Decision Maker

Giuliano Poletti

  • Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

Giuliano Poletti è un dirigente d'azienda e politico italiano, dal 22 febbraio 2014 Ministro del lavoro e delle politiche sociali nel governo Renzi ed ex Presidente nazionale della LegaCoop dal 2002 al 2014


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Victory
Petitioning Giuliano Poletti, Giuliano Poletti, Paolo Gentiloni, Francesca Bagni Cipriani

Diritti ed assistenza ai lavoratori autonomi che si ammalano

Caro Presidente del Consiglio, caro Ministro del Lavoro,  Mi chiamo Daniela Fregosi, sono una maremmana doc e mi occupo dal '92 di formazione aziendale come libera professionista con partita iva. Fin dal momento della diagnosi di cancro al seno a 45 anni (a luglio 2013), intuendo le difficoltà che mi aspettavano, ho cominciato a mettere in atto una serie di strategie di adattamento: ho iniziato a informarmi su quali potessero essere gli “ammortizzatori sociali” a cui avevo diritto consapevole che, anche se tutto andava bene, sarei stata fuori gioco per un bel po’ (come è poi accaduto).  Ma nessuno sapeva nulla sui miei diritti di lavoratrice autonoma. Mi sforzavo di dire a destra e manca che ero una libera professionista e che questo tumore al seno non aveva su di me lo stesso effetto che poteva avere su una dipendente. Ma niente, nessun consiglio mi arrivava dai medici e dal commercialista. È iniziato allora per me un viaggio terrificante con i patronati che fanno quello che possono con code interminabili di utenti in cerca di informazioni, call center Inps cui devi spiegare tu l’ultima circolare del maggio 2013 sui lavoratori autonomi e che ti ringraziano pure per l’informazione. Insomma, meno male che sono bella sveglia, che il tumore mi è arrivato alla tetta e non al cervello e che so navigare su internet. Ma c’è anche la beffa. Mi sono dovuta difendere anche da un mantra ricorrente tuttora “Ma come, non ce l’hai un’assicurazione privata?”. Una cosa così la chiedono solo ai liberi professionisti, tutti convinti che, siccome ce la spassiamo a far quello che ci pare, a non avere padroni, ad evadere di brutto e arricchirci alla faccia degli altri poveri lavoratori, il minimo è che cacciamo i soldi almeno per le assicurazioni private e non rompiamo troppo le scatole all’Inps, anche se abbiamo un tumore. Sì, l’assicurazione malattia ce l’ho ma visto che dal 1997 l’Inps ha reso obbligatori i versamenti e l’aliquota è passata dal 10% all’attuale 27,72%, i soldi doppi per pagare tutto un qualsiasi autonomo non ce l’ha. E’ già grasso che cola se riesce ad avere una piccola assicurazione malattia con premi bassi che non copre quasi nulla (giusto la degenza ospedaliera, non certo mesi e mesi di terapie per un cancro). Mi sono letta innumerevoli guide e libretti informativi per pazienti oncologici dove venivano descritti i diritti dei lavoratori. Tutte le informazioni riguardano i dipendenti: di noi neppure un cenno. Come se non esistessimo. Come se in Italia non ci fosse il popolo delle P.Iva. Ma un paziente oncologico non è un paziente oncologico e basta? No, esistono malati di cancro di serie A e di serie B. Noi siamo di serie B e per noi gli articoli 3-32-38-53 della Costituzione sono opzionali. Dato che come lavoratrice autonoma non ho adeguate tutele ho scelto di dedicare tutte le mie risorse a curarmi ed ho iniziato uno sciopero contributivo sospendendo i pagamenti INPS per 1 anno e mezzo. Questa è la mia storia e la mia Campagna VIDEO CHIEDO a nome mio, di tutti i lavoratori autonomi e di ACTA l’Associazione dei Freelance cui appartengo e che mi sostiene, che venga rispettata la Costituzione Italiana (e la recente risoluzione del Parlamento Europeo) e che sia data anche agli autonomi la possibilità di una malattia dignitosa: Indennità di malattia che copra l'intero periodo di inattività Indennità di malattia a chi abbia versato all’INPS almeno 3 annualità nel corso della sua intera vita lavorativa (e non solo nell'ultimo periodo) ridefinizione delle indennità su valori che siano effettivamente sostitutivi del reddito (80% del reddito per la malattia ospedalizzata e 30% per quella domiciliare), usando come parametro il reddito percepito prima della malattia Indennizzo relativo alla malattia uguale a quello stabilito per la degenza ospedaliera quando ci si deve sottoporre a terapie invasive (chemio, radio etc) Riconoscimento della copertura pensionistica figurativa per tutto il periodo della malattia Possibilità di sospendere tutti i pagamenti (INPS, IRPEF), che saranno poi dilazionati e versati a partire dalla piena ripresa lavorativa (e senza l'applicazione di more perchè non si può tassare una malattia). Nel mio caso, per esempio, quello che non fa lo Stato lo ha attuato Acta con una raccolta fondi che andrà a coprire le spese legali e le more che mi arriveranno per il mancato pagamento dei contributi Inps. Esclusione dagli studi di settore. Daniela Fregosi in arte Afrodite K come dire.... la voce delle migliaia e migliaia di partite iva ormai decisamente nervose

