Oltre 5.000 adesioni e il sostegno della FNOMCeO: la mobilitazione della comunità sanitaria continua

Care amiche e cari amici,
la nostra petizione per la liberazione del dottor Hussam Abu Safiya e degli altri 13 medici palestinesi detenuti da Israele senza accuse formali ha raggiunto un traguardo importante: oltre 5.000 adesioni.
A questo risultato si aggiunge una notizia di grande rilievo: la FNOMCeO – Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, che rappresenta oltre 470.000 medici e odontoiatri italiani, ha aderito ufficialmente al nostro appello, riaffermando il valore della missione sanitaria, del diritto alla cura e della protezione degli operatori sanitari nei conflitti armati.
Per MEDU questo rappresenta uno degli obiettivi più importanti della campagna. Vedere una parte così significativa della comunità medica e sanitaria italiana scegliere di far sentire la propria voce è un segnale di grande valore professionale e umano. Significa affermare che la protezione di chi cura non è negoziabile e che la detenzione senza accuse di colleghe e colleghi non può lasciare indifferente la nostra professione.
Ma proprio ora non possiamo fermarci.
Il dottor Hussam Abu Safiya e gli altri 13 medici palestinesi continuano a essere detenuti senza accuse formali e senza processo. Le informazioni che continuano ad arrivare sulle loro condizioni di detenzione restano estremamente preoccupanti e impongono di mantenere alta l’attenzione.
Per questo vi chiediamo di continuare a diffondere la petizione e di coinvolgere nuove persone e nuove realtà professionali. Ogni nuova adesione individuale conta, così come ogni presa di posizione di Ordini professionali, società medico-scientifiche, ospedali, università e reti sanitarie.
Il prossimo obiettivo della campagna sarà portare questa voce collettiva all’attenzione del governo italiano, affinché si adoperi con determinazione per chiedere la liberazione dei medici palestinesi detenuti e la tutela della missione sanitaria.
Più ampia sarà la partecipazione della comunità sanitaria, più forte sarà la richiesta che porteremo nelle sedi istituzionali.
Grazie a tutte e a tutti per quello che avete fatto finora. Continuiamo insieme.
Curare non è un crimine. Proteggere chi cura è un dovere.