Il soccorso in mare non è negoziabile – Aprite i porti alla Sea-Watch 3!

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Solo due settimane dopo l’ultima odissea, l’UE sta di nuovo bloccando la Sea-Watch 3 nel Mediterraneo. Al momento a bordo ci sono 47 persone, che l’equipaggio ha salvato dal naufragio lo scorso 19 gennaio. Da allora la nave ha atteso direttive e istruzioni dalle autorità perché svolgessero il proprio dovere e indicassero alla nave un porto sicuro in cui poter attraccare.

La chiusura dei porti ha già avuto conseguenze fatali: sempre più navi mercantili infrangono il diritto internazionale riportando in Libia i migranti salvati, atto che costituisce una violazione grave della Convenzione di Genova sui Rifugiati. E in alcuni casi, le navi non hanno ottemperato al loro dovere - previsto dal diritto marittimo - di salvare i naufraghi.

Solo nei primi 21 giorni di quest’anno oltre 200 persone sono scomparse nel Mediterraneo. Sono morte, come decine di migliaia prima di loro, nel tentativo disperato di fuggire dalle persecuzioni, dallo schiavismo e dalle torture in quello che è il confine più mortale al mondo.

Sea-Watch si oppone con forza a questa strage la cui responsabilità è politica. Mentre i governi lasciano annegare nel Mediterraneo esseri umani, e i diritti umani, il nostro equipaggio rimane nel Mediterraneo centrale a difendere il principio fondamentale per cui tutte le vite hanno lo stesso valore. Chiunque ha il diritto di essere salvato. Nessuno dovrebbe annegare.

Un’Europa che si fregia di essere fondata sulla solidarietà e sui diritti umani non può permettere che le persone affoghino. Oltre 35 città tedesche e italiane – tra cui Berlino, Napoli, Palermo e Amburgo – hanno già espresso la volontà di accogliere le persone tratte in salvo.

Il soccorso in mare non può dipendere dalle trattative tra gli Stati europei; le questioni relative alla distribuzione devono essere discusse a terra.

Ci appelliamo alla Commissione Europea per mettere fine una volta per tutte ai vergognosi  bracci di ferro sulla pelle delle persone. Chiediamo anche l’assegnazione immediata di un porto sicuro per i 47 sopravvissuti, ora a bordo della Sea-Watch 3, e chiediamo di trovare una soluzione sostenibile e strutturale che permetta alle navi coinvolte nei salvataggi di avere un porto sicuro senza alcun ritardo.


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