Decision Maker

Giuliano Poletti

  • Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

Giuliano Poletti è un dirigente d'azienda e politico italiano, dal 22 febbraio 2014 Ministro del lavoro e delle politiche sociali nel governo Renzi ed ex Presidente nazionale della LegaCoop dal 2002 al 2014


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Petitioning Giuliano Poletti

Sicurezza per gli operai degli spettacoli live. Mai più morti sotto i palchi!

Sono Paola, madre di Matteo, rigger morto il 5 marzo 2012 a Reggio Calabria, durante il montaggio del mega palco per il concerto di Laura Pausini. Dopo la morte di mio figlio niente è cambiato. Lo dimostra l’ennesima tragedia: Khaled Farouk Abdel Hamid ha perso la vita durante lo smontaggio del concerto dei Kiss, così come era accaduto a Francesco Pinna durante i lavori d’allestimento del palco di Jovanotti, tre mesi prima della morte di Matteo. Rigger, scaffolder, facchini, sono tutti "lavoratori invisibili" dello spettacolo! Gli operai specializzati adibiti a costruire e gestire le strutture per i grandi eventi live, come i concerti con turni di lavoro illimitati, sono esasperati dalla necessità di rispettare le consegne programmate, e con personale insufficiente. Condizioni rese ancor più "ad alto rischio" dalla mancanza di revisione dei materiali assemblati e da un' organizzazione dei cantieri basata più sulla consuetudine che sulle regole e sulle leggi; una prassi che non rispetta la gerarchia formale e sostanziale dei ruoli operativi.  Quello dei concerti è un business milionario, l’unico nel mercato della musica in grado di assicurare, ancora oggi, i massicci guadagni di una volta. Ma questo non deve prescindere dalla sicurezza dei lavoratori. Chiediamo che le norme sulla sicurezza del lavoro e le norme sulle costruzioni attualmente in vigore siano integrate con proposte a tutela degli operai dello spettacolo.  Andrebbe verificata l'idoneità delle location che accolgono le strutture da montare, i turni andrebbero programmati in maniera adeguata e andrebbe regolato il sistema di scatole cinesi degli spettacoli live. È ora di dire basta ai morti sotto i palchi! Il problema della sicurezza sul lavoro è diventato imprescindibile. Chiedo al Ministro del Lavoro di intervenire affinché siano finalmente emanate leggi adeguate a tutela degli operai costretti a svolgere il loro lavoro in condizioni di scarsa sicurezza o addirittura in assenza completa di idonee misure preventive.  Chiediamo che le norme sulla sicurezza del lavoro e le norme sulle costruzioni attualmente in vigore (D.lgs. 81/08 e DM Infrastrutture 14/01/2008), siano integrate con una copertura assicurativa obbligatoria a carico del committente o datore di lavoro nell'ambito di una normativa contrattuale  specifica per i Lavoratori dello Spettacolo Live.

Paola Armellini
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Victory
Petitioning Giuliano Poletti, Giuliano Poletti, Paolo Gentiloni, Francesca Bagni Cipriani

