Reintegrate Mariangela licenziata dalla Luisa Spagnoli per aver incrementato le vendite!"

Il problema

Licenziata illegittimamente nel 2014, reintegrata dal tribunale del lavoro (con sentenza n. 259 del 22 febbraio 2015) e due volte sottoposta a trasferimento ritorsivo, nonostante la sentenza avesse stabilito il rientro nello stesso posto occupato per 25 anni. E' la singolare odissea toccata alla signora Mariangela Barreca, dipendente della nota azienda di moda Luisa Spagnoli dal 1989 e responsabile del punto di vendita di Reggio Calabria dal 2006. 
Il calvario di Mariangela non è ancora finito, perché i giudici di appello nel novembre scorso hanno  parzialmente riformato la sentenza di primo grado confermando l'illegittimità del licenziamento, ma consentendo all'azienda di risolvere il rapporto di lavoro con la liquidazione di 24 mensilità, il massimo del risarcimento consentito dalla legge Fornero. 
L'iniquità è palese. Non poteva essere licenziata, in due  gradi giudizio è stato sancito che non ha commesso nulla di rilevante e che non ha tratto alcun vantaggio personale. Ma va lo stesso a casa in virtù di un principio sbagliato, quello dell'applicazione retroattiva di una legge. La dipendente ha già presentato ricorso in Cassazione e si appresta a proporre azione legale per mobbing. 
Di che cosa è accusata la signora Barreca? Della presunta violazione di alcune procedure di vendita. Quelle procedure hanno invece velocizzato l'arrivo dalla casa madre di capi di abbigliamento che interessavano diverse clienti, ma che non erano nella disponibilità del negozio di Reggio Calabria. In attesa di provare gli abiti, le stesse clienti rilasciavano un acconto regolarmente contabilizzato e poi versavano il saldo al momento del ritiro. All'atto della richiesta d'invio della merce la direzione dell'azienda non ha mai obiettato nulla, limitandosi a ricordare che si trattava di capi a produzione limitata. Che tuttavia sono stati tutti venduti senza agevolazioni per la clientela, cioè a prezzo pieno.  
In 40 anni di attività sindacale che ho svolto all'interno della UIL, non mi è mai capitato un caso così paradossale. E' la prima volta che un'azienda invece di premiare una dipendente che fa aumentare gl'incassi, la punisce in maniera pretestuosa. La magistratura, in primo grado e in appello, ha dichiarato illegittimo il licenziamento. Da tenere presente, altresì, che il tribunale del lavoro il 15 settembre scorso ha anche annullato per assenza di provate motivazioni, il primo trasferimento ritorsivo presso il punto di vendita di Crotone. Non soddisfatta l'azienda aveva poi notificato un secondo trasferimento a Cosenza. Una persecuzione in piena regola.
A mio avviso ci sono ragioni recondite che hanno determinato il licenziamento. E' probabile che sia stato studiato e progettato dalla direzione del personale senza che la proprietà della Luisa Spagnoli  fosse informata. Molti passaggi non trovano una motivazione né sul piano logico, né su quello giuridico e nemmeno su quello etico. 
Una domanda prima delle altre : perché le presunte inosservanze delle procedure di vendita non sono mai state contestate nell'immediatezza?
Nel sistema posto in essere dalla casa madre i controlli sono immediati, giorno per giorno e subito individuabili. Le contestazioni sono state mosse  molto tempo dopo, quando il punto di vendita di Reggio Calabria aveva inaspettatamente superato il budget previsto dall'azienda. Budget non raggiunto da altri negozi della catena. Né, al momento del provvedimento, la direzione risorse umane della Spagnoli ha fatto riferimento a conflitti interni tra il personale. Queste argomentazioni sono state portate avanti SOLO dopo la sentenza di primo grado che contemplava la reintegra della dipendente. Sono state costruite ad hoc ed in modo molto approssimativo con dichiarazioni in fotocopia da parte di altre dipendenti. Chi si è prestato a questo gioco al massacro contro una madre di famiglia ne dovrà rispondere: la signora Barreca, infatti, si è rivolta alla magistratura penale  che ha affidato ai carabinieri il compito di far luce su questo secondo aspetto della vicenda. 
Che non è meno importante del primo, perché se dovesse essere chiarito, potrebbe far scoprire un pregresso che spiega l'accanimento di qualche funzionario contro una dipendente che si è sempre comportata in maniera impeccabile sul lavoro. Ma che nel 2006, nella sua qualità di gerente del negozio di Reggio, aveva segnalato gravi irregolarità alla direzione senza che questa facesse seguire alcun provvedimento. Probabilmente qualcuno si legò al dito l'episodio  per poi far scattare la ritorsione. 
Certamente, chi fondò la Luisa Spagnoli lo fece allora per diffondere nel mondo una immagine fatta di stile, di eleganza e di bon ton, tutti elementi che hanno rafforzato un marchio di qualità assai conosciuto soprattutto tra le signore di mezza età. Non aveva certo come obiettivo quello di terrorizzare e sottomettere il personale. 
Viene lecito chiedersi se chi ha provocato questo licenziamento illegittimo sia ancora al suo posto o  è stato rimosso. Pare di no. Continua a far parte di un gruppetto che si è assunto la responsabilità di mettere alla porta una dipendente scomoda perché incorruttibile. E sorprende altresì l'assordante silenzio della proprietà dell'azienda. Dovrebbe spiegare il perché di tanta cattiveria contro una onesta madre di famiglia come Mariangela Barreca, che, con dedizione ed impegno professionale, ha fatto incassare ai suoi datori di lavoro più di quanto questi di aspettassero.  

