Basta con la discriminazione del personale in outsourcing presso le grandi aziende.

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Negli ultimi anni, si fa sempre più ricorso al personale in outsourcing nel comparto servizi delle grandi aziende, specie quelle a partecipazione statale.

Il rispetto dei diritti del personale in outsourcing, tuttavia, neanche lontanamente si avvicina a quello del personale interno.

Si arriva persino a discriminare la posizione di dipendenti c.d. "esterni" che usufruiscono di regimi legislativi come la L. 104/92 per se o per i propri familiari in condizione di disabilità grave.

Trasferimenti non sempre trasparenti nei meccanismi, mobbing e/o pressioni sul personale esterno (che già di per sè, mediamente, non gode di condizioni economiche particolarmente vantaggiose rispetto a quello interno delle aziende) sono la quotidianità per chi lavora in appalto.

Da lavoratore in appalto presso una grande azienda a partecipazione statale (da ben 11 anni, per ben 3 datori di lavoro diversi), mi ritrovo ad essere trasferito, pur avendo una figlia disabile grave. 

È la condensazione della disparità di trattamento tra personale interno ed esterno. 

Ciò che le aziende "partecipate" non si sognano nemmeno di fare ai propri dipendenti, lo fanno a noi per interposta persona delle aziende di servizi che si succedono in appalti a gara spesso chiusa. 

Tutto ciò deve finire, deve essere ristabilita la parità di trattamento, e solo un intervento diretto del legislatore e delle istituzioni può porre rimedio a queste condizioni.

Grazie del vostro sostegno 

 



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