Diritti ed assistenza ai lavoratori autonomi che si ammalano

Caro Presidente del Consiglio, caro Ministro del Lavoro,  Mi chiamo Daniela Fregosi, sono una maremmana doc e mi occupo dal '92 di formazione aziendale come libera professionista con partita iva. Fin dal momento della diagnosi di cancro al seno a 45 anni (a luglio 2013), intuendo le difficoltà che mi aspettavano, ho cominciato a mettere in atto una serie di strategie di adattamento: ho iniziato a informarmi su quali potessero essere gli “ammortizzatori sociali” a cui avevo diritto consapevole che, anche se tutto andava bene, sarei stata fuori gioco per un bel po’ (come è poi accaduto).  Ma nessuno sapeva nulla sui miei diritti di lavoratrice autonoma. Mi sforzavo di dire a destra e manca che ero una libera professionista e che questo tumore al seno non aveva su di me lo stesso effetto che poteva avere su una dipendente. Ma niente, nessun consiglio mi arrivava dai medici e dal commercialista. È iniziato allora per me un viaggio terrificante con i patronati che fanno quello che possono con code interminabili di utenti in cerca di informazioni, call center Inps cui devi spiegare tu l’ultima circolare del maggio 2013 sui lavoratori autonomi e che ti ringraziano pure per l’informazione. Insomma, meno male che sono bella sveglia, che il tumore mi è arrivato alla tetta e non al cervello e che so navigare su internet. Ma c’è anche la beffa. Mi sono dovuta difendere anche da un mantra ricorrente tuttora “Ma come, non ce l’hai un’assicurazione privata?”. Una cosa così la chiedono solo ai liberi professionisti, tutti convinti che, siccome ce la spassiamo a far quello che ci pare, a non avere padroni, ad evadere di brutto e arricchirci alla faccia degli altri poveri lavoratori, il minimo è che cacciamo i soldi almeno per le assicurazioni private e non rompiamo troppo le scatole all’Inps, anche se abbiamo un tumore. Sì, l’assicurazione malattia ce l’ho ma visto che dal 1997 l’Inps ha reso obbligatori i versamenti e l’aliquota è passata dal 10% all’attuale 27,72%, i soldi doppi per pagare tutto un qualsiasi autonomo non ce l’ha. E’ già grasso che cola se riesce ad avere una piccola assicurazione malattia con premi bassi che non copre quasi nulla (giusto la degenza ospedaliera, non certo mesi e mesi di terapie per un cancro). Mi sono letta innumerevoli guide e libretti informativi per pazienti oncologici dove venivano descritti i diritti dei lavoratori. Tutte le informazioni riguardano i dipendenti: di noi neppure un cenno. Come se non esistessimo. Come se in Italia non ci fosse il popolo delle P.Iva. Ma un paziente oncologico non è un paziente oncologico e basta? No, esistono malati di cancro di serie A e di serie B. Noi siamo di serie B e per noi gli articoli 3-32-38-53 della Costituzione sono opzionali. Dato che come lavoratrice autonoma non ho adeguate tutele ho scelto di dedicare tutte le mie risorse a curarmi ed ho iniziato uno sciopero contributivo sospendendo i pagamenti INPS per 1 anno e mezzo. Questa è la mia storia e la mia Campagna VIDEO CHIEDO a nome mio, di tutti i lavoratori autonomi e di ACTA l’Associazione dei Freelance cui appartengo e che mi sostiene, che venga rispettata la Costituzione Italiana (e la recente risoluzione del Parlamento Europeo) e che sia data anche agli autonomi la possibilità di una malattia dignitosa: Indennità di malattia che copra l'intero periodo di inattività Indennità di malattia a chi abbia versato all’INPS almeno 3 annualità nel corso della sua intera vita lavorativa (e non solo nell'ultimo periodo) ridefinizione delle indennità su valori che siano effettivamente sostitutivi del reddito (80% del reddito per la malattia ospedalizzata e 30% per quella domiciliare), usando come parametro il reddito percepito prima della malattia Indennizzo relativo alla malattia uguale a quello stabilito per la degenza ospedaliera quando ci si deve sottoporre a terapie invasive (chemio, radio etc) Riconoscimento della copertura pensionistica figurativa per tutto il periodo della malattia Possibilità di sospendere tutti i pagamenti (INPS, IRPEF), che saranno poi dilazionati e versati a partire dalla piena ripresa lavorativa (e senza l'applicazione di more perchè non si può tassare una malattia). Nel mio caso, per esempio, quello che non fa lo Stato lo ha attuato Acta con una raccolta fondi che andrà a coprire le spese legali e le more che mi arriveranno per il mancato pagamento dei contributi Inps. Esclusione dagli studi di settore. Daniela Fregosi in arte Afrodite K come dire.... la voce delle migliaia e migliaia di partite iva ormai decisamente nervose

Daniela Fregosi
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Petitioning IKEA, Giuliano Poletti

IKEA: trasformiamo questo pianto in un sorriso! IKEA: let's change this cry into a smile!

