

STOP PER SEMPRE ALLE ATROCITA’ DELLE FABBRICHE DI BILE!!!!
Il problema
Orsi torturati a vita e uccisi in condizioni atroci e inaccettabili!!! La pratica più abominevole che la mente umana abbia mai partorito !!!!
Medicinali, vini, shampoo e bevande della tradizione asiatica (in particolare di Cina, Corea e Vietnam) contengono un ingrediente prelibato per gli asiatici, ma fuorilegge quasi ovunque: bile d'orso, la quale viene estratta con un trattamento orribile e crudele.
Migliaia di orsi trascorrono la loro intera esistenza – che talvolta supera i 20 anni – rinchiusi in gabbie non più grandi del volume del loro corpo, in mezzo ai propri escrementi, impossibilitati a compiere il minimo movimento e con una ferita nello stomaco perennemente aperta, attraverso cui viene introdotto un catetere d’acciaio, il quale, senza interruzione, preleva la bile dalla loro cistifellea.
Questi animali sono tanto stretti nelle loro anguste gabbie, da non poter nemmeno respirare in profondità. Una normale respirazione, infatti, interferirebbe con il pompaggio della bile dalla cistifellea. L’immobilità e la compressione perenni provocano loro delle gravi deformazioni alle ossa, piaghe da decubito e varie infezioni.
La sofferenza è tale che molti animali impazziscono letteralmente dal dolore, che tentano di vincere sbattendo violentemente la testa contro le sbarre delle minuscole celle in cui vivono e persino artigliandosi o mordendosi fino a strapparsi gli intestini.
I poveri orsi cercano di suicidarsi per porre fine a queste atroci sofferenze.
I più fortunati muoiono, ma nella maggior parte dei casi vengono messi in condizione di non potersi fare del male: vengono loro strappati i denti e gli artigli. Gli orsi, ad un certo punto, dopo decenni di agonia, smettono di produrre la bile e vengono trasferiti in un’altra gabbia, nella quale trascorreranno i loro ultimi giorni nell’attesa che la morte sopraggiunga, per fame o malattia, e ponga fine ad un’intera “vita” di sofferenze e privazioni.
Inoltre gli vengono amputate le zampe, spesso da vivi, ritenute succulenti manicaretti e vengono vendute a prezzi piuttosto elevati ai ristoranti dell’Asia Sud-Orientale, andando a costituire un’ulteriore fonte di reddito per gli allevatori.
Le fattorie della bile nascono alla fine degli anni '70 ma vengono "scoperte" solamente nel 1993 grazie alle denunce di Jill Robinson, coraggiosa signora inglese attiva per i diritti degli animali, che nel '95 riesce a liberare i primi esemplari e nel '98 fonda l'Animals Asia Fundation (AAF), creando oasi in Cina e Vietnam dove accogliere gli orsi salvati dalle fattorie. Nelle oasi dell'AAF in genere, il primo intervento a cui vengono sottoposti gli animali è l'asportazione della cistifellea, perché irrimediabilmente compromessa. Poi ci sono le infezioni, le malattie (la maggior parte si ammala di cancro), le mutilazioni... Hanno persino una equipe di psicologi per aiutare gli esemplari più instabili.
L’aspetto peggiore è che non c'è una vera necessità di usare la bile degli orsi, neppure tenendo conto della "tradizione": ci sono infatti ben 75 opzioni alternative, erboristiche e di sintesi, che possono sostituire la bile nella produzione degli stessi prodotti, come assicurano vari esponenti della medicina tradizionale cinese . Le alternative, inoltre, risultano più economiche e facilmente reperibili.
A questo proposito, un dato interessante – risultato di vari sondaggi – testimonia che «la maggior parte dei cinesi non ha mai utilizzato la bile d’orso e l’85% è favorevole alla sua sostituzione con sostanze sintetiche o vegetali».
Gli orsi cinesi sono inclusi nell’Appendice I della C.I.T.E.S. (Convention of International Trade in Endangered Species), di conseguenza l’eventuale esportazione al di fuori dei confini della Cina di parti di questi animali e della loro bile costituirebbe una grave violazione. Tuttavia, nonostante le assicurazioni del governo cinese, prodotti a base di questa sostanza sono stati trovati in vendita anche in Giappone, Filippine, Corea, Hong Kong, Taiwan e Singapore, a testimonianza dell’esistenza di un mercato tutt’altro che limitato.
Non è ancora tutto: per chiunque sia dotato di un minimo di empatia è difficile da credere e da accettare, ma, a rendere ancora più aberrante la situazione sopra descritta, contribuisce la realtà di un notevole e costante afflusso di persone, le quali pagano per visitare le fattorie in oggetto e divertirsi ad osservare la tortura e l’agonia delle disgraziate creature in esse rinchiuse.
ABBIAMO BISOGNO ORA DEL TUO AIUTO PER COMBATTERE QUESTA BATTAGLIA PER GLI ORSI.
AGISCI SUBITO!!!! E FIRMA LA PETIZIONE CONTRO LE FABBRICHE DI BILE.
