Petition updateLegge contro mobbing e mobber e a sostegno delle vittimeSfruttamento del lavoro e estorsione: sentenza 9200/2026 ridefinisce i confini dell’art.603-bis c.p.
Giornale Fede e Ragione, direttore Paolo Centofanti
Mar 28, 2026

Quando il potere datoriale diventa abuso : lavoro, dignità e responsabilità penale

La recente sentenza n. 9200/2026 della Corte di Cassazione segna un passaggio cruciale nell’interpretazione dei reati legati allo sfruttamento del lavoro, ampliando la riflessione oltre il tradizionale ambito del cosiddetto caporalato.

Il punto centrale della decisione riguarda infatti la possibilità che determinate condotte, spesso ricondotte all’art. 603-bis c.p., possano integrare un reato più grave: l’estorsione, disciplinata dall’art. 629 c.p.

Art. 603-bis c.p.: non solo caporalato

L’art. 603-bis del codice penale disciplina il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, comunemente associato al fenomeno del caporalato.

Tuttavia, la norma ha una portata molto più ampia. Non riguarda solo:

  • contesti agricoli
  • lavoro irregolare organizzato
  • situazioni di marginalità estrema

Ma si estende anche a forme più “invisibili” di sfruttamento, presenti in diversi settori produttivi.

Dobbiamo ricordare che la legge punisce chi:

  • impiega lavoratori in condizioni di sfruttamento
  • approfitta del loro stato di bisogno
  • viola sistematicamente diritti fondamentali – retribuzione, sicurezza, orari.

La svolta della Cassazione : quando si configura l’estorsione

La sentenza n. 9200/2026 introduce un elemento di forte discontinuità: non sempre lo sfruttamento rientra nel caporalato. Secondo la Corte, quando il datore di lavoro utilizza minacce o pressioni indebite per ottenere un vantaggio economico, si configura il reato di estorsione.

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