Libertà per Buoalem Sansal!

Il problema

Il 16 novembre 2023, il noto scrittore franco-algerino Boualem Sansal è stato arrestato all’aeroporto di Algeri al suo rientro dalla Francia. Da allora un inquietante silenzio sembra avvolgere il destino di questo straordinario intellettuale algerino. Non meraviglia il suo sequestro, considerando la consuetudine di alcuni regimi a mettere in atto modalità di detenzione che non possono rientrare in nessuna categoria legale di limitazioni alla libertà. Sempre di arbitrarie messinscene si tratta, per perpetrare la sparizione degli antagonisti politici.

Senza giri di parole, inutili in situazioni come queste, Sansal appartiene alla categoria degli intellettuali perseguitati da regimi sanguinari, e il suo caso dimostra che gli scrittori e i poeti hanno sempre rappresentato e rappresentano temuti ostacoli alle nefandezze perpetrate dal potere. Sansal è conosciuto per le critiche nei confronti dell’integralismo religioso e della negazione di diritti umani e libertà di espressione connaturata in esso qualora idee, scritti e processi intellettuali non rientrino nella cornice preconfezionata dalle leggi shariatiche e islamiche. L’accusa kafkiana che gli viene contestata è genericamente quella di aver «minacciato l’unità nazionale» dell’Algeria, un reato che potrebbe costare l’ergastolo al settantacinquenne scrittore. Già nel dicembre del 2023, quando la Corte d’Appello di Algeri fu chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di liberazione, l’avvocato di Sansal, François Zimery, denunciò di non essere stato autorizzato a recarsi in Algeria per preparare la difesa insieme ai legali algerini.

In Italia, nel silenzio più scandaloso degli intellettuali, la casa editrice Neri Pozza, che ha pubblicato nel nostro Paese le opere di Sansal, ha lanciato già da qualche mese un appello che appare in larga misura essere caduto abbastanza nel vuoto. In questa missiva-appello l’editore sottolinea che «crediamo tutti profondamente nell’importanza della libertà di espressione», che «la giustizia e la difesa dei diritti umani sono principi fondamentali che dovrebbero essere rispettati da ogni governo» e che Sansal non è solo un autore di narrativa: la sua opera, infatti, è intrisa di una riflessione profonda sulle questioni identitarie e sociali dell’Algeria e del mondo arabo in generale. Tra i suoi lavori più noti figurano: 2084. La fine del mondo (2016), un romanzo distopico che esplora le conseguenze di un regime totalitario; Nel nome di Allah. Origine e storia del totalitarismo islamista (2018), un saggio che analizza le radici e le manifestazioni dell’integralismo islamista; Il treno di Erlingen (2021), un’opera che continua a esplorare i temi della libertà e della repressione. La lettera di Neri Pozza all’ambasciatore Khelifi evidenzia anche il rapporto di cooperazione tra Italia e Algeria, auspicando che l’ambasciatore possa fare pressioni sul suo governo per garantire i diritti civili e politici di Sansal. L’editore chiede una liberazione «immediata e senza condizioni», sottolineando che ogni azione contro Sansal costituisce una violazione dei diritti universali: «La situazione di Boualem Sansal è emblematicamente rappresentativa di un clima di crescente intolleranza nei confronti della libertà di espressione in Algeria e in altre nazioni del mondo arabo. In un momento in cui la libertà di espressione è sotto attacco in molte parti del mondo, la figura di Boualem Sansal emerge come simbolo di resistenza e di speranza. La sua storia e il suo lavoro continuano a ispirare molti, e il suo rilascio sarebbe un passo significativo nella lotta per i diritti umani e la giustizia in Algeria e oltre».