Carissimi amici in un’Italia dove la corruzione negli ultimi anni è all’ordine del giorno, dove vitalizi e pensioni d’oro dei politici e manager di aziende partecipate entrano nelle cronache di tutti i giorni, il caso del licenziamento di Marica Ricutti, 39 anni, separata, madre di due figli piccoli di cui uno disabile, che è stata lasciata a casa perché, dopo essere stata spostata di reparto, non è riuscita più a rispettare i nuovi turni imposti da IKEA che non è voluta andare incontro alle sue esigenze, nonostante le rassicurazioni che le erano state date nel momento in cui le era stato annunciato il cambio di mansione, ci sembra veramente assurdo. In questo caso particolare pensiamo che per IKEA, marchio conosciuto a livello mondiale, sia auspicabile arrivare ad un accordo diretto con la dipendente licenziata per un immediato reintegro piuttosto che aspettare la decisione del giudice. In questo tipo di decisioni che riguardano i diritti di una madre sola, che vive con i suoi due figli minori, IKEA deve assolutamente tenere in considerazioni le particolari esigenze del lavoratore. Dopo 17 anni di lavoro nella stessa azienda (quasi una vita intera), con due figli a carico, siamo sicuri che, anche in vista delle imminenti festività natalizie, IKEA voglia ritornare sui propri passi e procedere al reintegro di Marica. Siamo altresì sicuro che tutti i dipendenti IKEA della sede di Corsico siano favorevoli a dare una mano a Marica per venire incontro alle sue particolari esigenze di turni di lavoro dettate dai suoi problemi familiari. Viste queste premesse, chiediamo pertanto, l’immediato reintegro e riassunzione di Marica Ricutti, in IKEA, tenuto conto anche delle sue particolari esigenze familiari. Per maggiori dettagli vi rimandiamo all'articolo ed al video apparso su Repubblica: Articolo su Repubblica.it Grazie a tutti per quello che potrete fare, per le vostre firme e le vostre condivisioni. Sergio Barbesta ENG VERSION Dear friends, in an country like Italy, where corruption in recent years is on the daily agenda, where annuities and gold pensions of politicians and managers of public companies enter the daily chronicles, the case of the dismissal of Marica Ricutti, 39, separated and mother of two young children, one of whom is disabled, who was left at home because, after being moved from her ward, she could no longer respect the new rounds imposed by IKEA, which did not want to meet her needs, despite the assurances that had been given to her at the moment in which they changed her kind of job, it seems to us really absurd. In this particular case we think that for IKEA, a brand worldwide known worldwide, it is desirable to reach a direct agreement with the dismissed employee for an immediate reinstatement rather than waiting for the decision of the judge. In this kind of decisions concerning the rights of a single mother, who lives with her two minor children, IKEA must absolutely take into consideration the particular needs of the worker. After 17 years of work in the same company (almost a whole life), with two dependent children, we are sure that, even in view of the upcoming Christmas holidays, IKEA wants to retrace its steps and proceed with the reintegration of Marica. We are also sure that all IKEA employees of Corsico office are in favor of helping Marica to meet her particular work needs, due to her particular family problems. Given these premises, we therefore request the immediate reinstatement and resumption of Marica Ricutti, in IKEA, also taking into account her  particular family needs. For more details we refer to the article and the video appeared on Repubblica: Article on Repubblica.it Thank you all for what you can do, for your signatures and your shares. Sergio Barbesta

Sergio Barbesta
69,214 supporters
Petitioning Giuliano Poletti

Stop licenziamenti Auchan! @AUCHAN_France

Salve sono una dipendente del centro commerciale Auchan. Attualmente la sede di via Argine a Napoli è stata occupata da dipendenti come già riportato tra l'altro da altri media quali TG3 Campania e il Mattino. L'occupazione del centro commerciale viene portata avanti dai dipendenti poiché i dirigenti hanno preso la decisione della chiusura di punto in bianco, senza alcun dialogo tra i sindacati. Il punto Auchan di via Argine è solo l'inizio. Come annunciato dall'azienda, tutti i vari centri commerciali Auchan della Campania verranno chiusi ad effetto domino. Quasi 900 i dipendenti che si troveranno senza lavoro. Questa decisione delle alte cariche francesi Auchan, è stata presa dopo aver usufruito di tutti gli ammortizzatori sociali, che in questi anni, lo Stato Italiano ha dato per agevolare le aziende. Il tutto con l'intenzione poi (terminate queste agevolazioni) di andarsene dal territorio campano.È inutile sottolineare l'impatto sociale ed economico che queste chiusure porteranno sul territorio campano già dilaniato dalla crisi e dalle varie problematiche sociali del nostro tempo. Vi prego a nome di tutti i dipendenti Auchan (via argine e non) di far si che questo colpo basso a danno di noi lavoratori abbia la giusta risonanza e che non venga messo a tacere.Ringrazio tutti già a priori per un vostro riscontro e interessamento.

