Petition updateAiutami a salvare la SCUOLA dal BURNOUT e dal MOBBING! Proposta di leggePERCHÉ NASCE LA “PROPOSTA DI LEGGE SUL BURNOUT DEI DOCENTI”?
Teresa Roberta RussoBologna, Italy
Aug 2, 2025

✅PRESENTAZIONE 

Sono siciliana, ma vivo e insegno nel capoluogo emiliano romagnolo. La mia carriera è iniziata nel 2005, quando da Caserta mi sono trasferita a Bologna per le prime supplenze. Nel 2011 mi sono laureata in Lettere Moderne presso l’Ateneo bolognese, affrontando un percorso impegnativo fatto di rinunce e sacrifici: un matrimonio finito, vacanze trascorse a studiare, e anni di pendolarismo tra l’insegnamento a Verbania dove ero in graduatoria e università. Dopo anni di precariato, nel 2018 sono entrata di ruolo.

✅FASE SINDACALE E ART. 33

Nel 2014 mi sono avvicinata alla Cub per la battaglia sul riconoscimento del diploma magistrale, portando anche iscritti a Bologna. Ben presto, però, ho compreso che i sindacati sono spesso l’anticamera della politica e ho lasciato l’attività.

Come molti precari, ho vissuto anni di spostamenti (traslochi, cambi d’istituti), code a settembre per le sedi e stipendi ridotti nei mesi estivi. Nonostante tutto, ero motivata e desiderosa di imparare, osservando e collaborando con le colleghe, tra stima e episodi di mobbing, corsi di formazione obbligatori e a pagamento al fine di essere sempre più professionale e competente. 

L’ingresso di ruolo, che immaginavo come stabilità, ha segnato invece l’inizio delle vere difficoltà: il mio primo incarico stabile in un prestigioso IC di Bologna ha dato avvio a una serie di problemi fino ad oggi, tra cui tre procedimenti disciplinari (due subito archiviati e uno concluso con una “censura” ingiusta), relazioni tossiche anche coi colleghi e classi sempre più ingestibili mi hanno resa cinica e fatto disamorare la mia professione. 

✅LA SCUOLA che mi era stata assegnata dalla Dirigente, alla prima assemblea, un gruppo di genitori dichiarò apertamente che “in quella scuola comandavano loro”. Ero capitata in una sezione complessa: da un lato bambini brillanti ma provocatori, dall’altro alunni con difficoltà di attenzione. Ho sempre cercato di mantenere un clima educativo equilibrato, ma la mancanza di collaborazione interna e le ingerenze esterne rendevano il lavoro logorante. Inoltre, il contesto scolastico  in cui insegnavo era rigido e politicizzato che rifiutava valutazioni oggettive , imponeva metodi pedagogici senza equilibrio, evitava regole chiare in nome di una “scuola meno stressante”. La DIRIGENZA non fermò le ingerenze dei genitori e decise di trasferirmi in un altro plesso, ma la mia reputazione mi aveva preceduta: lo stigma mi seguiva e anche nella nuova sede trovavo diffidenza tra i genitori tanto da inventarsi motivi per farmi fare un secondo provvedimento (subito decaduto). 

✅LE CONSEGUENZE PERSONALI. Anni di accuse infondate, mobbing e procedimenti disciplinari mi hanno portato a fermarmi più spesso: malattie dovute a stati depressivi, sedute dalla psicologa per raccogliere i cocci della mia anima. Attacchi di panico, insonnia, calo di autostima; isolamento e ansia costante. In questa spirale, a pagare il prezzo più alto sono stati i miei familiari: mio figlio a quattro anni mi vedeva spesso piangere senza capire il perché, passare i fine settimana inerte sul divano. I miei genitori e Luca impotenti assistevano il mio declino. Io stessa non mi riconoscevo più. Allora mi sono rivolta a una psicoterapeuta competente per capire la profondità del mio malessere. Anche la mia dottoressa di base ha mostrato una sensibilità rara: ha ascoltato il mio grido di disperazione e, insieme alla psicoterapeuta, ha formulato una diagnosi di “forma ansioso-depressiva”, prescrivendo un periodo di malattia.


