Nonostante la storia d’Italia sia stata insanguinata da numerose stragi, a oggi non esiste il reato di depistaggio per colpire quei poteri che hanno fatto e fanno delle omissioni, dell’occultamento, della distruzione di prove uno strumento chiave per nascondere la verità.

È noto che molte delle inchieste sui principali avvenimenti di strage e di terrorismo hanno subìto rallentamenti, quando non veri e propri arresti, a causa della mancata collaborazione di pubblici ufficiali con l’autorità giudiziaria. Dalla strage di piazza Fontana in poi, le omissioni, le bugie e la distruzione di documenti hanno impedito che si potesse giungere alla scoperta dei responsabili materiali e morali degli attentati che hanno devastato il Paese fino al 1993.

Fino ad oggi, tuttavia, a queste diverse condotte di depistaggio - inqualificabili per gravità politica e morale - non hanno mai corrisposto sanzioni adeguate, limitandosi l’ordinamento a prevedere per casi simili i reati di falsa testimonianza, omissione o soppressione di atti d’ufficio, senza evidenziare le conseguenze che tali condotte hanno, sul piano penale e della verità.

Per questo l’on. Paolo Bolognesi, Presidente dell'Unione dei Familiari delle Vittime per Stragi, ha depositato alla Camera un proposta di legge che introduce nel codice penale il reato di depistaggio. Votata dal Parlamento il 24 settembre 2014 e trasmessa al Senato per la sua approvazione definitiva (S. 1627) , dal 31 luglio 2015 è ferma alla Commissione Giustizia, nonostante il Governo, durante la celebrazione dell’anniversario della strage di Bologna, il 2 agosto 2015, ai familiari delle vittime per stragi dichiarò ‘che la proposta era pienamente condivisa e avrebbero sostenuto la sua approvazione senza modifiche’. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un messaggio, scrisse che ‘la battaglia per introdurre il reato di depistaggio è una risorsa’ e il presidente del Senato Pietro Grasso affermò che l’approvazione di questa norma era ‘una sfida prioritaria’.
In sintesi, la proposta prevede che sia punito chiunque impedisca, ostacoli o svii un’indagine modificando un corpo del reato; distruggendo, sopprimendo, occultando elementi di prova. Se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale la pena è aumentata da un terzo alla metà.
 “Come dimostrano migliaia di atti processuali, da Piazza Fontana (1969) alle stragi del 1993”, afferma Bolognesi “il nostro Paese ha pagato l’assenza di questo reato penale con l’impossibilità di definire, con sentenze, esecutori e mandanti di molti stragi. Eccidi tutt’oggi impuniti a causa dei depistaggi messi in atto da quegli apparati che hanno agito per impedire di arrivare alla verità giudiziaria. L’approvazione definitiva di questa proposta di legge rende giustizia alle vittime, ai loro familiari e salvaguardia il futuro di tutti i cittadini dal rischio di assistere a nuovi processi per strage, terrorismo, ed altri gravi reati, senza colpevoli. Chiediamo che il Governo rispetti le promesse fatte e che il Senato l’approvi definitivamente senza continuare a bloccare il suo iter”.

Con questa petizione, che Bolognesi invita tutti a sostenere, ci si appella al Presidente del Senato Pietro Grasso affinchè venga approvata la proposta di legge e al presidente della Commissione permanente Giustizia, sen. Nico D’Ascola perchè si proceda all’esame del provvedimento. 
 
ALLA PETIZIONE ADERISCONO LE ASSOCIAZIONI TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME DELLE STRAGI DI PIAZZA FONTANA, PIAZZA DELLA LOGGIA, ITALICUS, RAPIDO 904, VIA DEI GEORGOFILI.

Letter to
Presidente del Senato della Repubblica Pietro Grasso (Presidente del Senato della Repubblica)
Istituire il reato di depistaggio nel nostro ordinamento

Nonostante la storia d’Italia sia stata insanguinata da numerose stragi, a oggi non esiste il reato di depistaggio per colpire quei poteri che hanno fatto e fanno delle omissioni, dell’occultamento, della distruzione di prove uno strumento chiave per nascondere la verità.

È noto che molte delle inchieste sui principali avvenimenti di strage e di terrorismo hanno subìto rallentamenti, quando non veri e propri arresti, a causa della mancata collaborazione di pubblici ufficiali con l’autorità giudiziaria. Dalla strage di piazza Fontana in poi, le omissioni, le bugie e la distruzione di documenti hanno impedito che si potesse giungere alla scoperta dei responsabili materiali e morali degli attentati che hanno devastato il Paese fino al 1993.

Fino ad oggi, tuttavia, a queste diverse condotte di depistaggio - inqualificabili per gravità politica e morale - non hanno mai corrisposto sanzioni adeguate, limitandosi l’ordinamento a prevedere per casi simili i reati di falsa testimonianza, omissione o soppressione di atti d’ufficio, senza evidenziare le conseguenze che tali condotte hanno, sul piano penale e della verità.

Per questo l’On. Paolo Bolognesi ha depositato alla Camera un progetto di legge che, se approvato, porterebbe all’istituzione del reato di depistaggio. La proposta prevede che siano sanzionati tutti i comportamenti omissivi dei pubblici ufficiali, tenuti anche nel corso di procedimenti penali, concernenti i reati di associazione mafiosa, traffico di droga, nonché traffico illegale di armi, di materiale nucleare, chimico e biologico.

“Per questo ho ritenuto indispensabile introdurre, dopo l’articolo 372 del codice penale, un nuovo articolo, che sanzioni con la reclusione da sei a dieci anni tutti quei comportamenti tendenti all’occultamento totale o parziale della verità da parte dei pubblici ufficiali”, afferma l’On. Paolo Bolognesi.

Con questa petizione, che invito tutti a sostenere, mi appello al Presidente del Senato Pietro Grasso e alla Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini affinché venga calendarizzata il prima possibile la votazione di questa proposta di legge in Parlamento.

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