Decision Maker

Giuliano Poletti

  • Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

Giuliano Poletti è un dirigente d'azienda e politico italiano, dal 22 febbraio 2014 Ministro del lavoro e delle politiche sociali nel governo Renzi ed ex Presidente nazionale della LegaCoop dal 2002 al 2014


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Petitioning Giuliano Poletti, Giuliano Poletti, Paolo Gentiloni, Francesca Bagni Cipriani

Diritti ed assistenza ai lavoratori autonomi che si ammalano

Caro Presidente del Consiglio, caro Ministro del Lavoro,  Mi chiamo Daniela Fregosi, sono una maremmana doc e mi occupo dal '92 di formazione aziendale come libera professionista con partita iva. Fin dal momento della diagnosi di cancro al seno a 45 anni (a luglio 2013), intuendo le difficoltà che mi aspettavano, ho cominciato a mettere in atto una serie di strategie di adattamento: ho iniziato a informarmi su quali potessero essere gli “ammortizzatori sociali” a cui avevo diritto consapevole che, anche se tutto andava bene, sarei stata fuori gioco per un bel po’ (come è poi accaduto).  Ma nessuno sapeva nulla sui miei diritti di lavoratrice autonoma. Mi sforzavo di dire a destra e manca che ero una libera professionista e che questo tumore al seno non aveva su di me lo stesso effetto che poteva avere su una dipendente. Ma niente, nessun consiglio mi arrivava dai medici e dal commercialista. È iniziato allora per me un viaggio terrificante con i patronati che fanno quello che possono con code interminabili di utenti in cerca di informazioni, call center Inps cui devi spiegare tu l’ultima circolare del maggio 2013 sui lavoratori autonomi e che ti ringraziano pure per l’informazione. Insomma, meno male che sono bella sveglia, che il tumore mi è arrivato alla tetta e non al cervello e che so navigare su internet. Ma c’è anche la beffa. Mi sono dovuta difendere anche da un mantra ricorrente tuttora “Ma come, non ce l’hai un’assicurazione privata?”. Una cosa così la chiedono solo ai liberi professionisti, tutti convinti che, siccome ce la spassiamo a far quello che ci pare, a non avere padroni, ad evadere di brutto e arricchirci alla faccia degli altri poveri lavoratori, il minimo è che cacciamo i soldi almeno per le assicurazioni private e non rompiamo troppo le scatole all’Inps, anche se abbiamo un tumore. Sì, l’assicurazione malattia ce l’ho ma visto che dal 1997 l’Inps ha reso obbligatori i versamenti e l’aliquota è passata dal 10% all’attuale 27,72%, i soldi doppi per pagare tutto un qualsiasi autonomo non ce l’ha. E’ già grasso che cola se riesce ad avere una piccola assicurazione malattia con premi bassi che non copre quasi nulla (giusto la degenza ospedaliera, non certo mesi e mesi di terapie per un cancro). Mi sono letta innumerevoli guide e libretti informativi per pazienti oncologici dove venivano descritti i diritti dei lavoratori. Tutte le informazioni riguardano i dipendenti: di noi neppure un cenno. Come se non esistessimo. Come se in Italia non ci fosse il popolo delle P.Iva. Ma un paziente oncologico non è un paziente oncologico e basta? No, esistono malati di cancro di serie A e di serie B. Noi siamo di serie B e per noi gli articoli 3-32-38-53 della Costituzione sono opzionali. Dato che come lavoratrice autonoma non ho adeguate tutele ho scelto di dedicare tutte le mie risorse a curarmi ed ho iniziato uno sciopero contributivo sospendendo i pagamenti INPS per 1 anno e mezzo. Questa è la mia storia e la mia Campagna VIDEO CHIEDO a nome mio, di tutti i lavoratori autonomi e di ACTA l’Associazione dei Freelance cui appartengo e che mi sostiene, che venga rispettata la Costituzione Italiana (e la recente risoluzione del Parlamento Europeo) e che sia data anche agli autonomi la possibilità di una malattia dignitosa: Indennità di malattia che copra l'intero periodo di inattività Indennità di malattia a chi abbia versato all’INPS almeno 3 annualità nel corso della sua intera vita lavorativa (e non solo nell'ultimo periodo) ridefinizione delle indennità su valori che siano effettivamente sostitutivi del reddito (80% del reddito per la malattia ospedalizzata e 30% per quella domiciliare), usando come parametro il reddito percepito prima della malattia Indennizzo relativo alla malattia uguale a quello stabilito per la degenza ospedaliera quando ci si deve sottoporre a terapie invasive (chemio, radio etc) Riconoscimento della copertura pensionistica figurativa per tutto il periodo della malattia Possibilità di sospendere tutti i pagamenti (INPS, IRPEF), che saranno poi dilazionati e versati a partire dalla piena ripresa lavorativa (e senza l'applicazione di more perchè non si può tassare una malattia). Nel mio caso, per esempio, quello che non fa lo Stato lo ha attuato Acta con una raccolta fondi che andrà a coprire le spese legali e le more che mi arriveranno per il mancato pagamento dei contributi Inps. Esclusione dagli studi di settore. Daniela Fregosi in arte Afrodite K come dire.... la voce delle migliaia e migliaia di partite iva ormai decisamente nervose