✅LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE IL VASO. L’ultimo procedimento disciplinare, dopo esser stata “costretta” dai genitori di migrare in un altro istituto, è stato paradossale: “censura” per motivi futili come “i toni della voce” pur non potendo gridare per avere tre noduli alla gola. Senza segnalazioni scritte, senza mai essere ricevuta e ascoltata, solo per decisione della Dirigente. È stato in quel momento che ho capito: posso cambiare scuole, ma il problema si ripresenterà sempre. “La scuola è diventata un’azienda, i dirigenti manager, i genitori clienti. E i docenti? Sempre più soli e logorati.

✅DA DOVE NASCE LA PROPOSTA DI LEGGE CONTRO IL BURNOUT DEI DOCENTI 

Stanca di subire, ho deciso che non potevo più limitarmi a resistere e aspettare che un sindacato salvi dall’inferno la scuola e i docenti. Oltre ad assumere un avvocato, ho iniziato a pensare: “Come possiamo fermare questo sistema che logora i docenti? Come superare la L. 107/15, la “Buona scuola” di Renzi, che ha dato super poteri ai DS e spalancato la porta ai genitori nella gestione scolastica?” I sindacati, con le loro petizioni, avevano miseramente fallito nel 2015. Allora mi sono detta: dobbiamo trovare un’altra strada. L’IDEA è arrivata parlando con la mia amica neuroscienziata del Dipartimento di Psicologia di Bologna: <<il BURNOUT! Lottare per il riconoscimento giuridico del burnout dei docenti.>> Una mia amica e collega avvocato mi aveva proposto di aiutarmi a iniziare la “battaglia contro il burnout”. Nel frattempo la mia psicoterapeuta mi suggeriva di mettere per iscritto il mio malessere. E allora, ho fatto di più: Ho scritto la proposta di legge sul burnout dei docenti, completa e dettagliata, studiando tutte le normative dalla Legge Bassanini del ’97 (“autonomia scolastica”) fino ad oggi. 

Quindi, se devo rispondere alla domanda: da dove nasce la “Proposta di legge sul burnout dei docenti?” Nasce dalla mia esperienza dolorosa e desiderosa di giustizia, ma anche da quella di centinaia di colleghi che vivono le stesse pressioni. Nasce dalla necessità di proteggere la salute di chi insegna e la qualità dell’istruzione per i nostri ragazzi.>>

Poi è stata semplificata, eliminando ridondanze: ad esempio, il diritto alla disconnessione è già previsto per gli insegnanti. Ho trasformato il gruppo Cub Bologna in Comitato Docenti – Contro il Burnout per iniziare a farmi conoscere e diffondere testimonianze di colleghi che hanno vinto cause contro i DS, sensibilizzare l’opinione pubblica verso questo delicato, ma poco conosciuto problema che annichilisce e logora il 90% dei docenti tramite i social. Nel frattempo, le colleghe che mi sostenevano per motivi vari mi hanno abbandonata. Ma il destino ha voluto che io conoscessi su Facebook un “compagno di lotta”, Ubaldo Croce che da oggi non fa più parte del team. Con lui mi sono sentita meno sola. Posso pubblicamente ringraziare il mio amico sindacalista comparto universitario, Giuseppe Curcio, che mi ha incoraggiata e sostenuta, e Paolo Santaniello, che con intelligenza e sintesi ha contribuito a perfezionare il testo. Ma anche il dottor Vittorio Lodolo d’Oria, famoso esperto in burnout dei docenti, cofirmatario della proposta di legge. 

È stato opportuno creare il  “gruppo studio” su WhatsApp che oggi continua a crescere. Ogni giorno nascono nuove iniziative e per prepararci a settembre, quando sarà fondamentale mantenere vivo l’interesse della classe politica. Abbiamo bisogno di docenti pronti a lottare e propositivi, convinti che il riconoscimento giuridico del burnout dei docenti sia possibile. Anche il nostro gruppo Facebook Comitato Docenti – Contro il Burnout e la pagina Preferireidino hanno bisogno di crescere. Più siamo, più forte sarà la nostra voce.

