
Continua la denuncia della giornalista palestinese contro il sessismo della tv italiana. Rula Jebreal, dopo il rifiuto di partecipare alla trasmissione Propaganda Live, continua a denunciare le trasmissioni italiane per sessismo.
Il suo "no" alla trasmissione di Diego Bianchi, non voleva essere una critica verso il suo programma, afferma la giornalista, «ma condannare problema inquientante e spesso ignorato di invitare le donne in tv per la bella presenza, lo capisci quando fanno interventi da 30 secondi, e poi restano ad ascoltare una trasmissione di due ore in cui parlano solo uomini», ha spiegato a La Stampa.
Queste le parole critiche della giornalista, che la scorsa volta aveva denunciato la sotto-rappresentazione grave delle donne nella tv italiana. Rula ha spiegato che non accettando l'invito ha voluto dare un messaggio forte verso un problema che l'Italia sembra ignorare. «Quando ho visto sette invitati e una donna, ho detto che lo consideravo inaccettabile - ha detto nel giornale La Stampa -. ho lanciato l'allarme per un tema che rispecchia il Paese, anche in politica, task force, lavoro».
Un problema gravissimo ignorato in Italia.
Jebreal ha, poi, affermato che la battaglia contro il sessismo e per la parità di genere non deve riguardare solo le donne. «Deve riguardare tutti Se l'uomo non vuole rinunciare al privilegio, mi dà una pacca sulla spalla e dice brava, continua a lottare, le cose non cambieranno mai - ha detto la giornalista sul giornale la Stampa -. Ma le regole si possono cambiare solo insieme. E finché non saremo tutti liberi, nessuno lo sarà davvero».
Poi, denuncia, un problema purtroppo diffuso solo in Italia ma non in America, dove è nato il #Metoo. Quello delle donne che attaccano le donne, le ancelle del patriarcato, che l'hanno accusata di cercare solo pubblicità. «Mi hanno ricordato momenti del movimento #MeToo, quando donne che hanno denunciato stupri in Italia sono state accusate di farsi pubblicità. È la stessa cosa: loro denunciavano violenza e ingiustizia, io una discriminazione palese. Chi non vuole ascoltare dice che è pubblicità, ma io non ne ho bisogno. Che pubblicità è quella? Non mi avrebbe fatto più comodo andare in tv a promuovere il mio libro? Ho preso posizione, sapendo che avrei scatenato l'ira del programma, per agitare le acque e far riflettere. Magari adesso ci sono colleghi che ci pensano. Tante donne hanno interiorizzato l'anomalia e credono sia la normalità. Ma molte madri, mogli, figlie, sorelle stanno riflettendo: così comincia il cambiamento», conclude Jebreal sul quotidiano La Stampa.