SALVARE LA TRADIZIONE DEL MAIALETTO SARDO -NO ALLA NORMA CHE VIETA LA PRODUZIONE FAMILIARE

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Una norma demenziale approvata dal Consiglio regionale della Sardegna mette a rischio la grande tradizione millenaria della produzione di "maialetti sardi" nell'allevamento di tipo "familiare". 

Si tratta di una norma, l'art. 4 della Legge regionale 2 AGOSTO 2018, N.28
Disposizioni per la valorizzazione della suinicoltura sarda, che vieta la possibilità di detenere nell'ambito dell'allevamento familiare "capi riproduttori".

Questa disposizione non solo far venir meno una millenaria tradizione del comparto suinicolo sardo ma introduce una norma non contenuta nel dispositivo di recepimento delle stesse direttive comunitarie che, nell'allegato A, non fa alcuna menzione del divieto di possedere nell'ambito di un allevamento familiare di capi riproduttori.

L'introduzione di tale norma oltre ad oltraggiare una tradizione da sempre in essere nella società sarda discrimina gli allevatori  sardi a conduzione "familiare" in quanto tale divieto non è citato in alcun modo nel decreto legislativo di recepimento delle direttive comunitarie.

Nel Decreto Legislativo 26 ottobre 2010, n. 200 Attuazione della direttiva 2008/71/CE relativa all'identificazione e alla registrazione dei suini. (10G0221) (GU Serie Generale n.282 del 02-12-2010) all'allegato I è disciplinata la specifica dell'allevamento:

alla lettera i) si dispone la conduzione:  "familiare" (allevamento da ingrasso che detiene fino ad un massimo di 4 animali, destinati all'autoconsumo e non a scopo commerciale, che non movimenta animali verso altri allevamenti). 

E' fin troppo evidente che aver inserito nel dispositivo regionale una norma capestro che rischia di alterare la stessa specificità produttiva e tradizionale del settore suinicolo sardo costituisce un'evidente discriminazione sia in ambito nazionale che europeo.

Tale norma finirebbe non solo per cancellare l'antica tradizione ma costituirebbe il viatico per la sostituzione del "maialetto sardo" con altri di produzione estera e di non facile identificazione.

Il Consiglio regionale della Sardegna approvando una norma che prevede il divieto di detenere capi suini riproduttori in un allevamento familiare ha di fatto gravemente penalizzato le famiglie sarde e ha discriminato in modo irragionevole e illogico una tradizione consolidata nella società sarda.

Per questa ragione e per il rispetto delle peculiarità del settore suinicolo sardo

si chiede al Ministro dell'Agricoltura di proporre al governo:

  • di impugnare l'art. 4 della legge regionale 2  AGOSTO 2018, N.28 in quanto lesivo del diritto di equo e univoco trattamento tra Stati e Regioni e fautore di una discriminazione inaccettabile, illegittima e illegale.


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