

Curare non è un crimine. MEDU chiede la liberazione dei medici di Gaza detenuti da Israele
Il problema
Roma, 22 giugno 2026
Care colleghe e cari colleghi,
Ci rivolgiamo all’opinione pubblica e, in particolare, alla comunità medica e sanitaria, agli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, alle società scientifiche, alle reti sanitarie, agli ospedali e a tutte le professioniste e i professionisti della salute, per chiedere una presa di posizione pubblica a sostegno dell’appello di Physicians for Human Rights Israel (PHRI) per la liberazione immediata di 14 medici palestinesi attualmente al centro del ricorso davanti alla Corte Suprema israeliana e di tutti gli operatori sanitari palestinesi di Gaza detenuti illegalmente o arbitrariamente da Israele.
Questi medici non sono figure lontane. Sono professionisti che condividono con noi la responsabilità di curare. In condizioni estreme, hanno continuato ad assistere feriti, malati e persone prive di alternative assistenziali. La loro detenzione non colpisce soltanto la libertà individuale di ciascuno: sottrae competenze sanitarie essenziali a una popolazione civile già privata di un accesso adeguato alle cure.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di arresti, detenzioni e denunce di maltrattamenti ai danni del personale sanitario palestinese. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dal 7 ottobre 2023, più di 1.000 operatori sanitari sono stati uccisi e più di 600 detenuti dalle autorità israeliane, di cui circa 200 risultano ancora in custodia. PHRI denuncia che i medici detenuti sono stati privati di cure mediche e alimentazione adeguate e sottoposti ad abusi fisici. Organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno inoltre richiamato l’attenzione sul caso del dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan, arrestato nel 2024. Amnesty International ne chiede il rilascio immediato e incondizionato.
Le autorità penitenziarie israeliane respingono queste accuse. Tuttavia, le evidenze e le testimonianze raccolte da PHRI e da altre organizzazioni internazionali sollevano gravi e circostanziate preoccupazioni sulle condizioni di detenzione e sulle violazioni dei diritti umani subite dal personale sanitario detenuto. Nel suo appello, PHRI elenca per nome i 14 medici palestinesi seguiti direttamente dall'organizzazione e ricostruisce i passi compiuti presso le autorità israeliane per ottenerne la scarcerazione in base al Diritto Internazionale Umanitario. La loro vicenda si inserisce nella più ampia richiesta di rilascio di tutti gli operatori sanitari palestinesi di Gaza detenuti illegalmente o arbitrariamente.
Per MEDU, questa vicenda riguarda direttamente la comunità medica. Non è solo una crisi umanitaria, ma una crisi del diritto alla salute, della protezione della missione medica e sanitaria e dei principi fondamentali delle professioni della cura. Quando professionisti della salute vengono detenuti senza accuse formali, senza adeguate garanzie processuali ed in condizioni incompatibili con la loro sicurezza e dignità, l’intera comunità sanitaria è chiamata a prendere posizione.
Non si tratta di prendere posizione su un conflitto in termini politici o identitari. Si tratta di difendere ciò che fonda la professione della salute: il diritto di ogni persona a ricevere assistenza, il dovere di proteggere chi cura, l’inviolabilità degli spazi sanitari e il rifiuto della criminalizzazione dell’atto medico e sanitario.
Per questo MEDU chiede alla comunità medica e sanitaria di aderire pubblicamente all’appello e di attivarsi per:
- chiedere la liberazione immediata dei 14 medici palestinesi e di tutti gli altri operatori detenuti senza accuse formali;
- chiedere garanzie di accesso legale, visite familiari, cure mediche adeguate e verifica indipendente delle condizioni di detenzione per tutti gli operatori sanitari detenuti;
- sollecitare il Governo italiano, le istituzioni europee e gli organismi internazionali competenti a intervenire presso le autorità israeliane, chiedendo la liberazione degli operatori sanitari palestinesi e la riapertura del corridoio umanitario tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania;
- promuovere iniziative pubbliche per rompere il silenzio sulla detenzione dei medici palestinesi e sulla protezione della missione medica e sanitaria.
La neutralità della cura non significa neutralità davanti alla violazione dei diritti di chi cura. Liberare i medici palestinesi detenuti da Israele è una responsabilità professionale, deontologica e umana. Se fai parte della comunità medica e sanitaria, firma questo appello. La tua adesione rafforza la richiesta di liberare i nostri colleghi palestinesi detenuti. Curare non è un crimine.
Per approfondire le storie dei medici: https://mediciperidirittiumani.org/medu/wp-content/uploads/2026/06/Profili-medici-detenuti.pdf
Medici per i diritti umani - MEDU - è un'organizzazione umanitaria e di solidarietà internazionale nata nel 2004 con l'obiettivo di curare, testimoniare e, a partire dalla pratica medica, denunciare le violazioni dei diritti umani e in particolare l'esclusione dall'accesso alle cure. MEDU opera in Italia - Calabria, Lazio, Toscana- con progetti rivolti a persone socialmente vulnerabili. All'estero è presente in Ucraina, Niger, e nei Territori occupati Palestinesi. https://mediciperidirittiumani.org/

