Licenziamento ingiusto e scorretto: forse discriminazione di genere?

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Mi chiamo Giovanna Cristina Vivinetto, ho 25 anni e sono poetessa e docente di lettere risiedente a Roma. Sono una ragazza transessuale. Lo scorso 14 ottobre, dopo appena due settimane di servizio, l’istituto paritario Kennedy, a Roma, dopo avermi assunta con un contratto della durata di un anno scolastico mi ha licenziata in tronco. Senza il preavviso di quindici giorni previsto dal contratto, adducendo a questo gesto motivazioni confuse, nebulose e, decisamente poco credibili.

La settimana prima di essere licenziata sono stata costretta a prendere tre giorni di malattia a causa di un’acuta faringo-tonsillite che mi ha costretto a letto per una settimana. Sono stata in terapia antibiotica per dieci giorni.

Al momento del licenziamento, a fronte di tutta la mia incredulità poiché in appena due settimane di servizio non avevo mai ricevuto alcun richiamo, né mai nessuno era venuto a lamentarsi circa il mio metodo di insegnamento, la preside ha sostenuto che, durante i tre giorni di assenza per malattia, molti ragazzi e alcuni genitori avevano trovato il “coraggio” ed erano andati a lamentarsi in presidenza riguardo le mie capacità da docente tra cui il fatto che ero indietro con il programma e che spiegavo troppo velocemente. 

La cosa a mio avviso grave è che la scuola, per giustificare motivazioni altre per licenziarmi, abbia messo di mezzo i ragazzi, con cui invece, sin da subito, si era creato un rapporto improntato alla massima fiducia, sincerità e onestà, qualità fondamentali per poter svolgere serenamente il proprio mestiere. I ragazzi erano sempre molto attenti e sensibili, ed avevano recepito con grande intelligenza e sensibilità la mia storia. 

Alla luce di tutto ciò, credo in sostanza che le motivazioni di questo gesto, ai miei occhi imprevisto, ingiustificato e imprevedibile, risiedano altrove. Probabilmente c'entra il fatto che io sia una donna transessuale, e questo sarebbe già molto più triste e ingiusto. E non voglio pensarci.

La scuola, in un comunicato stampa, ha ribadito la giustezza del licenziamento, sostenendo che le motivazioni di esso siano legate esclusivamente a questioni di natura didattica e metodologica. In sostanza, non ero una docente “adatta” all’incarico in quell’istituto. Quello che tuttavia mi risulta difficile comprendere è come si possa valutare un docente al suo primo incarico dopo appena nove giorni di lezioni frontali e un totale di 32 ore effettivamente svolte e spalmate su quattro classi. In aggiunta a ciò, il contratto che ho firmato lascia al docente la più ampia libertà di gestione della materia e delle metodologie didattiche, nel rispetto della legge e del libero insegnamento. Mi pare, allora, che i motivi del licenziamento vadano contro questa libertà didattica e che, perciò, il licenziamento debba considerarsi illegittimo e nullo.

Mi rivolgo innanzitutto alla scuola nel tentativo di una saggia presa di coscienza circa l’errore commesso in modo da poter correggere il tiro e risolvere il problema prima di dover arrivare in tribunale e, in tal caso, dover rispondere ad un giudice del lavoro.

Mi rivolgo alle associazioni LGBT e a tutte le realtà che tutelano le minoranze in difficoltà, per creare una maggiore e capillare sensibilizzazione in merito alla tematica della discriminazione in contesto lavorativo.

Mi rivolgo ai sindacati affinché simili incomprensibili ambiguità non avvengano più nei luoghi di lavoro e affinché possano fare chiarezza indagando su questo caso increscioso e assurdo, analizzando tutti i contratti di lavoro stipulati nella scuola con gli altri docenti.

In ultima istanza mi rivolgo al Ministro dell’Istruzione poiché possa prendersi carico di questa vicenda rappresentativa di molte altre e avvii un’ispezione in tutte quelle scuole che assumono docenti con contratti poco chiari, mettendo poi in atto dinamiche oscure e spesso illegittime per licenziarli.