Обновление к петицииDanaro pubblico non a mafie ma a nuove attività culturali, artistiche e opere liriche misconosciute.Follie e virtù ( limitate ) nella gestione dei bilanci teatrali

roberto caforioilFattoQuotidiano.it, Италия
18 апр. 2016 г.
Con questo aggiornamento vorrei segnalare due casi contrapposti che, in questi giorni, sono stati trattati in articoli pubblicati sul Corriere ( di Lecce ) riguardo a spettacoli teatrali e/o operistici. Presento, innanzitutto, alcuni stralci tratti dal primo articolo in questione.
--- Stagione Lirica 2016, la prima senza la Provincia: in cartellone Rigoletto e La Bohème.
Mercoledì 13 Aprile 2016.
L'edizione 2016 è stata realizzata nonostante il venire meno dei finanziamenti pubblici.
Presentata al Teatro Politeama Greco ( di Lecce ) la Stagione Lirica 2016. Due le opere in cartellone: il Rigoletto, in scena il 16 e il 17 Aprile e La Bohème, il 30 Aprile e il 1 Maggio.
Si inizia sabato 16 Aprile 2016, alle ore 20.45, con "Rigoletto", opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratta dal dramma di Victor Hugo "Le Roi s'amuse", che, con "Il trovatore" e "La traviata", completa la cosiddetta "trilogia popolare" di Verdi.
All'incontro erano presenti Carlo Antonio De Lucia, Direttore Artistico della Stagione, nonché regista di Rigoletto, Sonia Greco, Presidente dell’Associazione Teatro Politeama Greco, e Francesco Ledda, in qualità di presidente dell’Accademia Operistica Internazionale, produttore della Stagione, e Maestro Concertatore per l’opera Rigoletto.
Nel suo intervento in conferenza stampa, Sonia Greco, Presidente dell’Associazione Teatro Politeama Greco, ha voluto sottolineare la volontà della famiglia Greco e dell’Accademia Operistica Internazionale, produttrice della Stagione, di dare continuità ad una Stagione, da quest’anno orfana di finanziamenti pubblici: “Siamo orgogliosi di essere un teatro che non pesa sui bilanci pubblici, di essere un esempio virtuoso di gestione. Anche per questo motivo, crediamo sia giusto che gli enti pubblici ci riconoscano, così come hanno fatto negli anni scorsi, questo ruolo: solo così potremmo continuare a credere nel sogno della Stagione, ma anche, più concretamente, ad offrire lavoro ad un numero di persone maggiore rispetto a quello comunque impiegato quest’anno. La lirica è cultura, ma è anche occasione di lavoro per tanti”.
“Tutti ci chiedono come si fa a metter su una Stagione lirica, che ha dei costi molto alti, senza finanziamenti pubblici - ha aggiunto Francesco Ledda - è molto dura, ma lo si fa con l’entusiasmo, la passione, il sostegno imprescindibile del pubblico, ed il sacrificio di tanti. Mi riferisco alle tante maestranze, agli artisti tutti, compresi l’Orchestra e il Coro, e a quanti collaborano a vario titolo a questa Stagione. Hanno tolto più di un milione di euro ad una città che ne meritava il doppio e che fino a poco fa è stata candidata a Capitale Europea della Cultura. Noi abbiamo voluto dare un segnale di forza, perché Lecce ha una tradizione importante, non solo a livello nazionale ma anche nel mondo, e non la si può interrompere per quello che definisco essere un capriccio romano. Quest’anno siamo stati da soli, ma per l’anno prossimo la speranza è di poter contare sull’aiuto del Ministero, del Comune, della Regione, e della Provincia se ci sarà ancora”.
Chiude la conferenza stampa, parlando delle opere in cartellone, il Direttore Artistico Carlo Antonio De Lucia: “Abbiamo scelto due opere popolari perché il nostro compito, come Teatro di Tradizione, non è di sperimentare, ma di formare il pubblico e diffondere l’opera lirica. Rigoletto e La Bohème sono titoli che insegnano l’opera, ed insegnano ad amarla. Ringrazio quanti ci stanno aiutando in questo arduo compito, tra i quali artisti e cantanti di fama nazionale ed internazionale”. ---
Ora intendo aggiungere un mio commento.
