DEPENALIZZAZIONE COLPA MEDICA


DEPENALIZZAZIONE COLPA MEDICA
Il problema
DEPENALIZZAZIONE COLPA MEDICA
DOCUMENTO PER MEDICI, INFERMIERI E PARASANITARI IN GENERE (vedi nota)
Scriviamo dal gruppo apartitico apolitico “Medici Italiani, la più grande comunità medica di sempre”
Lo stesso gruppo da cui partì la proposta del “Concorso nazionale per le scuole di Specializzazione in medicina” e che, più recentemente, gestì la comunicazione tra medici durante il COVID-19
Gruppo composto, in questo periodo, da oltre 96mila iscritti.
La lettera rappresenta il sunto di numerosi sondaggi e discussioni all’interno del gruppo “Medici Italiani. La più grande comunità medica di sempre” ex “Coronavirus, Sars-CoV-2 e COVID-19 gruppo per soli medici” e che ha avuto, internamente al folto gruppo; l’hashtag: #depenalizzazionecolpamedica
Nel 2020 furono creati, dentro il gruppo Facebook, dei “gruppetti di lavoro” e tra questi uno si occupò proprio di “depenalizzazione della colpa medica”. Allora il progetto abortì perché non fummo capaci di andare oltre questo semplice “slogan”.
L’attuale Ministro della Salute in carica riprese egregiamente il tema nel 2023 e, pertanto, siamo felici di poterlo appoggiare in questa causa che tanto sta a cuore alla nostra categoria e che, in qualche maniera, consideriamo anche nostra.
1
La prima e più importante richiesta (dei “Medici Italiani” di cui oggi ci facciamo umili portavoce) è di abolire la colpa medica, nel diritto penale; mantenendo unicamente il dolo.
Questo perché, per stabilire se una colpa è lieve, occorrerebbe comunque un processo che metterebbe in moto la giostra di avvisi di garanzia, apertura di sinistro alle assicurazioni, nomina di legali e CTU comportando un enorme carico di stress per noi medici che vedremmo comunque messi in gioco la nostra reputazione, la nostra serenità, il nostro conto in banca e la nostra “fedina penale”.
Quest’accanimento, sempre più accentuato nel corso degli anni; nei confronti della nostra categoria per molti è un business ma a noi ci intacca nello svolgere serenamente le normali funzioni quotidiane del nostro mestiere
In Italia, a causa di una inspiegabile impennata di denunce, decine di migliaia di medici all’anno vengono accusati di “malpractice” e sottoposti a processi per ottenere richieste di risarcimento per danni; ma nel 97% dei casi si viene assolti.
Cosa rimane dopo l’assoluzione? Rabbia, frustrazione, depressione e stress che lasceranno per sempre il sanitario segnato nell’anima e ne condizioneranno le scelte professionali ed esistenziali. In realtà questi tentativi di lucro, ai danni di un’intera categoria di professionisti, hanno creato un problema ben più ampio.
L’aumento del contenzioso paziente-medico ha determinato in molti casi l’instaurarsi della cosiddetta “medicina difensiva”, ossia non operare sempre la scelta terapeutica migliore per il paziente, ma la meno rischiosa per il medico. I sanitari spesso per rassicurare i pazienti, più che per reale convincimento scientifico, richiedono molti esami, spesso costosi, a volte superflui. Le assicurazioni hanno aumentato i premi delle polizze per responsabilità professionale che devono sopportare i medici. Tutto ciò ha determinato un aumento dei costi globali dell’assistenza. Quindi l’aumento del contenzioso crea un aumento dei costi ed un peggioramento globale della qualità dell’assistenza ai danni del cittadino.
Mantenere queste condizioni lavorative mortificanti e stressogene, con stipendi non proporzionati ai colleghi europei (o comunque degli Stati paragonabili al Nostro per orientamento politico/civile ed economico) spinge i medici italiani a lasciare l’Italia e disincentiva i nostri medici connazionali all’estero a rientrare.
Pertanto la sola via percorribile per offrire serenità ai medici è la depenalizzazione ammettendo la possibilità di dolo.
Il Gruppo “Medici Italiani” vuole altresì offrire la propria disponibilità e ricambiare impegnandosi nell’interesse verso la formazione continua dei sanitari contribuendo, quindi, nel garantire un sempre più elevato standard qualitativo delle prestazioni.
Una buona sanità, in Italia non può più far leva su sanitari “bastonati” ma su professionisti invogliati e messi nelle condizioni (legislative e formative) di poter fare del proprio meglio.