Daniela Fregosi
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Petitioning Giuliano Poletti, Marianna Madia

Abolizione della trattenuta in busta paga del 2,5% per il Tfr

I dipendenti pubblici sono ingiustamente sottoposti alla trattenuta previdenziale in busta paga del 2,5% per il Tfr PremessaNel 1999 i dipendenti pubblici passarono dal Trattamento di Fine Servizio (Tfs) al Trattamento di Fine Rapporto (Tfr) (con l’accordo quadro stipulato tra l’Aran e le Confederazioni sindacali e recepito dal Governo con il Dpcm).L’accordo prevedeva che si introducesse il Tfr per gli assunti dal 2001 e, allo stesso tempo la possibilità di trasformare il Tfs in Tfr per tutti quelli che si fossero iscritti alla previdenza complementare.Sul Tfs, però, grava il contributo previdenziale del 2,5% a carico del lavoratore e trattenuto dall’amministrazione di appartenenza sulla retribuzione utile ai fini previdenziali, successivamente versato all’ente di previdenza (Allora Inpdad, ora Inps). Per il Tfr l’accantonamento è solo del 6,91% sulla retribuzione utile.Questo avrebbe portato i lavoratori in Tfr a percepire una retribuzione più alta rispetto ai lavoratori in Tfs. Per fare in modo che la retribuzione netta non subisse variazioni nel nuovo regime di Tfr, l’accordo prevedeva la riduzione della retribuzione lorda in misura pari al contributo previdenziale. Tuttavia l’importo ridotto viene poi calcolato ai fini pensionistici e previdenziali.  Cosa sta accadendo però? Che molte amministrazioni stanno trattenendo indebitamente il contributo del 2,5% (invece di indicarlo solo figurativamente, contrariamente a quanto previsto dall’accordo del ‘99). NOI CHIEDIAMO DI: 1. Rivedere l’accordo Aran e Sindacati del 1999 che ha recepito il principio dell’invarianza retributiva;  2. Stabilire l’ampliamento della base di calcolo del Tfr ed eliminare ogni ingiusta trattenuta;  3. Ridurre i tempi di pagamento del Tfs e del Tfr adeguandoli a quelli del privato. Attualmente i tempi di pagamento decorrono dopo due anni a regime ordinario e fino a cinque anni andando in pensione utilizzando il cumulo pensionistico o l’Ape Social o per i lavoratori precoci.

Funzione Pubblica Cgil
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Petitioning Donald Tusk

I liberi professionisti NON SONO IL SALVADANAIO DELL'INPS !