È molto lodevole il fatto che si sia provveduto ad allestire degli spettacoli di opere liriche impegnative con fondi di origine privata e non pubblica sia pure con notevoli difficoltà e sacrifici ( e ciò implica comunque il fatto di meritare il ritorno dell'afflusso di fondi pubblici regionali ecc., sia pure contenuti, in futuro ). Con la messa in scena di Rigoletto del Maestro G. Verdi e de La Bohème del Maestro G. Puccini al Politeama Greco si intende donare al pubblico la possibilità di godere di opere di altissimo livello per sponsorizzare l'opera lirica presso le giovani e le future generazioni come è giusto che sia, tenendo alto lo stendardo della cultura e dell'arte in Italia, una volta primo Paese al Mondo in arte e cultura. Mi domando però quale possa essere l'atteggiamento verso i capolavori e le opere eccellenti o, comunque, di un certo livello ( e non parlo nemmeno di quelle minori ) dei compositori lirici contemporanei totalmente sconosciuti alle masse perché misconosciuti presso gli stessi addetti ai lavori che non vi prestano nulla o pochissima considerazione: si farebbero altrettanti sforzi per ottenere fondi privati ( oltre agli eventuali fondi pubblici ), dimostrando caparbietà, fede e coraggio oltre che fiducia in tali autori ? Non mi pare che da dichiarazioni di personaggi influenti in programmi televisivi e nei circuiti ufficiali del settore si faccia alcun riferimento ad essi, anzi si continua a sostenere la favoletta che non vi sono più i poeti, gli autori e i compositori di una volta e che, magari, quelli contemporanei sono troppo intimisti, chiusi in sé stessi, i quali non offrirebbero opere didattiche come quelle del passato normalmente rappresentate e, comunque, opere non all'altezza di quei capolavori: niente di più sbagliato. Il fatto è che, come per ogni altro settore, bisogna saper scegliere, accettare e riconoscere autori e opere di alto e altissimo livello fra le tante o le poche proposte o lasciate in un cassetto, perché completamente ignorate, magari provenienti da gente del tutto ignota agli addetti ai lavori, sapendo rischiare, evidentemente con l'intento di informare i melomani sul valore di tali opere, pubblicizzandole ed esaltandole a dovere. Se, invece, si finisce con il non rischiare sui nuovi compositori e sulle nuove opere o con il rappresentare quelle più facilmente appoggiate e sostenute per interesse personale o per altri motivi specifici da parte di qualcuno che goda comunque di finanziamenti diretti o indiretti, opere che, magari, non si dimostrino essere all'altezza dei capolavori dei Maestri del passato, ecco che la favoletta del declino dei compositori come dei poeti ecc. accresce il suo ingiustificato fascino agli occhi degli utenti con quel senso di nostalgia del passato del tutto ingiustificata. Bisogna dare merito al merito sia a quello del passato che a quello del presente e trascurare, qualora non se ne possa fare a meno, ciò che è meno valido sia del passato che del presente. Ma l'atteggiamento e il pregiudizio imperanti vanno nella direzione opposta a quella che io, ed altri compositori come me, tentiamo di sollecitare.
Adesso propongo un altro articolo del Corriere che mostra lo scempio di danaro pubblico che si fa in altre occasioni.
--- Isa Danieli su Al Pacino: «Spreco indegno, neppure per Greta Garbo avrei speso 700.000 euro».
Polemiche per il cachet stellare dell’attore, contattato dal Teatro Festival.
«Troppi soldi. Si toglie il denaro per tante altre iniziative artistiche importanti» Sondaggio - Compenso equo o eccessivo per il divo americano? Vota ( Nota del Relatore di questo aggiornamento: Io ho votato nel senso che si è trattato di un compenso eccessivo, ovviamente, altro che equo !!! ).
di Angelo Agrippa
NAPOLI. Isa Danieli, si sa, si inerpica come pochi sulle pareti della recitazione e con la stessa abilità imbocca disinvolta i tornanti più arditi dell’indignazione. È a Roma, ma al telefono sbotta: «Settecientomila euro o addirittura nu milione per Al Pacino ? ( Sic ! = linguaggio napoletano ! ). Ma qua non occorre dire nulla: è uno spreco indegno. Io non andrei a vederlo neanche se mi regalassero il biglietto. Ma non perché non sia un grande attore, anzi. Lo rispetto. È che qua la gente muore di fame e noi buttiamo i soldi così?».
Cosa non le sta bene?
«Tutto. Una mia amica spiritosa sa cosa mi ha detto? Che se Al Pacino viene e recita in italiano, allora si potrebbe anche fare. Ma io sa cosa le rispondo? Che neanche se recitasse in italiano mi verrebbe di spendere questi soldi. Perché non avrei più la faccia, perché non lo ritengo giusto».
Signora Danieli, il governatore De Luca è intervenuto e ha dichiarato che è inopportuno sborsare quella cifra. Ma il direttore del Teatro Festival, Dragone, rassicura: ha spiegato che vendendo i biglietti a trecento euro e organizzando una cena a cinquecento euro con la star hollywoodiana l’evento sarebbe autofinanziato.
«E già. Ma chi ha la forza di spendere tutti questi soldi? Il teatro è per tutti. Io ho iniziato a 14 anni e all’epoca si diceva che si poteva recitare pure ‘ncopp ‘e botte, sulle botti. E come me ce ne sono tanti. Pacino è un grandissimo attore; ma perché togliere il denaro a tante altre iniziative importanti?».