Quando le speranze sembravano spegnersi, il 1° luglio arriva una telefonata dalla segretaria dell’Onorevole Rosaria Tassinari. Il 16 luglio a Montecitorio abbiamo depositato la NOSTRA proposta di legge. Questa vuole essere uno strumento concreto per riconoscere il burnout come rischio professionale, tutelare la salute dei docenti e salvaguardare, di conseguenza, la qualità dell’istruzione in Italia.

📢APPELLO! A chi ha sofferto, a chi chiede riconoscimento e dignità, a chi è stanco e demotivato, a chi vuole solo onorare la propria professionalità: 

“Non è solo la mia battaglia: è la battaglia di tutti i docenti. Perché una scuola che tutela chi insegna, tutela anche chi impara.” 

Solo in tanti, coesi e compatti, riusciremo a ottenere tutti quei diritti che ci hanno privato. Voglio ritrovare la gioia e la passione di insegnare. E voi, state ancora a guardare o uniamo le forze? 

 

PROPOSTA DI LEGGE depositata alla VII Commissione Cultura il 16/07/2025

Premessa 

Il sistema scolastico italiano è sotto pressione: carichi burocratici crescenti, progressivo disinvestimento, malessere diffuso tra i docenti. Il burnout dilaga, alimentato dalla gestione individuale di classi numerose, da una mole crescente di formalità, dall’ingorgo di compiti amministrativi e dalle relazioni tossiche con dirigenti e genitori. 
Oggi la scuola è chiamata a sopperire a carenze di tipo sociale, sanitario, psicologico e assistenziale, diventando di fatto un ammortizzatore sociale totale che assorbe i disagi delle famiglie e della società nel suo insieme. Questo scarico eccessivo di funzioni sopra l’istituzione scolastica ha prodotto una crisi di sistema. 
Riteniamo che non si possa prescindere, per attaccare le radici del malessere, da un intervento strutturale che rimetta al centro la funzione educativa della scuola e la dignità del lavoro insegnante, lungo un percorso che passi anche per un aumento della spesa pubblica per l’istruzione.

1. Equilibrio nei poteri scolastici

-Limitazione al potere decisionale dei dirigenti scolastici (no alla funzione legale).

-Introduzione di meccanismi di controllo e rotazione delle funzioni di sistema.

-Possibilità per i docenti di valutare l’operato dei dirigenti.

Dopo anni di gestione verticistica introdotta dalla legge 107/2015, è evidente il danno causato da uno squilibrio interno alla scuola: il dirigente accentra potere, mentre il collegio docenti viene progressivamente svuotato. Serve ristabilire l’equilibrio organizzativo, riportando al centro la collegialità e il confronto.

 

2. Insegnanti liberi di insegnare

Fondamentale è ridurre il carico non didattico sui docenti: 

-Riduzione del numero di alunni per classe in tutti gli ordini scolastici

-Assunzione stabile di personale amministrativo e tecnico per liberare i docenti da mansioni burocratiche

Uno dei principali fattori di disagio è l’impossibilità di svolgere in modo efficace una didattica personalizzata, in presenza di classi numerose e con carichi accessori sempre maggiori. Ai docenti si richiede un livello di personalizzazione che sarebbe realistico solo con gruppi ristretti e supporti adeguati.

A questo si aggiunge la responsabilità della “culpa in vigilando”, che espone i docenti a sanzioni anche per eventi imprevedibili. Va limitata ai soli casi di colpa grave, con strumenti concreti per la vigilanza.