Alla c.a. Del Presidente del Consiglio europeo Alla c.a. Del Presidente del Parlamento europeo Alla c.a. Del Presidente della Corte dei Conti europea Alla c.a. Del Presidente della Repubblica italiana Alla c.a. Del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore Alla c.a. Del Ministro del Lavoro, delle politiche e della Previdenza sociale pro tempore Premesso che: Nel 2011 l’ I.N.P.S., ente previdenziale nazionale dello Stato italiano, avvia una operazione, in concerto con l’Agenzia delle Entrate italiana, definita “Poseidone” per il recupero di oltre 6 milioni di euro di contributi PRESUNTIVAMENTE sommersi attraverso l'iscrizione d'ufficio alla propria gestione separata, di professionisti già iscritti ad un albo dotato di cassa previdenziale, come ingegneri, architetti, dottori commercialisti, ragionieri, geometri, medici, soci amministratori di società semplici e avvocati; l'operazione, contestuale ALLA INCORPORAZIONE dell’INPDAP e quindi all’aggravamento del buco di bilancio dell’ente summenzionato, porta all'invio di centinaia di migliaia di raccomandate con richieste di pagamento per somme relative al 2005 e 2006, la maggior parte delle quali già prescritte, causando, quindi, uno SPRECO DI DENARO PUBBLICO; i soggetti coinvolti intraprendono azioni giudiziali in tutta Italia e l'Inps risulta soccombente nel 99% dei casi; a febbraio 2012, il Governo pro tempore blocca l'operazione; tra giugno e luglio 2015, quando il buco di bilancio dell'Inps arriva ad oltre 40 miliardi di euro, l'Istituto riprende l'operazione, questa volta denominandola «Poseidone 2»;  le richieste sono pari ad 2.500/3.000 euro ad avviso, ma arrivano anche fino a 30.000, garantendo una sostanziosa iniezione di liquidità all’ente suindicato; non solo tali versamenti non concorrono ad assicurare e produrre una pensione (al contrario di ciò che lo Stato italiano ha provato a fare, per raddrizzare il tiro, con l’emendamento alla finanziaria 2017 ove si prevede il cumulo gratuito, inapplicabile tra ente pubblico e privato se non in maniera eccessivamente sfavorevole), ma l’ I.N.P.S. ha applicato e continua ad applicare alle proprie richieste sanzioni pari a quasi il 100% dell'importo richiesto, sanzioni che entrano per legge nel bilancio ordinario dell’ente e non invece nel montante previdenziale dei contribuenti; a partire da gennaio 2017, l'Inps, in violazione dell'articolo 24, comma 3 del decreto legislativo n. 46 del 1999, ha dato persino seguito alla procedura di riscossione coatta, emettendo e notificando avvisi di addebito e fermi di veicoli e conti correnti, ma non avendone assolutamente titolo; per il 2017 l’ente si è giustificato asserendo che si fosse trattato di un “errore tecnico dovuto al malfunzionamento dei terminali”, ma nel 2018 ha reiterato il medesimo comportamento illegittimo, anche per il quale, in tutta Italia, e per tutti i soggetti coinvolti, sono pendenti azioni giudiziarie, con ulteriore SPRECO DI RISORSE DELLA COLLETTIVITÀ; il comportamento è evidentemente illegittimo posto che l’ I.N.P.S. reinterpreta una norma di legge, ovvero l’art 18 L.111/2011 (di interpretazione autentica dell’art 2 c. 26 L.335/95, legge “Dini”), in senso difforme e contrario a quello della lettera della NORMA stessa (tentando quindi di trovare una soluzione per sé, pur essendo perfettamente consapevole della “forzatura” operata nel proprio esclusivo interesse); Riprova ne è il fatto che la RELAZIONE accompagnatoria del Senato della Repubblica XVI legislatura, n. 2814, per la conversione in legge del D. L. 6/7/2011 n. 98 art. 18, dopo aver sancito che la necessità dell'approvazione di una norma di interpretazione autentica rileva dal conflitto derivato da enti previdenziali pubblici e privati a causa della Operazione Poseidone iniziata dall’INPS, recita che “sono soggetti alla iscrizione alla Gestione Separata Inps coloro che svolgono attività il cui esercizio NON È SUBORDINATO ALL’ISCRIZIONE AD APPOSITI ALBI O ELENCHI”; Non tutti gli 800.000 professionisti coinvolti (fascia giovane - 30/40 anni - e di basso reddito - entro i 5000 euro, nella maggior parte dei casi) saranno in futuro in grado di corrispondere i pagamenti ILLEGITTIMI o di continuare nelle azioni giudiziarie che l’ I.N.P.S. non interrompe, e quindi molti di loro si troveranno (se già non si trovano) costretti a cessare le loro attività cancellandosi dagli albi (e AUMENTANDO LA PERCENTUALE DI DISOCCUPAZIONE), o a ipotecare le loro abitazioni, se non a rischiare addirittura di perderle; sono state già fatte negli anni (da ultimo ad ottobre 2017) diverse interrogazioni parlamentari nazionali, che non hanno sortito alcun effetto. Tanto premesso, Si chiede alle autorità cui la presente petizione è indirizzata, a voler effettuare tutte le azioni necessarie per BLOCCARE ED ANNULLARE IN MANIERA DEFINITIVA l’operazione suddescritta onde evitare danni di natura economica e di conflitto giudiziario e normativo in Italia. Con osservanza. https://www.avvocatirandogurrieri.it/Ilaria-Gadaleta-e-l-esercito-dei-100000-Avvocati-contro-l-operazione-Poseidone-dell-INPS.htm    