Teresa Vallefuoco
56,367 supporters
Petitioning Paolo Gentiloni

Le donne vittime di violenza come "categoria protetta" nel lavoro

Mi chiamo Lidia e ho 45 anni. Sono sopravvissuta a un tentativo di femminicidio e ho deciso di raccontarvi la mia storia perché oggi vorrei poter fare qualcosa per tutte le donne che subiscono violenza e hanno la forza di rialzarsi. Perché una donna che ha il coraggio di lasciare un uomo violento non può essere lasciata sola e ha bisogno di sostegno da parte delle istituzioni. Ho conosciuto Isidoro nel 2011, dopo il mio divorzio. All’inizio tutto era bellissimo. Sembrava una favola, pensavo di aver trovato di nuovo l’uomo giusto; ma dopo 5 mesi iniziano i primi litigi, dove vengo accusata di cose che non avevo mai fatto, dove la folle gelosia di lui veniva fuori in modo incontenibile. Nel gennaio del 2012 per la prima volta lui mi picchiò, mi chiese perdono, mi disse che non mi avrebbe fatto mai più del male, che era stato solo un momento. In modo ingenuo, da donna innamorata, quella volta l’ho perdonato. Ma queste aggressioni non si sono fermate e a quel punto decisi di chiudere la storia. Mi ero resa conto che quest’uomo non mi amava, perché un uomo che ti ama non ti picchia, non ti dà uno schiaffo talmente forte da spaccarti il timpano. E poi, il fatto. Il 24 giugno del 2012 Isidoro mi chiede di passare una giornata assieme, al santuario di Tindari, ma avevo paura ad andare da sola e decido di far venire con me mia sorella per sentirmi tranquilla. Al termine della giornata Isidoro mi chiede di fermarsi a dormire da me per non tornare verso casa sua, che era troppo distante. Sembrava tutto tranquillo, lui aveva accettato la decisione di allontanarsi. Tutto cambia verso l’1.45 di notte. Isidoro si alza per andare in bagno, ma al suo ritorno aveva con sé una padella di ghisa, con la quale iniziò a colpirmi sulla testa! Non riuscivo a capire cosa stava succedendo. Intanto lui aveva trovato delle forbici e le stava usando come pugnale, colpendomi alla schiena. Ho cercato in tutti i modi di difendermi, sono quasi stata soffocata con il filo della lampada sul comodino. È successo di tutto quella notte, ho ancora paura a raccontarlo. Con la forbice mi ha provocato ferite in volto, sulle gambe, sangue ovunque.   Non so come ho fatto, ma dopo tutte quelle ore di sequestro l’ho convinto di stare bene e che non l’avrei denunciato. Solo così l’ho convinto ad andare via e ho potuto chiamare i soccorsi. Io sono ancora viva e posso raccontare tutto questo. Isidoro è stato condannato a soli 4 anni (per il tentato omicidio) e 6 mesi (per il sequestro), e ho appena saputo che grazie ai “premi” e “privilegi” che la legge italiana prevede per gli assassini, sconterà solo 2 anni e 6 mesi! Tra qualche mese quest’uomo uscirà dal carcere e io che fine farò? Mi sono rifatta una vita ma sono stata lasciata sola dalla istituzioni: mi hanno detto che se lui non mi aggredisce nuovamente, loro non posso intervenire. Io credo che sia alle donne che hanno il coraggio di allontanarsi dagli uomini violenti che bisogna dare “premi e privilegi”. Allontanarsi da casa vuol dire spesso perdere la propria indipendenza economica.  Bisogna avere il coraggio di denunciare tutto ciò, ma lo Stato DEVE  tutelarci! Ecco quindi la mia proposta: creare delle liste di collocamento per garantire un lavoro alle vittime di violenza, alle donne come "categoria protetta". Non solo un posto in cui andare a rifugiarsi nel momento della fuga, ma una vera a propria garanzia del nostro ritorno all’indipendenza, lontano da quegli uomini che ci vogliono morte. Nessuna donna deve vivere nella paura di morire da un giorno all’altro, siamo delle donne non siamo dei trofei.  

