Teresa Roberta RussoBologna, Italy
12 Aug 2025

Anche il lavoro più bello e appassionante può diventare un peso insopportabile se le ore si moltiplicano, se le relazioni umane si assottigliano, se la mente è costantemente assorbita da problemi da risolvere. Quando non si trova più tempo per sé, per gli altri, per coltivare interessi, relazioni di amicizia e sogni… quando si vive inseguendo sempre l’orologio, qualcosa si spezza. E quando all’improvviso ti scopri stanco, svuotato e senza motivazione, è già troppo tardi: il burnout è arrivato. 

Come più volte ricordato, burnout significa “sindrome da esaurimento professionale”: uno stato di malessere psicofisico che si insinua lentamente, spesso senza che la persona se ne accorga. Ma una domanda sorge spontanea: dopo essere stato spremuto come un agrume, quando tutte le energie fisiche e mentali sono esaurite… cosa posso ancora offrire? Devo davvero arrivare a detestare il mio lavoro? È questo che voglio, o nella vita c’è altro? In Spagna è consuetudine vivere con ritmi più distesi e rilassati. In altri Paesi europei, in estate, si sperimentano orari ridotti, ad esempio dalle 9 alle 14. Perché in Italia non si può?

Il lavoro è importante, ma non è tutto: esiste anche la vita.

Per un insegnante, lo stress cronico nasce spesso da relazioni tossiche: genitori sempre più invadenti e ingerenti, dirigenti che usano il loro potere per vessare e stigmatizzare i docenti, colleghi che, invece di essere solidali, ostacolano chi rivendica i propri diritti. A questo si aggiunge un carico burocratico crescente e classi sempre più numerose e complesse, che richiedono un ulteriore sforzo mentale e fisico. Un docente si trova così a gestire contemporaneamente venticinque alunni, per almeno quattro ore al giorno, e gran parte di quel tempo non è dedicata all’insegnamento, ma a sedare conflitti, gestire atteggiamenti arroganti e ricomporre relazioni difficili. Il risultato è un logoramento quotidiano che, se ignorato, conduce inevitabilmente al burnout. 

Chi è colpito da burnout vive un forte malessere psicofisico: insonnia, ansia, depressione, disturbi psicosomatici (come attacchi di panico o dermatite atopica) e, in alcuni casi, l’insorgere di gravi patologie, anche oncologiche. Le conseguenze possono essere drammatiche: in Italia, ogni anno, si stima che circa dieci insegnanti arrivino al suicidio.

Una volta che il burnout ha preso il posto alla vitalità, non esistono “cure” rapide: il recupero richiede tempo, sostegno e spesso l’allontanamento temporaneo dal lavoro. Per questo è fondamentale agire prima: INTERVENIRE sulle CAUSE, non solo sugli EFFETTI. 

Oggi il MiM, insieme a diversi specialisti, propone interventi che di fatto somigliano a “cure palliative” per cercare di correre ai ripari:

  1. inserire psicologi negli istituti scolastici per affiancare docenti;
  2. organizzare corsi di prevenzione del burnout per dirigenti scolastici e neoassunti;
  3. somministrare test anonimi negli istituti (strumento che, secondo il dottor V. Lodolo d’Oria, è fallace e fuorviante).

PREVENIRE significa garantire ambienti di lavoro sani, carichi sostenibili, formazione e ascolto. Non sono richieste di privilegio, ma di buon senso. Ecco perché il “Comitato Docenti contro il Burnout” insieme ai promotori, non chiede cerotti da applicare su una ferita aperta. Chiede una vera prevenzione: trasformare in legge la “Proposta di legge contro il burnout dei docenti”, presentata il 16 luglio 2025 a Montecitorio, con l’obiettivo di superare l’impianto della L. 107/2015 e restituire dignità e tutela a chi insegna. In particolare, chiediamo:

  1. che i dirigenti non possano più sanzionare arbitrariamente un docente;
  2. di ridurre e limitare il potere di ingerenza di genitori e colleghi all’interno della scuola;
  3. di riportare rispetto e riconoscimento alla figura istituzionale dell’insegnante;
  4. di ridurre il numero di alunni per classe e il carico burocratico;
  5. di abrogare il principio di culpa in vigilando;
  6. di ripristinare la libertà di espressione, perché viviamo ancora in un Paese democratico;
  7. di ridurre lo stress legato al precariato, tutelando chi da anni lavora con dedizione;
  8. di permettere l’accesso alla pensione entro i 60 anni a chi, malato, desidera lasciare la scuola.

Se ti riscontri nei sintomi del burnout, se non vuoi cambiare lavoro, ma chiedere alla nostra classe politica PIÙ DIGNITÀ e DIRITTI, MENO BUROCRAZIA e RESPONSABILITÀ allora inizia a dire: 

                BURNOUTNO, GRAZIE❗️

Sostieni la “Proposta di legge contro il burnout dei docenti” firmando la petizione 

https://chng.it/n7KFsFGn6B

e iscriviti ai gruppi social:🔹Facebook: Comitato Docenti - contro il burnout, 🔹Instagram: comitato_docenti.

Perché un docente in salute è un investimento, non un costo: tutela la qualità dell’insegnamento, riduce l’assenteismo e sostiene l’economia.

 

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