Ilaria Gadaleta
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Petitioning Giuliano Poletti

Ricerca è lavoro! Indennità di disoccupazione per i precari della ricerca

Signor Presidente, Signori Ministri, Noi ricercatori precari, assegnisti di ricerca e dottorandi, ci rivolgiamo al Governo per chiedere il rispetto della nostra dignità di lavoratori, dei nostri diritti, della nostra passione. Da anni intere generazioni di ricercatori sono vittime delle scelte più scellerate della politica. Il blocco delle assunzioni di ricercatori ha determinato il ricorso sempre più frequente a contratti precari, a basso costo e con scarse tutele. La riforma Gelmini ha generato un’Università povera e ineguale, dove le opportunità si concentrano in poche aree del Paese, mentre intere regioni vengono abbandonate al proprio destino. Pochissimo si è fatto sul fronte della valorizzazione della ricerca nel sistema imprenditoriale e produttivo italiano. In altre parole, i tagli alla ricerca sono diventati tagli al futuro del nostro Paese. Il reddito dei ricercatori precari è basso, in alcuni casi addirittura al di sotto del minimale retributivo previsto per la Gestione Separata,  come certifica anche l’INPS. A dispetto di questo, in questi anni il Governo ha scientemente escluso i precari della ricerca da ogni ammortizzatore sociale e da ogni misura di sostegno al reddito, rifiutando di ascoltare i ricercatori che, uniti nella campagna nazionale #perchénoino?, hanno raccolto nel 2015 oltre 10.000 firme per l’estensione della misura a tutti i precari della ricerca. Eppure anche noi versiamo i contributi alla Gestione Separata INPS. Eppure anche la ricerca è lavoro. Quello che vi chiediamo è davvero molto semplice: rispettate le vostre promesse e rispettate il nostro lavoro. Chiediamo che il Governo confermi l'impegno del Ministro Poletti e faccia in modo che nel DDL in discussione alla Camera, e in questi giorni all’esame della Commissione Lavoro, sia inclusa una misura strutturale, facilmente accessibile, in grado di garantire l’indennità di disoccupazione anche a tutti coloro che sono stati finora esclusi ingiustamente, come i precari della ricerca. Chiediamo il diritto all’indennità di disoccupazione perché vogliamo veder riconosciuto il nostro lavoro come tale; perché non intendiamo più accettare discriminazioni tra lavoratori; perché crediamo che tutti i lavoratori abbiano diritto a tutele fondamentali a prescindere dal contratto e dal settore in cui operano. Chiediamo al Governo  di riconoscere a tutti noi la dignità del nostro lavoro, chiediamo di garantire una continuità di reddito ai ricercatori precari. Quale che sia il nostro futuro, nessuno di noi è disposto ad aspettare ancora per vedere riconosciuti i propri diritti. La ricerca è lavoro!   Dottorandi, assegnisti e ricercatori precari di ADI FLC-CGIL