Lidia Vivoli
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Petitioning Giuliano Poletti

Riscatto laurea gratuito per tutti

La normativa italiana sul riscatto della laurea va riformata. La copertura figurativa del periodo, a laurea conseguita e per gli anni relativi al corso di studi effettuato (esclusi gli anni fuoricorso),costituisce un diritto per quelle persone giovani e meno giovani, le cui famiglie hanno sostenuto spese notevoli per consentire il conseguimento del titolo di studio. Come in svariati paesi europei, introdurre il principio di gratuità per il riscatto della laurea anche in Italia, costituisce norma di civiltà e di sostegno a coloro che contribuiscono ad elevare il livello culturale del Paese, il livello dei servizi, della ricerca e dello sviluppo.

vincenza spiridione
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Petitioning Giuliano Poletti, Marianna Madia

Abolizione della trattenuta in busta paga del 2,5% per il Tfr

I dipendenti pubblici sono ingiustamente sottoposti alla trattenuta previdenziale in busta paga del 2,5% per il Tfr PremessaNel 1999 i dipendenti pubblici passarono dal Trattamento di Fine Servizio (Tfs) al Trattamento di Fine Rapporto (Tfr) (con l’accordo quadro stipulato tra l’Aran e le Confederazioni sindacali e recepito dal Governo con il Dpcm).L’accordo prevedeva che si introducesse il Tfr per gli assunti dal 2001 e, allo stesso tempo la possibilità di trasformare il Tfs in Tfr per tutti quelli che si fossero iscritti alla previdenza complementare.Sul Tfs, però, grava il contributo previdenziale del 2,5% a carico del lavoratore e trattenuto dall’amministrazione di appartenenza sulla retribuzione utile ai fini previdenziali, successivamente versato all’ente di previdenza (Allora Inpdad, ora Inps). Per il Tfr l’accantonamento è solo del 6,91% sulla retribuzione utile.Questo avrebbe portato i lavoratori in Tfr a percepire una retribuzione più alta rispetto ai lavoratori in Tfs. Per fare in modo che la retribuzione netta non subisse variazioni nel nuovo regime di Tfr, l’accordo prevedeva la riduzione della retribuzione lorda in misura pari al contributo previdenziale. Tuttavia l’importo ridotto viene poi calcolato ai fini pensionistici e previdenziali.  Cosa sta accadendo però? Che molte amministrazioni stanno trattenendo indebitamente il contributo del 2,5% (invece di indicarlo solo figurativamente, contrariamente a quanto previsto dall’accordo del ‘99). NOI CHIEDIAMO DI: 1. Rivedere l’accordo Aran e Sindacati del 1999 che ha recepito il principio dell’invarianza retributiva;  2. Stabilire l’ampliamento della base di calcolo del Tfr ed eliminare ogni ingiusta trattenuta;  3. Ridurre i tempi di pagamento del Tfs e del Tfr adeguandoli a quelli del privato. Attualmente i tempi di pagamento decorrono dopo due anni a regime ordinario e fino a cinque anni andando in pensione utilizzando il cumulo pensionistico o l’Ape Social o per i lavoratori precoci.

Funzione Pubblica Cgil
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Petitioning Donald Tusk

I liberi professionisti NON SONO IL SALVADANAIO DELL'INPS !