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Il problema
Roma, 22 giugno 2026
Care colleghe e cari colleghi,
Ci rivolgiamo all’opinione pubblica e, in particolare, alla comunità medica e sanitaria, agli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, alle società scientifiche, alle reti sanitarie, agli ospedali e a tutte le professioniste e i professionisti della salute, per chiedere una presa di posizione pubblica a sostegno dell’appello di Physicians for Human Rights Israel (PHRI) per la liberazione immediata di 14 medici palestinesi attualmente al centro del ricorso davanti alla Corte Suprema israeliana e di tutti gli operatori sanitari palestinesi di Gaza detenuti illegalmente o arbitrariamente da Israele.
Questi medici non sono figure lontane. Sono professionisti che condividono con noi la responsabilità di curare. In condizioni estreme, hanno continuato ad assistere feriti, malati e persone prive di alternative assistenziali. La loro detenzione non colpisce soltanto la libertà individuale di ciascuno: sottrae competenze sanitarie essenziali a una popolazione civile già privata di un accesso adeguato alle cure.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di arresti, detenzioni e denunce di maltrattamenti ai danni del personale sanitario palestinese. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dal 7 ottobre 2023, più di 1.000 operatori sanitari sono stati uccisi e più di 600 detenuti dalle autorità israeliane, di cui circa 200 risultano ancora in custodia. PHRI denuncia che i medici detenuti sono stati privati di cure mediche e alimentazione adeguate e sottoposti ad abusi fisici. Organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno inoltre richiamato l’attenzione sul caso del dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan, arrestato nel 2024. Amnesty International ne chiede il rilascio immediato e incondizionato.
Le autorità penitenziarie israeliane respingono queste accuse. Tuttavia, le evidenze e le testimonianze raccolte da PHRI e da altre organizzazioni internazionali sollevano gravi e circostanziate preoccupazioni sulle condizioni di detenzione e sulle violazioni dei diritti umani subite dal personale sanitario detenuto. Nel suo appello, PHRI elenca per nome i 14 medici palestinesi seguiti direttamente dall'organizzazione e ricostruisce i passi compiuti presso le autorità israeliane per ottenerne la scarcerazione in base al Diritto Internazionale Umanitario. La loro vicenda si inserisce nella più ampia richiesta di rilascio di tutti gli operatori sanitari palestinesi di Gaza detenuti illegalmente o arbitrariamente.
Per MEDU, questa vicenda riguarda direttamente la comunità medica. Non è solo una crisi umanitaria, ma una crisi del diritto alla salute, della protezione della missione medica e sanitaria e dei principi fondamentali delle professioni della cura. Quando professionisti della salute vengono detenuti senza accuse formali, senza adeguate garanzie processuali ed in condizioni incompatibili con la loro sicurezza e dignità, l’intera comunità sanitaria è chiamata a prendere posizione.
Non si tratta di prendere posizione su un conflitto in termini politici o identitari. Si tratta di difendere ciò che fonda la professione della salute: il diritto di ogni persona a ricevere assistenza, il dovere di proteggere chi cura, l’inviolabilità degli spazi sanitari e il rifiuto della criminalizzazione dell’atto medico e sanitario.
Per questo MEDU chiede alla comunità medica e sanitaria di aderire pubblicamente all’appello e di attivarsi per:
- chiedere la liberazione immediata dei 14 medici palestinesi e di tutti gli altri operatori detenuti senza accuse formali;
- chiedere garanzie di accesso legale, visite familiari, cure mediche adeguate e verifica indipendente delle condizioni di detenzione per tutti gli operatori sanitari detenuti;
- sollecitare il Governo italiano, le istituzioni europee e gli organismi internazionali competenti a intervenire presso le autorità israeliane, chiedendo la liberazione degli operatori sanitari palestinesi e la riapertura del corridoio umanitario tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania;
- promuovere iniziative pubbliche per rompere il silenzio sulla detenzione dei medici palestinesi e sulla protezione della missione medica e sanitaria.
La neutralità della cura non significa neutralità davanti alla violazione dei diritti di chi cura. Liberare i medici palestinesi detenuti da Israele è una responsabilità professionale, deontologica e umana. Se fai parte della comunità medica e sanitaria, firma questo appello. La tua adesione rafforza la richiesta di liberare i nostri colleghi palestinesi detenuti. Curare non è un crimine.
Per approfondire le storie dei medici: https://mediciperidirittiumani.org/medu/wp-content/uploads/2026/06/Profili-medici-detenuti.pdf
Medici per i diritti umani - MEDU - è un'organizzazione umanitaria e di solidarietà internazionale nata nel 2004 con l'obiettivo di curare, testimoniare e, a partire dalla pratica medica, denunciare le violazioni dei diritti umani e in particolare l'esclusione dall'accesso alle cure. MEDU opera in Italia - Calabria, Lazio, Toscana- con progetti rivolti a persone socialmente vulnerabili. All'estero è presente in Ucraina, Niger, e nei Territori occupati Palestinesi. https://mediciperidirittiumani.org/

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Petizione creata in data 29 maggio 2026