Proprio questa settimana «Il Fatto Quotidiano» ha ricordato che la detenzione dello scrittore desta molta preoccupazione e il comportamento di molte personalità che si definiscono progressiste inorridisce perché incomprensibile di fronte a un arresto ingiusto e illegittimo. Paolo Flores d’Arcais sottolinea su «MicroMega» che Sansal non solo «non ha commesso alcun delitto», ma anche che la cosiddetta comunità degli intellettuali «non si è mobilitata», al di fuori di quella francese. Scandalizza che nel Parlamento europeo, durante una seduta del 23 gennaio in cui veniva chiesta la scarcerazione di Sansal, vi siano stati 48 astenuti e 24 voti contrari, voti piovuti in maggior numero dai parlamentari che si autodefiniscono progressisti. Nulla di nuovo, ma non per questo meno incomprensibile alla luce di quei valori di libertà e fratellanza che, negli anni Settanta, venivano rivendicati e perseguiti a discapito di lotte e sacrifici enormi proprio dai settori della sinistra in cui si riconoscono gli attuali esponenti politici che esprimono il loro voto contrario. Per farla breve in un esempio, è macroscopica l’opposizione di Carola Rackete, che smaschera così la sua impreparazione e insensibilità. Stravolgente poi il voto contrario alla libertà dello scrittore dei 5 stelle, che continuano nella loro deriva e confusione sul piano della politica internazionale. Si evidenziano tuttavia, con un sospiro di sollievo, i voti favorevoli dell’Alleanza Verdi e Sinistra, che su questo punto non hanno avuto tentennamenti di sorta.

Tuttavia l’arresto di Boualem Sansal ha suscitato una mobilitazione internazionale, avanzata dallo scrittore Kamel Daoud sul settimanale «Le Point» e firmato dai premi Nobel Annie Ernaux, Jean-Marie Gustave Le Clézio, Orhan Pamuk, Wole Soyinka, e da Salman Rushdie, Peter Sloterdijk, Andreï Kourkov, Roberto Saviano, ‘Ala Al-Aswani, Giuliano da Empoli, Sylvain Tesson, Leïla Slimani, Elisabeth Badinter, Erri de Luca, Bernard-Henri Lévy, Caroline Fourest, Boris Cyrulnik, Philippe Claudel, Pierre Nora, Jean Hatzfeld, Jean-Baptiste Andrea, Jean-Christophe Rufin, Jean-Marie Rouart, Dominique Bona, Tahar Ben Jelloun, Abnousse Shalmani, Alain Finkielkraut, Catherine Cusset, Pascal Bruckner, Cynthia Fleury, Alain Mabanckou, Enki Bilal, Joann Sfar, Franz-Olivier Giesbert, Christophe Ono-dit-Biot, Peggy Sastre, François-Guillaume Lorrain, Emilie Frèche, Yascha Mounk, Jean-François Colosimo, Olivier Guez, Eva Illouz, Ayyam Sureau, Philippe Val, Sophia Aram, Michaël Prazan, Bérengère Viennot, Gilles Kepel, Yahia Belaskri.

Daoud, grande amico e sostenitore di Sansal, ha denunciato una «realtà allarmante in Algeria, dove la libertà di espressione non è più che un ricordo di fronte alle repressioni, alle incarcerazioni e alla sorveglianza dell’intera società. Ormai, tutto è possibile: l’ergastolo per un commento online, la prigione per un sospiro di fastidio». Lo stesso Daoud ha insistito, dicendo che «Boualem Sansal, conosciuto per il suo coraggio e il suo impegno, è sempre stato una voce critica contro l’oppressione, l’ingiustizia e il totalitarismo islamista. In Algeria, gli scrittori e gli intellettuali, gli editori, i librai, vivono nella paura delle rappresaglie, delle accuse di spionaggio, degli arresti arbitrari, dei processi, delle diffamazioni e degli attacchi mediatici violenti contro loro stessi e le loro famiglie. Un vero e proprio terrorismo editoriale li colpisce. L’ultimo Salone del libro di Algeri si è svolto sotto stretta sorveglianza della polizia e con perquisizioni alla ricerca di libri da dover ritirare».

Ancora una volta assistiamo al tentativo di imbavagliare i pochissimi intellettuali e uomini della società civile internazionale per aver messo in dubbio le pratiche violente di regimi che si ispirano alle leggi shariatiche e vogliono imporre un’unica verità nella visione e nella pratica della vita delle persone. È necessario e giusto lottare e riaffermare i principi di dignità umana e libertà di espressione in ogni angolo di questo mondo alla deriva, ed è in questa convinzione che lancio a chiusura di questo articolo un appello per la liberazione di Sansal da trasmettere, raggiunto un numero consistente di firme, all’ambasciata algerina in Italia.

