Petition updateAiutami a salvare la SCUOLA dal BURNOUT e dal MOBBING! Proposta di leggeBURNOUT. Riconoscimento giuridico: apripista virtuoso non solo per i docenti.
Teresa Roberta RussoBologna, Italy
Jul 30, 2025

Il riconoscimento giuridico del burnout tra i docenti funge da apripista virtuoso per l’introduzione di leggi analoghe a tutela di altre professioni in Italia. Quindi, riconoscere ufficialmente il burnout dei docenti in Italia può essere un potente precedente normativo per sfruttare la sua estensione anche alle altre professioni ad alto rischio psicofisico. 
Ecco come:

✅Cosa dicono l’Europa e le istituzioni. 

Il Parlamentare dell’Assemblea del Consiglio d’Europa, Theodoros Rousopoulos, ha invitato gli Stati membri a includere specificamente il burnout e i disturbi da stress tra le malattie professionali, e a prevenire i rischi psicosociali nei luoghi di lavoro, soprattutto in settori ad alta esposizione come docenti, operatori sanitari, operatori sociali, polizia ecc… Molti Paesi europei hanno già legiferato in materia: Belgio, Francia, Germania, Austria, Portogallo, Svezia, Olanda, Ungheria, Svizzera e altri Paesi oltre a riconoscere il  burnout, impongono obblighi ai datori su valutazione psicologica, “right to disconnect”, e regole orarie rigorose.


✅ Perché riconoscere il burnout degli insegnanti apre la porta ad altre professioni.

1. Un precedente legale concreto: Il caso docenti può servire da modello normativo replicabile in altri settori, aiutando a creare stack legislativi per malattie stress-correlate nel lavoro. Creare un precedente per altre professioni “helping” significa dire al legislatore di riconoscere il burnout per i docenti, legittima l’estensione del riconoscimento anche a medici, infermieri e assistenti sociali.

2. Aprire la discussione pubblica e istituzionale su scala nazionale. Il dibattito sul burnout tra docenti spinge le istituzioni italiane a considerare i rischi psicologici del lavoro come questione di salute pubblica nazionale, non una “questione settoriale” isolata. Non è un caso che il dottor Vittorio a Lodolo d’Oria, famoso studioso di burnout, da anni chiede dati e inchieste pubbliche da parte del MIM. Il focus pubblico sul burnout dei docenti (es. necessità di inchiesta nazionale, rilevazione dati ufficiali) porta a una maggiore conoscenza del fenomeno in generale e rende inevitabile il confronto con altre professioni simili. La creazione di questionari standard (es. questionari INAIL) potrebbe essere estesa.

3. Obblighi diffusi per i datori di lavoro. La normativa internazionale suggerisce obblighi di prevenzione, valutazione del rischio e gestione organizzativa: se si parte dalla scuola, si può estendere a tutto il settore pubblico e privato. L’obbligo di prevenzione da parte del datore di lavoro significa riconoscere il burnout come malattia professionale. Ciò comporterebbe, anche penalmente, l’obbligo di interventi da parte dell’ente datore (scuola, ospedale, ente pubblico), pena responsabilità  con la conseguenza che favorirebbe un inquadramento generale che vale per molti settori pubblici e privati.

4. Effetto “spillover”. Una volta stabilita la protezione legale per i docenti (es. diritto al supporto psicologico, limitazione delle ore extra, certificazione INAIL come malattia professionale), il principio può essere applicato a infermieri, operatori sociali, forze dell’ordine, medici ecc…

5. Esempi italiani e internazionali. INAIL già riconosce e ha indennizzato casi burnout come malattia professionale, ma finora limitatamente. Un’estensione legislativa in ambito scolastico ne costituirebbe un volano per l’intero sistema. Il riconoscimento comporterebbe indennizzi, accompagnamento previdenziale come pensioni anticipate, defiscalizzazione o tutele specifiche. Una volta in vigore per i docenti, diventa più facile prevedere misure simili per altri profili “usuranti”.

 

Conclusione

Riconoscere il burnout dei docenti significa assistere a un EFFETTO DOMINO POLITICO E SOCIALE. In pratica, una legge dedicata al burnout per i docenti diventa un segnale politico: “se riconosciamo i problemi gravi per gli insegnanti, non si potrà ignorare chi subisce stress lavorativo da anni e merita pari tutela”. Funge, quindi, da precedente positivo, crea pressione normativa, e spinge verso una cultura della prevenzione estesa, utile anche ai professionisti in altri ambiti. Un primo successo normativo per i docenti può essere la porta aperta per una rivoluzione culturale e legislativa del riconoscimento del burnout in Italia.  

 

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