#FreeGeco #Change639 - Modifichiamo legge 639

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Giustizialismo e retorica per tornaconto politico, questo il cocktail micidiale servito gratis per tutti all'alba di ogni elezione. 

Chi meglio di un writer può tornare utile come bersaglio in campagne di criminalizzazione, repressione e propaganda del trionfo del bene sul male?

Pochi giorni fa la sindaca Virginia Raggi ha fatto un post Facebook vantando l'arresto del "pericoloso" Geco come se fosse giunto finalmente il trionfo della giustizia sulla criminalità e questo dopo una semplice perquisizione a casa di un presunto writer, pubblicata peraltro a distanza di oltre un mese dall’accadimento.

Oggi, nonostante le informazioni siano coperte dal segreto in fase di indagini, Geco viene sbattuto sulle prime pagine dei quotidiani per criminalizzare non solo il writing, ma tutti coloro che decidono ancora di esprimersi liberamente. Finire in carcere o essere vittima di una gogna mediatica per la sola accusa di aver scritto su un muro è inaccettabile.

Non siamo qui per mettere in discussione lo spazio pubblico o la proprietà privata, così come non sosteniamo la “legalizzazione” delle scritte o del muralismo o dell’arte urbana più in generale. Stiamo chiedendo tutt'altra cosa, ovvero che le decisioni politiche debbano essere commisurate alla realtà, senza svilire l'intelligenza propria dell'essere umano. L'azione politica dovrebbe essere orientata alla costruzione di un mondo migliore e possibile per tutti e tutte, non per pochi e poche, non per questo o quel gruppo.

Il segno dell’uomo sul mondo che lo circonda è un gesto inequivocabile di vita, di presenza. Una pura necessità.

E i segni di presenza umana non sono certo i veri responsabili del degrado. Per di più in una città come Roma, che vanta ben altri problemi.

Negli anni abbiamo visto inasprire il reato di imbrattamento previsto all'articolo 639 del Codice Penale. 

Abbiamo visto trasformarlo in un reato grave, che prevede carcere e procedibilità d'ufficio.

Tutto ciò accompagnato da campagne mediatiche che dipingono “chi segna la città con un suo tocco” come il criminale responsabile della mancanza di sicurezza e decoro nella città. Una costruzione del nemico, che parte da dissidi estetici, e che viene utilizzata dalla politica per due motivi: da una parte per raccontarsi attiva nella cura dei bisogni dei cittadini, e pronta a spendersi per garantire la sicurezza contro i crimini; dall'altra c'è la volontà di costruire una città muta, dove l'impronta umana sia ridotta al minimo, se non per interventi concordati utili a far diventare quartieri e aree urbane attrattive per turisti ed investitori.

Geco NON può finire in carcere. Nessuno deve finire in carcere a causa di una tratto su un muro. 

La legge per essere credibile deve essere commisurata alla realtà.

La procedibilità d'ufficio per una scritta su un muro è un abominio legale, una pratica di svilimento delle aspirazioni di tutti coloro che sono alla ricerca di spazi di socialità e di concreta realizzazione e che in realtà dovremmo chiamare col suo reale nome: repressione. 

Occorre modificare la norma dell'art.639 del Codice Penale Italiano, eliminare il meccanismo della procedibiltà d'ufficio, che dev'essere utilizzato solo per i reati di maggiore allarme sociale, così come deve essere tolta la carcerazione dalle pene,come da proposta di legge presentata in parlamento dal collettivo Wiola Viola, dall'avvocato Domenico Melillo, e dal parlamentare Erasmo Palazzotto nel febbraio del 2019, giacché, l'inutile e strumentale guerra contro le tante espressioni autonome, non commissionate e creative per le strade (writing, street art, poesia di strada...) non costituisce la premessa ad una società migliore.

#freegeco

#change639