PETIZIONE CHIUSA
Il problema
Orsi torturati a vita e uccisi in condizioni atroci e inaccettabili!!! La pratica più abominevole che la mente umana abbia mai partorito !!!!
Medicinali, vini, shampoo e bevande della tradizione asiatica (in particolare di Cina, Corea e Vietnam) contengono un ingrediente prelibato per gli asiatici, ma fuorilegge quasi ovunque: bile d'orso, la quale viene estratta con un trattamento orribile e crudele.
Migliaia di orsi trascorrono la loro intera esistenza – che talvolta supera i 20 anni – rinchiusi in gabbie non più grandi del volume del loro corpo, in mezzo ai propri escrementi, impossibilitati a compiere il minimo movimento e con una ferita nello stomaco perennemente aperta, attraverso cui viene introdotto un catetere d’acciaio, il quale, senza interruzione, preleva la bile dalla loro cistifellea.
Questi animali sono tanto stretti nelle loro anguste gabbie, da non poter nemmeno respirare in profondità. Una normale respirazione, infatti, interferirebbe con il pompaggio della bile dalla cistifellea. L’immobilità e la compressione perenni provocano loro delle gravi deformazioni alle ossa, piaghe da decubito e varie infezioni.
La sofferenza è tale che molti animali impazziscono letteralmente dal dolore, che tentano di vincere sbattendo violentemente la testa contro le sbarre delle minuscole celle in cui vivono e persino artigliandosi o mordendosi fino a strapparsi gli intestini.
I poveri orsi cercano di suicidarsi per porre fine a queste atroci sofferenze.
I più fortunati muoiono, ma nella maggior parte dei casi vengono messi in condizione di non potersi fare del male: vengono loro strappati i denti e gli artigli. Gli orsi, ad un certo punto, dopo decenni di agonia, smettono di produrre la bile e vengono trasferiti in un’altra gabbia, nella quale trascorreranno i loro ultimi giorni nell’attesa che la morte sopraggiunga, per fame o malattia, e ponga fine ad un’intera “vita” di sofferenze e privazioni.
Inoltre gli vengono amputate le zampe, spesso da vivi, ritenute succulenti manicaretti e vengono vendute a prezzi piuttosto elevati ai ristoranti dell’Asia Sud-Orientale, andando a costituire un’ulteriore fonte di reddito per gli allevatori.
Le fattorie della bile nascono alla fine degli anni '70 ma vengono "scoperte" solamente nel 1993 grazie alle denunce di Jill Robinson, coraggiosa signora inglese attiva per i diritti degli animali, che nel '95 riesce a liberare i primi esemplari e nel '98 fonda l'Animals Asia Fundation (AAF), creando oasi in Cina e Vietnam dove accogliere gli orsi salvati dalle fattorie. Nelle oasi dell'AAF in genere, il primo intervento a cui vengono sottoposti gli animali è l'asportazione della cistifellea, perché irrimediabilmente compromessa. Poi ci sono le infezioni, le malattie (la maggior parte si ammala di cancro), le mutilazioni... Hanno persino una equipe di psicologi per aiutare gli esemplari più instabili.
L’aspetto peggiore è che non c'è una vera necessità di usare la bile degli orsi, neppure tenendo conto della "tradizione": ci sono infatti ben 75 opzioni alternative, erboristiche e di sintesi, che possono sostituire la bile nella produzione degli stessi prodotti, come assicurano vari esponenti della medicina tradizionale cinese . Le alternative, inoltre, risultano più economiche e facilmente reperibili.
A questo proposito, un dato interessante – risultato di vari sondaggi – testimonia che «la maggior parte dei cinesi non ha mai utilizzato la bile d’orso e l’85% è favorevole alla sua sostituzione con sostanze sintetiche o vegetali».
Gli orsi cinesi sono inclusi nell’Appendice I della C.I.T.E.S. (Convention of International Trade in Endangered Species), di conseguenza l’eventuale esportazione al di fuori dei confini della Cina di parti di questi animali e della loro bile costituirebbe una grave violazione. Tuttavia, nonostante le assicurazioni del governo cinese, prodotti a base di questa sostanza sono stati trovati in vendita anche in Giappone, Filippine, Corea, Hong Kong, Taiwan e Singapore, a testimonianza dell’esistenza di un mercato tutt’altro che limitato.
Non è ancora tutto: per chiunque sia dotato di un minimo di empatia è difficile da credere e da accettare, ma, a rendere ancora più aberrante la situazione sopra descritta, contribuisce la realtà di un notevole e costante afflusso di persone, le quali pagano per visitare le fattorie in oggetto e divertirsi ad osservare la tortura e l’agonia delle disgraziate creature in esse rinchiuse.
ABBIAMO BISOGNO ORA DEL TUO AIUTO PER COMBATTERE QUESTA BATTAGLIA PER GLI ORSI.
AGISCI SUBITO!!!! E FIRMA LA PETIZIONE CONTRO LE FABBRICHE DI BILE.
I decisori
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Petizione creata in data 26 novembre 2014