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Francisco SorianoPromotore della petizione

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Il problema

Il 16 novembre 2023, il noto scrittore franco-algerino Boualem Sansal è stato arrestato all’aeroporto di Algeri al suo rientro dalla Francia. Da allora un inquietante silenzio sembra avvolgere il destino di questo straordinario intellettuale algerino. Non meraviglia il suo sequestro, considerando la consuetudine di alcuni regimi a mettere in atto modalità di detenzione che non possono rientrare in nessuna categoria legale di limitazioni alla libertà. Sempre di arbitrarie messinscene si tratta, per perpetrare la sparizione degli antagonisti politici.

Senza giri di parole, inutili in situazioni come queste, Sansal appartiene alla categoria degli intellettuali perseguitati da regimi sanguinari, e il suo caso dimostra che gli scrittori e i poeti hanno sempre rappresentato e rappresentano temuti ostacoli alle nefandezze perpetrate dal potere. Sansal è conosciuto per le critiche nei confronti dell’integralismo religioso e della negazione di diritti umani e libertà di espressione connaturata in esso qualora idee, scritti e processi intellettuali non rientrino nella cornice preconfezionata dalle leggi shariatiche e islamiche. L’accusa kafkiana che gli viene contestata è genericamente quella di aver «minacciato l’unità nazionale» dell’Algeria, un reato che potrebbe costare l’ergastolo al settantacinquenne scrittore. Già nel dicembre del 2023, quando la Corte d’Appello di Algeri fu chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di liberazione, l’avvocato di Sansal, François Zimery, denunciò di non essere stato autorizzato a recarsi in Algeria per preparare la difesa insieme ai legali algerini.

In Italia, nel silenzio più scandaloso degli intellettuali, la casa editrice Neri Pozza, che ha pubblicato nel nostro Paese le opere di Sansal, ha lanciato già da qualche mese un appello che appare in larga misura essere caduto abbastanza nel vuoto. In questa missiva-appello l’editore sottolinea che «crediamo tutti profondamente nell’importanza della libertà di espressione», che «la giustizia e la difesa dei diritti umani sono principi fondamentali che dovrebbero essere rispettati da ogni governo» e che Sansal non è solo un autore di narrativa: la sua opera, infatti, è intrisa di una riflessione profonda sulle questioni identitarie e sociali dell’Algeria e del mondo arabo in generale. Tra i suoi lavori più noti figurano: 2084. La fine del mondo (2016), un romanzo distopico che esplora le conseguenze di un regime totalitario; Nel nome di Allah. Origine e storia del totalitarismo islamista (2018), un saggio che analizza le radici e le manifestazioni dell’integralismo islamista; Il treno di Erlingen (2021), un’opera che continua a esplorare i temi della libertà e della repressione. La lettera di Neri Pozza all’ambasciatore Khelifi evidenzia anche il rapporto di cooperazione tra Italia e Algeria, auspicando che l’ambasciatore possa fare pressioni sul suo governo per garantire i diritti civili e politici di Sansal. L’editore chiede una liberazione «immediata e senza condizioni», sottolineando che ogni azione contro Sansal costituisce una violazione dei diritti universali: «La situazione di Boualem Sansal è emblematicamente rappresentativa di un clima di crescente intolleranza nei confronti della libertà di espressione in Algeria e in altre nazioni del mondo arabo. In un momento in cui la libertà di espressione è sotto attacco in molte parti del mondo, la figura di Boualem Sansal emerge come simbolo di resistenza e di speranza. La sua storia e il suo lavoro continuano a ispirare molti, e il suo rilascio sarebbe un passo significativo nella lotta per i diritti umani e la giustizia in Algeria e oltre».