Alla c.a. Del Presidente del Consiglio europeo Alla c.a. Del Presidente del Parlamento europeo Alla c.a. Del Presidente della Corte dei Conti europea Alla c.a. Del Presidente della Repubblica italiana Alla c.a. Del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore Alla c.a. Del Ministro del Lavoro, delle politiche e della Previdenza sociale pro tempore Premesso che: Nel 2011 l’ I.N.P.S., ente previdenziale nazionale dello Stato italiano, avvia una operazione, in concerto con l’Agenzia delle Entrate italiana, definita “Poseidone” per il recupero di oltre 6 milioni di euro di contributi PRESUNTIVAMENTE sommersi attraverso l'iscrizione d'ufficio alla propria gestione separata, di professionisti già iscritti ad un albo dotato di cassa previdenziale, come ingegneri, architetti, dottori commercialisti, ragionieri, geometri, medici, soci amministratori di società semplici e avvocati; l'operazione, contestuale ALLA INCORPORAZIONE dell’INPDAP e quindi all’aggravamento del buco di bilancio dell’ente summenzionato, porta all'invio di centinaia di migliaia di raccomandate con richieste di pagamento per somme relative al 2005 e 2006, la maggior parte delle quali già prescritte, causando, quindi, uno SPRECO DI DENARO PUBBLICO; i soggetti coinvolti intraprendono azioni giudiziali in tutta Italia e l'Inps risulta soccombente nel 99% dei casi; a febbraio 2012, il Governo pro tempore blocca l'operazione; tra giugno e luglio 2015, quando il buco di bilancio dell'Inps arriva ad oltre 40 miliardi di euro, l'Istituto riprende l'operazione, questa volta denominandola «Poseidone 2»;  le richieste sono pari ad 2.500/3.000 euro ad avviso, ma arrivano anche fino a 30.000, garantendo una sostanziosa iniezione di liquidità all’ente suindicato; non solo tali versamenti non concorrono ad assicurare e produrre una pensione (al contrario di ciò che lo Stato italiano ha provato a fare, per raddrizzare il tiro, con l’emendamento alla finanziaria 2017 ove si prevede il cumulo gratuito, inapplicabile tra ente pubblico e privato se non in maniera eccessivamente sfavorevole), ma l’ I.N.P.S. ha applicato e continua ad applicare alle proprie richieste sanzioni pari a quasi il 100% dell'importo richiesto, sanzioni che entrano per legge nel bilancio ordinario dell’ente e non invece nel montante previdenziale dei contribuenti; a partire da gennaio 2017, l'Inps, in violazione dell'articolo 24, comma 3 del decreto legislativo n. 46 del 1999, ha dato persino seguito alla procedura di riscossione coatta, emettendo e notificando avvisi di addebito e fermi di veicoli e conti correnti, ma non avendone assolutamente titolo; per il 2017 l’ente si è giustificato asserendo che si fosse trattato di un “errore tecnico dovuto al malfunzionamento dei terminali”, ma nel 2018 ha reiterato il medesimo comportamento illegittimo, anche per il quale, in tutta Italia, e per tutti i soggetti coinvolti, sono pendenti azioni giudiziarie, con ulteriore SPRECO DI RISORSE DELLA COLLETTIVITÀ; il comportamento è evidentemente illegittimo posto che l’ I.N.P.S. reinterpreta una norma di legge, ovvero l’art 18 L.111/2011 (di interpretazione autentica dell’art 2 c. 26 L.335/95, legge “Dini”), in senso difforme e contrario a quello della lettera della NORMA stessa (tentando quindi di trovare una soluzione per sé, pur essendo perfettamente consapevole della “forzatura” operata nel proprio esclusivo interesse); Riprova ne è il fatto che la RELAZIONE accompagnatoria del Senato della Repubblica XVI legislatura, n. 2814, per la conversione in legge del D. L. 6/7/2011 n. 98 art. 18, dopo aver sancito che la necessità dell'approvazione di una norma di interpretazione autentica rileva dal conflitto derivato da enti previdenziali pubblici e privati a causa della Operazione Poseidone iniziata dall’INPS, recita che “sono soggetti alla iscrizione alla Gestione Separata Inps coloro che svolgono attività il cui esercizio NON È SUBORDINATO ALL’ISCRIZIONE AD APPOSITI ALBI O ELENCHI”; Non tutti gli 800.000 professionisti coinvolti (fascia giovane - 30/40 anni - e di basso reddito - entro i 5000 euro, nella maggior parte dei casi) saranno in futuro in grado di corrispondere i pagamenti ILLEGITTIMI o di continuare nelle azioni giudiziarie che l’ I.N.P.S. non interrompe, e quindi molti di loro si troveranno (se già non si trovano) costretti a cessare le loro attività cancellandosi dagli albi (e AUMENTANDO LA PERCENTUALE DI DISOCCUPAZIONE), o a ipotecare le loro abitazioni, se non a rischiare addirittura di perderle; sono state già fatte negli anni (da ultimo ad ottobre 2017) diverse interrogazioni parlamentari nazionali, che non hanno sortito alcun effetto. Tanto premesso, Si chiede alle autorità cui la presente petizione è indirizzata, a voler effettuare tutte le azioni necessarie per BLOCCARE ED ANNULLARE IN MANIERA DEFINITIVA l’operazione suddescritta onde evitare danni di natura economica e di conflitto giudiziario e normativo in Italia. Con osservanza. https://www.avvocatirandogurrieri.it/Ilaria-Gadaleta-e-l-esercito-dei-100000-Avvocati-contro-l-operazione-Poseidone-dell-INPS.htm    

