GIUSTIZIA PER GIOVANNI CAMASSA, INNOCENTE, CONDANNATO ALL‘ERGASTOLO SENZA PROVE !

GIUSTIZIA PER GIOVANNI CAMASSA, INNOCENTE, CONDANNATO ALL‘ERGASTOLO SENZA PROVE !

Lanciata
17 agosto 2022
Firme: 260Prossimo obiettivo: 500
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Perché questa petizione è importante

Lanciata da Francesco Di Cianni

Salve a tutti, sono Francesco Di Cianni, nipote di Giovanni Camassa, INGIUSTAMENTE detenuto per l’omicidio di Angela Petrachi, giovane mamma di Melendugno (LE), che scompare dalla casa dei genitori adottivi, sabato 26 Ottobre 2002 (giorno in cui cambia l’ ora legale), i quali sporgono denuncia ai CC, soltanto dopo quattro giorni (mercoledi’ 30 Ottobre2002), per il semplice motivo che, “non era la prima volta che lasciava i suoi figli dai nonni e rientrava dopo uno o due giorni…anche perche’ avevamo paura che gli assistenti sociali le togliessero i bambini” dichiarava il padre della Petrachi.

Durante le deposizioni ai CC, i genitori della Petrachi, non sono stati mai abbastanza precisi, riguardo l’orario in cui la figlia  esce dalla loro abitazione.
Gli operatori ecologici, riferiscono al padre della Petrachi, di aver visto la Fiat Panda della figlia Angela, vicino al deposito degli attrezzi comunali, ed e’ egli stesso che la trasporta presso il garage della propria abitazione, e nessuno fara’ mai alcun esame all’autovettura, nemmeno un semplice controllo.
B. M. (teste), quando viene a sapere della scomparsa della Petrachi, si reca presso la Stazione dei CC di Melendugno, accompagnata da un parente (Carabiniere), e denuncia di aver incontrato e salutato, martedi’29 Ottobre 2002 (3 giorni dopo la presunta morte), Angela Petrachi, in compagnia di un uomo!
Durante il processo ritrattera’ tutto!!!

Anche il medico legale che esegue l’ autopsia dice di NON ESSERE CERTO SULLA DATA DELLA MORTE, “potrebbe essere avvenuta in quei giorni“ commenta in tribunale (26-27-28-29-30 ottobre).


Intanto i CC, iniziano ad interrogare le persone informate sui fatti, e quelle riscontrate sui tabulati telefonici, tra cui, il 5 Novembre 2002, Giovanni Camassa, agricoltore di Melendugno.
Alle domande dei CC, su come conoscesse Angela Petrachi, lui risponde “la conosco perche’ i suoi genitori vivono di fronte all’ abitazione dei miei genitori, inoltre, domenica (20 Ottobre 2002), mentre entravo in macchina per recarmi dalla mia fidanzata (attuale moglie), Angela, si avvicino’ per chiedermi se potessi procurarle un cane e le risposi che avrei provato a procurarglielo, e mi diede il suo numero di cellulare, che memorizzai”.
Nei primi giorni della settimana, Angela chiama Giovanni Camassa per chiedere se avesse trovato il cane, e lui risponde di avere a disposizione soltanto un maremmano, che la donna rifiuta, poiche’ sarebbe diventato troppo grande ed aggressivo per i suoi due bambini. 
Il 24 Ottobre 2002, giovedi’, Angela , richiama Giovanni per comunicargli di aver procurato il cane da terze persone, per cui, non era necessario continuare a cercare.


Sabato 26 Ottobre 2002, Angela invia un sms “ok ci vediamo”, a Giovanni Camassa, che, a sua volta, la richiama per dirle di aver sbagliato destinatario, e lei responde “ah…si si’”.
E’ stato costruito il processo intorno al cane, che, Angela, aveva chiesto anche ad altre persone, oltre che a Giovanni Camassa.
Il giorno 8 Novembre 2002, venerdi’, viene ritrovato, da un cercatore di funghi, il cadavere della povera Petrachi, in un boschetto, denominato “Li Poppi-Giammarrei”, sulla strada che, da Melendugno conduce a Borgagne (paesino della provincia di Lecce). Nella campagna adiacente al boschetto dove viene ritrovato il cadavere, intanto, lavorava con il trattore, insieme ad un altro collega (I. R., che, appena finisce di lavorare la terra, si sposta in un’altra campagna), Giovanni Camassa, mentre, si dirigeva presso un’altra campagna, nota la presenza dei CC e si avvicina per chiedere cosa fosse accaduto, ma, viene allontanato (nell’interrogatorio, i CC, invece, mentiranno, dicendo, che Camassa, non si fosse mai avvicinato).
Le indagini dureranno circa 6 mesi. 
Una teste, B. P., residente a Roma, viene contattata ed “interrogata” telefonicamente, dai CC, riguardo alcune informazioni su S. G. (ex marito della vittima).

Quest‘ultima, che era venuta a Lecce per celebrare l’anniversario di matrimonio dei suoi genitori, dice di aver passato tutto il pomeriggio con S. G. ...(lasciando il suo ragazzo, e non partecipando alla festa dei suoi....troppo strano).