Daniela Fregosi
126,699 supporters
Petitioning Giuliano Poletti, Laura Boldrini, Paolo Gentiloni

Le donne vittime di violenza come "categoria protetta" nel lavoro

Mi chiamo Lidia e ho 45 anni. Sono sopravvissuta a un tentativo di femminicidio e ho deciso di raccontarvi la mia storia perché oggi vorrei poter fare qualcosa per tutte le donne che subiscono violenza e hanno la forza di rialzarsi. Perché una donna che ha il coraggio di lasciare un uomo violento non può essere lasciata sola e ha bisogno di sostegno da parte delle istituzioni. Ho conosciuto Isidoro nel 2011, dopo il mio divorzio. All’inizio tutto era bellissimo. Sembrava una favola, pensavo di aver trovato di nuovo l’uomo giusto; ma dopo 5 mesi iniziano i primi litigi, dove vengo accusata di cose che non avevo mai fatto, dove la folle gelosia di lui veniva fuori in modo incontenibile. Nel gennaio del 2012 per la prima volta lui mi picchiò, mi chiese perdono, mi disse che non mi avrebbe fatto mai più del male, che era stato solo un momento. In modo ingenuo, da donna innamorata, quella volta l’ho perdonato. Ma queste aggressioni non si sono fermate e a quel punto decisi di chiudere la storia. Mi ero resa conto che quest’uomo non mi amava, perché un uomo che ti ama non ti picchia, non ti dà uno schiaffo talmente forte da spaccarti il timpano. E poi, il fatto. Il 24 giugno del 2012 Isidoro mi chiede di passare una giornata assieme, al santuario di Tindari, ma avevo paura ad andare da sola e decido di far venire con me mia sorella per sentirmi tranquilla. Al termine della giornata Isidoro mi chiede di fermarsi a dormire da me per non tornare verso casa sua, che era troppo distante. Sembrava tutto tranquillo, lui aveva accettato la decisione di allontanarsi. Tutto cambia verso l’1.45 di notte. Isidoro si alza per andare in bagno, ma al suo ritorno aveva con sé una padella di ghisa, con la quale iniziò a colpirmi sulla testa! Non riuscivo a capire cosa stava succedendo. Intanto lui aveva trovato delle forbici e le stava usando come pugnale, colpendomi alla schiena. Ho cercato in tutti i modi di difendermi, sono quasi stata soffocata con il filo della lampada sul comodino. È successo di tutto quella notte, ho ancora paura a raccontarlo. Con la forbice mi ha provocato ferite in volto, sulle gambe, sangue ovunque.   Non so come ho fatto, ma dopo tutte quelle ore di sequestro l’ho convinto di stare bene e che non l’avrei denunciato. Solo così l’ho convinto ad andare via e ho potuto chiamare i soccorsi. Io sono ancora viva e posso raccontare tutto questo. Isidoro è stato condannato a soli 4 anni (per il tentato omicidio) e 6 mesi (per il sequestro), e ho appena saputo che grazie ai “premi” e “privilegi” che la legge italiana prevede per gli assassini, sconterà solo 2 anni e 6 mesi! Tra qualche mese quest’uomo uscirà dal carcere e io che fine farò? Mi sono rifatta una vita ma sono stata lasciata sola dalla istituzioni: mi hanno detto che se lui non mi aggredisce nuovamente, loro non posso intervenire. Io credo che sia alle donne che hanno il coraggio di allontanarsi dagli uomini violenti che bisogna dare “premi e privilegi”. Allontanarsi da casa vuol dire spesso perdere la propria indipendenza economica.  Bisogna avere il coraggio di denunciare tutto ciò, ma lo Stato DEVE  tutelarci! Ecco quindi la mia proposta: creare delle liste di collocamento per garantire un lavoro alle vittime di violenza, alle donne come "categoria protetta". Non solo un posto in cui andare a rifugiarsi nel momento della fuga, ma una vera a propria garanzia del nostro ritorno all’indipendenza, lontano da quegli uomini che ci vogliono morte. Nessuna donna deve vivere nella paura di morire da un giorno all’altro, siamo delle donne non siamo dei trofei.  