3. Famiglie coinvolte, non invasive

Collaborazione scuola-famiglia nel rispetto dei ruoli. Negli ultimi anni si osserva una crescita di pressioni, richieste e interferenze inappropriate. Nella scuola-azienda di oggi, i genitori si comportano ormai come clienti esigenti, convinti di aver acquistato un servizio e di poterne pretendere la piena soddisfazione, anziché riconoscere l’autonomia educativa e professionale della scuola. Va ristabilito un confine sano tra responsabilità didattiche e genitoriali.

 

4. Percorsi di uscita sostenibili

-Scivoli verso altri comparti della Pubblica Amministrazione o mansioni meno gravose.

-Riconoscimento del lavoro docente come usurante.

-Pensionamento anticipato (prima dei 60 anni) senza penalizzazioni in caso di patologie.

-Riscatto agevolato degli anni di laurea.

Siamo consapevoli del disegno di legge presentato dalla senatrice Bucalo, che va nella giusta direzione come primo segnale politico. Tuttavia, riteniamo che non sia sufficiente: la misura riguarda solo chi ha maturato pochi anni di contributi e l'uscita anticipata comporta comunque una forte penalizzazione sull’assegno pensionistico. Servono soluzioni concrete per i moltissimi colleghi che non ce la fanno più.

5. Libertà di espressione

-Tutela della libertà di parola dei docenti.

-No a codici di condotta che limitino l’autonomia intellettuale.

In continuità con l'art.1 dello Statuto dei Lavoratori: il docente ha diritto di esprimersi, criticare e proporre idee, anche scomode. I codici di condotta non devono trasformarsi in strumenti per reprimere il dissenso e spegnere lo spirito critico. In una scuola democratica, il pluralismo culturale è un valore fondante. Inaccettabile, ad esempio, che un insegnante abbia paura di contraddire i superiori per paura di ritorsioni.

Oggi il burnout si manifesta in modo profondo e silenzioso. Sempre più docenti, pur restando in servizio, smettono di lottare. Dicono, come Bartleby lo scrivano, «preferirei di no». Rinunciano a dare il massimo: la fuga è diventato l’unico modo per reagire a un sistema che li logora.

6. Stabilizzazione dei precari storici

-Stabilizzazione urgente per garantire continuità didattica.

-Procedure trasparenti e snelle.

-Non è accettabile che decine di migliaia di docenti qualificati continuino a vivere per decenni in una condizione di instabilità contrattuale. Serve una stabilizzazione su base nazionale.

 

Conclusione: superare la 107/2015. Se ci chiedete quali misure concrete proponiamo, la prima è questa: superare l’impianto della legge 107/2015, la cosiddetta Buona Scuola. Una legge costruita su un unico articolo e 212 commi, che ha trasformato la scuola in una matassa di adempimenti, progetti e attività collaterali che hanno snaturato la funzione docente.

Dopo 10 anni possiamo dirlo con chiarezza: la 107 ha mortificato la centralità dell’insegnare. Le idee alla base di quella legge: alternanza scuola-lavoro (oggi PCTO), bonus di merito, chiamate dirette, ingerenza nella valutazione individuale dei docenti da parte dei dirigenti, atteggiamento aziendalistico che si rivolge alle famiglie come clienti da soddisfare, si sono tutte rivelate umilianti per la categoria insegnante.

La riforma che proponiamo restituisce al docente il suo ruolo centrale. Vogliamo una scuola in cui chi insegna, insegna e basta. Restituire serenità e autorevolezza ai docenti è condizione essenziale per una scuola sana e per una cittadinanza consapevole. L’istruzione è la chiave del rilancio del Paese: la proposta contro il burnout apre la strada alla riforma delle riforme, un investimento imprescindibile per proiettare l'Italia in una dimensione di eccellenza, ben lontana dal baratro verso cui si rischia di scivolare. 

Promotori

Teresa R. Russo, Comitato Docenti - contro il burnout, (Bo)

Paolo Santaniello, Preferireidino, (Ce)

[Ubaldo croce, Partiti dei Docenti (Rm)]  

Cofirmatari

Dottor Vittorio Lodolo d’Oria, esperto di burnout

[Dott.ssa A. Gammino, ANL]

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