Ritirate le accuse contro N. e Hasan!
Ritirate le accuse contro N. e Hasan!
The Issue
Italiano / English /Ελληνική / Türkçe / Deutsch / Français
Sulle isole greche, le politiche di criminalizzazione e deterrenza nei confronti dei rifugiati stanno aumentando: per la prima volta, il 25enne N. è stato accusato della morte del figlio di 6 anni annegato durante un naufragio. Sarà processato insieme al 23enne Hasan, un altro passeggero, che rischia l'ergastolo per aver guidato la barca durante il viaggio – un’accusa invece ricorrente alle frontiere esterne dell'Unione Europea. Saranno processati a Samos il 18 maggio 2022.
La notte del 7 novembre 2020, N. e Hasan hanno cercato di raggiungere la Grecia dalla Turchia viaggiando su un gommone con altre 22 persone. Tra i passeggeri c'erano il figlio di 6 anni di N. e la sorella, il fratello e la madre disabile di Hasan. Le famiglie erano fuggite dall'Afghanistan e stavano cercando un posto sicuro e una vita migliore in Europa.
Al largo dell'isola greca di Samos, il gommone si è trovato in difficoltà, ha urtato contro la scogliera e si è rovesciato. Tutti i passeggeri sono finiti in mare. Anche se la guardia costiera greca è stata avvisata dell'emergenza, ci sono volute diverse ore per arrivare sul posto. I sopravvissuti hanno testimoniato di aver visto due volte una barca della guardia costiera avvicinarsi, ma non li ha salvati. L’indomani, nelle prime ore del giorno, il bambino di N. e una donna incinta di 9 mesi sono stati trovati sugli scogli. Fortunatamente, la donna è sopravvissuta. Per il figlio di N., purtroppo non c’era più niente da fare.
Nonostante fosse devastato dalla morte del suo unico figlio - e dal fatto che sarebbe potuto annegare lui stesso poco prima - il 25enne N. è stato arrestato. È stata disposta la custodia cautelare, e come primo richiedente asilo in assoluto, è stato accusato di aver "messo in pericolo la vita di suo figlio", rischiando fino a dieci anni di carcere.
N.: "Se mi chiedete perché sono venuto in Grecia e ho deciso di venire in questo modo pericoloso, sono venuto qui perché la vita di mio figlio era in pericolo in Turchia. Per questo dovevo andarmene. Non avevo altra scelta. Ma ora la legge greca dice che è colpa mia e che sono un criminale. Quale padre farebbe questo a suo figlio?”
Anche il 23enne Hasan è stato arrestato. Ad un certo punto, durante il viaggio, ha guidato la barca. Per questo motivo è stato accusato di aver “favorito senza permesso l’ingresso in territorio greco di 24 cittadini di paesi terzi ", con le aggravanti di aver "messo in pericolo la vita di 23" e aver "causato la morte di uno" - il figlio di N. Sta rischiando il carcere a vita come pena per la morte di una persona, più altri 10 anni di reclusione per ogni persona trasportata, per un totale di 230 anni più l'ergastolo.
Hasan: "Questo deve finire. Io sono il custode della mia famiglia e devo sostenerli, mia madre è paralizzata, ho una sorella che è molto giovane e mio fratello ha problemi psicologici. Ho davvero bisogno di stare con loro. Sono il loro unico custode. E ora, a causa di queste accuse per aver guidato la barca, non so proprio cosa fare".
Le accuse contro Hasan sono state presentate sebben lui viaggiasse con sua sorella, suo fratello e la loro madre disabile su una sedia a rotelle, e nonostante gli altri passeggeri, compreso N., abbiano dichiarato che Hasan è uno di loro e ha semplicemente preso il controllo della barca perché qualcuno doveva farlo.
Mentre il caso di N. costituisce il primo del suo genere, la presentazione di accuse nei confronti di Hasan che lo descrivono come "scafista" non sono un caso isolato ma sistematicamente utilizzate dallo stato greco per criminalizzare l'immigrazione da diversi anni.
Dimitris Choulis, avvocato: "Così facendo, criminalizziamo richiedenti asilo che non hanno alternative. C'è una parte durante il viaggio in cui l'unica cosa che possono fare è guidare la barca per salvarsi la vita".
Il naufragio del 07 novembre 2020 non è colpa né di N. né di Hasan. Sono il risultato della crescente chiusura delle frontiere da parte dell'UE, che non lascia alle persone alcuna alternativa se non quella di rischiare la loro vita e quella delle loro famiglie.
N. e Hasan vengono utilizzati come capri espiatori per distogliere l'attenzione dalle responsabilità dell'UE: non sono colpevoli ma vittime di una politica di deterrenza e criminalizzazione sempre più forte che ostacola il loro diritto alla libertà di movimento.
Nel suo tentativo di impedire alle persone di arrivare in Europa, l'UE sta ricorrendo a misure sempre più crudeli e assurde.