Lidia Vivoli
36,815 supporters
Petitioning Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Maria Elena Boschi, Susanna Camusso, Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo, Tommaso Nannicini, Marco Leonardi, Tito Boeri, Cesare Damiano, Walter Rizzetto, Renata Polv...

PROROGA AL 2018 DELLA LEGGE MARONI 243/04 "OPZIONE DONNA " CON GLI STESSI REQUISITI

UNA SCELTA DI VITA LAVORO AI NOSTRI GIOVANI RISPARMIO PER LO STATO DIGNITA' ALLE DISOCCUPATE SOSTEGNO AI NOSTRI ANZIANI FIGLI E NIPOTI CHIEDIAMO LA STESSA POSSIBILITA' CONCESSA ALLE DONNE CHE HANNO BENEFICIATO DI QUESTA OPPORTUNITA' ENTRO IL 31/12/2015

Giulia Molinaro
21,469 supporters
Victory
Petitioning Giuliano Poletti

Ricerca è lavoro! Indennità di disoccupazione per i precari della ricerca

Signor Presidente, Signori Ministri, Noi ricercatori precari, assegnisti di ricerca e dottorandi, ci rivolgiamo al Governo per chiedere il rispetto della nostra dignità di lavoratori, dei nostri diritti, della nostra passione. Da anni intere generazioni di ricercatori sono vittime delle scelte più scellerate della politica. Il blocco delle assunzioni di ricercatori ha determinato il ricorso sempre più frequente a contratti precari, a basso costo e con scarse tutele. La riforma Gelmini ha generato un’Università povera e ineguale, dove le opportunità si concentrano in poche aree del Paese, mentre intere regioni vengono abbandonate al proprio destino. Pochissimo si è fatto sul fronte della valorizzazione della ricerca nel sistema imprenditoriale e produttivo italiano. In altre parole, i tagli alla ricerca sono diventati tagli al futuro del nostro Paese. Il reddito dei ricercatori precari è basso, in alcuni casi addirittura al di sotto del minimale retributivo previsto per la Gestione Separata,  come certifica anche l’INPS. A dispetto di questo, in questi anni il Governo ha scientemente escluso i precari della ricerca da ogni ammortizzatore sociale e da ogni misura di sostegno al reddito, rifiutando di ascoltare i ricercatori che, uniti nella campagna nazionale #perchénoino?, hanno raccolto nel 2015 oltre 10.000 firme per l’estensione della misura a tutti i precari della ricerca. Eppure anche noi versiamo i contributi alla Gestione Separata INPS. Eppure anche la ricerca è lavoro. Quello che vi chiediamo è davvero molto semplice: rispettate le vostre promesse e rispettate il nostro lavoro. Chiediamo che il Governo confermi l'impegno del Ministro Poletti e faccia in modo che nel DDL in discussione alla Camera, e in questi giorni all’esame della Commissione Lavoro, sia inclusa una misura strutturale, facilmente accessibile, in grado di garantire l’indennità di disoccupazione anche a tutti coloro che sono stati finora esclusi ingiustamente, come i precari della ricerca. Chiediamo il diritto all’indennità di disoccupazione perché vogliamo veder riconosciuto il nostro lavoro come tale; perché non intendiamo più accettare discriminazioni tra lavoratori; perché crediamo che tutti i lavoratori abbiano diritto a tutele fondamentali a prescindere dal contratto e dal settore in cui operano. Chiediamo al Governo  di riconoscere a tutti noi la dignità del nostro lavoro, chiediamo di garantire una continuità di reddito ai ricercatori precari. Quale che sia il nostro futuro, nessuno di noi è disposto ad aspettare ancora per vedere riconosciuti i propri diritti. La ricerca è lavoro!   Dottorandi, assegnisti e ricercatori precari di ADI FLC-CGIL

