MANIFESTO DI SOLIDARIETA’ ALLE LAVORATRICI E AI LAVORATORI DELLA EX GKN


MANIFESTO DI SOLIDARIETA’ ALLE LAVORATRICI E AI LAVORATORI DELLA EX GKN
Il problema
In qualità di lavoratrici e lavoratori lucani, del settore pubblico e di quello privato, avvertiamo il dovere e il bisogno di esprimere la nostra vicinanza e piena solidarietà alle lavoratrici ed ai lavoratori della ex GKN di Campi Bisenzio, da oltre mille giorni in assemblea permanente all’interno della loro fabbrica e da sabato 18 maggio in presidio davanti alla sede della Regione Toscana, per riaffermare il diritto di ciascuno ad essere riconosciuto e rispettato in quanto essere umano e non trattato alla stregua di merce ad uso e consumo del capitale.
Contestualmente, manifestiamo tutto il nostro sostegno alle numerose iniziative fin qui intraprese dal Collettivo di fabbrica per la difesa dei posti di lavoro, non ultima la proposta di legge regionale in materia di “Costituzione e funzionamento dei Consorzi di sviluppo industriale finalizzati alla realizzazione di poli di eccellenza nel settore della mobilità alternativa e delle rinnovabili. Strumenti per il sostegno al recupero cooperativistico d’impresa e del tessuto economico e sociale del territorio”, oggi al vaglio del Consiglio regionale toscano, peraltro presieduto da un nostro conterraneo, Antonio Mazzeo, originario di Barile, piccolo comune della Basilicata in provincia di Potenza. A lui rivolgiamo il nostro invito a promuovere in prima persona e favorire la rapida calendarizzazione della discussione in aula della medesima proposta di legge, al fine di pervenire quanto prima ad una sua immediata approvazione.
Come lucani conosciamo bene le ferite che una società basata sul modello di produzione capitalistico sa infliggere e infligge da sempre alla classe lavoratrice.
Esse bruciano tanto nella Valle del Sauro quanto in Val d’Agri, impoverite dai processi di estrazione e di lavorazione degli idrocarburi fossili, sotto l’azione devastatrice delle multinazionali del petrolio e del gas (Eni, Total, Shell, Mitsui). Territori, questi, resi fragili e incerti per le conseguenze devastanti che tali economie producono sulla salute e sul futuro delle persone e dei luoghi.
Bruciano, ancora, nel Vulture melfese e a Melfi, nella piana di San Nicola, dove insiste quello che fino a qualche tempo fa era considerato il più grande stabilimento automobilistico d’Europa - quello della FIAT - SATA oggi Stellantis - salutato nel 1994 come la principale occasione di sviluppo dell’economia del territorio e oggi avvertito dalla maggioranza delle lavoratrici, dei lavoratori e in generale delle popolazioni, se non come la potenziale più grande bomba ecologica e sociale ad orologeria pronta ad esplodere, quantomeno come la più grande incognita gravante unicamente e solo sulle spalle di quelle stesse lavoratrici, di quei lavoratori e delle popolazioni. Territori, ancora una volta costretti a rinunciare ad opzioni di sviluppo alternative basate sulla condivisione di risorse naturali a vantaggio di tutte e di tutti, per la scarsa capacità di visione politica delle classi dirigenti e delle istituzioni o peggio per la complicità di queste ultime con il capitale stesso.
Ferite che registriamo quotidianamente nei numeri per noi vite vive, quando sperimentiamo l'abbandono, da parte di intere generazioni che scelgono di andare via dalla nostra terra e da parte dalle istituzioni, prontissime quando si tratta di accordare benefici ai nostri aguzzini e troppo spesso distratte nel garantire tutela e servizi alle popolazioni che dovrebbero rappresentare.
Attaccati, noi e solo noi, da più parti. Impoveriti dal capitale e dallo Stato, nello spirito, nella possibilità di crescita personale e culturale, nella possibilità di costruire e mantenere connessioni vere con il resto del mondo e nella capacità di sognare. Isolati, dall'uno e dall'altro, affinché possiamo rimanere sempre disponibili ad altri che su di noi arricchiranno fintanto che ne avranno bisogno, prima di buttarci via come merce avariata.
In questo senso la storia della nostra regione e la nostra è quella di tutti i SUD del mondo: in Basilicata, come a Gaza in Palestina, in Africa, in generale in Medio Oriente e a Campi Bisenzio. Anche a Campi Bisenzio, certo, giacché sappiamo bene che non c'è distinzione alcuna tra identiche condizioni generate da identiche cause.
Per questo motivo, a quei giornalai che si divertono a fare la conta al ribasso del numero di partecipanti alle manifestazioni indette dalla nostra classe, noi diciamo di continuare pure a contare, se preferiscono. 1, 10, 15, 120. Aggiungano, però, anche noi tutte le volte che provano maldestramente ad esercitarsi con le loro ridicole stime.
Non saremo magari fisicamente sempre presenti, giacché anche del tempo ci ha privati il capitale, ma non smetteremo mai di saperci e sentirci parte di quella moltitudine di cui hanno evidentemente così tanta paura. E perché sia più visibile la nostra vicinanza e presenza di classe alla nostra classe, simbolicamente inviamo al Collettivo di fabbrica la nostra tenda, firmata da ciascuno dei sottoscrittori di questo documento, a presidiare, insieme a loro, davanti al Palazzo della Regione Toscana.