2
In tutti i casi (diritto civile e diritto penale) di lesione o decesso avvenuto in azienda (pubblica o privata) la denuncia non può essere rivolta « ad ignoti » o direttamente ai dipendenti ma all’azienda presso la quale questi lavorano ed alla quale azienda hanno deciso di affidarsi; senza, quindi, che i medici siano costretti a presenziare a numerose udienze in veste di imputati o di testimoni
3
L’azienda non deve, nell’eventuale risarcimento pecuniario, rivalersi, poi, sul dipendente essendo, le complicanze o lo stesso “errore”, il frutto di un lavoro svolto.
4
In tutti i casi, il medico accusato ingiustamente, deve avere diritto ad un facile risarcimento
- Danni di tempo sottratto ai propri impegni per cercare di ricostruire eventi avvenuti anche diversi anni fa; sono tante le attività, nella vita, di cui abbiamo voglia ma per cui non abbiamo tempo.
- Danni morali per aver ricevuto una accusa formale ingiusta; firmata da professionisti nel campo della medicina e della giurisprudenza che avrebbero dovuto, a loro volta, far bene il loro mestiere.
- Danni biologici: stato di stress dentro e fuori dal lavoro, preoccupazione anche se si crede di aver fatto del meglio.
- Danni psicologici diretti ai familiari del medico accusato
- Danni economici (costi vari derivati dal procedimento; spostamenti in auto per innumerevoli udienze, spese di franchigia o di altre forme di scopertura assicurativa (ogni assicurazione garantisce solo un legale ed un perito, ad esempio, quando per meglio tutelarsi, di periti (secondo la materia in questione) possono servirne anche più di due
- Danni di immagine lavorativi ed extralavorativi; una denuncia per malpractice che riguarda lesioni gravi o, addirittura, omicidio non ci mette in buona luce né dentro né fuori dagli spazi lavorativi.
Da un danno di immagine ne può derivare anche uno lavorativo sulla crescita del professionista; col rischio anche di venire (ingiustamente) demansionato.
Siamo umani tutti e certo: l’errore (che a farlo sia un medico, un avvocato o un giudice) ci può sempre scappare!
Permettere alle sorti della nostra categoria di cambiare rotta si può solo con provvedimenti veri e incisivi e benevoli nei nostri confronti.
NOTA* Ça va sans dire che gli stessi provvedimenti che auspichiamo per noi medici saranno applicati anche al personale infermieristico e parasanitario in genere.
Un ringraziamento speciale per l’interesse verso la nostra posizione e la nostra professione da parte dell’intera Comunità.
Distinti saluti

6
Il problema
DEPENALIZZAZIONE COLPA MEDICA
DOCUMENTO PER MEDICI, INFERMIERI E PARASANITARI IN GENERE (vedi nota)
Scriviamo dal gruppo apartitico apolitico “Medici Italiani, la più grande comunità medica di sempre”
Lo stesso gruppo da cui partì la proposta del “Concorso nazionale per le scuole di Specializzazione in medicina” e che, più recentemente, gestì la comunicazione tra medici durante il COVID-19
Gruppo composto, in questo periodo, da oltre 96mila iscritti.
La lettera rappresenta il sunto di numerosi sondaggi e discussioni all’interno del gruppo “Medici Italiani. La più grande comunità medica di sempre” ex “Coronavirus, Sars-CoV-2 e COVID-19 gruppo per soli medici” e che ha avuto, internamente al folto gruppo; l’hashtag: #depenalizzazionecolpamedica
Nel 2020 furono creati, dentro il gruppo Facebook, dei “gruppetti di lavoro” e tra questi uno si occupò proprio di “depenalizzazione della colpa medica”. Allora il progetto abortì perché non fummo capaci di andare oltre questo semplice “slogan”.
L’attuale Ministro della Salute in carica riprese egregiamente il tema nel 2023 e, pertanto, siamo felici di poterlo appoggiare in questa causa che tanto sta a cuore alla nostra categoria e che, in qualche maniera, consideriamo anche nostra.
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La prima e più importante richiesta (dei “Medici Italiani” di cui oggi ci facciamo umili portavoce) è di abolire la colpa medica, nel diritto penale; mantenendo unicamente il dolo.
Questo perché, per stabilire se una colpa è lieve, occorrerebbe comunque un processo che metterebbe in moto la giostra di avvisi di garanzia, apertura di sinistro alle assicurazioni, nomina di legali e CTU comportando un enorme carico di stress per noi medici che vedremmo comunque messi in gioco la nostra reputazione, la nostra serenità, il nostro conto in banca e la nostra “fedina penale”.
Quest’accanimento, sempre più accentuato nel corso degli anni; nei confronti della nostra categoria per molti è un business ma a noi ci intacca nello svolgere serenamente le normali funzioni quotidiane del nostro mestiere
In Italia, a causa di una inspiegabile impennata di denunce, decine di migliaia di medici all’anno vengono accusati di “malpractice” e sottoposti a processi per ottenere richieste di risarcimento per danni; ma nel 97% dei casi si viene assolti.