Ricerca è Lavoro
16,355 supporters
Petitioning Beatrice Lorenzin, Giuliano Poletti

Diritto di essere madre e casalinga riconoscendo quest'ultimo come lavoro.

Fin dall'antichità la donna era vista come un oggetto debole, inutile, ma la condizione femminile nel mondo occidentale, anche grazie a ideologie come quella femminista, ha compiuto passi da gigante verso una maggiore consapevolezza dei diritti della donna.  Oggi le donne sono parte fondamentale della nostra società, svolgono lavori pari a quelli degli uomini, sono istruite, sono dirigenti e molto altro, ma soprattutto sono rispettate. Purtroppo, però, credo che si stia passando da un eccesso all'altro. Io da donna sono contenta di questi giganteschi passi avanti, ma credo che si sottovaluta una cosa molto importante: essere uguali agli uomini; non saremo mai uguali agli uomini, o per lo meno non tutte. L'essere donna significa avere la capacità ed il dono di mettere al mondo figli, accudirli e non pagare estranei per farlo. Per raggiungere l'obiettivo di essere uguali agli uomini abbiamo dimenticato cosa vuol dire essere donna, abbiamo sottovalutato l'importanza dell'esserlo. La società può andare avanti solo grazie a noi, no grazie ai soldi o al rispetto. Vogliamo più rispetto per noi donne? Allora comportiamoci da donne e difendiamo il diritto di esserlo, senza rinunciare ad essere madri perché vogliamo fare carriera. Per carità c'è chi ama più l'essere donna in carriera, ma c'è chi, come me, ama essere donna, madre e casalinga. Vogliamo cambiare il mondo? Vogliamo essere considerate? Allora questo è il momento per fare l'ennesimo passo avanti. La donna casalinga dev'essere riconosciuta dallo Stato Italiano, deve cominciare a farsi rispettare. L'essere casalinga non è un dovere, un obbligo, una cosa dovuta perché siamo donne; l'essere casalinga dev'essere una scelta, dev'essere riconosciuta come lavoro, perciò anche ripagata.  Vedo donne ammazzarsi tra casa lavoro e figli, nonostante le loro forze disumane cercano di essere presenti per quest'ultimi, ma spesso e volentieri non lo sono. La società ci porta a lavorare entrambi se si vuole  creare una famiglia, anzi a volte non basta nemmeno.  Si promuove il fertility day, ma come facciamo noi donne che desideriamo davvero tanto avere una famiglia se lo Stato non riconosce ancora in pieno l'essere donna! È il momento di cambiare, è il momento che alla donna venga riconosciuto l'ennesimo diritto, quello più importante: l'essere madre e casalinga.

Veronica Longo
13,437 supporters
Petitioning Giuliano Poletti, Unicoop Tirreno, Alleanza 3.0

No alla chiusura della Coop Napoli Arenaccia - A rischio 180 lavoratori

«No alla chiusura della Coop di Napoli - Arenaccia». 108 lavoratori a rischio licenziamento. Da qualche giorno i dipendenti hanno allestito un banchetto informativo per i clienti al fine di far firmare loro la petizione da consegnare ai vertici aziendali. Il piano industriale approvato da Unicoop Tirreno prevede la chiusura dei punti vendita di Santa Maria Capua Vetere e di Napoli in Via Arenaccia. La struttura di Napoli rischia di chiudere entro il prossimo 31 dicembre nonostante i lavoratori abbiano già sottoscritto un accordo sindacale con la proprietà rinunciando in sostanza ad una parte dello stipendio.  Il quartiere esprime solidarietà ai lavoratori ma bisogna ulteriormente sensibilizzare i vertici dell'azienda per un confronto costruttivo con le parti sociali per salvaguardare i posti di lavoro e scongiurare la chiusura del supermercato.