Un’altra teste, T. A. affermo’ di aver visto Petrachi Angela (descrive persino l’abbigliamento), sabato 26 Ottobre 2002, alle ore 14:45, parcheggiare la sua auto e salire a bordo di una “Lancia Thema” di colore blu scuro, con un “brutto tipo”...ma, viene ritenuta POCO ATTENDIBILE…


Alcuni documenti della Petrachi (patente, codice fiscale ed agenda mai esaminati), vengono “dimenticati” nel cassetto della scrivania dei CC., verranno tirati fuori dopo circa un anno di indagini.


Un altro teste, C.C. racconta di aver avuto rapporti sessuali con la Petrachi, e confessa, inoltre, di aver visto entrare, in casa della donna, il comandante dei Carabinieri, M. M. e il Maresciallo M. G. della Stazione dei CC di Melendugno (conducevano le indagini dell’omicidio Petrachi), con la quale aveva anch’egli relazioni sessuali, mentre, la P.M. Maria Cristina Rizzo, diceva: “il M.llo M. G. ...vabbeeee’…sicuramente andava a prendere il caffe’ a casa della Petrachi”.


Angela Petrachi, inoltre, aveva rapporti con persone di nazionalita’ albanese…durante il processo, infatti, il padre della Petrachi, raccontava che Angela avesse litigato con una certa A. A. (una donna albanese, successivamente arrestata per droga), per un debito di € 150,00.

Venti giorni prima della sua scomparsa, Angela, aveva confessato al padre, che aveva il presentimento che le dovesse accadere “qualcosa di brutto”…infatti, un’altra teste (M. L. S.), commentava in udienza, che, Angela Petrachi, trascorse, gli ultimi giorni della sua vita, TERRORIZZATA, al punto tale, da aver adottato in casa sua, un cane randagio, come cane da guardia personale.


La deposizione dei figli della Petrachi (all’epoca minorenni), alla presenza degli psicologi, fu: “non abbiamo mai visto ne’ sentito parlare di Giovanni Camassa”, ma, avevano paura degli albanesi…piangevano quando passavano vicino la loro casa (molto spesso, Angela, lasciava dormire nella casa degli albanesi i propri bambini per poi uscire…).
La comunita’ Melendugnese, come anche la Polizia Penitenziaria, sono pienamente convinti, che Giovanni Camassa sia  INNOCENTE!
Il RIS di Roma esclude, (Capitano dei C.C. Cesare RAPONE), assolutamente, la presenza di tracce biologiche di Giovanni Camassa, da qualunque esame biologico effettuato.

In 1’ grado Giovanni Camassa viene ASSOLTO CON FORMULA PIENA PER NON AVER COMMESSO IL FATTO, ed immediatamente scacerato (Giudice Giacomo Conte); difensori (prima Avv. Antonio De Giorgi, poi Avv. Carlo Taormina, poi Avv. Francesca Conte).


In 2’ grado Giovanni Camassa viene condannato all’ergastolo, perchè, secondo l’accusa, non si trovava insieme alla moglie nel giorno in cui viene commesso l’omicidio (Proc. Generale Vignola, Giudice Tanisi Roberto, il quale in una intervista recente dichiara che il processo, che non lo ha fatto dormire le notti é stato quello di Giovanni Camassa; dichiarazioni del giudice Roberto Tanisi su Lecce Prima: http://www.lecceprima.it/attualita/lecce-intervista-giudice-roberto-tanisi-15-dicembre-2019.html ); difensore Avv. Francesca Conte.

In Cassazione, viene confermata la Sentenza del 2’ grado, giudice Paternoster, il quale dice che avremmo dovuto presentare già da prima le prove del DNA, (IMPOSSIBILE POICHÉ ALL’EPOCA NON C’ERANO LE TECNOLOGIE DI OGGI); difensore Avv. Francesca Conte.
Negli ultimi mesi, invece, dopo che il nostro attuale difensore, l‘ Avv. Ladislao Massari insieme all‘Avv. Strafella Marilina, hanno ottenuto risposta positiva per la riesaminazione (videoregistrata per non compromettere le prove) dei reperti relativi alla vittima, mediante le tecnologie più aggiornate, ad opera del Prof. Adriano Tagliabracci), da cui non é risultata traccia alcuna di Giovanni Camassa, ma, il DNA corrisponde a ben due altre persone, una in particolare, molto legato alla vittima, L’EX MARITO, che in fase processuale, si é AVVALSO DELLA FACOLTÀ DI NON RISPONDERE e che aveva già denunce per percosse, una delle quali avvenuta addirittura due giorni prima della scomparsa della vittima ed un altro il cui DNA mitocondriale corrisponderebbe ad un parente della vittima.

Abbiamo bisogno d’aiuto, mio zio é ASSOLUTAMENTE INNOCENTE, abbiamo scritto al Presidente della Repubblica, al Presidente del Governo, al Papa...!!!


Troppi, forse tanti i dubbi intorno a questa vicenda, mentre, a scontare L’ERGASTOLO SENZA PROVA ALCUNA, DNA, É MIO ZIO!

Lunedì 8 giugno 2020, durante la udienza in Cassazione per la revisione del processo é stato confermato ERGASTOLO, hanno rigettato richiesta di nuove prove e “trascritto“ e TRADOTTO A LORO CONVENIENZA le intercettazioni telefoniche!

NON CI ARRENDEREMO!!! ABBIAMO CONTATTI CON TRASMISSIONI TV NAZIONALI CHE STANNO ANALIZZANDO IL CASO, E PRESTO INTERVERRANNO!

Un processo PURAMENTE INDIZIARIO!
UN CAPRO ESPIATORIO!!!
Faremo RICORSO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO!

Francesco Di Cianni

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