Noi chiediamo:
- Che il divieto di viaggio per N. sia revocato così che possa andare da sua sorella in Austria e trovare un po' di conforto
- Che tutte le accuse contro N. e Hasan siano ritirate
- La libertà per tutti coloro che sono stati imprigionati come “scafisti” per aver guidato la barca nonostante non ci siano alternative per raggiungere l'Unione Europea
- La fine della criminalizzazione della migrazione e dell'incarcerazione delle persone in movimento

The Issue
Italiano / English /Ελληνική / Türkçe / Deutsch / Français
Sulle isole greche, le politiche di criminalizzazione e deterrenza nei confronti dei rifugiati stanno aumentando: per la prima volta, il 25enne N. è stato accusato della morte del figlio di 6 anni annegato durante un naufragio. Sarà processato insieme al 23enne Hasan, un altro passeggero, che rischia l'ergastolo per aver guidato la barca durante il viaggio – un’accusa invece ricorrente alle frontiere esterne dell'Unione Europea. Saranno processati a Samos il 18 maggio 2022.
La notte del 7 novembre 2020, N. e Hasan hanno cercato di raggiungere la Grecia dalla Turchia viaggiando su un gommone con altre 22 persone. Tra i passeggeri c'erano il figlio di 6 anni di N. e la sorella, il fratello e la madre disabile di Hasan. Le famiglie erano fuggite dall'Afghanistan e stavano cercando un posto sicuro e una vita migliore in Europa.
Al largo dell'isola greca di Samos, il gommone si è trovato in difficoltà, ha urtato contro la scogliera e si è rovesciato. Tutti i passeggeri sono finiti in mare. Anche se la guardia costiera greca è stata avvisata dell'emergenza, ci sono volute diverse ore per arrivare sul posto. I sopravvissuti hanno testimoniato di aver visto due volte una barca della guardia costiera avvicinarsi, ma non li ha salvati. L’indomani, nelle prime ore del giorno, il bambino di N. e una donna incinta di 9 mesi sono stati trovati sugli scogli. Fortunatamente, la donna è sopravvissuta. Per il figlio di N., purtroppo non c’era più niente da fare.
Nonostante fosse devastato dalla morte del suo unico figlio - e dal fatto che sarebbe potuto annegare lui stesso poco prima - il 25enne N. è stato arrestato. È stata disposta la custodia cautelare, e come primo richiedente asilo in assoluto, è stato accusato di aver "messo in pericolo la vita di suo figlio", rischiando fino a dieci anni di carcere.
N.: "Se mi chiedete perché sono venuto in Grecia e ho deciso di venire in questo modo pericoloso, sono venuto qui perché la vita di mio figlio era in pericolo in Turchia. Per questo dovevo andarmene. Non avevo altra scelta. Ma ora la legge greca dice che è colpa mia e che sono un criminale. Quale padre farebbe questo a suo figlio?”
Anche il 23enne Hasan è stato arrestato. Ad un certo punto, durante il viaggio, ha guidato la barca. Per questo motivo è stato accusato di aver “favorito senza permesso l’ingresso in territorio greco di 24 cittadini di paesi terzi ", con le aggravanti di aver "messo in pericolo la vita di 23" e aver "causato la morte di uno" - il figlio di N. Sta rischiando il carcere a vita come pena per la morte di una persona, più altri 10 anni di reclusione per ogni persona trasportata, per un totale di 230 anni più l'ergastolo.
Hasan: "Questo deve finire. Io sono il custode della mia famiglia e devo sostenerli, mia madre è paralizzata, ho una sorella che è molto giovane e mio fratello ha problemi psicologici. Ho davvero bisogno di stare con loro. Sono il loro unico custode. E ora, a causa di queste accuse per aver guidato la barca, non so proprio cosa fare".
Le accuse contro Hasan sono state presentate sebben lui viaggiasse con sua sorella, suo fratello e la loro madre disabile su una sedia a rotelle, e nonostante gli altri passeggeri, compreso N., abbiano dichiarato che Hasan è uno di loro e ha semplicemente preso il controllo della barca perché qualcuno doveva farlo.
Mentre il caso di N. costituisce il primo del suo genere, la presentazione di accuse nei confronti di Hasan che lo descrivono come "scafista" non sono un caso isolato ma sistematicamente utilizzate dallo stato greco per criminalizzare l'immigrazione da diversi anni.
Dimitris Choulis, avvocato: "Così facendo, criminalizziamo richiedenti asilo che non hanno alternative. C'è una parte durante il viaggio in cui l'unica cosa che possono fare è guidare la barca per salvarsi la vita".
Il naufragio del 07 novembre 2020 non è colpa né di N. né di Hasan. Sono il risultato della crescente chiusura delle frontiere da parte dell'UE, che non lascia alle persone alcuna alternativa se non quella di rischiare la loro vita e quella delle loro famiglie.
N. e Hasan vengono utilizzati come capri espiatori per distogliere l'attenzione dalle responsabilità dell'UE: non sono colpevoli ma vittime di una politica di deterrenza e criminalizzazione sempre più forte che ostacola il loro diritto alla libertà di movimento.
Nel suo tentativo di impedire alle persone di arrivare in Europa, l'UE sta ricorrendo a misure sempre più crudeli e assurde.
Noi chiediamo:
- Che il divieto di viaggio per N. sia revocato così che possa andare da sua sorella in Austria e trovare un po' di conforto
- Che tutte le accuse contro N. e Hasan siano ritirate
- La libertà per tutti coloro che sono stati imprigionati come “scafisti” per aver guidato la barca nonostante non ci siano alternative per raggiungere l'Unione Europea
- La fine della criminalizzazione della migrazione e dell'incarcerazione delle persone in movimento

Petition Closed
Share this petition
The Decision Makers
Petition created on 26 October 2021