Dario Ranieri
12,912 supporters
Petitioning Giuliano Poletti

D come #DIABETE, non #DISCRIMINAZIONE: "Non mi assumono perché ho il diabete"

Mi chiamo Michele Gigli, ho 20 anni e un diploma di Capo-Tecnico elettrotecnico preso con il massimo dei voti; lavoro presso un'officina elettromeccanica ma cerco un posto di lavoro dove si investa sulla formazione dei giovani in modo da professionalizzarli per il futuro. Per ben due volte sono stato respinto in aziende di grosso calibro a causa del mio DIABETE. La prima volta si tratta di TERNA RETE ITALIA, la società che si occupa della manutenzione e trasmissione dell'energia elettrica italiana sotto forma di ALTA TENSIONE, mentre la seconda volta si tratta di RFI: RETE FERROVIARIA ITALIANA, società che si occupa della sicurezza e dell'efficienza della rete ferroviaria. Parto prevenuto perché nel 2016 non vi è nessuna norma o legge che dice che il soggetto diabetico privo di complicanze non può svolgere codesta attività. La seconda volta (Novembre 2015) però non posso accettarla - il caso delle FERROVIE - poiché la mansione in questione era OPERATORE SPECIALIZZATO MANUTENZIONE INFRASTRUTTURE. Persi la selezione per colpa del diabete, in quanto il medico mi ritiene INIDONEO poiché la mia patologia non è congrua alla sicurezza ferroviaria!  Chiedo un incontro con i vertici di RFI, Rete Ferroviaria Italiana, per rivalutare il mio caso. La mia patologia non può essere discriminante, e non ha effetti che giustifichino preoccupazioni per la sicurezza ferroviaria. CHIEDO A TUTTI, DIABETICI E NON, DI FIRMARE LA PETIZIONE SE SIETE D'ACCORDO CHE CIO' NON SIA GIUSTO E VOLETE GIUSTIZIA. Io continuerò comunque questa battaglia, supportato da coloro a cui fa piacere e dalla associazione DIABETE GIOVANILE e dal presidente della stessa ANTONIO CABRAS.  

Michele Gigli
9,741 supporters
Petitioning Giuliano Poletti, Andrea Orlando, Maria Elena Boschi

Ripristino di un giusto compenso per i professionisti italiani

#NOIPROFESSIONISTI e tutte le Istituzioni e Associazioni che hanno aderito e sostenuto l’importante Manifestazione del prossimo 13 Maggio si incontreranno a Roma alle ore 10.00 a Piazza della Repubblica per sfilare in un corteo con destinazione Piazza San Giovanni. L'obiettivo è chiedere al Legislatore l'introduzione di una legge sul Giusto Compenso per le prestazioni professionali, soprattutto per garantire ai cittadini servizi sicuri e di eccellente qualità. Architetti, Ingegneri, Avvocati, Medici e Dentisti, e altre categorie di Professionisti, si riuniranno per la prima volta nella storia e manifesteranno insieme per chiedere di superare la legge che hanno abolito i tariffari minimi e poi ogni riferimento agli stessi. Con questo provvedimento l'Italia ha svenduto il lavoro di centinaia di migliaia di professionisti a vantaggio delle multinazionali, delle grandi imprese e dei poteri forti. A farne le spese sono soprattutto i cittadini, che subiranno molto presto un calo drastico della qualità delle prestazioni ricevute a causa dell’impossibilità di sostenere per i Professionisti i costi di strutture e formazione di alto livello. E' arrivato il momento di invertire questa tendenza e di fermare chi ha giocato al ribasso con i soldi e le aspettative degli italiani. Solo il ripristino di un giusto e trasparente compenso potrà garantire servizi d'eccellenza. Lo si deve anche ai Giovani Professionisti di oggi e di domani. Sono i primi ad avere il diritto a vivere e lavorare in un Paese che possa valorizzare, sostenere e credere nelle loro qualità. Se non si agisce subito vedremo altri talenti migrare all'estero a danno del nostro Paese. Uniti possiamo e dobbiamo rivendicare un ruolo più rilevante per il futuro delle nostre Professioni. Firma anche tu per: una legge sul Giusto Compenso dei Professionisti; garantire la qualità delle prestazioni; una equità fiscale per Cittadini, Professionisti ed Imprese; una previdenza sostenibile; una Europa che valorizzi il ruolo economico, sociale e istituzionale delle Professioni Intellettuali.