Per esempio?
«Non parlo soltanto di noi attori, anche se le compagnie versano in una condizione di difficoltà pesantissima. Ma con la fame che c’è in giro questi denari potrebbero essere spesi diversamente».
Sono anni che si ripete che il teatro è agonizzante. Ed è vero, ma quando passerà questa nottata?
«Ah, chi lo sa. Prima, però, non era così. La Cultura era tenuta su un piedistallo, era considerata una priorità dai governi. Ora viene messa da parte. Il presidente della Regione ha fatto bene a ribellarsi, ma dovrebbe intervenire anche sui finanziamenti dimezzati alle attività culturali e a quelle teatrali».
È vero che si punta su un unico evento di grido piuttosto che su una articolata strategia culturale?
«È quello che si vuole fare al Teatro Festival. Se finora era una ipotesi, oggi trova conferma. Ma neanche se resuscitasse Greta Garbo e venisse a Napoli in teatro si dovrebbe spendere una somma così rilevante».
Lei, tuttavia, non demorde. Com’è cambiata la sua professione negli anni?
«Il mio è un mestiere, più che una professione. È artigianato puro che si mescola con l’arte e la passione. Certo che è cambiato. Basti dire solo che facevamo tournée di quattro mesi e ora non riusciamo a fare che una decina di giorni a Napoli, qualche altro a Roma e così via. Bisognerebbe scavallare montagne. E io, anche a causa dell’età, prima o poi sarò costretta a chiudere la mia stagione».
Addirittura?
«Beh, sì. E come si fa, altrimenti? Io non posso continuare a correre dietro ad opportunità che si diradano sempre più. Ma il teatro, quello, non morirà mai. Nooo, il teatro non se ne va. Come le dicevo, basterà salire su una botte per mettersi a recitare e incantare il pubblico. Certo, se poi penso agli scenografi, ai costumisti, agli elettricisti: quelli, che fine faranno? Perciò le ripeto: come si fa a spendere per una sola persona settecentomila euro o, come ora si dice, addirittura un milione e passa? Sarebbe come legittimare che chi ha la possibilità mangia di tutto e chi è costretto a digiunare dovrà continuare ad astenersi dalla tavola. Ma purtroppo non dalla fame».---
Che dire dopo aver letto quest'ultimo articolo ? Provate un senso di nausea, follia e ingiustizia tremenda ? Se appartenete alla schiera di persone sensibili al fascino dell'arte e della cultura dovreste esserne del tutto sdegnati. Noi, autori di oggi, mi hanno ribattuto in un commento, cerchiamo comprensione mentre i lavoratori precari di altri settori non la cercano. Vi pare che si tratti solo di una questione di comprensione o di profonda ingiustizia ? Noi forse siamo tra i più precari in assoluto, in quanto non veniamo minimamente ricompensati per il duro lavoro svolto nel comporre ecc., non siamo presi in alcuna considerazione dagli addetti ai lavori, i quali non ripongono nessuna fiducia nel nostro operato, né tanto meno qualcuno ( che sia ente pubblico o privato ecc. ) si pone l'obiettivo, segnalato in questa petizione, di sostenere artisti, compositori e autori contemporanei ( tranne rarissime eccezioni che fanno parte dei soliti giri ) né gli stessi ricercatori, scienziati, inventori e scopritori che non appartengono ai circuiti "ufficiali" subiscono sorte migliore, in definitiva. Inoltre, gli autori e compositori debbono versare annualmente una certa cifra alla S.I.A.E. ( o ad organizzazioni equivalenti ) per maturare il diritto d'autore in modo che la rappresentazione totale o parziale o l'utilizzo in varie forme delle loro opere possa permettere la raccolta di fondi a loro destinati da parte della stessa S.I.A.E. ( fra l'altro notevolmente indebitata ) che poi debba girarli agli stessi: Campa cavallo ... !!! Se vogliamo salvare il teatro, l'opera ecc. e non vogliamo che qualche potente di turno si impossessi di quasi tutta la torta, lasciando le briciole ( se pure ) agli artisti poveracci, alziamo la voce e manifestiamo tutto il nostro disprezzo e il nostro diniego per questi comportamenti e queste decisioni assurde e ingiustificate. E' come il discorso delle grandi opere osannate dai politici potenti perché fonte di arricchimento di coloro che li sostengono con tutta la corruzione che ne deriva, mentre le numerosissime piccole opere necessarie per l'assestamento del territorio, per la salvaguardia dell'ambiente e della salute di tutti noi sono continuamente trascurate e messe da parte con la scusa che non ci sono fondi sufficienti per realizzarle. Viva l'arte e viva la cultura, viva il merito e viva il duro lavoro di chi opera facendo del proprio impegno una missione affinché altri possano godere del frutto del loro operato: vogliamo cancellare tutto questo per il volere di pochi ?
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