Ricerca è Lavoro
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Petitioning Giuliano Poletti, Andrea Orlando, Maria Elena Boschi

Ripristino di un giusto compenso per i professionisti italiani

#NOIPROFESSIONISTI e tutte le Istituzioni e Associazioni che hanno aderito e sostenuto l’importante Manifestazione del prossimo 13 Maggio si incontreranno a Roma alle ore 10.00 a Piazza della Repubblica per sfilare in un corteo con destinazione Piazza San Giovanni. L'obiettivo è chiedere al Legislatore l'introduzione di una legge sul Giusto Compenso per le prestazioni professionali, soprattutto per garantire ai cittadini servizi sicuri e di eccellente qualità. Architetti, Ingegneri, Avvocati, Medici e Dentisti, e altre categorie di Professionisti, si riuniranno per la prima volta nella storia e manifesteranno insieme per chiedere di superare la legge che hanno abolito i tariffari minimi e poi ogni riferimento agli stessi. Con questo provvedimento l'Italia ha svenduto il lavoro di centinaia di migliaia di professionisti a vantaggio delle multinazionali, delle grandi imprese e dei poteri forti. A farne le spese sono soprattutto i cittadini, che subiranno molto presto un calo drastico della qualità delle prestazioni ricevute a causa dell’impossibilità di sostenere per i Professionisti i costi di strutture e formazione di alto livello. E' arrivato il momento di invertire questa tendenza e di fermare chi ha giocato al ribasso con i soldi e le aspettative degli italiani. Solo il ripristino di un giusto e trasparente compenso potrà garantire servizi d'eccellenza. Lo si deve anche ai Giovani Professionisti di oggi e di domani. Sono i primi ad avere il diritto a vivere e lavorare in un Paese che possa valorizzare, sostenere e credere nelle loro qualità. Se non si agisce subito vedremo altri talenti migrare all'estero a danno del nostro Paese. Uniti possiamo e dobbiamo rivendicare un ruolo più rilevante per il futuro delle nostre Professioni. Firma anche tu per: una legge sul Giusto Compenso dei Professionisti; garantire la qualità delle prestazioni; una equità fiscale per Cittadini, Professionisti ed Imprese; una previdenza sostenibile; una Europa che valorizzi il ruolo economico, sociale e istituzionale delle Professioni Intellettuali.

Noi Professionisti
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Petitioning Sergio Mattarella, Valeria Fedeli, Giuliano Poletti, Marianna Madia, Beatrice Lorenzin

SICUREZZA SCUOLE: chiediamo l’emanazione del decreto attuativo del D.Lgs 81/08

La sicurezza scolastica è una questione di interesse generale; nella norma sono previsti compiti ed obiettivi per differenti soggetti di molteplici enti (comuni, province, ASL, VVFF…) ma la mancata emanazione dei decreti attuativi per il comparto scuola (prevista a 24 mesi e che avrebbe consentito di adattare le disposizioni generali al contesto specifico di scuola e università) non consente la precisa individuazione delle responsabilità dei diversi soggetti professionali. Il Dirigente scolastico non è nelle condizioni oggettive di adempiere, da solo, al compito della prevenzione dei rischi, in quanto la scuola non è proprietaria della struttura e non dispone delle risorse finanziarie necessarie a realizzare la manutenzione degli edifici e la formazione del personale preposto.Individuare un unico soggetto da sovraccaricare di responsabilità può sgravare la coscienza di molti ma di fatto non migliora la questione della sicurezza. Le scuole continuano a versare in uno stato di colpevole abbandono: l’aver trovato il capro espiatorio da mandare sotto processo in ogni circostanza non avvicina di nulla la soluzione del problema. Il decreto attuativo, a tutt'oggi, non è stato emanato. L’emanazione del decreto attuativo, già previsto dal Testo Unico, potrebbe effettivamente contribuire ad individuare e ripartire meglio oneri e responsabilità tra i diversi soggetti coinvolti e, quindi, avvicinare il traguardo della messa in sicurezza degli edifici scolastici.La sicurezza nelle scuole è una questione che attiene alla tutela di diritti costituzionalmente garantiti, il diritto alla salute e il diritto all'istruzione. Aiutaci a difendere i diritti costituzionali dei cittadini studenti.  