Noi Professionisti
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Petitioning Valeria Fedeli, Pietro Carlo Padoan, Giuliano Poletti

#ricercaèfuturo: Investiamo sui Ricercatori!

Onorevole Ministra Valeria Fedeli,Onorevole Ministro Pier Carlo Padoan,Onorevole Ministro Giuliano Poletti Uno dei principali problemi dell’Università italiana è lo stato di precarietà contrattuale in cui versa la maggioranza dei ricercatori. Questo fenomeno ha radici più che decennali, ed è stato aggravato dal disinteresse della politica nei confronti della scienza e della ricerca e dal cronico sottofinanziamento del sistema universitario italiano. A partire dall’emanazione della Legge 240/2010, che ha abolito la figura del ricercatore a tempo indeterminato, la piaga della precarietà non ha fatto altro che aggravarsi. Oggi il numero di ricercatori precari, il cui lavoro quotidiano è fondamentale nelle attività di ricerca e didattica delle nostre Università, è nell'ordine delle 40.000 unità, a fronte di un organico di docenti con contratto a tempo indeterminato che è recentemente sceso al di sotto delle 50.000 unità. Nel complesso in questi ultimi otto anni l’Università italiana ha perso più di 13.000 posizioni a tempo indeterminato, solo in parte compensate dall’uso, anzi, dall’abuso delle varie figure di ricercatore a tempo determinato (RTD, assegnisti di ricerca, contratti di collaborazione, partite iva, etc.). Nel giro di pochi anni l’Università italiana, già in profonda crisi, rischia dunque di morire lentamente di consunzione. L’Università non può continuare ad essere la Cenerentola delle politiche governative, ed un’azione legislativa che argini e risolva definitivamente il problema della precarietà dei ricercatori non è più rinviabile. Sono due gli interventi che, a nostro parere, sono assolutamente necessari. Il primo, di tipo legislativo, dovrebbe essere rivolto a semplificare e riordinare l’attuale molteplicità delle figure pre-ruolo, in modo da evitare l’abuso di contratti precari e predisporre un percorso ragionevole per chi è intenzionato a dedicare la propria vita alla ricerca e alla didattica in Università. Su questo punto abbiamo proposte concrete, frutto della nostra esperienza di precari e lavoratori negli atenei, che abbiamo già espresso in diversi documenti e su cui chiediamo di poter aprire al più presto un confronto. Il secondo, invece, è legato alla necessità di un intervento da parte dello Stato per quanto riguarda il reclutamento. A partire dall’entrata in vigore della legge Gelmini, sono stati reclutati solo 2000 ricercatori di tipo “b”, ossia l’unica tipologia di ricercatori per i quali è prevista la possibilità di essere assunti a tempo indeterminato dopo 3 anni di contratto (previo il conseguimento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale). Se l’Italia vuole veramente cambiare rotta, dovrebbe seguire l’esempio dei suoi partner europei e iniziare ad investire sui ricercatori. I dati parlano chiaro: 13.000 posti a tempo indeterminato persi negli ultimi anni, circa 1.500 pensionamenti annui. È necessario un reclutamento straordinario di 4000 nuovi ricercatori all’anno per i prossimi cinque anni per riportare l’organico delle Università ad un livello di minima adeguatezza e dare una possibilità di continuare a fare ricerca ai tantissimi precari che sorreggono attualmente le nostre Università. Lo sappiamo, onorevoli Ministri: un intervento del genere richiede un impegno finanziario di non poco conto, e la particolare congiuntura economica che stiamo vivendo da troppi anni ormai non permette grandi spazi di manovra. Ma tutto ciò non farà che allontanare una possibile soluzione, aumentandone i costi o decretando, qualora la politica perseveri nel suo disinteresse, la fine del settore della ricerca nel nostro paese. È per questo, onorevoli Ministri, che vi proponiamo di impiegare in maniera più efficace, destinandoli al reclutamento di ricercatori in tenure track per le Università e per gli Enti pubblici di ricerca, i fondi delle cattedre “Natta” (circa 75 milioni di euro all'anno, stanziati nella finanziaria 2015 e mai impiegati), provvedimento che ha ricevuto fin dall’inizio innumerevoli ed unanimi critiche, così come il cosiddetto “tesoretto” dell’IIT (circa 450 milioni di euro, secondo le indiscrezioni). Tali fondi non sono certo sufficienti a finanziare il reclutamento di tutti i ricercatori di cui il nostro Paese ha bisogno, ma di certo segnerebbero un deciso cambio di rotta, necessario per ridare una prospettiva alla ricerca in Italia e a chi la fa vivere col proprio lavoro. Onorevoli Ministri, Vi chiediamo di farvi carico di questo impegno concreto per riformare le figure contrattuali postdoc e per il rilancio del reclutamento nelle nostre Università ed Enti di Ricerca, in modo che l’Italia inizi concretamente ad investire sui ricercatori! Le precarie e i precari della ricerca di: ADI – Associazione dei Dottorandi e Dottori di Ricerca ARTeD – Associazione dei Ricercatori a Tempo Determinato FLC-CGIL - Federazione dei Lavoratori della Conoscenza