Ilaria Gadaleta
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Victory
Petitioning Giuliano Poletti

Ricerca è lavoro! Indennità di disoccupazione per i precari della ricerca

Signor Presidente, Signori Ministri, Noi ricercatori precari, assegnisti di ricerca e dottorandi, ci rivolgiamo al Governo per chiedere il rispetto della nostra dignità di lavoratori, dei nostri diritti, della nostra passione. Da anni intere generazioni di ricercatori sono vittime delle scelte più scellerate della politica. Il blocco delle assunzioni di ricercatori ha determinato il ricorso sempre più frequente a contratti precari, a basso costo e con scarse tutele. La riforma Gelmini ha generato un’Università povera e ineguale, dove le opportunità si concentrano in poche aree del Paese, mentre intere regioni vengono abbandonate al proprio destino. Pochissimo si è fatto sul fronte della valorizzazione della ricerca nel sistema imprenditoriale e produttivo italiano. In altre parole, i tagli alla ricerca sono diventati tagli al futuro del nostro Paese. Il reddito dei ricercatori precari è basso, in alcuni casi addirittura al di sotto del minimale retributivo previsto per la Gestione Separata,  come certifica anche l’INPS. A dispetto di questo, in questi anni il Governo ha scientemente escluso i precari della ricerca da ogni ammortizzatore sociale e da ogni misura di sostegno al reddito, rifiutando di ascoltare i ricercatori che, uniti nella campagna nazionale #perchénoino?, hanno raccolto nel 2015 oltre 10.000 firme per l’estensione della misura a tutti i precari della ricerca. Eppure anche noi versiamo i contributi alla Gestione Separata INPS. Eppure anche la ricerca è lavoro. Quello che vi chiediamo è davvero molto semplice: rispettate le vostre promesse e rispettate il nostro lavoro. Chiediamo che il Governo confermi l'impegno del Ministro Poletti e faccia in modo che nel DDL in discussione alla Camera, e in questi giorni all’esame della Commissione Lavoro, sia inclusa una misura strutturale, facilmente accessibile, in grado di garantire l’indennità di disoccupazione anche a tutti coloro che sono stati finora esclusi ingiustamente, come i precari della ricerca. Chiediamo il diritto all’indennità di disoccupazione perché vogliamo veder riconosciuto il nostro lavoro come tale; perché non intendiamo più accettare discriminazioni tra lavoratori; perché crediamo che tutti i lavoratori abbiano diritto a tutele fondamentali a prescindere dal contratto e dal settore in cui operano. Chiediamo al Governo  di riconoscere a tutti noi la dignità del nostro lavoro, chiediamo di garantire una continuità di reddito ai ricercatori precari. Quale che sia il nostro futuro, nessuno di noi è disposto ad aspettare ancora per vedere riconosciuti i propri diritti. La ricerca è lavoro!   Dottorandi, assegnisti e ricercatori precari di ADI FLC-CGIL

Ricerca è Lavoro
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