Cosa rimane dopo l’assoluzione? Rabbia, frustrazione, depressione e stress che lasceranno per sempre il sanitario segnato nell’anima e ne condizioneranno le scelte professionali ed esistenziali. In realtà questi tentativi di lucro, ai danni di un’intera categoria di professionisti, hanno creato un problema ben più ampio.
L’aumento del contenzioso paziente-medico ha determinato in molti casi l’instaurarsi della cosiddetta “medicina difensiva”, ossia non operare sempre la scelta terapeutica migliore per il paziente, ma la meno rischiosa per il medico. I sanitari spesso per rassicurare i pazienti, più che per reale convincimento scientifico, richiedono molti esami, spesso costosi, a volte superflui. Le assicurazioni hanno aumentato i premi delle polizze per responsabilità professionale che devono sopportare i medici. Tutto ciò ha determinato un aumento dei costi globali dell’assistenza. Quindi l’aumento del contenzioso crea un aumento dei costi ed un peggioramento globale della qualità dell’assistenza ai danni del cittadino.
Mantenere queste condizioni lavorative mortificanti e stressogene, con stipendi non proporzionati ai colleghi europei (o comunque degli Stati paragonabili al Nostro per orientamento politico/civile ed economico) spinge i medici italiani a lasciare l’Italia e disincentiva i nostri medici connazionali all’estero a rientrare.
Pertanto la sola via percorribile per offrire serenità ai medici è la depenalizzazione ammettendo la possibilità di dolo.
Il Gruppo “Medici Italiani” vuole altresì offrire la propria disponibilità e ricambiare impegnandosi nell’interesse verso la formazione continua dei sanitari contribuendo, quindi, nel garantire un sempre più elevato standard qualitativo delle prestazioni.
Una buona sanità, in Italia non può più far leva su sanitari “bastonati” ma su professionisti invogliati e messi nelle condizioni (legislative e formative) di poter fare del proprio meglio.
2
In tutti i casi (diritto civile e diritto penale) di lesione o decesso avvenuto in azienda (pubblica o privata) la denuncia non può essere rivolta « ad ignoti » o direttamente ai dipendenti ma all’azienda presso la quale questi lavorano ed alla quale azienda hanno deciso di affidarsi; senza, quindi, che i medici siano costretti a presenziare a numerose udienze in veste di imputati o di testimoni
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L’azienda non deve, nell’eventuale risarcimento pecuniario, rivalersi, poi, sul dipendente essendo, le complicanze o lo stesso “errore”, il frutto di un lavoro svolto.
4
In tutti i casi, il medico accusato ingiustamente, deve avere diritto ad un facile risarcimento
- Danni di tempo sottratto ai propri impegni per cercare di ricostruire eventi avvenuti anche diversi anni fa; sono tante le attività, nella vita, di cui abbiamo voglia ma per cui non abbiamo tempo.
- Danni morali per aver ricevuto una accusa formale ingiusta; firmata da professionisti nel campo della medicina e della giurisprudenza che avrebbero dovuto, a loro volta, far bene il loro mestiere.
- Danni biologici: stato di stress dentro e fuori dal lavoro, preoccupazione anche se si crede di aver fatto del meglio.
- Danni psicologici diretti ai familiari del medico accusato
- Danni economici (costi vari derivati dal procedimento; spostamenti in auto per innumerevoli udienze, spese di franchigia o di altre forme di scopertura assicurativa (ogni assicurazione garantisce solo un legale ed un perito, ad esempio, quando per meglio tutelarsi, di periti (secondo la materia in questione) possono servirne anche più di due
- Danni di immagine lavorativi ed extralavorativi; una denuncia per malpractice che riguarda lesioni gravi o, addirittura, omicidio non ci mette in buona luce né dentro né fuori dagli spazi lavorativi.
Da un danno di immagine ne può derivare anche uno lavorativo sulla crescita del professionista; col rischio anche di venire (ingiustamente) demansionato.
Siamo umani tutti e certo: l’errore (che a farlo sia un medico, un avvocato o un giudice) ci può sempre scappare!
Permettere alle sorti della nostra categoria di cambiare rotta si può solo con provvedimenti veri e incisivi e benevoli nei nostri confronti.
NOTA* Ça va sans dire che gli stessi provvedimenti che auspichiamo per noi medici saranno applicati anche al personale infermieristico e parasanitario in genere.
Un ringraziamento speciale per l’interesse verso la nostra posizione e la nostra professione da parte dell’intera Comunità.
Distinti saluti

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Petizione creata in data 26 febbraio 2024