Ricerca è Futuro
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Petitioning Giuliano Poletti, Paolo Gentiloni, Sergio Mattarella, Matteo Renzi, Cesare Damiano

Esodati! Salvaguardia Immediata dei restanti 6000 nella Legge di Stabilità

Due giorni fa, il 28 novembre 2017 l'ex Ministro Elsa Fornero ha visto a Torino il Film L'Esodo in cui appare come colpevole del dramma della cosiddetta categoria degli Esodati. L'Ex ministro ha detto che non sono imputabili alla sua persona quegli Esodati non ancora salvaguardati, che si sono ritrovati in quella condizione successivamente l'uscita in carica del Governo Monti di cui faceva parte (nonostante l'accordo tra lavoratore e datore di lavoro fosse avvenuto precedentemente la riforma). Chiediamo quindi a gran Voce, negli ultimissimi giorni di completamento della legge di stabilità, a coloro che la stanno costruendo pensando al benessere del paese, al Parlamento Italiano di Salvaguardare con la massima priorità i restanti 6000 Esodati esclusi dalle precedenti salvaguardie! Di Cancellare in questo modo una vergogna tutta italiana che ha gettato persone che hanno sempre vissuto del proprio lavoro nella miseria più totale, senza alcuna tutela, senza alcun ammortizzatore! I Troppo vecchi per il lavoro e troppo giovani per la Pensione sono una macchia scura di cui i politici italiani devono necessariamente prendersi carico, e smetterla di gettare le resposabilità sulla Legge Fornerno che avrebbero potuto modificare quando volevano, almeno per mettere in salvo quelle persone ingiustamente e duramente colpite! Si tratta di un doveroso gesto di giustizia al quale questo governo non può sottrarsi! Mi chiamo Ciro Formisano regista del Film L'Esodo che racconta la storia di Francesca, interpretata da  Daniela Poggi, un esodata 59 enne con una nipote a carico che nel 2012 finisce a chiedere l'elemosina in Piazza della Repubblica a Roma.Quando ho scritto  il mio film in seguito ad una raccolta capillare di testimonianze di Esodati senza alcun reddito, credevo che avrei rappresentato un problema avrebbe portato soltanto una memoria, poiché ero sicuro che le vittime della legge Fornero, sarebbero state tutte messe in salvo nel frattempo, con salvaguardie o ammortizzatori sociali. La Riforma pensionistica Fornero che in base al decreto salva-Italia ha emanato e con il consenso di tutte le forze politiche ha approvato in 19 giorni una riforma che avrebbe nell' immediato innalzato l'età pensionabile, e gettando nel baratro quasi 190.000 persone che avevano giá firmato un contratto di uscita dal lavoro con l'azienda o l'ente di cui facevano parte. Bisogna Intervenire Subito!

Ciro Formisano
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