Contro l'obbligo di iscriversi a un ordine professionale senza motivo

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La normativa ha recentemente introdotto alcune novità relative agli ordini professionali, con possibili conseguenze di ampia portata che vanno ben oltre gli ambiti professionali tradizionalmente intesi, coinvolgendo in modo improprio anche il personale dipendente di Pubbliche Amministrazioni e di aziende private. In particolare ciò avviene con  la legge 3 del 11/01/2018 che ha come oggetto "il riordino delle professioni sanitarie", che il Ministero della Salute definisce come "quelle che lo Stato italiano riconosce e che, in forza di un titolo abilitante, svolgono attività di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione".

Con questa legge il Ministero della Salute, oltre agli Ordini storicamente vigilati, assume anche la vigilanza dell'Ordine dei Chimici e dell’Ordine dei Biologi. In particolare, l'Ordine dei Chimici viene aperto ai Fisici e rinominato "Federazione nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici".

La Federazione sembra ritenere, sulla base delle informazione attualmente disponibili, che tutti i laureati in fisica, chimica, ingegneria fisica e ingegneria matematica siano da considerare professionisti sanitari, con conseguente obbligo di iscrizione all'ordine. Questo non perchè svolgano effettivamente attività sanitarie nel senso sopra precisato, ma "de iure". Insomma, sulla base di questa interpretazione fisici e chimici diventerebbero tutti professionisti sanitari "ope legis", con il conseguente obbligo di iscrizione all'Ordine. Ciò varrebbe anche per i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni quali le Università e gli Enti di Ricerca ma anche per chi opera nel privato.

Analoga preoccupazione destano le dichiarazioni e le azioni poste in essere da parte dell'Ordine dei biologi, anch’esse tese ad estendere l'obbligatorietà di iscrizione ben aldilà degli attuali confini.

Va inoltre ricordato che tale interpretazione, se passasse, non interesserebbe solo le categorie sopra citate, ma anche tutte le altre lauree riferibili a Ordini vigilati dal Ministero della Salute su cui di rimando ricadrebbe l’obbligo di iscrizione. Tra i lavoratori coinvolti è bene ricordare che potrebbero esser inclusi anche gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado.

Pur considerando utile l'esistenza di un Ordine per quei professionisti che operano realmente in ambito sanitario, l'associazione all'Ordine non può costituire un obbligo solo in virtù della classe di laurea, specie qualora l’attività svolta esuli completamente dalla definizione di professionista sanitario come legalmente intesa. Ciò anche in considerazione dei rilevanti oneri economici e di altra natura connessi con l'appartenenza a un ordine professionale. In particolare, non deve sussistere l'obbligatorietà di associazione all'Ordine per i docenti e i ricercatori di Università e Enti Pubblici di ricerca, così come per coloro che svolgono ricerca o lavorano in ambito industriale.

Con la presente i sottoscrittori sono a chiedere ai competenti Ministeri della Salute e dell'Istruzione, Università e Ricerca, di intervenire tempestivamente al fine di ricondurre nel corretto alveo della professione sanitaria oggettivamente intesa la necessità di iscrizione a questi Ordini risolvendo la preoccupante ambiguità attualmente in essere e le forzature cui si sta assistendo.



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