Proprio questa settimana «Il Fatto Quotidiano» ha ricordato che la detenzione dello scrittore desta molta preoccupazione e il comportamento di molte personalità che si definiscono progressiste inorridisce perché incomprensibile di fronte a un arresto ingiusto e illegittimo. Paolo Flores d’Arcais sottolinea su «MicroMega» che Sansal non solo «non ha commesso alcun delitto», ma anche che la cosiddetta comunità degli intellettuali «non si è mobilitata», al di fuori di quella francese. Scandalizza che nel Parlamento europeo, durante una seduta del 23 gennaio in cui veniva chiesta la scarcerazione di Sansal, vi siano stati 48 astenuti e 24 voti contrari, voti piovuti in maggior numero dai parlamentari che si autodefiniscono progressisti. Nulla di nuovo, ma non per questo meno incomprensibile alla luce di quei valori di libertà e fratellanza che, negli anni Settanta, venivano rivendicati e perseguiti a discapito di lotte e sacrifici enormi proprio dai settori della sinistra in cui si riconoscono gli attuali esponenti politici che esprimono il loro voto contrario. Per farla breve in un esempio, è macroscopica l’opposizione di Carola Rackete, che smaschera così la sua impreparazione e insensibilità. Stravolgente poi il voto contrario alla libertà dello scrittore dei 5 stelle, che continuano nella loro deriva e confusione sul piano della politica internazionale. Si evidenziano tuttavia, con un sospiro di sollievo, i voti favorevoli dell’Alleanza Verdi e Sinistra, che su questo punto non hanno avuto tentennamenti di sorta.

Tuttavia l’arresto di Boualem Sansal ha suscitato una mobilitazione internazionale, avanzata dallo scrittore Kamel Daoud sul settimanale «Le Point» e firmato dai premi Nobel Annie Ernaux, Jean-Marie Gustave Le Clézio, Orhan Pamuk, Wole Soyinka, e da Salman Rushdie, Peter Sloterdijk, Andreï Kourkov, Roberto Saviano, ‘Ala Al-Aswani, Giuliano da Empoli, Sylvain Tesson, Leïla Slimani, Elisabeth Badinter, Erri de Luca, Bernard-Henri Lévy, Caroline Fourest, Boris Cyrulnik, Philippe Claudel, Pierre Nora, Jean Hatzfeld, Jean-Baptiste Andrea, Jean-Christophe Rufin, Jean-Marie Rouart, Dominique Bona, Tahar Ben Jelloun, Abnousse Shalmani, Alain Finkielkraut, Catherine Cusset, Pascal Bruckner, Cynthia Fleury, Alain Mabanckou, Enki Bilal, Joann Sfar, Franz-Olivier Giesbert, Christophe Ono-dit-Biot, Peggy Sastre, François-Guillaume Lorrain, Emilie Frèche, Yascha Mounk, Jean-François Colosimo, Olivier Guez, Eva Illouz, Ayyam Sureau, Philippe Val, Sophia Aram, Michaël Prazan, Bérengère Viennot, Gilles Kepel, Yahia Belaskri.

Daoud, grande amico e sostenitore di Sansal, ha denunciato una «realtà allarmante in Algeria, dove la libertà di espressione non è più che un ricordo di fronte alle repressioni, alle incarcerazioni e alla sorveglianza dell’intera società. Ormai, tutto è possibile: l’ergastolo per un commento online, la prigione per un sospiro di fastidio». Lo stesso Daoud ha insistito, dicendo che «Boualem Sansal, conosciuto per il suo coraggio e il suo impegno, è sempre stato una voce critica contro l’oppressione, l’ingiustizia e il totalitarismo islamista. In Algeria, gli scrittori e gli intellettuali, gli editori, i librai, vivono nella paura delle rappresaglie, delle accuse di spionaggio, degli arresti arbitrari, dei processi, delle diffamazioni e degli attacchi mediatici violenti contro loro stessi e le loro famiglie. Un vero e proprio terrorismo editoriale li colpisce. L’ultimo Salone del libro di Algeri si è svolto sotto stretta sorveglianza della polizia e con perquisizioni alla ricerca di libri da dover ritirare».

Ancora una volta assistiamo al tentativo di imbavagliare i pochissimi intellettuali e uomini della società civile internazionale per aver messo in dubbio le pratiche violente di regimi che si ispirano alle leggi shariatiche e vogliono imporre un’unica verità nella visione e nella pratica della vita delle persone. È necessario e giusto lottare e riaffermare i principi di dignità umana e libertà di espressione in ogni angolo di questo mondo alla deriva, ed è in questa convinzione che lancio a chiusura di questo articolo un appello per la liberazione di Sansal da trasmettere, raggiunto un numero consistente di firme, all’ambasciata algerina in Italia.

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Francisco SorianoPromotore della petizione

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Petizione creata in data 7 febbraio 2025