Nazionalizzare la gestione della Rete Autostradale Italiana

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Petizione rivolta ai Ministri Luigi Di Maio e Danilo Toninelli

Chiedo un attimo di Attenzione, perché il discorso delle petizioni per il ritorno della rete autostradale sotto il diretto controllo dello Stato, è piuttosto complesso e non può essere ristretto e valutato quale risposta emotiva sull' onda del crollo del ponte Morandi.

Non vogliamo punire nessuno chiedendo indirettamente, la revoca delle concessioni, se ci sono delle responsabilità, saranno accertate nelle aule di Giustizia; certa è l' assoluta necessità di cambiamenti gestionali radicali. 

Non è un mistero per nessuno che la nostra classe politica, negli ultimi decenni, soprattutto dagli anni '80 in poi, non ha brillato in onestà, con il crollo della prima Repubblica, si pensava ad un naturale riordino morale - errore - la seconda repubblica ha fatto ancor peggio.

Un ponte è un collegamento, qui il collegamento è saltato ed ora ci siamo accorti che era sbagliato, che nessun privato, dovendo sacrificare parte dei suoi profitti, difficilmente raggiungerà nei lavori di manutenzione, la soglia prestabilita, anzi, in ragione del profitto cercherà di rimanere il più basso possibile nelle opere ritenute necessarie per la messa in sicurezza; ci siamo anche resi conto che forse il Ministero delle Infrastrutture ha bisogno di una revisione secondo un metodo di snellimento efficace, che le carte non devono passare da una commissione ad un'altra con aggiornamento burocratico del calendario delle riunioni messe in agenda, rimandate, di nuovo stabilite...con perdita di tempo vitale, soprattutto quando sul tavolo ci sono gli aggiornamenti e i permessi per lavori di ordinaria e straordinaria manutenzione, riguardanti la sicurezza di tutti i cittadini.

C'è un unico modo per onorare le morti del ponte Morandi, un unico modo perché quelle morti non siano vanificate, cercare attraverso questa strage, di ottenere quel ritorno ad un comportamento onesto e responsabile dei politici,  persone come noi, a cui noi diamo un voto di fiducia perché si adoperino per gli interessi di tutti, nessuno escluso. 

Riportare il controllo della rete autostradale sotto lo Stato ha il significato di Responsabilizzare quest' ultimo in modo diretto, tangibile, lo Stato diventa un interlocutore reale e non solo un soggetto Istituzionale, lo Stato si fa impresa e deve diventare un' impresa trasparente; vediamo se attraverso questo grande passaggio, questo ritorno, riusciamo a debellare o a dare un duro colpo al cancro e alle metastasi della corruzione, e da parte nostra se riusciamo a vincere la rassegnazione all' accettazione passiva di cantieri eternamente in corso, di pedaggi continuamente aumentati senza alcuna giustificazione. Anche noi abbiamo bisogno di cambiare.

 

 

Prima del crollo del ponte Morandi, da tempo era sotto gli occhi di tutti, lo stato di pericolosa trasandatezza in cui versano le Autostrade italiane, i precedenti crolli, la inadeguatezza ed insufficienza degli interventi di manutenzione con conseguente risparmio della quota destinata agli investimenti necessari, i rincari continui ed ingiustificati dei pedaggi.

Prima che altre Stragi accadano, dato che la privatizzazione della gestione della rete autostradale, nonostante i profitti miliardari per le Società concessionarie, ha generato disastri umani ed ambientali incalcolabili per noi tutti, chiediamo che un bene così prezioso ritorni allo Stato Italiano, togliendolo dalle mani di chi lo ha gestito in modo così pericoloso per la nostra vita.

Lo Stato saprà vigilare meglio e fare migliore uso di quegli stratosferici utili, a favore delle categorie più deboli.

Chiedo di firmare la petizione insieme a tutte le altre in rete, attinenti per argomento ed intenti, più o meno articolate, ma parimenti efficaci, affinché il Governo dello Stato Italiano ricevendole tutte, consideri ogni singola firma, come un mattone della sua Fortezza contro gli Imprenditori infedeli, quelli che si impegnano a fare manutenzione  quando fa finanziariamente loro comodo e secondo le loro argomentazioni, e non secondo le condizioni oggettive di messa in sicurezza.



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