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Giuseppe MarinoPromotore della petizione
Questa petizione aveva 535 sostenitori

Il problema

Licenziata illegittimamente nel 2014, reintegrata dal tribunale del lavoro (con sentenza n. 259 del 22 febbraio 2015) e due volte sottoposta a trasferimento ritorsivo, nonostante la sentenza avesse stabilito il rientro nello stesso posto occupato per 25 anni. E' la singolare odissea toccata alla signora Mariangela Barreca, dipendente della nota azienda di moda Luisa Spagnoli dal 1989 e responsabile del punto di vendita di Reggio Calabria dal 2006. 
Il calvario di Mariangela non è ancora finito, perché i giudici di appello nel novembre scorso hanno  parzialmente riformato la sentenza di primo grado confermando l'illegittimità del licenziamento, ma consentendo all'azienda di risolvere il rapporto di lavoro con la liquidazione di 24 mensilità, il massimo del risarcimento consentito dalla legge Fornero. 
L'iniquità è palese. Non poteva essere licenziata, in due  gradi giudizio è stato sancito che non ha commesso nulla di rilevante e che non ha tratto alcun vantaggio personale. Ma va lo stesso a casa in virtù di un principio sbagliato, quello dell'applicazione retroattiva di una legge. La dipendente ha già presentato ricorso in Cassazione e si appresta a proporre azione legale per mobbing. 
Di che cosa è accusata la signora Barreca? Della presunta violazione di alcune procedure di vendita. Quelle procedure hanno invece velocizzato l'arrivo dalla casa madre di capi di abbigliamento che interessavano diverse clienti, ma che non erano nella disponibilità del negozio di Reggio Calabria. In attesa di provare gli abiti, le stesse clienti rilasciavano un acconto regolarmente contabilizzato e poi versavano il saldo al momento del ritiro. All'atto della richiesta d'invio della merce la direzione dell'azienda non ha mai obiettato nulla, limitandosi a ricordare che si trattava di capi a produzione limitata. Che tuttavia sono stati tutti venduti senza agevolazioni per la clientela, cioè a prezzo pieno.  
In 40 anni di attività sindacale che ho svolto all'interno della UIL, non mi è mai capitato un caso così paradossale. E' la prima volta che un'azienda invece di premiare una dipendente che fa aumentare gl'incassi, la punisce in maniera pretestuosa. La magistratura, in primo grado e in appello, ha dichiarato illegittimo il licenziamento. Da tenere presente, altresì, che il tribunale del lavoro il 15 settembre scorso ha anche annullato per assenza di provate motivazioni, il primo trasferimento ritorsivo presso il punto di vendita di Crotone. Non soddisfatta l'azienda aveva poi notificato un secondo trasferimento a Cosenza. Una persecuzione in piena regola.
A mio avviso ci sono ragioni recondite che hanno determinato il licenziamento. E' probabile che sia stato studiato e progettato dalla direzione del personale senza che la proprietà della Luisa Spagnoli  fosse informata. Molti passaggi non trovano una motivazione né sul piano logico, né su quello giuridico e nemmeno su quello etico. 
Una domanda prima delle altre : perché le presunte inosservanze delle procedure di vendita non sono mai state contestate nell'immediatezza?
Nel sistema posto in essere dalla casa madre i controlli sono immediati, giorno per giorno e subito individuabili. Le contestazioni sono state mosse  molto tempo dopo, quando il punto di vendita di Reggio Calabria aveva inaspettatamente superato il budget previsto dall'azienda. Budget non raggiunto da altri negozi della catena. Né, al momento del provvedimento, la direzione risorse umane della Spagnoli ha fatto riferimento a conflitti interni tra il personale. Queste argomentazioni sono state portate avanti SOLO dopo la sentenza di primo grado che contemplava la reintegra della dipendente. Sono state costruite ad hoc ed in modo molto approssimativo con dichiarazioni in fotocopia da parte di altre dipendenti. Chi si è prestato a questo gioco al massacro contro una madre di famiglia ne dovrà rispondere: la signora Barreca, infatti, si è rivolta alla magistratura penale  che ha affidato ai carabinieri il compito di far luce su questo secondo aspetto della vicenda. 
Che non è meno importante del primo, perché se dovesse essere chiarito, potrebbe far scoprire un pregresso che spiega l'accanimento di qualche funzionario contro una dipendente che si è sempre comportata in maniera impeccabile sul lavoro. Ma che nel 2006, nella sua qualità di gerente del negozio di Reggio, aveva segnalato gravi irregolarità alla direzione senza che questa facesse seguire alcun provvedimento. Probabilmente qualcuno si legò al dito l'episodio  per poi far scattare la ritorsione. 
Certamente, chi fondò la Luisa Spagnoli lo fece allora per diffondere nel mondo una immagine fatta di stile, di eleganza e di bon ton, tutti elementi che hanno rafforzato un marchio di qualità assai conosciuto soprattutto tra le signore di mezza età. Non aveva certo come obiettivo quello di terrorizzare e sottomettere il personale. 
Viene lecito chiedersi se chi ha provocato questo licenziamento illegittimo sia ancora al suo posto o  è stato rimosso. Pare di no. Continua a far parte di un gruppetto che si è assunto la responsabilità di mettere alla porta una dipendente scomoda perché incorruttibile. E sorprende altresì l'assordante silenzio della proprietà dell'azienda. Dovrebbe spiegare il perché di tanta cattiveria contro una onesta madre di famiglia come Mariangela Barreca, che, con dedizione ed impegno professionale, ha fatto incassare ai suoi datori di lavoro più di quanto questi di aspettassero.  

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Giuseppe MarinoPromotore della petizione

I decisori

Luisa Spagnoli spa Perugia, Confcommercio, ministri del lavoro e della giustizia".
Luisa Spagnoli spa Perugia, Confcommercio, ministri del lavoro e della giustizia".

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