte della Direzione Aziendale che non ha risparmiato nemmeno insulti nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Fino a oggi l’azienda ha scartato qualsiasi ipotesi alternativa alla chiusura, che va dall’analisi e risoluzione delle inefficienze per proseguire con la produzione in Italia, alla ricerca di un possibile imprenditore interessato all’area o al mercato, fino alla reindustrializzazione del sito. Un atteggiamento che rischia di vanificare anche il ruolo delle Istituzioni, a partire da Regione Lombardia che ha dato, da subito, ampia disponibilità a valutare tutte le possibili soluzioni per salvaguardare la continuità occupazionale.

Serve più rispetto per le settanta lavoratrici e lavoratori che non sono stracci da gettare dopo averli spremuti, ma persone a cui va assicurata dignità e futuro. Di sicuro continueremo con il mantenimento del presidio e con la lotta a difesa del lavoro.

Il Sindacato continuerà ad organizzare speranza insieme alle 70 lavoratrici e lavoratori della Voss Fluid di Osnago.

Non ci rassegniamo al destino che l’azienda ci ha dipinto.

FIM CISL MONZA BRIANZA LECCO

FIOM CGIL LECCO