🆘 Giustizia per i lavoratori del Porto di Milazzo: basta silenzi, abusi e ingiustizie!

Firmatari recenti
Carmelina Casilli e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

 Nel cuore del Porto di Milazzo, tanti lavoratori onesti hanno trovato il coraggio di alzare la voce contro irregolarità, abusi e mancanza di sicurezza. Hanno denunciato ciò che non andava, chiedendo solo il rispetto dei propri diritti e la tutela delle vite umane sul lavoro.

 

Ma invece di essere ascoltati e protetti, questi uomini e donne sono stati puniti. Licenziati. Isolati. Vessati. Abbandonati da chi avrebbe dovuto vigilare e garantire giustizia.

Io Sergio Lopresti formalmente ero inquadrato come operaio del terziario, ma di fatto il mio lavoro era marittimo: turni H24, permanenza in mare, reperibilità, corsi obbligatori sostenuti a mie spese”, “Nonostante numerose ispezioni nel corso degli anni, gli organi competenti non si sono mai accorti di nulla. Da qui nasce la nostra petizione: per svegliare le autorità e garantire che chi di dovere vigilì realmente sulle anomalie presenti, soprattutto nel lavoro marittimo.”

 

La situazione più critica riguarda la tutela dei lavoratori: chi denuncia le irregolarità non viene protetto, ma subisce licenziamenti e vessazioni. Entrambi i promotori della petizione sono stati licenziati con procedura anticostituzionale, per aver svolto correttamente il proprio lavoro e chiesto i nostri diritti. Inoltre, il sottoscritto Sergio Lopresti deve affrontare una causa penale per aver truffato un posto di lavoro a dire della società 

 

Il Comandante Ivano Cuciti, nonostante due gradi di giudizio a favore, con sentenze che dichiaravano il licenziamento nullo e disponevano la reintegra, non è mai stato effettivamente reintegrato. Al contrario, è stato licenziato nuovamente utilizzando lo stesso richiamo disciplinare risalente al 2022.

 

Inoltre, la vicenda evidenzia altre criticità gravi:

 

Mancata copertura assicurativa PAN, che espone i lavoratori a rischi non tutelati;

 

Richiami disciplinari insistenti e reiterati, effettuati in tempi brevissimi e ripetuti nel corso dei mesi;

 

False dichiarazioni di colleghi, utilizzate come pretesto per giustificare sanzioni disciplinari ingiuste.

 

 

La petizione è aperta a tutti i cittadini: ogni firma è un passo verso una società più giusta, dove il lavoro sia riconosciuto e tutelato secondo le regole.

 

Oggi chiediamo verità, rispetto e giustizia per loro — e per tutti i lavoratori che ogni giorno, nel porto e in mare, mettono a rischio la propria vita per mantenere onestamente la propria famiglia.

 

✊ Cosa chiediamo:

 

1. L’apertura di un’indagine indipendente sulle condizioni di lavoro e sui mancati controlli nel Porto di Milazzo.

 

2. La tutela e il reintegro dei lavoratori licenziati o discriminati per aver denunciato abusi.

 

3. Il rispetto dei diritti contrattuali, contributivi e di sicurezza nel settore marittimo.

 

4. Un impegno concreto da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, della Capitaneria di Porto e delle istituzioni locali affinché situazioni simili non accadano mai più.

 

Il Porto di Milazzo è un simbolo di lavoro, dignità e fatica. Non può diventare un luogo di paura e silenzio. Chi denuncia illeciti non è un traditore: è un cittadino coraggioso che difende la verità.

 

Firma anche tu questa petizione per dare voce a chi non ce l’ha più, perché la giustizia non può restare ormeggiata in porto.

 

📍Firma ora e condividi: ogni firma è un segnale, un sostegno, una speranza. Insieme possiamo rompere il muro di silenzio e far arrivare questa richiesta fino alle istituzioni

avatar of the starter
sergio loprestiPromotore della petizione

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Il problema

 Nel cuore del Porto di Milazzo, tanti lavoratori onesti hanno trovato il coraggio di alzare la voce contro irregolarità, abusi e mancanza di sicurezza. Hanno denunciato ciò che non andava, chiedendo solo il rispetto dei propri diritti e la tutela delle vite umane sul lavoro.

 

Ma invece di essere ascoltati e protetti, questi uomini e donne sono stati puniti. Licenziati. Isolati. Vessati. Abbandonati da chi avrebbe dovuto vigilare e garantire giustizia.

Io Sergio Lopresti formalmente ero inquadrato come operaio del terziario, ma di fatto il mio lavoro era marittimo: turni H24, permanenza in mare, reperibilità, corsi obbligatori sostenuti a mie spese”, “Nonostante numerose ispezioni nel corso degli anni, gli organi competenti non si sono mai accorti di nulla. Da qui nasce la nostra petizione: per svegliare le autorità e garantire che chi di dovere vigilì realmente sulle anomalie presenti, soprattutto nel lavoro marittimo.”

 

La situazione più critica riguarda la tutela dei lavoratori: chi denuncia le irregolarità non viene protetto, ma subisce licenziamenti e vessazioni. Entrambi i promotori della petizione sono stati licenziati con procedura anticostituzionale, per aver svolto correttamente il proprio lavoro e chiesto i nostri diritti. Inoltre, il sottoscritto Sergio Lopresti deve affrontare una causa penale per aver truffato un posto di lavoro a dire della società 

 

Il Comandante Ivano Cuciti, nonostante due gradi di giudizio a favore, con sentenze che dichiaravano il licenziamento nullo e disponevano la reintegra, non è mai stato effettivamente reintegrato. Al contrario, è stato licenziato nuovamente utilizzando lo stesso richiamo disciplinare risalente al 2022.

 

Inoltre, la vicenda evidenzia altre criticità gravi:

 

Mancata copertura assicurativa PAN, che espone i lavoratori a rischi non tutelati;

 

Richiami disciplinari insistenti e reiterati, effettuati in tempi brevissimi e ripetuti nel corso dei mesi;

 

False dichiarazioni di colleghi, utilizzate come pretesto per giustificare sanzioni disciplinari ingiuste.

 

 

La petizione è aperta a tutti i cittadini: ogni firma è un passo verso una società più giusta, dove il lavoro sia riconosciuto e tutelato secondo le regole.

 

Oggi chiediamo verità, rispetto e giustizia per loro — e per tutti i lavoratori che ogni giorno, nel porto e in mare, mettono a rischio la propria vita per mantenere onestamente la propria famiglia.

 

✊ Cosa chiediamo:

 

1. L’apertura di un’indagine indipendente sulle condizioni di lavoro e sui mancati controlli nel Porto di Milazzo.

 

2. La tutela e il reintegro dei lavoratori licenziati o discriminati per aver denunciato abusi.

 

3. Il rispetto dei diritti contrattuali, contributivi e di sicurezza nel settore marittimo.

 

4. Un impegno concreto da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, della Capitaneria di Porto e delle istituzioni locali affinché situazioni simili non accadano mai più.

 

Il Porto di Milazzo è un simbolo di lavoro, dignità e fatica. Non può diventare un luogo di paura e silenzio. Chi denuncia illeciti non è un traditore: è un cittadino coraggioso che difende la verità.

 

Firma anche tu questa petizione per dare voce a chi non ce l’ha più, perché la giustizia non può restare ormeggiata in porto.

 

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I decisori

Sergio Mattarella
Presidente della Repubblica Italiana
Organizzazione internazionale del lavoro
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