Associazione Modifica81 .
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Petitioning Valeria Fedeli, Pietro Carlo Padoan, Giuliano Poletti

#ricercaèfuturo: Investiamo sui Ricercatori!

Onorevole Ministra Valeria Fedeli,Onorevole Ministro Pier Carlo Padoan,Onorevole Ministro Giuliano Poletti Uno dei principali problemi dell’Università italiana è lo stato di precarietà contrattuale in cui versa la maggioranza dei ricercatori. Questo fenomeno ha radici più che decennali, ed è stato aggravato dal disinteresse della politica nei confronti della scienza e della ricerca e dal cronico sottofinanziamento del sistema universitario italiano. A partire dall’emanazione della Legge 240/2010, che ha abolito la figura del ricercatore a tempo indeterminato, la piaga della precarietà non ha fatto altro che aggravarsi. Oggi il numero di ricercatori precari, il cui lavoro quotidiano è fondamentale nelle attività di ricerca e didattica delle nostre Università, è nell'ordine delle 40.000 unità, a fronte di un organico di docenti con contratto a tempo indeterminato che è recentemente sceso al di sotto delle 50.000 unità. Nel complesso in questi ultimi otto anni l’Università italiana ha perso più di 13.000 posizioni a tempo indeterminato, solo in parte compensate dall’uso, anzi, dall’abuso delle varie figure di ricercatore a tempo determinato (RTD, assegnisti di ricerca, contratti di collaborazione, partite iva, etc.). Nel giro di pochi anni l’Università italiana, già in profonda crisi, rischia dunque di morire lentamente di consunzione. L’Università non può continuare ad essere la Cenerentola delle politiche governative, ed un’azione legislativa che argini e risolva definitivamente il problema della precarietà dei ricercatori non è più rinviabile. Sono due gli interventi che, a nostro parere, sono assolutamente necessari. Il primo, di tipo legislativo, dovrebbe essere rivolto a semplificare e riordinare l’attuale molteplicità delle figure pre-ruolo, in modo da evitare l’abuso di contratti precari e predisporre un percorso ragionevole per chi è intenzionato a dedicare la propria vita alla ricerca e alla didattica in Università. Su questo punto abbiamo proposte concrete, frutto della nostra esperienza di precari e lavoratori negli atenei, che abbiamo già espresso in diversi documenti e su cui chiediamo di poter aprire al più presto un confronto. Il secondo, invece, è legato alla necessità di un intervento da parte dello Stato per quanto riguarda il reclutamento. A partire dall’entrata in vigore della legge Gelmini, sono stati reclutati solo 2000 ricercatori di tipo “b”, ossia l’unica tipologia di ricercatori per i quali è prevista la possibilità di essere assunti a tempo indeterminato dopo 3 anni di contratto (previo il conseguimento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale). Se l’Italia vuole veramente cambiare rotta, dovrebbe seguire l’esempio dei suoi partner europei e iniziare ad investire sui ricercatori. I dati parlano chiaro: 13.000 posti a tempo indeterminato persi negli ultimi anni, circa 1.500 pensionamenti annui. È necessario un reclutamento straordinario di 4000 nuovi ricercatori all’anno per i prossimi cinque anni per riportare l’organico delle Università ad un livello di minima adeguatezza e dare una possibilità di continuare a fare ricerca ai tantissimi precari che sorreggono attualmente le nostre Università. Lo sappiamo, onorevoli Ministri: un intervento del genere richiede un impegno finanziario di non poco conto, e la particolare congiuntura economica che stiamo vivendo da troppi anni ormai non permette grandi spazi di manovra. Ma tutto ciò non farà che allontanare una possibile soluzione, aumentandone i costi o decretando, qualora la politica perseveri nel suo disinteresse, la fine del settore della ricerca nel nostro paese. È per questo, onorevoli Ministri, che vi proponiamo di impiegare in maniera più efficace, destinandoli al reclutamento di ricercatori in tenure track per le Università e per gli Enti pubblici di ricerca, i fondi delle cattedre “Natta” (circa 75 milioni di euro all'anno, stanziati nella finanziaria 2015 e mai impiegati), provvedimento che ha ricevuto fin dall’inizio innumerevoli ed unanimi critiche, così come il cosiddetto “tesoretto” dell’IIT (circa 450 milioni di euro, secondo le indiscrezioni). Tali fondi non sono certo sufficienti a finanziare il reclutamento di tutti i ricercatori di cui il nostro Paese ha bisogno, ma di certo segnerebbero un deciso cambio di rotta, necessario per ridare una prospettiva alla ricerca in Italia e a chi la fa vivere col proprio lavoro. Onorevoli Ministri, Vi chiediamo di farvi carico di questo impegno concreto per riformare le figure contrattuali postdoc e per il rilancio del reclutamento nelle nostre Università ed Enti di Ricerca, in modo che l’Italia inizi concretamente ad investire sui ricercatori! Le precarie e i precari della ricerca di: ADI – Associazione dei Dottorandi e Dottori di Ricerca ARTeD – Associazione dei Ricercatori a Tempo Determinato FLC-CGIL - Federazione dei Lavoratori della Conoscenza

