Oltre 4.000 adesioni per la liberazione dei medici palestinesi detenuti. Continuiamo a mobilitarci

Care amiche e cari amici,
la mobilitazione continua a crescere. La nostra petizione per la liberazione del dottor Hussam Abu Safiya e degli altri 13 medici palestinesi detenuti da Israele senza accuse formali ha superato le 4.000 adesioni.
Desideriamo ringraziare tutte e tutti coloro che hanno firmato e condiviso l’appello. Un ringraziamento particolare va all’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Palermo, che ha aderito pubblicamente alla petizione.
Ringraziamo inoltre l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Firenze, che ci ha risposto esprimendo la propria condivisione delle ragioni dell’appello. L’Ordine ci ha tuttavia ricordato che, trattandosi di una questione di rilievo internazionale, una presa di posizione nazionale spetta alla FNOMCeO – Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, alla quale abbiamo già inviato la nostra richiesta. Ci auguriamo che la Federazione possa aderire al più presto.
Nel frattempo è fondamentale che la mobilitazione non si fermi. Le informazioni che continuano ad arrivare sulle condizioni di detenzione del dottor Abu Safiya e degli altri medici palestinesi sono sempre più allarmanti e fanno temere seriamente per la loro vita.
Nei giorni scorsi, durante la trasmissione In Onda su La7, Elyas Abu Safiya, figlio del dottor Hussam, ha rivolto un appello che ci ha profondamente colpito. Ha raccontato che suo padre è detenuto da oltre 560 giorni senza alcuna accusa formale, in condizioni che ha definito disumane, tra isolamento, privazione delle cure e violenze.
«Mio padre è detenuto da più di 563 giorni. Giorni di fame, di sete, di torture, di isolamento totale. Non sappiamo nulla delle sue condizioni di salute».
Il dottor Abu Safiya era il direttore dell’ospedale Kamal Adwan, nel nord della Striscia di Gaza. È stato arrestato il 27 dicembre 2024 dopo aver continuato a curare feriti e bambini durante l’assedio dell’ospedale. Secondo il racconto del suo avvocato, oggi appare estremamente debilitato e le sue condizioni destano gravissima preoccupazione.
Vi chiediamo di continuare a diffondere la petizione e di coinvolgere colleghe, colleghi, Ordini professionali, società scientifiche, ospedali e università.
Chiediamo inoltre a chi aderisce, e anche a chi ha già firmato, di lasciare nello spazio dei commenti una breve testimonianza, indicando il proprio ruolo professionale in ambito sanitario e la città o la struttura in cui lavora. Rendere visibile la comunità professionale che sostiene l’appello è molto importante per dare maggiore forza alla richiesta che porteremo alle istituzioni.
Ogni firma, ogni testimonianza e ogni adesione istituzionale contano.
Continuiamo a far sentire la voce della comunità sanitaria per la liberazione dei medici palestinesi detenuti.