Perché sia chiaro che chi tocca uno tocca tutti.
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Il problema
In qualità di lavoratrici e lavoratori lucani, del settore pubblico e di quello privato, avvertiamo il dovere e il bisogno di esprimere la nostra vicinanza e piena solidarietà alle lavoratrici ed ai lavoratori della ex GKN di Campi Bisenzio, da oltre mille giorni in assemblea permanente all’interno della loro fabbrica e da sabato 18 maggio in presidio davanti alla sede della Regione Toscana, per riaffermare il diritto di ciascuno ad essere riconosciuto e rispettato in quanto essere umano e non trattato alla stregua di merce ad uso e consumo del capitale.
Contestualmente, manifestiamo tutto il nostro sostegno alle numerose iniziative fin qui intraprese dal Collettivo di fabbrica per la difesa dei posti di lavoro, non ultima la proposta di legge regionale in materia di “Costituzione e funzionamento dei Consorzi di sviluppo industriale finalizzati alla realizzazione di poli di eccellenza nel settore della mobilità alternativa e delle rinnovabili. Strumenti per il sostegno al recupero cooperativistico d’impresa e del tessuto economico e sociale del territorio”, oggi al vaglio del Consiglio regionale toscano, peraltro presieduto da un nostro conterraneo, Antonio Mazzeo, originario di Barile, piccolo comune della Basilicata in provincia di Potenza. A lui rivolgiamo il nostro invito a promuovere in prima persona e favorire la rapida calendarizzazione della discussione in aula della medesima proposta di legge, al fine di pervenire quanto prima ad una sua immediata approvazione.
Come lucani conosciamo bene le ferite che una società basata sul modello di produzione capitalistico sa infliggere e infligge da sempre alla classe lavoratrice.
Esse bruciano tanto nella Valle del Sauro quanto in Val d’Agri, impoverite dai processi di estrazione e di lavorazione degli idrocarburi fossili, sotto l’azione devastatrice delle multinazionali del petrolio e del gas (Eni, Total, Shell, Mitsui). Territori, questi, resi fragili e incerti per le conseguenze devastanti che tali economie producono sulla salute e sul futuro delle persone e dei luoghi.
Bruciano, ancora, nel Vulture melfese e a Melfi, nella piana di San Nicola, dove insiste quello che fino a qualche tempo fa era considerato il più grande stabilimento automobilistico d’Europa - quello della FIAT - SATA oggi Stellantis - salutato nel 1994 come la principale occasione di sviluppo dell’economia del territorio e oggi avvertito dalla maggioranza delle lavoratrici, dei lavoratori e in generale delle popolazioni, se non come la potenziale più grande bomba ecologica e sociale ad orologeria pronta ad esplodere, quantomeno come la più grande incognita gravante unicamente e solo sulle spalle di quelle stesse lavoratrici, di quei lavoratori e delle popolazioni. Territori, ancora una volta costretti a rinunciare ad opzioni di sviluppo alternative basate sulla condivisione di risorse naturali a vantaggio di tutte e di tutti, per la scarsa capacità di visione politica delle classi dirigenti e delle istituzioni o peggio per la complicità di queste ultime con il capitale stesso.
Ferite che registriamo quotidianamente nei numeri per noi vite vive, quando sperimentiamo l'abbandono, da parte di intere generazioni che scelgono di andare via dalla nostra terra e da parte dalle istituzioni, prontissime quando si tratta di accordare benefici ai nostri aguzzini e troppo spesso distratte nel garantire tutela e servizi alle popolazioni che dovrebbero rappresentare.
Attaccati, noi e solo noi, da più parti. Impoveriti dal capitale e dallo Stato, nello spirito, nella possibilità di crescita personale e culturale, nella possibilità di costruire e mantenere connessioni vere con il resto del mondo e nella capacità di sognare. Isolati, dall'uno e dall'altro, affinché possiamo rimanere sempre disponibili ad altri che su di noi arricchiranno fintanto che ne avranno bisogno, prima di buttarci via come merce avariata.
In questo senso la storia della nostra regione e la nostra è quella di tutti i SUD del mondo: in Basilicata, come a Gaza in Palestina, in Africa, in generale in Medio Oriente e a Campi Bisenzio. Anche a Campi Bisenzio, certo, giacché sappiamo bene che non c'è distinzione alcuna tra identiche condizioni generate da identiche cause.
Per questo motivo, a quei giornalai che si divertono a fare la conta al ribasso del numero di partecipanti alle manifestazioni indette dalla nostra classe, noi diciamo di continuare pure a contare, se preferiscono. 1, 10, 15, 120. Aggiungano, però, anche noi tutte le volte che provano maldestramente ad esercitarsi con le loro ridicole stime.
Non saremo magari fisicamente sempre presenti, giacché anche del tempo ci ha privati il capitale, ma non smetteremo mai di saperci e sentirci parte di quella moltitudine di cui hanno evidentemente così tanta paura. E perché sia più visibile la nostra vicinanza e presenza di classe alla nostra classe, simbolicamente inviamo al Collettivo di fabbrica la nostra tenda, firmata da ciascuno dei sottoscrittori di questo documento, a presidiare, insieme a loro, davanti al Palazzo della Regione Toscana.
Perché sia chiaro che chi tocca uno tocca tutti.
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Petizione creata in data 23 maggio 2024