Ricerca è Futuro
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Petitioning Giulia Grillo, Giuliano Poletti, Sergio Mattarella, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Roberto Fico

Salviamo la formazione dei medici!

Nei mesi scorsi abbiamo assistito al tentativo di dequalificare la formazione post laurea dei medici a favore di sanatorie dannose sia per la qualità dell’assistenza ai cittadini che per i medici stessi, costretti a seguire senza remunerazione alcuna, percorsi formativi inadeguati perché privi di seria programmazione strutturale, didattica e organizzativa. Assistiamo ancora in questi giorni al tentativo di strumentalizzare le giuste aspettative dei giovani e non giovani medici che negli anni sono stati esclusi, per mancanza di risorse economiche, dalla possibilità di concludere il proprio percorso di qualificazione professionale fino a un livello che consentisse l’ingresso nel SSN. Vengono riproposte le misere toppe delle sanatorie di massa invece che soluzioni strutturali capaci di valorizzare e non di dequalificare il percorso. Pertanto per tutelare il diritto dei cittadini di essere curati da medici che abbiano ricevuto una adeguata formazione specialistica Per tutelare i diritti di TUTTI I MEDICI affinché si potenzi la formazione post-lauream FIMMG Formazione chiede: · Una formazione retribuita e di qualità, come unico mezzo per accedere professione. · L’accesso ai percorsi di formazione, sia di specializzazione che di medicina generale, consentito esclusivamente ai vincitori di concorso pubblico sulla base del merito. · L’aumento del numero delle borse di studio per la formazione post-laurea affinché ogni medico laureato possa completare il proprio percorso formativo ed accedere nel SSN e non resti nell’imbuto del precariato a vita. · Un maggiore investimento economico nel SSN, adeguato a garantire la sopravvivenza del SSN stesso e un’assistenza sanitaria più equa. Qualsiasi soluzione alternativa rischia concretamente di aumentare incertezza, precariato tra i giovani medici e svalutazione del SSN. Se sei d’accordo con i nostri obiettivi ti chiediamo di sostenere la nostra petizione online!

Luca Galzerano
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