Petition updateCurare non è un crimine. MEDU chiede la liberazione dei medici di Gaza detenuti da Israele

Aggiornamento urgente: la detenzione del dottor Abu Safiya conferma la gravità del nostro appello

Ufficio advocacy  MEDURoma, Italy
Jul 4, 2026

Care colleghe e cari colleghi,

vi scriviamo per aggiornare il nostro appello per la liberazione dei 14 medici palestinesi detenuti da Israele e di tutti gli operatori sanitari palestinesi di Gaza detenuti illegalmente o arbitrariamente.

Il 16 giugno 2026, la Corte Suprema israeliana ha respinto il ricorso presentato contro la proroga della detenzione del dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza Nord, confermando la sua detenzione ai sensi della Legge sui Combattenti Illegittimi, senza che gli siano state formulate accuse penali.

Il caso del dottor Abu Safiya rende evidente la criticità di questo dispositivo giuridico. Una persona può essere privata della libertà per un tempo prolungato o indefinito, senza incriminazione formale, sulla base di materiali riservati non pienamente accessibili alla difesa e senza le garanzie ordinarie di un processo penale. In uno Stato di diritto, la detenzione senza accuse, senza piena possibilità di difesa e senza un controllo giudiziario realmente effettivo rappresenta una ferita profonda ai principi fondamentali di legalità, trasparenza e giusto processo.

Secondo Physicians for Human Rights Israel, il dottor Abu Safiya si trova ancora in isolamento nel carcere di Nafha e continuerebbe a non ricevere cure mediche adeguate, nonostante il peggioramento delle sue condizioni di salute. Le autorità israeliane respingono le accuse di maltrattamenti, ma le informazioni raccolte da PHRI e da altre organizzazioni per i diritti umani sollevano preoccupazioni gravi e circostanziate.

Il rigetto del ricorso non chiude la vicenda: rende ancora più urgente la mobilitazione. Ogni nuova proroga della detenzione del dottor Abu Safiya e degli altri medici e operatori sanitari palestinesi detenuti dovrà essere contestata, ma è evidente che la pressione della comunità medica e delle istituzioni internazionali è oggi essenziale per chiedere il loro rilascio, la fine dell’isolamento e delle detenzioni arbitrarie, l’accesso a cure mediche indipendenti e garanzie legali effettive.

Questa vicenda non riguarda solo un singolo medico. Riguarda la protezione della missione medica, il diritto alla salute della popolazione civile di Gaza e la possibilità stessa che professionisti sanitari vengano arrestati e trattenuti senza accuse formali mentre stavano svolgendo il proprio lavoro di cura.

Per questo vi chiediamo di continuare a sostenere e diffondere l’appello, sollecitando Ordini professionali, società scientifiche, ospedali, università e reti sanitarie a prendere posizione pubblicamente.

La comunità medica non può restare spettatrice davanti alla detenzione senza processo di colleghe e colleghi. Difendere chi cura significa difendere il nucleo etico e giuridico della nostra professione.

Curare non è un crimine. Proteggere chi cura è un dovere.

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